Il nostro battito proibito
di
karen90x
genere
bisex
**Titolo**: Studente infermiera – Pulsazioni Rubate
Mi chiamo Karen, ventitré anni, studentessa infermiera al secondo anno di tirocinio in cardiologia. La mia pelle olivastra – regalo di Medellín – brilla sotto le luci fredde dei neon, il seno pieno e pesante tende la divisa bianca fino a far saltare i bottoni a ogni respiro profondo, i fianchi larghi ondeggiano nei corridoi sterili come se camminassi apposta per provocare, il culo rotondo e sodo attira sguardi che fingo di non vedere ma che mi fanno bagnare di più. Dopo le notti con Matteo e Davide avevo giurato a me stessa: basta uomini, basta rischi. Ma Sofia mi ha disintegrato ogni promessa. Ventisei anni, specializzanda, capelli neri corti e sempre incasinati dal turno, occhi verdi che ti inchiodano come lame, piercing al naso che scintilla quando sorride obliqua e predatoria. Da quando ci siamo divorate nel magazzino quella notte – lingue che si inseguivano affamate, corpi sudati incollati, orgasmi che mi hanno lasciato le cosce tremanti e la mente vuota – non respiro più senza sentire il suo odore sulla pelle. Capezzoli duri al solo pensiero di lei, mutandine zuppe dopo un semplice sfioramento nel corridoio, clitoride che pulsa feroce come se mi stesse già leccando con quella lingua lenta e crudele.
Questa notte ferragostana il reparto è un deserto silenzioso e complice: turni ridotti al minimo, corridoi bui illuminati solo dalle luci rosse di emergenza che tingono tutto di peccato. Alle 2:45 Sofia mi intercetta in infermeria mentre sistemo i presidi con mani già tremanti. Chiude la porta con un clic lento, quasi sensuale, poi si appoggia al bancone e mi fissa. Subito dopo: passi pesanti nel corridoio – un infermiere che fa il giro di controllo. Ci immobilizziamo all’istante, corpi premuti uno contro l’altro dietro il bancone alto. Il suo respiro caldo mi sfiora il collo, la mano già sotto la mia casacca che afferra il seno nudo e lo stringe forte, pollice che strofina il capezzolo indurito.
“Shh… non un fiato, puttanella,” sussurra contro il mio orecchio. “O ti faccio venire mentre lui è a un metro dalla porta.”
I passi si fermano proprio fuori. Voce maschile bassa: “C’è qualcuno in infermeria?”
Sofia infila due dita nella mia bocca, spingendole fino in fondo: “Succhiale piano… fai vedere quanto sei bagnata già solo a sentirmi vicina.” Io succhio avida, lingua che ruota intorno alle sue dita, saliva che cola mentre lui bussa due volte e borbotta “Sarà andata in pausa” prima di allontanarsi lentamente. Il mio clitoride pulsa così forte da farmi male, figa già fradicia che cola lungo l’interno coscia.
“Sembri una troia in calore,” mormora Sofia, voce graffiata e bassa. “Dimmi quanto vuoi che ti torturi stasera.”
“Voglio che mi spacchi… che mi faccia venire fino a piangere, Sofia… torturami il clitoride, il culo, tutto,” ansimo piano, voce spezzata.
“Allora apri le gambe e zitta. O ti lego al bancone e ti lascio lì bagnata per il prossimo turno.”
Prende il suo **fonendoscopio** dal taschino – campana d’acciaio gelida, tubi neri – e me lo appoggia sul petto attraverso la divisa. Il metallo freddo mi trafigge la pelle calda, capezzolo che si contrae all’istante sotto la pressione.
“Senti come batte forte? È mio questo cuore del cazzo,” dice, spostando la campana più in basso, sotto il seno, poi direttamente sul capezzolo indurito. Lo strofina lento, cerchi crudeli e deliberati: freddo che brucia contro il calore, pressione che mi fa gemere piano nella sua spalla.
Un rumore secco: porta del bagno in fondo al corridoio che si apre, acqua che scorre per un minuto eterno. Ci blocchiamo – campana premuta sul mio capezzolo, io che mordo il labbro fino a sentire sapore di sangue per non urlare. L’acqua si ferma, passi che tornano indietro e passano vicinissimi alla porta. Sofia riprende più violenta: torce il capezzolo libero con le unghie, tira forte fino a farmi lacrimare, poi succhia l’altro attraverso la divisa bagnata di saliva.
“Togliti la casacca. Voglio vedere questi seni rimbalzare mentre ti apro.”
Slaccio i bottoni con dita tremanti, casacca che cade a terra, seno nudo che ondeggia pesante. Succhia un capezzolo mordendo forte: “Dimmi che sono tuoi.”
“Sono tuoi… mordili più forte, cazzo… fai male, Sofia, voglio sentirlo.”
Torce l’altro con le unghie: “Brava puttana colombiana… ora pantaloni e mutandine giù. Subito.”
Strappa tutto in un colpo solo. Mi spinge contro il bancone, culo in aria, gambe divaricate al massimo.
“Guarda come coli… sei un lago che gocciola sul pavimento.”
Prende il tubetto di **lidocaina gel** al 2%, ne sprema una dose generosa sulle dita guantate (si infila i guanti in lattice con lentezza sadica, facendomi aspettare).
“Ti anestetizzo il clitoride… così posso tormentarlo ore senza pietà.”
Spalma il gel freddo sul clitoride gonfio: pizzicore acuto che mi fa inarcare, poi intorpidimento rapido, ma il nervo resta ipersensibile al tocco profondo, amplificato dal desiderio. Infila tre dita guantate nella figa fradicia, pompa lenta ma profonda, curvando sul punto G con violenza crescente. Il fonendoscopio torna: campana premuta sul clitoride anestetizzato, strofina forte, ruota, preme come un plug gelido mentre le dita pompano brutali.
“Stringimi le dita… dimmi quanto sei vicina, troia.”
“Sto… sto venendo… non fermarti, ti prego… scopami più forte…”
Un carrello metallico passa stridendo nel corridoio, voci di due infermiere che chiacchierano piano: “Hai visto Sofia? Dovrebbe essere qui.” Ci blocchiamo di colpo. Sofia sussurra: “Non muoverti… ma contrai la figa intorno alle mie dita. Fammi sentire quanto sei disperata.” Io stringo spasmodicamente, muscoli che pulsano intorno alle sue dita. Le voci si avvicinano, si fermano fuori: “Infermeria chiusa?” Sofia preme la campana più forte sul clitoride: “Soffoca il gemito o ti lascio qui a pulsare da sola.” Le infermiere ridono e proseguono. Sofia accelera feroce: dita che sbattono sul G, palmo che colpisce il clitoride, fonendoscopio ruotato con violenza.
“Vieni per me… ora! Dimmi che vieni solo per me!”
Primo orgasmo mio: contrazioni violente e profonde, fiotto caldo che schizza sulle sue dita guantate e cola sul pavimento in rivoli, cosce che tremano incontrollabili.
“Cazzo… Sofia… sto venendo forte… sto venendo per te…” ansimo strozzata.
Non si ferma. Toglie i guanti, getta via.
“Ora tocca a te ascoltarmi. Prendi il fonendoscopio.”
Lo appoggio sui suoi seni piccoli: campana sul capezzolo duro, premo ruotando forte mentre le infilo tre dita nella figa rasata e gonfia. È inzuppata, stringe come una morsa calda.
“Senti il tuo battito mentre ti apro in due?”
Pompo brutale, curvate sul G, pollice che massaggia il clitoride gonfio. Lei afferra il mio polso, spinge più a fondo:
“Più forte… scopami fino a farmi urlare, Karen… leccami mentre mi fai venire.”
Le spalmo lidocaina gel sul clitoride: fresco che la fa inarcare e mordermi la spalla per soffocare un gemito. Succhio il clitoride gonfio, lingua che danza rapida e vorace, dita che pompano veloci. Fonendoscopio premuto sul monte di Venere.
Rumore improvviso: porta del reparto che si apre in fondo al corridoio, passi multipli, voci maschili che discutono un cambio turno. Ci immobilizziamo – le mie dita ferme dentro di lei, fonendoscopio premuto sul suo clitoride, lei che trema contro di me.
“Non muoverti… ma pompami piano… fammi sentire le tue dita,” sussurra tremante. Continuo lentissimo, facendola contrarre intorno a me. I passi si avvicinano, si fermano fuori: “Infermeria?” Sofia mi morde il lobo: “Non fermarti… anche se entrano.” I colleghi borbottano e se ne vanno.
“Finiscimi… fammi venire sulla tua lingua, cazzo,” ordina.
Accelero: dita brutali, lingua che succhia vorace. Secondo orgasmo suo:
“Cazzo… sto venendo… stringimi la testa, Karen… vengo forte!”
Figa che si contrae spasmodicamente, schizzi caldi e potenti in bocca, sul mento, sul petto. Urlo soffocato contro la mia mano che le tappo la bocca.
Non ci fermiamo. Sofia mi ribalta di nuovo sul bancone.
“Ora veniamo insieme… mutuamente. Voglio sentirti pulsare con me.”
Spalma altra lidocaina sul mio clitoride e ano. Infila la campana del fonendoscopio nell’ano: metallo freddo che allarga le pareti, ruota dentro di me mentre tre dita tornano nella figa, pompando feroce. Io infilo quattro dita nella sua figa, pollice sul clitoride, fonendoscopio premuto sul suo.
“Senti come pulsiamo insieme? Dimmi che il tuo cuore batte solo per me,” sussurra.
“Sì… batte per te… vieni con me, Sofia… voglio venire insieme…”
Dita che pompano all’unisono, fonendoscopi che vibrano sui clitoridi anestetizzati, corpi sudati incollati, seni che si sfregano. Passi lontani di nuovo – qualcuno che torna piano.
“Non fermarti… anche se bussano alla porta,” ansima Sofia.
“Vieni… ora… insieme… dimmi che vieni per me…”
Terzo orgasmo mutuo: io esplodo prima – fiotti multipli che schizzano sul bancone e sul pavimento, urlo strozzato:
“Sofia… cazzo… sto venendo di nuovo… sto venendo fortissimo!”
Lei segue immediatamente: figa che stringe le mie dita spasmodicamente, schizzi caldi sulle mie mani e avambracci, urlo soffocato nella mia spalla:
“Karen… vengo… vengo con te… forte… cazzo sì!”
Corpi che tremano insieme, contrazioni sincronizzate, fluidi che si mischiano sul pavimento in una pozza calda. Sofia mi gira, mi siede sul bancone, spalanca le mie gambe. Prende altro gel, spalma sul clitoride e infila due dita nel mio ano mentre con l’altra mano preme il fonendoscopio sul clitoride. Io faccio lo stesso su di lei: dita nell’ano, fonendoscopio sul clitoride, pompando all’unisono.
“Dimmi che sei mia… dimmi che verrai solo per me da ora in poi,” ansima.
“Sono tua… vengo solo per te… scopami più forte… fammi venire un’altra volta insieme…”
Orgasmo mutuo finale: esplosioni simultanee, fiotti che schizzano ovunque, urli soffocati nelle bocche l’una dell’altra, corpi che collassano tremanti, sudore e fluidi che ci incollano al bancone.
Ci baciamo disperate, lingue sporche di noi, respiri affannati. Il fonendoscopio pende bagnato tra i nostri petti ansimanti. Ultimo rumore: passi lenti che si avvicinano di nuovo nel corridoio buio.
“Domani notte… stessa ora,” sussurra Sofia, voce rotta dal piacere. “Porta più gel… e preparati a venire mentre bussano e noi non ci fermiamo mai.”
“E tu porta il fonendoscopio… voglio sentirti pulsare mentre ti riempio e veniamo insieme fino a svenire,” rispondo, ancora tremante, figa che pulsa vuota ma soddisfatta.
Il nostro battito proibito – accelerato, sporco, pericoloso – non si spegne mai.
recensioni domande su karen90x@proton.me
1
voti
voti
valutazione
6
6
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Studente infermiera con Battiti Proibiti
Commenti dei lettori al racconto erotico