Ho perso la verginità con la escort Rose

di
genere
confessioni

Per molto tempo ho evitato di affrontare apertamente il fatto di essere vergine.
Non perché fosse qualcosa di cui vergognarmi, ma perché era un argomento che mi metteva in difficoltà. Più il tempo passava, più diventava difficile parlarne, anche solo con me stesso. Avevo la sensazione che fosse una parte della mia vita rimasta ferma mentre il resto andava avanti.
All’inizio non avevo mai pensato che sarebbe diventato un problema. Credevo che sarebbe successo naturalmente, senza dovermi porre troppe domande. Non avevo mai immaginato che sarei arrivato a un punto in cui avrei dovuto riflettere così tanto su questa cosa.
Con gli anni però ho iniziato a percepire questa situazione in modo diverso. Non era solo l’assenza di un’esperienza, ma tutto quello che ci stava intorno: i pensieri, i dubbi, il confronto con gli altri e la domanda su quando sarebbe cambiato qualcosa.
Mi sono chiesto molte volte quale fosse il motivo. Se fosse una questione di carattere, di occasioni mancate, di paura o semplicemente di circostanze che mi avevano portato fino a quel punto.
Non ho mai raccontato facilmente questa parte di me. Avevo il timore che gli altri potessero giudicarmi o non capire. Per questo ho preferito tenerla privata e ragionarci da solo.
Ci sono stati periodi in cui cercavo di convincermi che non fosse importante e che ogni persona avesse i propri tempi. Allo stesso tempo, però, sapevo che dentro di me quella questione continuava a tornare.
La difficoltà non era soltanto il fatto di essere ancora vergine. Era capire cosa significasse per me e decidere se continuare ad aspettare oppure cercare un modo per cambiare una situazione che ormai faceva parte dei miei pensieri da anni.


L’idea di rivolgermi a una escort è nata dal desiderio di fare un’esperienza che non avevo ancora vissuto.
Non vedevo la mia verginità come un problema da risolvere o come qualcosa di cui liberarmi. Era semplicemente una parte della mia vita che non avevo ancora condiviso con qualcuno e che, con il passare del tempo, avevo iniziato a considerare come un’esperienza che avrei voluto affrontare.
Per molto tempo avevo pensato che sarebbe successo in modo naturale, magari attraverso una relazione o una conoscenza particolare. Allo stesso tempo, però, mi sono trovato a riflettere sul fatto che non esiste un unico modo in cui le persone vivono certe esperienze.
Ho iniziato quindi a prendere in considerazione l’idea di una escort. Non è stata una decisione immediata. Prima di arrivare a contattare qualcuno ho passato molto tempo a informarmi e a cercare di capire se fosse una scelta adatta a me.
Ho iniziato a visitare alcuni siti di escort. All’inizio lo facevo soprattutto per curiosità: guardavo i profili, leggevo le informazioni disponibili e cercavo di farmi un’idea generale. Non avevo ancora deciso di incontrare qualcuno.
Ogni volta cercavo di capire non solo l’aspetto esteriore, ma anche il modo in cui una persona si presentava. Per me era importante l’idea di poter avere un approccio tranquillo e rispettoso, senza vivere la situazione come qualcosa di impersonale.
Dopo diverse visite ai siti, ho iniziato a pensare concretamente alla possibilità di scrivere. Il momento del primo messaggio era quello che rendeva la scelta reale. Finché rimanevo a guardare i profili era solo un pensiero; contattare qualcuno significava invece iniziare un percorso vero.
Ho avuto diverse esitazioni. Alcune volte iniziavo una conversazione e poi decidevo di non proseguire. Non era perché avessi cambiato idea sull’esperienza in sé, ma perché volevo essere sicuro della mia scelta e del momento giusto.
Ogni contatto mi permetteva di capire meglio cosa cercavo. Non volevo fare qualcosa in modo impulsivo: volevo che fosse una decisione presa con calma, sapendo che per me avrebbe rappresentato un momento importante.
Per questo motivo ho continuato a cercare e a riflettere, fino a quando non ho incontrato un profilo che mi ha dato una sensazione diversa dagli altri: quello di Rose.


Dopo diversi contatti e diverse volte in cui avevo deciso di non fare nulla, ho trovato il profilo di Rose.
Era una escort spagnola. La prima cosa che mi aveva colpito era il suo aspetto: era una donna molto alta, con i capelli neri e una presenza fisica molto evidente. Aveva un aspetto molto femminile e curato, con una corporatura formosa che attirava subito la mia attenzione.
Ho guardato molto le sue foto. Non in modo frettoloso, ma soffermandomi sul suo profilo e cercando di capire se fosse una persona con cui avrei potuto sentirmi a mio agio. Come mi era già capitato altre volte, cercavo di farmi un’idea prima di prendere qualsiasi decisione.
Però non è stato soltanto l’aspetto fisico a farmi fermare sul suo profilo. Dopo tante ricerche avevo capito che per me non bastava trovare una persona che mi piacesse esteticamente. Cercavo anche una sensazione di tranquillità, qualcosa che mi facesse pensare di poter affrontare quell’esperienza con serenità.
Ho riletto più volte le informazioni del suo profilo prima di decidermi a scriverle. Era un comportamento che avevo già avuto in passato con altre persone: guardare, pensare, rimandare. Questa volta però sentivo di voler almeno provare ad aprire una conversazione.
Il primo messaggio è stato un momento particolare. Non era solo un contatto su un sito: per me rappresentava il passaggio dal pensiero alla possibilità concreta di fare un’esperienza che avevo considerato per molto tempo.
La risposta di Rose è stata importante perché il modo di comunicare mi è sembrato semplice e tranquillo. Questo mi ha permesso di sentirmi più a mio agio e di affrontare la situazione con meno tensione rispetto ai tentativi precedenti.


Il giorno in cui dovevo incontrare Rose mi sono accorto che la parte più difficile non era stata cercarla o scriverle. Era arrivare fino a quel momento.
Mentre mi avvicinavo all’indirizzo che avevo segnato, continuavo ad avere pensieri contrastanti. Una parte di me era convinta della scelta fatta, perché non era stata una decisione presa d’impulso. Ci avevo pensato per molto tempo, avevo valutato i miei motivi e avevo scelto consapevolmente.
Allo stesso tempo, però, sentivo una forte esitazione. Più mi avvicinavo, più quella che fino a poco prima era stata solo un’idea diventava qualcosa di concreto.
Camminavo verso la palazzina pensando a tutte le volte in cui avevo rimandato. Mi chiedevo se stessi facendo la cosa giusta, se sarei stato tranquillo una volta arrivato, se avrei avuto la stessa convinzione che avevo avuto davanti allo schermo del computer.
Quando sono arrivato davanti al portone sono rimasto fermo qualche momento.
Era una piccola palazzina in centro, in una strada dove passavano persone e dove la vita quotidiana continuava normalmente. Proprio quella normalità rendeva la situazione ancora più particolare: fuori tutto sembrava uguale a sempre, mentre dentro di me stavo affrontando un momento che avevo immaginato per molto tempo.
Sono rimasto davanti al citofono senza suonare subito. Ho guardato il nome, poi il portone, poi di nuovo il telefono. Ho pensato di andarmene. Non sarebbe stata la prima volta che facevo un passo indietro all’ultimo momento.
Quei pochi minuti sono stati probabilmente il momento in cui ho avuto più dubbi. Fino a quel punto avevo potuto ancora considerare tutto come un’ipotesi, ma premere quel pulsante significava accettare che stavo davvero andando avanti.
Alla fine ho deciso di suonare.
Entrando nella palazzina, la prima impressione è stata quella di un edificio semplice e un po’ segnato dal tempo. L’interno non aveva nulla di particolare: era un ambiente spoglio, abbastanza vecchio, con dettagli che facevano pensare a un palazzo che aveva visto molti anni passare.
Le pareti erano anonime, gli spazi comuni essenziali, senza elementi moderni o particolarmente curati. C’era quella sensazione tipica di alcuni palazzi del centro storico: luoghi con una lunga storia, ma che mostravano chiaramente il peso degli anni.
Salendo e guardandomi intorno, continuavo ad avere una sensazione strana. Da una parte ero curioso e consapevole della scelta che avevo fatto; dall’altra sentivo ancora quella parte di me che cercava un motivo per fermarsi.
Ogni passo verso quell’appartamento rendeva la decisione sempre più reale.
In quel momento ho capito che tutta l’attesa, tutte le ricerche e tutti i pensieri dei mesi precedenti mi avevano portato proprio lì: davanti a un portone, con ancora la possibilità di tornare indietro.
Quando la porta si è aperta, la prima cosa che ho notato è stata la sua presenza.
Rose era come l’avevo immaginata dalle foto, ma dal vivo l’impressione era diversa. Era una donna molto alta, curata nei dettagli, con un modo di presentarsi sicuro. Indossava un abbigliamento elegante e dei tacchi alti che contribuivano a darle ancora più presenza.
Aveva un sorriso che attirava subito l’attenzione. I suoi denti erano molto vistosi e la sua bocca aveva un aspetto particolarmente marcato, elementi del suo viso che rendevano la sua espressione ancora più riconoscibile.
Quel sorriso è stata anche la prima cosa che mi ha aiutato a rilassarmi. Dopo tutta la tensione accumulata nei giorni precedenti, vedere una persona sicura e tranquilla davanti a me ha reso il momento meno distante rispetto a come lo avevo immaginato.
Fino a pochi secondi prima ero ancora fermo nei miei dubbi. Poi,una volta chiusa la porta finalmente non potevo piu tirarmi indietro.
Mi fa andare a dare una sciacquata dopo aver concordato a fatica soltanto un pompino siccome parlava poco bene l italiano, e la possibilità di riprendere la scena.
Torno in stanza con la maglietta ancora addosso e i pantaloni giu,il primo pensiero è posizione il cellulare sul comodino.
Mi fa distendere sul letto e poi si avvicina a me mettendosi sopra intenta ad iniziare.
Apre il pacchetto del preservativo e inizia a srotolarlo sul cazzo che intanto era gia dritto.
Mi fa un sorriso con i suoi dentoni vistosi e si avvicina al cazzo lentamente,prima leccandolo e poi facendolo sparire in bocca.
Dopo qualche minuto si alza con il busto per togliere il reggiseno e far uscire due tette davvero grosse e perfettamente tonde,allungo quindi le mani per stringerle velocemente.
Ritorna di nuovo giu continuando a succhiarlo alternando alla mano,segandolo per qualche istante.
Una sensazione stranissima,sapere di averlo dentro una bocca e sentire ogni movimento della sua lingua.
Pensavo che con il preservativo non avrei sentito nulla,ma oltre a sentirlo come un leggero velo di plastica attorno mi dava un senso ancora piu di trasgressione perche serviva a proteggere la bocca di una escort da me che ero semplicemente uno sconosciuto cliente.
I miei occhi e la mente andavano dappertutto,sulla stanza spoglia,il pensiero sugli anni passati e infine su di lei che in quel momento era il mio sfogo.
E proprio all improvviso,grazie a questa consapevolezza e al fatto di sapere che quella escort era li per sfogarmi e che probabilmente non ci saremmo neanche mai piu rivisti,le chiedo tramite gesti di poterlo spingere in gola.
Non capisco se ha detto si oppure no ma le mie mani vanno sui suoi folti e cresci capelli neri come la pece,affondando e arrivando a tenerle la testa dai lati.
Inizio ad affondare con un paio di colpi secchi ma non fino in fondo con quel minimo di timidezza rimasto.
I colpi seguenti sempre piu decisi e profondi,fino a sentire la sua fronte e i capelli crespi della fronte sbattere contro la parte pelosa sopra il cazzo.
Il mio sguardo che vaga tra la sua testa e la stanza alle sue spalle.
Mi metto e faccio mettere lei di lato sul fianco e inizio a martellare senza ritegno facendo affondare la sua testa con brutalità e la sua bocca sul mio cazzo,spingendo a ritmo la sua chioma nera.
Lo sguardo rivolto verso il comodino e il cigolio del letto come sottofondo
Mi partono una serie di insulti fino a fermarmi per fortuna un istante prima.
Le chiedo di togliermi il preservativo e dopo averla fatta inginocchiare mi sego,esplodendo copiosamente lo sperma,che finisce dappertutto,alcuni schizzi la mancano,altri finiscono tra volto e i capelli sulla fronte.
Quel momento per me è un momento bellissimo,pieno di emozione,corro a recuperare il cellulare e a darmi una veloce sciacquata,prima di salutarla velocemente e scendere le scale per andarmene.

scritto il
2026-07-10
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