In corsia 3 finale
di
karen90x
genere
etero
Prima del turno – Parcheggio ore 21:45
L’aria fredda del parcheggio mi accarezza la pelle olivastra come una carezza proibita mentre scendo dall’auto. Il cuore batte già basso, tra le cosce, un tamburo lento che segue il rollio morbido dei miei fianchi. Posto 47. Davide è lì, ombra scura contro la macchina nera, felpa aderente che segue ogni linea dei muscoli tatuati, cappuccio tirato su, occhi neri che brillano come carbone acceso. Non dice una parola. Mi afferra per la coda alta con dita calde e possessive, tira piano ma deciso, facendomi inarcare il collo, esponendo la gola alla sua bocca.
«Sali sul cofano, colombiana… piano… fammi vedere come ondeggia quel culo mentre ti pieghi per me.»
Voce bassa, vellutata, che mi arriva dritta al clitoride come una lingua invisibile. Mi solleva sulla macchina ancora calda del motore. Il metallo tiepido contro le natiche mi fa rabbrividire. Lui apre il cappotto con gesti lenti, quasi reverenti, slaccia i bottoni della casacca uno a uno, lasciando che il cotone bianco si apra come petali. Reggiseno abbassato con delicatezza brutale: i seni pieni si liberano, capezzoli già turgidi che si induriscono ancora di più al contatto con l’aria gelida. Li sfiora con i pollici in cerchi lentissimi, poi li pizzica forte, torcendoli quel tanto da farmi sfuggire un gemito lungo e basso.
«Guarda come si drizzano per me… questi capezzoli duri come ciliegie mature… dimmi, Karen, quanto tempo hai passato oggi a immaginare la mia bocca su di loro?»
«Ore… mi sono sfregata piano sotto la divisa… ma non sono venuta… volevo conservare tutto per te…»
Mi abbassa i pantaloni e le mutandine con una lentezza esasperante, lasciando che il tessuto scivoli lungo le cosce come una carezza prolungata. Il sesso è già gonfio, labbra aperte e lucide, clitoride che pulsa visibile sotto la luce fioca. L’odore della mia eccitazione sale piano, dolce e muschiato, mischiandosi al suo: sudore maschile, cuoio della felpa, desiderio crudo.
Si slaccia i jeans con calma deliberata. Il cazzo emerge grosso, venoso, cappella lucida e gonfia che gocciola già una perla trasparente. Me lo strofina lento tra le labbra bagnate, lasciando una scia calda e viscida.
«Succhiamelo prima… piano… assaporami… fammi sentire quella lingua che gira come se ballassi intorno alla cappella.»
Mi inginocchio sul cemento freddo, ginocchia che tremano di anticipazione. Lo prendo in bocca con lentezza torturante: lingua che accarezza la vena pulsante sotto, poi cerchi morbidi intorno alla cappella salata, poi lo ingoio profondo, gola che si contrae intorno a lui. Lui geme rauco, dita nei miei capelli che guidano senza forzare, lasciando che io detti il ritmo per un po’.
«Cazzo… quella bocca calda… succhia piano… fammi sentire ogni millimetro della tua gola che mi avvolge… brava puttanella… proprio così…»
Saliva cola lenta sul mento, gocciola sui seni nudi. Lui esce dalla bocca con un filo umido che si spezza, mi tira su per i capelli e mi piega di nuovo sul cofano, seni schiacciati sul metallo tiepido, culo offerto come un invito silenzioso.
«Ora dimmi dove vuoi che entri… voglio sentirlo dalla tua bocca mentre ti apro.»
«Nella figa… piano all’inizio… fammi sentire ogni centimetro che mi riempie… poi forte… fammi tremare.»
Sputa sulla mano, lubrifica la cappella con gesti lenti, poi spinge dentro con una lentezza estenuante: la cappella apre le labbra, scivola lungo le pareti bagnate, ogni vena che pulsa contro di me. Entro fino in fondo con un sospiro condiviso, il suo bacino contro il mio culo, il mio clitoride schiacciato contro il metallo.
«Cazzo… sei seta calda e bagnata… dimmi quanto ti piace sentirmi pulsare dentro…»
«Mi piace… dio sì… muovi piano… fammi sentire tutto… poi scopami fino a farmi sciogliere…»
Inizia lento, rotazioni profonde del bacino che strofinano la cappella contro quel punto sensibile, poi accelera: spinte ritmiche, sempre più forti, schiaffi umidi di carne contro carne. Mano che tira i capelli per inarcarmi, l’altra che scivola davanti e gira cerchi perfetti e bagnati sul clitoride gonfio.
«Stringimi così… mungi il mio cazzo… squirta per me mentre ti riempio… voglio sentirti venire intorno a me…»
L’orgasmo sale lento, caldo, inevitabile. Vengo con un gemito lungo e spezzato, squirto caldo che schizza sulle sue cosce e gocciola sul cofano. Lui spinge fino in fondo e si lascia andare: getti spessi, caldi, lenti, che mi riempiono fino a traboccare, seme che cola lungo le cosce in rivoli densi e bollenti.
«Alzati… entra là dentro con me ancora dentro… senti ogni goccia che scivola mentre cammini…»
Mi sistema i pantaloni con dita tremanti, bacia la mia bocca gonfia e se ne va.
Matteo, nascosto nell’ombra della colonna, ha visto ogni movimento lento, ogni gemito, ogni schizzo. Occhi verdi scurissimi, mascella serrata, erezione dolorosa nei pantaloni.
Turno di notte – Stanza 8, ore 22:40
Entro in reparto con le cosce che tremano, seme di Davide che mi bagna le mutandine ad ogni passo, un calore umido e appiccicoso che mi ricorda ogni spinta. Matteo è alla postazione. Alza lo sguardo una volta sola: occhi che bruciano. Indica la stanza 8 con un cenno secco. Entro. Lui chiude la porta, gira la chiave, spegne la luce principale. Solo la lampada fioca sopra il letto illumina la nostra pelle sudata.
Mi spinge contro il muro con il corpo intero, petto ampio contro il mio seno nudo sotto la casacca strappata. Mano grande intorno alla gola, pollice che accarezza la linea della mandibola prima di premere.
«Ti ho vista, Karen… ogni movimento lento… ogni gemito che gli hai regalato… hai lasciato che ti riempisse la figa con calma… ora tocca a me prenderti fino a farti dimenticare il suo sapore.»
Mi bacia con fame lenta e profonda: lingua che esplora la mia bocca come se volesse assaporarmi tutta, denti che graffiano il labbro inferiore fino a farmi sentire il ferro dolce del sangue.
«Questi capezzoli… li hai fatti pizzicare da lui? Ora li succhio io fino a farti tremare.»
Apre la casacca con gesti lenti, reggiseno via. Seni pieni offerti alla sua bocca. Succhia un capezzolo con lingua calda e lenta, cerchi morbidi intorno all’areola, poi morde piano, tirando abbastanza da farmi inarcare e gemere contro la sua gola.
Mi gira, mi piega sul letto con dolce ferocia. Polsi legati stretti alla testiera con garze morbide ma ferme. Pantaloni e mutandine scivolano via piano, lasciando che senta l’aria fresca sul sesso gonfio e bagnato.
«Guarda come sei ancora piena di lui… il suo seme ti cola piano dalla figa… ora ti riempio io… ti faccio mia fino a cancellare ogni traccia.»
Si spoglia con lentezza deliberata. Cazzo durissimo, venoso, cappella gonfia che gocciola desiderio. Sputa sulla mano, strofina la cappella tra le mie labbra aperte, lasciando una scia calda.
«Dimmi che vuoi il mio cazzo… dimmelo mentre ti apro piano…»
«Voglio il tuo cazzo… riempimi lenta… fammi sentire ogni vena… poi scopami fino a farmi urlare…»
Entra con una lentezza torturante: la cappella apre le labbra, scivola dentro centimetro dopo centimetro, ogni vena che pulsa contro le pareti interne bagnate. Fino in fondo con un sospiro roco condiviso.
«Cazzo… sei calda… stretta… bagnata… dimmi quanto ti piace sentirmi pulsare dentro dopo che lui ti ha già avuta.»
«Mi piace… dio sì… muovi piano… fammi sentire tutto… poi forte… fammi sciogliere intorno a te…»
Inizia con rotazioni lente e profonde, strofinando la cappella contro quel punto sensibile che mi fa tremare le ginocchia. Poi accelera: spinte ritmiche, sempre più forti, bacino che sbatte morbido contro il mio clitoride gonfio. Mano che tira i capelli per inarcarmi, l’altra che scivola tra le cosce e gira cerchi perfetti, bagnati, sul clitoride.
«Stringimi così… mungi il mio cazzo… dimmi che sei la mia puttana colombiana… dimmi che verrai solo per me stasera.»
«Sono la tua puttana… scopami la figa… fammi venire urlando il tuo nome… non fermarti…»
L’orgasmo sale come un’onda lenta e bollente. Vengo con un gemito lungo, squirto caldo che bagna il lenzuolo e le sue cosce. Lui non rallenta: spinte profonde, rabbiose, una mano sulla gola che stringe quel tanto da farmi girare la testa di piacere.
Mi gira sulla schiena, polsi legati, gambe spalancate sulle sue spalle larghe. Entra di nuovo, profondo, rotando lento per torturarmi.
«Guardami negli occhi mentre ti apro… dimmi che questo cazzo è l’unico che vuoi sentire pulsare dentro.»
«Solo il tuo… Matteo… sto venendo di nuovo… scopami fino a farmi tremare tutta…»
Vengo ancora, squirto che schizza sul suo addome, corpo che vibra in spasmi dolci e profondi. Lui stringe la gola con tenerezza possessiva, accelera al massimo.
«Ora vengo dentro di te… ti riempio fino all’orlo… prendi ogni getto caldo… senti come ti trabocco…»
Spinge fino in fondo e si lascia andare: getti spessi, lenti, caldi, infiniti. Riempie la figa fino a far colare il seme lungo le cosce in rivoli densi e bollenti, continua a spingere piano, spremendosi dentro fino all’ultima goccia.
Mi slega con dita tremanti, bacia i polsi arrossati, i morsi sul collo, le labbra gonfie.
«Cammina le ultime ore con me dentro… senti ogni goccia che scivola… ricordati chi ti ha fatta sciogliere davvero stanotte.»
Esco all’alba, gambe molli, figa pulsante di piacere estremo, seme misto che cola piano, bagnandomi le mutandine ad ogni passo. Rollio lento dei fianchi, coda alta che sfiora la schiena sudata, corpo segnato, sazio, vivo.
Tirocinio finito. Ma il calore umido, i morsi, il ricordo di quei cazzi che mi hanno riempita lenta e poi feroce… quelli mi accompagneranno per sempre.
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