Vendicativa...ma gaudente

di
genere
saffico

Non sono fatta per le relazioni a lungo termine. Le poche che ho avuto non hanno mai superato i dieci mesi. Una di queste, però, mi ha fatto assaporare il gusto difficile e appagante della vendetta. Premetto che, all’epoca dei fatti, non provavo più niente per Lisa ed il rapporto sarebbe terminato comunque. Sono lesbica, ma prima di tutto sono una donna che, per natura, tende a legarsi al dito ogni “affronto”.
Non convivevamo, ma avendo entrambe la nostra casa capitava spesso che lei stesse da me qualche giorno o io da lei. Eravamo troppo diverse per vivere insieme e condividere gli stessi spazi. Lei era sciatta e disordinata, io l’esatto opposto.
Lisa era comunque una bella ragazza: non molto alta, rossa di capelli (e non solo quelli), procace e soda. Ma soprattutto ci sapeva fare con la lingua e tutto il resto. Questo era il motivo sostanziale per cui stavo con lei... e forse lei con me.
Un giorno vengo a sapere che se la faceva con una sua ex collega di università. Del resto, se fai le cose di nascosto, o le fai per bene oppure prima o poi ti beccano. Fu mio cugino a dirmi di averla vista una sera in compagnia di una tipa bionda con i dreadlocks — Romina, che conoscevo anch’io in quanto amica in comune — mentre si baciavano sul portone di casa di Lisa.
Sapevo che questa Romina aveva un debole per Lisa, il che ci sta. Non sapevo però che Lisa se la scopasse alle mie spalle. Mi diede fastidio più che altro perché, se mi avesse detto di essere attratta da un’altra, non avrei certo fatto scenate. Invece preferì farmela sotto il naso. E chissà quante volte è venuta da me con ancora in bocca gli umori della sua amichetta.
Inizialmente feci finta di niente. Volevo la prova visiva e definitiva dell’inciucio. Ma non ci volle molto. Una sera ero a casa sua e Lisa andò a farsi la doccia.
“Silly, mi depilo gambe e ascelle, quindi ci starò un po’ in bagno.”
Sento l’acqua che scorre e subito dopo le squilla il cellulare. Uno squillo e poi niente. Apro leggermente la porta e la vedo in videochiamata, nuda, mentre si riprende il seno. Lisa parla sottovoce ma, dall’altra parte, sento chiaramente:
“Dai, inventa una scusa e vediamoci!”
Inventa una scusa? A chi? A me?
Cazzo, diventai verde e decisi di uscire con la scusa delle sigarette. Camminando riuscii a sbollire e a elaborare la mia rivalsa su di lei, su di loro. Stronzette d’acqua dolce.
Il piano, che poi si concretizzò alla grande, si realizzò così.
Dissi a Lisa che una delle prossime sere avrei organizzato una cena a casa mia con un po’ di persone e le proposi di invitare anche Romina con la scusa che, siccome lei era arredatrice d’interni, volevo mostrarle una mia idea per un fantomatico spostamento di mobili.
Dissi a Lisa di venire intorno alle 19 e di usare le chiavi per entrare, inventandomi che il campanello non funzionava.
Verso le 19:20 sento aprire la porta.
“Silly, ci sei? Siamo noi.”
“Sì tesoro — risposi — sono in camera, venite pure.”
Quando sbucarono dalla porta vidi il viso di entrambe, ma soprattutto quello di Lisa, assumere una smorfia sbalordita che non riesco nemmeno a descrivere.
Quello che servii sul vassoio della vendetta fui io: nuda sul letto, a gambe larghe, con una che me la stava leccando e una sua amica trans a cui stavo spompinando il cazzo. Rispettivamente Benedetta e Sibilla.
La Bene veniva in piscina con me e ci conoscevamo da diverso tempo. Abbastanza da arrivare a confidarsi che io ero lesbica e lei bisessuale. Ci stuzzicavamo negli spogliatoi e, se non era mai successo niente, era solo perché o io o lei eravamo impegnate.
Benedetta faceva l’estetista e lì aveva conosciuto Sibilla, che andava da lei per depilarsi, per lo smalto e via dicendo.
Quando realizzai il piano mi venne subito in mente proprio la Bene, ma ebbi l’illuminazione ricordandomi che ogni tanto mi parlava di questa Sibilla. Me l’aveva descritta come una dal corpo dalle forme femminili, dal viso liscio e bello, dal seno naturale — le tettine di chi prende gli ormoni — e da un pisello davvero interessante.
Benedetta mi aveva raccontato di aver flirtato con Sibilla e che una volta, durante una ceretta, la trans ebbe un’erezione spontanea così che la mia amica non poté fare altro che prenderglielo in mano con l’intenzione di farle una sega. Sibilla però non sborrò, perché voleva rimandare a quando avrebbero avuto magari più tempo.
E quel tempo lo trovarono con me.
Non so quanto tempo siano rimaste ferme come statue Lisa e la sua amichetta. So solo che, mentre la Bene continuava a succhiarmi il clitoride, io mi tolsi il cazzo di Sibilla dalla bocca, mi voltai verso di loro e dissi:
“Sorpresa!”
Se ne andarono e sentii sbattere la porta, ma la nostra serata in trio andò avanti. Sibilla, la prima volta, ci scopò entrambe e lasciò un fiume di sborra sui peli della mia fica, la seconda invece ci venne in bocca dopo averglielo succhiato insieme.
Sibilla, stremata, rimase nuda sul letto, col suo cazzo morbido poggiato di lato, mentre io e la Bene ci leccammo ancora un po’: io la sua fichetta totalmente depilata, lei la mia passera pelosa. Finimmo per venire con il mio succhiaclitoride.
di
scritto il
2026-05-16
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