Adele Prima parte
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
"Ma lo sai che mi eccita tantissimo guardarti mentre parli con gli altri uomini?" sussurrò Mario accarezzando la coscia di Adele sotto il tavolo. La discoteca era affollata, la musica elettronica pulsava come un secondo cuore nella pancia del locale, e le luci intermittenti accarezzavano i corpi sudati.
Adele sorseggiò il cocktail, lasciando un'impronta di rossetto sul bordo del bicchiere. "Ah sì? E perché non me l'hai detto prima?" gli rispose con un sorriso malizioso, sfiorandogli l'inguine con la punta delle dita. Aveva le gambe incrociate, la gonna corta che si alzava ancora di più ogni volta che si muoveva sulla sedia.
"Perché adesso è diverso," mormorò Mario mentre la sua mano le strisciava più in su, sfiorandole il bordo della tanga attraverso la stoffa leggera della gonna. "Stasera hai quel modo di muoverti... come se volessi che qualcuno ti notasse." Adele rise piano, un suono basso e caldo che si perse nel frastuono della musica, mentre con una scivolata laterale della mano gli afferrava il polso per guidarlo ancora più su. "Magari è proprio quello che voglio," sussurrò, mordendosi il labbro inferiore.
Il tavolo accanto a loro si era appena riempito di un gruppo rumoroso, e Adele non perse tempo a lanciare un'occhiata lunga e carica verso uno dei ragazzi più alti, un tipo con i capelli scuri e un sorriso sfacciato che sembrava già averla notata. Mario seguì il suo sguardo e sentì una fitta di eccitazione così intensa che quasi gli tolse il fiato. "Vai," le disse, voce roca, mentre le premeva le dita contro la pelle nuda della coscia. "Fallo proprio come ti ho detto."
Adele si alzò con movimenti fluidi, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo come un segnale. Camminò verso il bagno con un'andatura che sapeva di sfida, le curve del suo corpo accentuate dalla luce violacea che tagliava l'aria. Non si voltò, ma sapeva che Mario la stava guardando, e sapeva anche che quel ragazzo dai capelli scuri aveva smesso di parlare per seguirla con gli occhi.
Il corridoio del bagno era più silenzioso, l'odore di disinfettante e profumo troppo dolce quasi soffocante. Adele si fermò davanti allo specchio, fingendo di sistemarsi i capelli, mentre con la coda dell'occhio vedeva l'uomo avvicinarsi. "Ciao," disse lui, spalle larghe che riempivano lo spazio accanto a lei. Lei sorrise, senza rispondere, e si chinò leggermente in avanti come per prendere un rossetto dalla borsetta, lasciando che la scollatura del vestito gli mostrasse quello che voleva vedere.
Lui non resistette. Con un movimento rapido, le afferrò un fianco e la spinse contro il lavandino, il marmo freddo che le premava contro i glutei seminudi sotto la gonna strappata. "Vuoi scopare?" le chiese, voce già rotta dal desiderio, mentre una mano le scorreva lungo la coscia, sollevandole l'orlo del vestito. Adele annuì, mordendosi il labbro, e poi sussurrò: "Fottimi come se fossi una troia qualunque." L'uomo non se lo fece ripetere. Con un colpo secco, le strappò via il tanga, il lacerarsi della stoffa un suono eccitante nel bagno deserto.
Fu veloce, brutale, esattamente come Adele voleva. La sollevò con un braccio muscoloso, appoggiandola al bordo del lavandino, e le penetrò con un colpo solo, senza preamboli. Lei gridò, un suono strozzato che si perse nel rumore della musica proveniente dalla sala, mentre le unghie le affondavano nelle sue spalle. Lui la teneva per i fianchi, lasciando lividi che Mario avrebbe baciato più tardi, e la scopava con una furia che faceva tremare i divisori dei gabinetti.
Adele perse il conto delle volte che venne, il corpo che si contraeva intorno a lui mentre la riempiva di sborra calda. Quando finalmente lui si ritirò, ansimante, lei scivolò giù dal lavandino, le gambe che tremavano, la gonna ridotta a un cencio bagnato di sudore e sperma. "Grazie," sussurrò, ironica, mentre si sistemava i capelli davanti allo specchio. Lui rise, sfregandosi la bocca con il dorso della mano, e uscì senza aggiungere altro.
Lei aspettò qualche minuto, lasciando che il respiro si calmasse, poi si pulì alla meglio con un tovagliolo di carta, lasciando volutamente delle strisce bianche sulle cosce. Quando rientrò nella sala, Mario la fissò immediatamente, gli occhi che le divoravano il corpo come se potesse vedere attraverso il vestito. "Allora?" le chiese, voce roca, mentre la mano le strisciava sul sedere, sentendo l'umido dello sperma attraverso la stoffa.
"Non qui," ansimò Adele, afferrando la mano di Mario che le cercava già sotto la gonna mentre sedevano di nuovo al tavolo. Gli occhi di lui erano due braci accese, il respiro corto mentre le dita le sfioravano le cosce ancora umide. "Voglio che mi prendi in macchina come un animale, proprio adesso." La voce roca di Adele si perse nella musica quando si alzarono insieme, lasciando una mancia sul tavolo senza preoccuparsi delle occhiate dei vicini.
La macchina era parcheggiata a due isolati, e Adele camminò davanti a Mario con un'andatura esagerata, facendo oscillare i fianchi in modo che la gonna si incollasse alle curve ancora bagnate di sperma. Lui le teneva una mano sulla schiena bassa, le dita che le affondavano nella carne ogni volta che lei rallentava apposta. "Se non la smetti, ti scopo contro quel muro," ringhiò Mario mentre svoltavano in un vicolo buio, spingendola bruscamente contro il metallo freddo della loro macchina parcheggiata proprio appena girato l'angolo.
Adele rise, un suono selvaggio, mentre lui le apriva le gambe con un ginocchio, le mani che le strappavano il tanga facendola gemere. "Ecco il mio Mario," sussurrò mentre le dita di lui le penetravano senza cerimonie, mescolando lo sperma dell'altro alla sua umidità. La strada era deserta, ma il rischio di essere scoperti rendeva tutto più elettrico. Quando lui si abbassò i pantaloni, il cazzo duro che le sbatté contro il pube, Adele gli afferrò i capelli. "Non farmi aspettare, cazzo."
Mario la sollevò con un movimento brusco, le cosce di Adele che gli cingevano i fianchi mentre la schiena le schiacciava contro il furgone. La penetrazione fu un colpo solo, brutale, e Adele urlò contro la sua spalla, le unghie che gli laceravano la camicia. Lui la scopava con una furia che faceva cigolare il metallo sotto di loro, i colpi profondi che la facevano contorcere. "Sì, riempimi come ha fatto lui," gemette Adele, i denti che affondavano nel collo di Mario mentre l'orgasmo la travolgeva, più intenso di quello in discoteca. Poi salirono in macchina e si diressero verso casa.
Il motore della macchina rombava ancora quando Mario strappò la chiave dal cruscotto, lasciando che il silenzio improvviso enfatizzasse il rumore del loro respiro affannato. Adele aveva ancora le gambe che tremavano, le cosce lucide di sudore e sperma che si incollavano al sedile di pelle. "Non riesco neanche a camminare, cazzo," sussurrò con un ghigno, mentre le dita di Mario le scivolavano sotto le ascelle per sollevarla.
La porta di casa si aprì con un colpo di spalla, il corridoio buio che inghiottiva le loro ombre mentre si spingevano l'uno contro l'altra, bocche affamate che si cercavano tra morsi e risate soffocate. Adele gli strappò la camicia, i bottoni che volarono via come pallini da caccia, mentre le sue dita le stringevano i capezzoli attraverso il vestito strappato. "Lettone. Adesso," ordinò con un sibilo, spingendolo verso la camera da letto con un calcio alla porta che la sbatté contro il muro.
Il materasso ondeggiò quando vi crollarono sopra, Mario che le mordeva il collo mentre lei si divincolava dalla gonna ormai in brandelli. Adele si girò a pancia in giù con un movimento fluido, alzando il sedere ancora umido di sperma verso di lui. "Mettimelo nel culo come solo tu sai fare," sibilò, afferrandosi le natiche con entrambe le mani per aprirsi sotto il suo sguardo divorante. La luce del lampadario tremolante accarezzava le strisce bianche che le segnavano ancora le cosce.
Mario sputò nella mano e si strofinò il cazzo ancora indurito, mescolando la sua saliva allo sperma dell'altro che gli ricopriva l'asta. "Sei tutta sporca, troia," ringhiò mentre le premeva la punta contro l'ano stretto, sentendolo contrarsi sotto la pressione. Adele gemette nella federa, il suono attutito dal cotone che le riempiva la bocca mentre le dita le affondavano nei fianchi. La penetrazione fu lenta, crudele, ogni centimetro che avanzava strappandole un respiro mozzato.
"Porca troia, come sei bella," ansimò Mario, le vene del collo in tensione mentre spingeva fino all'ultimo millimetro. Adele urlò quando le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre cominciava a pompare con colpi brevi e profondi. Il dolore si mescolava al piacere in un cocktail elettrico che le faceva contrarre le dita nel lenzuolo. "Ecco... sì... rompimi il culo!" ringhiò, sentendo il liquido caldo dell'altro uomo che colava lungo le sue cosce, mescolandosi al sudore.
Mario cambiò angolazione con un movimento brusco, trovando quel punto che la faceva urlare come una pazza. Le sue palle sbatterono contro il suo clitoris ancora sensibile, ogni colpo una frustata di piacere che la faceva contorcere. "Vuoi tutta la mia sborra, puttana?" le sussurrò all'orecchio, le dita che le stringevano i fianchi fino a lasciare lividi. Adele annuì freneticamente, incapace di parlare, mentre il suo corpo cominciava a tremare nell'orgasmo che si avvicinava.
Quando Mario le piantò l'ultimo colpo, trattenendola ferma mentre le riempiva il culo a ondate, Adele si morse il braccio per non svegliare i vicini. Il crampo alla mascella valeva la pena mentre sentiva il calore diffondersi dentro di lei, più intenso di qualsiasi vibratore.
La presa di Mario sui suoi polsi si fece più stretta, le nocche bianche mentre la immobilizzava sotto il suo peso. Adele sentì la puntura delle unghie che le perforavano la pelle, e quella piccola scintilla di dolore la fece gemere di nuovo. "Fottimi ancora," sussurrò, girando la testa per guardarlo con quell'espressione da prede che sapeva lo mandava fuori di testa. "Usa tutto quello che mi hai messo dentro come lubrificante e riprendimi quel culo finché non piango."
Mario le ringhiò contro l'orecchio mentre le lasciava andare i polsi solo per afferrarle i fianchi e sollevarle il sedere ancora più in alto. Il suono umido del suo cazzo che si estraeva dal suo ano stretto fece arrossire persino Adele, ma quando lo sentì sputare di nuovo sulla sua fessura ancora aperta, le vene delle tempie le pulsarono dalla voglia. "Sei una troia," le sussurrò mentre con un pollice le allargava le natiche, facendola contorcere. "Ti senti? Goccioli come una fontana."
Il secondo ingresso fu più brutale del primo. Mario la inchiodò al materasso con tutto il peso del corpo, il cazzo che le lacerava il retto senza cerimonie mentre Adele urlava contro la federa. Ogni colpo era un fulmine che le attraversava la colonna, il dolore che si trasformava in piacere quando lui trovava quel punto interno che la faceva vedere le stelle. "Eccolo, sì, cazzo, proprio lì!" gracidò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre lui le martellava il culo con una furia che faceva cigolare la testiera.
"Vuoi la sborra dell'altro ancora più in profondità, puttana?" le ringhiò Mario, afferrandole i capelli per tirarle indietro la testa. Adele annuì freneticamente, incapace di articolare parole, mentre sentiva il suo corpo cedere a quell'invasione. Lui cambiò angolazione all'improvviso, il cazzo che le raschiava la parete interna con un movimento che le strappò un urlo strozzato. "Ti piace sentirti piena della sua roba mentre ti scopo, eh? Ti rende ancora più troia del solito."
Adele sentì il cazzo di Mario affondare ancora più profondamente nel suo culo stretto, ogni millimetro che avanzava una fitta di piacere misto a dolore che la faceva contorcere sul lenzuolo. Le dita affondarono nel materasso mentre lui le tirava i capelli all'indietro, costringendola ad inarcare la schiena in un modo che le faceva sentire ogni singolo centimetro della sua penetrazione brutale. "Dimmi che sei una puttana," ringhiò Mario contro la sua nuca, la voce roca e carica di desiderio.
"Lo sono," ansimò Adele, la voce strozzata dal piacere. "Sono la tua troia, la tua cagna, fammi sentire ancora più puttana." Le labbra le tremarono mentre sentiva il cazzo di lui pulsare dentro di sé, ogni colpo che la sbatteva contro il materasso come un oggetto senza volontà. La mano di Mario le strisciò sul ventre, premendo contro il basso ventre come per farle sentire quanto fosse piena. "Voglio che mi porti a battere," sussurrò Adele, girando la testa per guardarlo con occhi lucidi. "Fammi leccare il cazzo degli altri davanti a te, fammi inginocchiare in un angolo buio mentre mi usano come un oggetto... qualsiasi cosa tu voglia, purché io possa vederti eccitarti per me."
Mario emise un ringhio gutturale e le afferrò i fianchi con tale forza che Adele sentì le unghie affondarle nella carne. La sollevò con un movimento brusco, cambiando posizione senza estrarle il cazzo, e la costrinse a mettersi a quattro zampe sul letto. "Allora dimostralo," sibilò contro il suo orecchio, mentre una mano le schiacciava la faccia contro il materasso. "Se vuoi essere la mia troia, fammi vedere quanto sei disposta a degradarti per il mio piacere."
Adele chiuse gli occhi per un istante, il cuore che le martellava nel petto, poi si lasciò andare completamente—come solo lui sapeva farle fare. "Portami dove vuoi," sussurrò, la voce spezzata dal desiderio. "Fammi succhiare cazzi a caso in un vicolo, riempimi di sborra finché non colo, legami e usami come vuoi... purché io possa vederti guardarmi mentre lo faccio." Sentì le dita di Mario stringerle i fianchi ancora più forte, i segni delle unghie che le avrebbero lasciato lividi viola per giorni.
Lui le spinse la testa ancora più giù, costringendola ad alzare il sedere mentre continuava a penetrarla con colpi profondi e lenti. "Domani sera," disse improvvisamente, la voce roca. "Ti porterò in quel club fuori città. Ti metterò quel vestito strappato che odi, quello che ti lascia le tette quasi fuori. E poi ti lascerò sola al bancone, mentre io mi nascondo dove posso vederti." Adele emise un gemito strozzato, il solo pensiero che la fece contrarre intorno a lui. "Ci saranno uomini che ti guarderanno, e tu farai finta di non accorgertene, ma io vedrò come ti bagni solo all'idea."
La mano di Mario le scivolò sul collo, non stringendo abbastanza da soffocarla ma abbastanza da farle sentire la minaccia. "Prima o poi uno di loro si avvicinerà, e tu gli sorriderai come se fossi una ragazzina ingenua. Ma io vedrò la tua mano che gli tocca il braccio, le tue cosce che si stringono sotto il vestito." Adele gemette, immaginandolo mentre le parole di Mario la riempivano più del suo cazzo. "E quando lui ti chiederà di uscire a prendere aria, tu annuirai e lo seguirai come una cagnolina. Io sarò lì, nel parcheggio, a guardare mentre ti spinge contro un muro e ti strappa quelle mutandine che ti avrò fatto mettere apposta."
Adele urlò quando Mario le diede uno schiaffo sul sedere, il dolore che si mescolava al piacere in un modo che la faceva impazzire. "E poi?" ansimò, sentendolo accelerare il ritmo, ogni colpo che la spingeva in avanti sul materasso. "Dimmi il resto, fammi sentire ancora più troia..."
"Poi," ringhiò Mario, afferrandole i capelli per tirarle indietro la testa, "quando lui ti avrà riempita e se ne sarà andato, io verrò a prenderti. Ti troverò lì, con le gambe ancora aperte e la sborra che ti cola lungo le cosce, e ti chiederò se ti è piaciuto." La voce gli si fece più bassa, più crudele. "E tu mi guarderai con quegli occhi da cagna in calore e mi dirai di sì, perché sai che vedere quanto sei puttana è l'unica cosa che mi fa venire più duro di così."
Adele rise, un suono strozzato e selvaggio, mentre le dita di Mario le affondavano nella carne dei fianchi. "Sì, proprio così," ansimò, arcuando la schiena per sentirlo più a fondo. Il sudore le colava lungo la spina dorsale, mescolandosi allo sperma che le colava dal culo ancora aperto. "E poi? Cosa mi farai dopo che mi avrai vista essere la tua troietta?"
Mario le diede un altro schiaffo sul sedere, più forte questa volta, lasciando un'impronta rossa sulla pelle già segnata. "Poi ti porterò in quel bagno lurido del club," sibilò, cambiando angolazione per farla urlare, "e ti farò leccare ogni goccia di sborra che ti ha lasciato dentro. Voglio che senti il sapore di un altro uomo sulla mia lingua mentre ti scopo di nuovo."
Adela gemette, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il suo corpo si contraeva intorno a lui. "Dio, sì," sussurrò, la voce roca. "Fammelo assaggiare mentre mi prendi, fammi sentire quanto sono porca."
Mario accelerò il ritmo, i colpi che diventavano più profondi, più brutali, mentre le raccontava ogni dettaglio di quello che le avrebbe fatto. "Ti metterò in ginocchio davanti al cesso, con le gambe ancora aperte e la sua roba che ti cola giù. E mentre leccherai lo sperma dal pavimento, io ti prenderò per i capelli e ti sfonderò il culo ancora una volta."
"E poi?" chiese Adele.
"Poi chiamerò tutti gli uomini fermi al bancone e li porterò da te. Gli farai un pompino ad uno ad uno ti farai sborrare in faccia e poi sporca di sperma torniamo a casa e tu puliro tutta mentre ti fotto nuovamente il culo.
"Vennero contemporaneamente eccitati da quella visione che avrebbero realizzato il giorno seguente.
Il respiro affannoso di Adele si mescolava al sudore che gli colava lungo la schiena, mentre le dita di Mario le stringevano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato lividi viola per giorni. "Domani," sibilò lui contro la sua nuca, il cazzo che le pulsava ancora dentro mentre la teneva inchiodata al materasso. "Domani ti farò vedere cosa significa essere davvero la mia troia."
Adele annuì freneticamente, incapace di parlare, il corpo ancora scosso dagli ultimi spasmi dell'orgasmo. Le labbra le tremarono quando Mario finalmente si ritirò da lei, il suono umido del suo cazzo che usciva dal suo culo allentato facendole emettere un gemito strozzato. "Non vedo l'ora," riuscì a sussurrare, voltandosi su un fianco per guardarlo mentre lui si addormentava lentamente.
Adele sorseggiò il cocktail, lasciando un'impronta di rossetto sul bordo del bicchiere. "Ah sì? E perché non me l'hai detto prima?" gli rispose con un sorriso malizioso, sfiorandogli l'inguine con la punta delle dita. Aveva le gambe incrociate, la gonna corta che si alzava ancora di più ogni volta che si muoveva sulla sedia.
"Perché adesso è diverso," mormorò Mario mentre la sua mano le strisciava più in su, sfiorandole il bordo della tanga attraverso la stoffa leggera della gonna. "Stasera hai quel modo di muoverti... come se volessi che qualcuno ti notasse." Adele rise piano, un suono basso e caldo che si perse nel frastuono della musica, mentre con una scivolata laterale della mano gli afferrava il polso per guidarlo ancora più su. "Magari è proprio quello che voglio," sussurrò, mordendosi il labbro inferiore.
Il tavolo accanto a loro si era appena riempito di un gruppo rumoroso, e Adele non perse tempo a lanciare un'occhiata lunga e carica verso uno dei ragazzi più alti, un tipo con i capelli scuri e un sorriso sfacciato che sembrava già averla notata. Mario seguì il suo sguardo e sentì una fitta di eccitazione così intensa che quasi gli tolse il fiato. "Vai," le disse, voce roca, mentre le premeva le dita contro la pelle nuda della coscia. "Fallo proprio come ti ho detto."
Adele si alzò con movimenti fluidi, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo come un segnale. Camminò verso il bagno con un'andatura che sapeva di sfida, le curve del suo corpo accentuate dalla luce violacea che tagliava l'aria. Non si voltò, ma sapeva che Mario la stava guardando, e sapeva anche che quel ragazzo dai capelli scuri aveva smesso di parlare per seguirla con gli occhi.
Il corridoio del bagno era più silenzioso, l'odore di disinfettante e profumo troppo dolce quasi soffocante. Adele si fermò davanti allo specchio, fingendo di sistemarsi i capelli, mentre con la coda dell'occhio vedeva l'uomo avvicinarsi. "Ciao," disse lui, spalle larghe che riempivano lo spazio accanto a lei. Lei sorrise, senza rispondere, e si chinò leggermente in avanti come per prendere un rossetto dalla borsetta, lasciando che la scollatura del vestito gli mostrasse quello che voleva vedere.
Lui non resistette. Con un movimento rapido, le afferrò un fianco e la spinse contro il lavandino, il marmo freddo che le premava contro i glutei seminudi sotto la gonna strappata. "Vuoi scopare?" le chiese, voce già rotta dal desiderio, mentre una mano le scorreva lungo la coscia, sollevandole l'orlo del vestito. Adele annuì, mordendosi il labbro, e poi sussurrò: "Fottimi come se fossi una troia qualunque." L'uomo non se lo fece ripetere. Con un colpo secco, le strappò via il tanga, il lacerarsi della stoffa un suono eccitante nel bagno deserto.
Fu veloce, brutale, esattamente come Adele voleva. La sollevò con un braccio muscoloso, appoggiandola al bordo del lavandino, e le penetrò con un colpo solo, senza preamboli. Lei gridò, un suono strozzato che si perse nel rumore della musica proveniente dalla sala, mentre le unghie le affondavano nelle sue spalle. Lui la teneva per i fianchi, lasciando lividi che Mario avrebbe baciato più tardi, e la scopava con una furia che faceva tremare i divisori dei gabinetti.
Adele perse il conto delle volte che venne, il corpo che si contraeva intorno a lui mentre la riempiva di sborra calda. Quando finalmente lui si ritirò, ansimante, lei scivolò giù dal lavandino, le gambe che tremavano, la gonna ridotta a un cencio bagnato di sudore e sperma. "Grazie," sussurrò, ironica, mentre si sistemava i capelli davanti allo specchio. Lui rise, sfregandosi la bocca con il dorso della mano, e uscì senza aggiungere altro.
Lei aspettò qualche minuto, lasciando che il respiro si calmasse, poi si pulì alla meglio con un tovagliolo di carta, lasciando volutamente delle strisce bianche sulle cosce. Quando rientrò nella sala, Mario la fissò immediatamente, gli occhi che le divoravano il corpo come se potesse vedere attraverso il vestito. "Allora?" le chiese, voce roca, mentre la mano le strisciava sul sedere, sentendo l'umido dello sperma attraverso la stoffa.
"Non qui," ansimò Adele, afferrando la mano di Mario che le cercava già sotto la gonna mentre sedevano di nuovo al tavolo. Gli occhi di lui erano due braci accese, il respiro corto mentre le dita le sfioravano le cosce ancora umide. "Voglio che mi prendi in macchina come un animale, proprio adesso." La voce roca di Adele si perse nella musica quando si alzarono insieme, lasciando una mancia sul tavolo senza preoccuparsi delle occhiate dei vicini.
La macchina era parcheggiata a due isolati, e Adele camminò davanti a Mario con un'andatura esagerata, facendo oscillare i fianchi in modo che la gonna si incollasse alle curve ancora bagnate di sperma. Lui le teneva una mano sulla schiena bassa, le dita che le affondavano nella carne ogni volta che lei rallentava apposta. "Se non la smetti, ti scopo contro quel muro," ringhiò Mario mentre svoltavano in un vicolo buio, spingendola bruscamente contro il metallo freddo della loro macchina parcheggiata proprio appena girato l'angolo.
Adele rise, un suono selvaggio, mentre lui le apriva le gambe con un ginocchio, le mani che le strappavano il tanga facendola gemere. "Ecco il mio Mario," sussurrò mentre le dita di lui le penetravano senza cerimonie, mescolando lo sperma dell'altro alla sua umidità. La strada era deserta, ma il rischio di essere scoperti rendeva tutto più elettrico. Quando lui si abbassò i pantaloni, il cazzo duro che le sbatté contro il pube, Adele gli afferrò i capelli. "Non farmi aspettare, cazzo."
Mario la sollevò con un movimento brusco, le cosce di Adele che gli cingevano i fianchi mentre la schiena le schiacciava contro il furgone. La penetrazione fu un colpo solo, brutale, e Adele urlò contro la sua spalla, le unghie che gli laceravano la camicia. Lui la scopava con una furia che faceva cigolare il metallo sotto di loro, i colpi profondi che la facevano contorcere. "Sì, riempimi come ha fatto lui," gemette Adele, i denti che affondavano nel collo di Mario mentre l'orgasmo la travolgeva, più intenso di quello in discoteca. Poi salirono in macchina e si diressero verso casa.
Il motore della macchina rombava ancora quando Mario strappò la chiave dal cruscotto, lasciando che il silenzio improvviso enfatizzasse il rumore del loro respiro affannato. Adele aveva ancora le gambe che tremavano, le cosce lucide di sudore e sperma che si incollavano al sedile di pelle. "Non riesco neanche a camminare, cazzo," sussurrò con un ghigno, mentre le dita di Mario le scivolavano sotto le ascelle per sollevarla.
La porta di casa si aprì con un colpo di spalla, il corridoio buio che inghiottiva le loro ombre mentre si spingevano l'uno contro l'altra, bocche affamate che si cercavano tra morsi e risate soffocate. Adele gli strappò la camicia, i bottoni che volarono via come pallini da caccia, mentre le sue dita le stringevano i capezzoli attraverso il vestito strappato. "Lettone. Adesso," ordinò con un sibilo, spingendolo verso la camera da letto con un calcio alla porta che la sbatté contro il muro.
Il materasso ondeggiò quando vi crollarono sopra, Mario che le mordeva il collo mentre lei si divincolava dalla gonna ormai in brandelli. Adele si girò a pancia in giù con un movimento fluido, alzando il sedere ancora umido di sperma verso di lui. "Mettimelo nel culo come solo tu sai fare," sibilò, afferrandosi le natiche con entrambe le mani per aprirsi sotto il suo sguardo divorante. La luce del lampadario tremolante accarezzava le strisce bianche che le segnavano ancora le cosce.
Mario sputò nella mano e si strofinò il cazzo ancora indurito, mescolando la sua saliva allo sperma dell'altro che gli ricopriva l'asta. "Sei tutta sporca, troia," ringhiò mentre le premeva la punta contro l'ano stretto, sentendolo contrarsi sotto la pressione. Adele gemette nella federa, il suono attutito dal cotone che le riempiva la bocca mentre le dita le affondavano nei fianchi. La penetrazione fu lenta, crudele, ogni centimetro che avanzava strappandole un respiro mozzato.
"Porca troia, come sei bella," ansimò Mario, le vene del collo in tensione mentre spingeva fino all'ultimo millimetro. Adele urlò quando le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre cominciava a pompare con colpi brevi e profondi. Il dolore si mescolava al piacere in un cocktail elettrico che le faceva contrarre le dita nel lenzuolo. "Ecco... sì... rompimi il culo!" ringhiò, sentendo il liquido caldo dell'altro uomo che colava lungo le sue cosce, mescolandosi al sudore.
Mario cambiò angolazione con un movimento brusco, trovando quel punto che la faceva urlare come una pazza. Le sue palle sbatterono contro il suo clitoris ancora sensibile, ogni colpo una frustata di piacere che la faceva contorcere. "Vuoi tutta la mia sborra, puttana?" le sussurrò all'orecchio, le dita che le stringevano i fianchi fino a lasciare lividi. Adele annuì freneticamente, incapace di parlare, mentre il suo corpo cominciava a tremare nell'orgasmo che si avvicinava.
Quando Mario le piantò l'ultimo colpo, trattenendola ferma mentre le riempiva il culo a ondate, Adele si morse il braccio per non svegliare i vicini. Il crampo alla mascella valeva la pena mentre sentiva il calore diffondersi dentro di lei, più intenso di qualsiasi vibratore.
La presa di Mario sui suoi polsi si fece più stretta, le nocche bianche mentre la immobilizzava sotto il suo peso. Adele sentì la puntura delle unghie che le perforavano la pelle, e quella piccola scintilla di dolore la fece gemere di nuovo. "Fottimi ancora," sussurrò, girando la testa per guardarlo con quell'espressione da prede che sapeva lo mandava fuori di testa. "Usa tutto quello che mi hai messo dentro come lubrificante e riprendimi quel culo finché non piango."
Mario le ringhiò contro l'orecchio mentre le lasciava andare i polsi solo per afferrarle i fianchi e sollevarle il sedere ancora più in alto. Il suono umido del suo cazzo che si estraeva dal suo ano stretto fece arrossire persino Adele, ma quando lo sentì sputare di nuovo sulla sua fessura ancora aperta, le vene delle tempie le pulsarono dalla voglia. "Sei una troia," le sussurrò mentre con un pollice le allargava le natiche, facendola contorcere. "Ti senti? Goccioli come una fontana."
Il secondo ingresso fu più brutale del primo. Mario la inchiodò al materasso con tutto il peso del corpo, il cazzo che le lacerava il retto senza cerimonie mentre Adele urlava contro la federa. Ogni colpo era un fulmine che le attraversava la colonna, il dolore che si trasformava in piacere quando lui trovava quel punto interno che la faceva vedere le stelle. "Eccolo, sì, cazzo, proprio lì!" gracidò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre lui le martellava il culo con una furia che faceva cigolare la testiera.
"Vuoi la sborra dell'altro ancora più in profondità, puttana?" le ringhiò Mario, afferrandole i capelli per tirarle indietro la testa. Adele annuì freneticamente, incapace di articolare parole, mentre sentiva il suo corpo cedere a quell'invasione. Lui cambiò angolazione all'improvviso, il cazzo che le raschiava la parete interna con un movimento che le strappò un urlo strozzato. "Ti piace sentirti piena della sua roba mentre ti scopo, eh? Ti rende ancora più troia del solito."
Adele sentì il cazzo di Mario affondare ancora più profondamente nel suo culo stretto, ogni millimetro che avanzava una fitta di piacere misto a dolore che la faceva contorcere sul lenzuolo. Le dita affondarono nel materasso mentre lui le tirava i capelli all'indietro, costringendola ad inarcare la schiena in un modo che le faceva sentire ogni singolo centimetro della sua penetrazione brutale. "Dimmi che sei una puttana," ringhiò Mario contro la sua nuca, la voce roca e carica di desiderio.
"Lo sono," ansimò Adele, la voce strozzata dal piacere. "Sono la tua troia, la tua cagna, fammi sentire ancora più puttana." Le labbra le tremarono mentre sentiva il cazzo di lui pulsare dentro di sé, ogni colpo che la sbatteva contro il materasso come un oggetto senza volontà. La mano di Mario le strisciò sul ventre, premendo contro il basso ventre come per farle sentire quanto fosse piena. "Voglio che mi porti a battere," sussurrò Adele, girando la testa per guardarlo con occhi lucidi. "Fammi leccare il cazzo degli altri davanti a te, fammi inginocchiare in un angolo buio mentre mi usano come un oggetto... qualsiasi cosa tu voglia, purché io possa vederti eccitarti per me."
Mario emise un ringhio gutturale e le afferrò i fianchi con tale forza che Adele sentì le unghie affondarle nella carne. La sollevò con un movimento brusco, cambiando posizione senza estrarle il cazzo, e la costrinse a mettersi a quattro zampe sul letto. "Allora dimostralo," sibilò contro il suo orecchio, mentre una mano le schiacciava la faccia contro il materasso. "Se vuoi essere la mia troia, fammi vedere quanto sei disposta a degradarti per il mio piacere."
Adele chiuse gli occhi per un istante, il cuore che le martellava nel petto, poi si lasciò andare completamente—come solo lui sapeva farle fare. "Portami dove vuoi," sussurrò, la voce spezzata dal desiderio. "Fammi succhiare cazzi a caso in un vicolo, riempimi di sborra finché non colo, legami e usami come vuoi... purché io possa vederti guardarmi mentre lo faccio." Sentì le dita di Mario stringerle i fianchi ancora più forte, i segni delle unghie che le avrebbero lasciato lividi viola per giorni.
Lui le spinse la testa ancora più giù, costringendola ad alzare il sedere mentre continuava a penetrarla con colpi profondi e lenti. "Domani sera," disse improvvisamente, la voce roca. "Ti porterò in quel club fuori città. Ti metterò quel vestito strappato che odi, quello che ti lascia le tette quasi fuori. E poi ti lascerò sola al bancone, mentre io mi nascondo dove posso vederti." Adele emise un gemito strozzato, il solo pensiero che la fece contrarre intorno a lui. "Ci saranno uomini che ti guarderanno, e tu farai finta di non accorgertene, ma io vedrò come ti bagni solo all'idea."
La mano di Mario le scivolò sul collo, non stringendo abbastanza da soffocarla ma abbastanza da farle sentire la minaccia. "Prima o poi uno di loro si avvicinerà, e tu gli sorriderai come se fossi una ragazzina ingenua. Ma io vedrò la tua mano che gli tocca il braccio, le tue cosce che si stringono sotto il vestito." Adele gemette, immaginandolo mentre le parole di Mario la riempivano più del suo cazzo. "E quando lui ti chiederà di uscire a prendere aria, tu annuirai e lo seguirai come una cagnolina. Io sarò lì, nel parcheggio, a guardare mentre ti spinge contro un muro e ti strappa quelle mutandine che ti avrò fatto mettere apposta."
Adele urlò quando Mario le diede uno schiaffo sul sedere, il dolore che si mescolava al piacere in un modo che la faceva impazzire. "E poi?" ansimò, sentendolo accelerare il ritmo, ogni colpo che la spingeva in avanti sul materasso. "Dimmi il resto, fammi sentire ancora più troia..."
"Poi," ringhiò Mario, afferrandole i capelli per tirarle indietro la testa, "quando lui ti avrà riempita e se ne sarà andato, io verrò a prenderti. Ti troverò lì, con le gambe ancora aperte e la sborra che ti cola lungo le cosce, e ti chiederò se ti è piaciuto." La voce gli si fece più bassa, più crudele. "E tu mi guarderai con quegli occhi da cagna in calore e mi dirai di sì, perché sai che vedere quanto sei puttana è l'unica cosa che mi fa venire più duro di così."
Adele rise, un suono strozzato e selvaggio, mentre le dita di Mario le affondavano nella carne dei fianchi. "Sì, proprio così," ansimò, arcuando la schiena per sentirlo più a fondo. Il sudore le colava lungo la spina dorsale, mescolandosi allo sperma che le colava dal culo ancora aperto. "E poi? Cosa mi farai dopo che mi avrai vista essere la tua troietta?"
Mario le diede un altro schiaffo sul sedere, più forte questa volta, lasciando un'impronta rossa sulla pelle già segnata. "Poi ti porterò in quel bagno lurido del club," sibilò, cambiando angolazione per farla urlare, "e ti farò leccare ogni goccia di sborra che ti ha lasciato dentro. Voglio che senti il sapore di un altro uomo sulla mia lingua mentre ti scopo di nuovo."
Adela gemette, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il suo corpo si contraeva intorno a lui. "Dio, sì," sussurrò, la voce roca. "Fammelo assaggiare mentre mi prendi, fammi sentire quanto sono porca."
Mario accelerò il ritmo, i colpi che diventavano più profondi, più brutali, mentre le raccontava ogni dettaglio di quello che le avrebbe fatto. "Ti metterò in ginocchio davanti al cesso, con le gambe ancora aperte e la sua roba che ti cola giù. E mentre leccherai lo sperma dal pavimento, io ti prenderò per i capelli e ti sfonderò il culo ancora una volta."
"E poi?" chiese Adele.
"Poi chiamerò tutti gli uomini fermi al bancone e li porterò da te. Gli farai un pompino ad uno ad uno ti farai sborrare in faccia e poi sporca di sperma torniamo a casa e tu puliro tutta mentre ti fotto nuovamente il culo.
"Vennero contemporaneamente eccitati da quella visione che avrebbero realizzato il giorno seguente.
Il respiro affannoso di Adele si mescolava al sudore che gli colava lungo la schiena, mentre le dita di Mario le stringevano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato lividi viola per giorni. "Domani," sibilò lui contro la sua nuca, il cazzo che le pulsava ancora dentro mentre la teneva inchiodata al materasso. "Domani ti farò vedere cosa significa essere davvero la mia troia."
Adele annuì freneticamente, incapace di parlare, il corpo ancora scosso dagli ultimi spasmi dell'orgasmo. Le labbra le tremarono quando Mario finalmente si ritirò da lei, il suono umido del suo cazzo che usciva dal suo culo allentato facendole emettere un gemito strozzato. "Non vedo l'ora," riuscì a sussurrare, voltandosi su un fianco per guardarlo mentre lui si addormentava lentamente.
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