Il riccone e la troietta

di
genere
corna

"Che ne dici se ci facciamo pagare il viaggio di nozze da qualcun altro?" chiese Antonella, accarezzando con unghie laccate di rosso la nuca del fidanzato.
Mario alzò lo sguardo dal giornale sportivo, la cicatrice sopra il sopracciglio che gli si increspò in quell’espressione tra lo stupito e il divertito che Antonella conosceva bene. "Chi cazzo ce lo pagherebbe, non abbiamo parenti generosi?"
Lei ridacchiò, slacciando con un dito il reggiseno sotto la maglietta aderente, lasciando che i capezzoli duri premessero contro il cotone sottile. "Non un parente, ma qualcuno che sarebbe disposto a farlo pur di scoparmi." La voce era un miele caldo che Mario conosceva troppo bene - quel tono da gatta in calore che precedeva sempre le sue idee più folli.
Il ventilatore oscillante spingeva l’aria umida della sera tra le tende sottili, mescolando l’odore del gel disinfettante per i piatti con quello del sudore asciutto sulle loro pelle. Antonella si strusciò contro la sua gamba, i sandali con il tacco lasciati da qualche parte nel corridoio insieme alle buone intenzioni.
E dove lo trovi uno disposto a pagare i ventimila euro, necessari per il viaggio di nozze, per scoparti?
Non ho bisogno di trovarlo so già chi potrebbe essere. Ti ricordi quel vecchio riccone dell’hotel dove lavoravo l’estate scorsa. Quello con la villa a Portofino e l’anello dello stemma di famiglia che luccicava pure al buio."

Mario lasciò scivolare il giornale sulle ginocchia, le dita che stringevano i fogli diventando improvvisamente molli. "Quel dinosauro con la pancia da birra e le mani sudate? Quello che ti fissava il culo ogni volta che attraversavi la hall?"
"Si proprio lui. Un giorno mentre gli servivo da bere mi sussurrò che avrebbe pagato qualsiasi cifra per avermi.
Antonella si morse il labbro inferiore, facendo scivolare la mano sotto la maglietta di lui, le unghie che graffiavano dolcemente l'addome tonico. " Immagina quanto pagherebbe per toccare ciò che tu hai gratis ogni sera." La sua mano scese più in basso, sfiorando la crescente erezione attraverso i pantaloni di lino. "E immagina quanto potremmo chiedere... se fossi disposta a fare di tutto con lui, se tu fossi d'accordo."
La stanza sembrò restringersi attorno a Mario mentre il ventilatore continuava il suo giro lento, spostando una ciocca di capelli bagnati sulla fronte di Antonella.
" Se per te va bene, io sono d'accordo ma vogli spiarti mentre lo fate."
"Bene" disse alzandosi all'improvviso. Il sedere che sfiorò l' erezione di Mario con calcolata nonchalance, e prese il telefono dal tavolino di vetro. "Ho ancora il suo numero. " Le dita danzarono sullo schermo con la sicurezza di chi sta per tirare il grilletto di una pistola carica.
Tre giorni dopo, l'odore di colonia troppo costosa riempì il loro salotto quando il vecchio - che si faceva chiamare Conte ma si chiamava semplicemente Roberto - oltrepassò la porta. Antonella indossava un vestito con un abito rosso che si apriva al minimo movimento, il reggiseno push-up che spingeva i seni quasi fino al mento. Mario si era nascosto nell'armadio a muro, il legno che vibrava ad ogni sua respirazione troppo affannosa, la fessura tra le ante che gli offriva una visuale perfetta.
Roberto entrò come un toro in uno spazio troppo piccolo, la sua pancia da birra che premeva contro il tessuto costoso della giacca. L'odore della sua colonia - qualcosa di speziato e stantio - si mescolava all'aria già densa del salotto. Antonella sorrise, quel sorriso a metà tra l'innocente e la troia che sapeva far tremare le ginocchia agli uomini. "Conte, che piacere, rivederla" sussurrò, facendo scivolare una mano lungo il suo braccio mentre con l'altra chiudeva la porta a chiave con un *clic* che sembrò echeggiare nell'armadio dove Mario tratteneva il fiato.
"Antonella... mi hai detto al telefono che avevi qualcosa di *speciale* da mostrarmi," borbottò Roberto, le dita grasse che già si aggrovigliavano nella cintura. Lei rise, un suono cristallino che sapeva di menzogna dolce, e fece un passo indietro, lasciando che l'abito si aprisse ulteriormente, mostrando il reggiseno che sembrava fatto più di aria che di stoffa. "Qualcosa di speciale sì," ammiccò, "ma prima... il nostro accordo?"
Roberto sbuffò, estraendo un portafoglio gonfio come la sua vanità. "Ventimila euro, come concordato. Metà ora, metà dopo se avrai mantenuto tutte le mie aspettative." Le banconote sfarfallarono nell'aria prima che Antonella le afferrasse con la grazia di un rapace. "Perfetto," sussurrò, avvicinandosi fino a sentire il suo respiro pesante. "Allora... vuoi vedere come mi diverto quando Mario non c'è?"
Nell'armadio, Mario sentì le proprie unghie conficcarsi nei palmi e l'eccitazione crescere nei suoi pantaloni. L'odore del legno, del sudore, del desiderio altrui che riempiva la stanza - tutto si mescolava in una piacere inaspettato che lo teneva inchiodato al posto. Vide Antonella abbassarsi lentamente, le labbra carnose che si posavano sul sesto bottone della camicia di Roberto. "Sai," sussurrò mentre lo slacciava con i denti, "ho sempre sognato di fare l'amore con un uomo... esperto. Con un vero signore come te"
Le dita grasse di Roberto tremavano mentre Antonella con lentezza teatrale slacciava un bottone dopo l'altro della sua camicia di seta. La stoffa scivolò sulle spalle untuose dell'uomo, rivelando un torso pallido e flaccido dove i peli grigi si aggrovigliavano in disordine. Lei fece scivolare le unghie rosse lungo la pancia molle, sentendola contrarsi sotto il tocco. "Che pelle... sensibile," bisbigliò con voce zuccherosa, nascondendo un ghigno quando l'uomo emise un gemito strozzato.
Nell'armadio, Mario sentiva il legno scricchiolare sotto il suo peso ogni volta che si spostava per mantenere la visuale. Il sudore gli colava lungo la schiena, impregnando la maglietta che gli aderiva alla pelle come una seconda cute. Vide Antonella inginocchiarsi con esagerata grazia, le cosce che si aprivano nell'abito rosso come petali di un fiore avvelenato. Le labbra dipinte si avvicinarono alla cintura di Roberto, i denti che afferravano la fibbia con un *clic* metallico. "Lasciami fare, tesoro," sussurrò, la voce carica di una falsa dolcezza che fece rabbrividire Mario.
Roberto barcollò quando Antonella gli tirò giù i pantaloni insieme alla mutanda di seta, rivelando un'erezione floscia che si drizzò sotto l'attenzione delle sue dita esperte. "Cristo santo," gemette l'uomo, le mani che si aggrappavano ai suoi capelli mentre lei soffiava aria calda sulla pelle tesa. Mario vide la scena attraverso la fessura: Antonella che si leccava le labbra con teatralità, la punta della lingua che sfiorava la punta del cazzo di Roberto prima di ingoiarlo tutta d'un colpo.
L'uomo emise un suono tra il ringhio e il singhiozzo, le ginocchia che vacillarono mentre Antonella muoveva la testa con ritmo lento, esagerato, ogni movimento studiato per la visuale di Mario. Le sue dita si strinsero attorno alle natiche flosce di Roberto, le unghie che affondavano nella carne mentre lo succhiava con un rumore umido che riempì la stanza. "Dio, come sei brava," ansimò l'uomo, le mani che le stringevano il cranio come se temesse di svuotarsi troppo presto.
Roberto si piegò in avanti con un gemito, le dita che si conficcarono nei capelli di Antonella mentre lei accelerava il ritmo, le labbra che si serravano intorno alla sua erezione con precisione chirurgica. Dal suo nascondiglio, Mario vedeva ogni dettaglio: la gola di Antonella che si contraeva mentre ingoiava, la piccola fossetta che appariva sulla sua guancia quando succhiava con forza, le lacrime che le lucidavano gli occhi mentre si spingeva più in profondità, e istintivamente la sua mano scese a toccarsi il cazzo gia duro sotto i pantaloni.
"Fermi... fermati..." ansimò Roberto, tirandola per i capelli con una forza che fece sbattere le palpebre a Mario. Ma Antonella scosse la testa, aumentando invece il ritmo, le mani che ora stringevano le cosce flaccide dell'uomo mentre lo faceva venire con violenza, la bocca che non lasciava scampo neanche quando lui iniziò a tremare.
Quando finalmente Roberto si svuotò nella sua gola con un urlo strozzato, Antonella non si ritrasse. Lo tenne fermo, succhiando fino all'ultima goccia, poi si lasciò cadere all'indietro sulle sue caviglie con un'espressione da gatta soddisfatta. "Era da tanto che non lo facevi, vero?" sussurrò, pulendosi le labbra con il dorso della mano in un gesto che sapeva fare sembrare sporco.
Roberto barcollò, le gambe che tremavano mentre cercava di riprendere fiato. "Cristo... non lo facevo così bene neanche a vent'anni," ansimò, cercando di riabbottonarsi la camicia con dita malferme. Antonella rise, alzandosi con fluidità felina e facendo scivolare l'abito rosso dalle spalle fino a lasciarlo cadere in un mucchietto ai suoi piedi.
Roberto era ancora rosso in volto, il respiro affannoso mentre cercava di riprendere il controllo delle proprie gambe. Antonella lo osservò con un sorriso languido, facendo scivolare le dita lungo il bordo del suo reggiseno push-up, lasciando che i seni quasi traboccassero dalla stoffa nera. "E ora, Conte... vuoi vedere cosa faccio quando *davvero* mi eccito?" sussurrò, la voce carica di una promessa che fece rabbrividire persino Mario, nascosto nell'armadio con le unghie conficcate nel legno e la mano destra stratta sul cazzo.
Il vecchio annuì con avidità, la bocca semiaperta mentre Antonella si voltò lentamente, mostrandogli il fondoschiena perfetto che riempiva la tanga di pizzo. Con un movimento studiato, si abbassò sul divano, le ginocchia che affondavano nel tessuto mentre si sistemava a quattro zampe, la schiena inarcata come una gatta in calore. "Vieni qui," mormorò gettandogli un'occhiata sopra la spalla, le labbra umide ancora lucide della sua stessa saliva. "Mostrami quanto vale davvero il tuo stemma di famiglia."
Roberto barcollò verso di lei, le mani sudate che le afferrarono i fianchi con una forza che lasciò segni rossastri sulla pelle. Antonella emise un finto gemito di piacere, nascondendo un sorriso quando sentì l'uomo cercare goffamente di infilarsi dentro di lei. Nell'armadio, Mario vide il sudore che colava lungo la schiena del vecchio, le pieghe della pelle che si muovevano con ogni movimento maldestro. Antonella, invece, si muoveva con la fluidità di un'esperta, le anche che ondeggiavano incontro a quelle di Roberto con un ritmo che sembrava studiato per farlo impazzire.
"Più... più forte," ansimò Antonella, afferrando un cuscino e premendolo contro il viso in un gesto che sapeva avrebbe acceso la fantasia del vecchio. Le sue dita affondarono nel tessuto mentre fingeva di essere sopraffatta dal piacere, le unghie che strappavano quasi la fodera. Roberto ringhiò, afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa, rivelando il collo lungo che subito affondò con baci bagnati e morsi. Antonella chiuse gli occhi, lasciando che la rabbia del vecchio si sfogasse sulla sua pelle, sapendo che ogni livido avrebbe solo aumentato il loro bottino.
Roberto spingeva con movimenti scomposti, il respiro affannoso che si mescolava ai falsi gemiti di Antonella. Lei aveva imparato presto il trucco: contrarre i muscoli al momento giusto, arcuare la schiena come se fosse presa dal vortice del piacere, lasciare che le lacrime le rigassero il trucco per simulare un'estasi che non avrebbe mai provato con quelle mani flaccide addosso. "Dio, sei bellissima, hai una fica vellutata e calda" ansimò l'uomo, le dita che le affondavano nei fianchi mentre cercava di accelerare un ritmo che le sue ginocchia malandate non riuscivano a sostenere.
Antonella gettò un'occhiata furtiva verso l'armadio, dove sapeva che Mario stava osservando ogni dettaglio. Con un sorriso appena accennato, cambiò posizione, rotolando sul dorso e attirando Roberto sopra di sé. Le gambe gli si avvolsero attorno alla vita come serpenti, i tacchi che gli scavavano nella schiena per spingerlo più dentro. "Fottimi come se fossi l'ultima donna sulla terra," sussurrò, le unghie che gli graffiavano la pelle flaccida del petto mentre lo guidava dentro di sé con movimenti esperti.
Nell'armadio, Mario sentiva il legno scricchiolare sotto la stretta delle sue dita. Il sudore gli colava lungo le tempie mentre osservava Antonella trasformarsi nella puttana perfetta sotto i suoi occhi, le espressioni studiate, i gemiti calibrati, ogni movimento calcolato per far impazzire quel vecchio ricco e vanitoso. Vide Roberto abbassarsi per morderle il collo, lasciando lividi violacei che Antonella avrebbe mostrato a Mario più tardi, orgogliosa come una guerriera che espone le sue cicatrici.
"Sto per... Cristo, sto per venire di nuovo," grugnì Roberto, il viso paonazzo mentre cercava di trattenersi. Antonella rise, un suono carnale che fece vibrare l'aria, e lo strinse con i muscoli interni, sentendolo esplodere dentro di sé con un urlo roco. Lo tenne stretto, facendolo spasimare fino all'ultima goccia, poi lo lasciò rotolare via, esausto e sudato.
Roberto rotolò sul fianco, il respiro affannoso mentre cercava di recuperare, la pelle lucida di sudore che rifletteva la luce fioca della lampada. Antonella si alzò con grazia studiata, facendo scivolare una mano lungo il proprio corpo come per controllare che tutto fosse ancora al suo posto. I seni, ora liberi dal reggiseno, oscillavano leggermente mentre si dirigeva verso il tavolino dove Roberto aveva lasciato il portafoglio. "Mi sembra che la seconda metà del pagamento sia meritata, non credi?" sussurrò, aprendolo con unghie rosse che sembravano artigli pronti a ghermire la preda.
Nell'armadio, Mario trattenne il fiato . Vide Roberto alzare una mano tremante verso di lei, le dita che cercavano di afferrarle un polpaccio mentre passava. "No... non è finita,.Ansimò l'uomo, la voce roca dalla fatica. Antonella si voltò lentamente, lasciando che i suoi seni sfiorassero il viso sudato dell'uomo. "Lo so Conte, pensavi che ti avrei fatto pagare così tanto per solo due scopate?" ridacchiò, lasciando cadere le banconote sul tavolo con nonchalance. "Ma prima... hai ancora le forze?"
Roberto annuì con avidità, nonostante le gambe che ancora tremavano. Antonella lo osservò con sguardo da predatrice, poi si abbassò fino a sedersi sulle sue cosce, sentendo il suo membro già mezzo eretto sotto di lei. "Allora dimostramelo," sussurrò, afferrandolo con una mano e guidandolo dentro di sé con un movimento fluido che fece gemere entrambi. Cominciò a muoversi con ritmo lento, i fianchi che ondeggiavano come se danzassero su una musica che solo lei poteva sentire.
Le unghie di Antonella affondarono nel petto peloso di Roberto mentre accelerava il ritmo, i seni che rimbalzavano ad ogni movimento. "Ecco... così," ansimò, gettando un'occhiata furtiva verso l'armadio dove sapeva che Mario stava osservando. Vide la fessura tra le ante restringersi leggermente - segno che il fidanzato si era avvicinato per non perdere nemmeno un dettaglio. Questo la eccitò più di qualsiasi cosa potesse fare Roberto.
Roberto grugnì come un maiale al macello mentre Antonella gli cavalcava il cazzo con movimenti fluidi e precisi, ogni affondo calcolato per massimizzare il suo piacere e minimizzare lo sforzo. La pelle flaccida del vecchio tremolava sotto di lei, il sudore che colava lungo le pieghe del suo collo come linfa da un albero marcio. Antonella inclinò la testa all'indietro, lasciando che i capelli le scivolassero lungo la schiena, un gemito teatrale che le usciva dalle labbra mentre stringeva i muscoli interni intorno alla sua erezione afflosciata.
"Sto... sto per..." ansimò Roberto, le mani che le afferrarono i fianchi con disperazione, le dita che affondavano nella carne morbida lasciando lividi a forma di mezzaluna. Antonella rallentò il ritmo, facendolo agonizzare, poi accelerò di colpo con un movimento delle anche che lo fece urlare. Lo sentì scaricarsi dentro di sé con uno spasimo violento, il suo seme tiepido che le colava lungo le cosce mentre lei continuava a muoversi, estraendo ogni ultima goccia di piacere dall'uomo esausto.
Nell'armadio, Mario aveva le mani così strette a pugno che le unghie gli avevano lasciato segni sanguinanti sui palmi. Il respiro gli usciva a fiotti corti attraverso le narici dilatate, il cazzo così duro che gli doleva contro la zip dei jeans. Vide Antonella alzarsi dal corpo tremante di Roberto con la grazia di un ghepardo sazio, il suo sex stillicidio di fluidi che macchiava la pelle pallida dell'uomo. Si pulì con nonchalanza usando un lembo dell'abito rosso abbandonato a terra, poi si voltò verso l'armadio, fingendo di sistemarsi i capelli mentre sorrideva direttamente alla fessura dove sapeva che Mario la stava guardando.
"Allora, Conte," sussurrò Antonella, accarezzando la coscia tremante di Roberto con unghie rosse, "sono valsi i tuoi soldi?" L'uomo annuì con la testa che ancora gli ciondolava sul petto, la bocca semiaperta mentre cercava di riprendere fiato. Antonella rise, un suono di campanelli che nascondeva lame affilate, e raccolse il portafoglio dal tavolino. Contò le banconote con dita esperte, poi lo lasciò cadere sul petto sudato dell'uomo. "Grazie per la donazione... per il nostro viaggio di nozze."
"Spero che... che il tuo fidanzato sappia che tipo di troia ha per mano," borbottò l'uomo, il fiato che ancora gli usciva a scatti. Antonella gli sorrise, afferrandogli il mento flaccido tra pollice e indice. "Oh, tesoro," sussurrò con voce carica di fiele dolce, lui lo sa e gli sta bene cisì. "
Nell'armadio, Mario sentì il legno gemere sotto la stretta delle sue dita quando Antonella si avvicinò alla porta con un'andatura da predatrice. Vide il riflesso della lampada sui suoi seni ancora umidi di sudore, i capezzoli duri che sfiorarono il vetro del tavolino quando si chinò a raccogliere l'abito rosso. Con un movimento fluido, lo fece scivolare sulle spalle senza infilarlo davvero, lasciando che l'ampia scollatura mostrasse ancora i seni sodi e i lividi violacei lasciati dalle dita di Roberto.
"Ho sentito che la Thailandia è meravigliosa in questo periodo," disse improvvisamente Antonella, voltandosi verso Roberto che russava mezzo svenuto sul divano. Le unghie rosse tamburellarono sul vetro mentre osservava il vecchio ripiegarsi su se stesso come un pupazzo senza fili. "Tutti quei templi... quelle spiagge..." La voce le si fece più bassa, più roca, mentre si avvicinava all'armadio dove sapeva che Mario stava tremando. "Ma sai cosa mi piacerebbe davvero vedere?"
La serratura dell'armadio scattò con un clic metallico che fece trasalire Roberto nel suo torpore. Antonella estrasse Mario dal nascondiglio con un gesto brusco, i suoi occhi che bruciavano di una fiamma nuova quando vide l'erezione che gli deformava i pantaloni. "Il tuo cazzo nel mio culo mentre quel vecchio ci guarda," sussurrò direttamente nell'orecchio di Mario, le labbra umide che ne succhiavano il lobo.
Roberto emise un grugnito semicosciente quando Antonella lo strattonò per un braccio flaccido, sistemandolo sulla poltrona con la brutale efficienza di un'infermiera stanca. "Svegliati, Conte," lo schiaffeggiò senza troppa forza, giusto quel che bastava perché gli occhi vitrei si riaprissero. "Lo spettacolo non è finito."
Mario aveva la schiena premuta contro il muro, le mani che cercavano un appiglio mentre Antonella gli sfilava i jeans con i denti. " Davanti a... lui?" La voce gli si spezzò quando lei gli afferrò il cazzo con una mano gelida di sudore, stringendo con una pressione che sapeva essere sia promessa che punizione.
"Esattamente qui." Antonella si voltò verso Roberto, mostrandogli il sedere perfetto ancora lucido del sudore di entrambi. "Vuoi vedere come lo scopo quando *davvero* mi piace?" Fece scivolare la tanga di pizzo lungo le cosce con movimenti da spogliarellista, lasciandola penzolare da una caviglia mentre si inchinava davanti al vecchio come una cortigiana. "E tu," si voltò verso Mario con uno sguardo che avrebbe potuto fondere il metallo, "rompimi il culo come se fossi la tua puttana personale."
Roberto emise un gemito rauco quando Antonella gli afferrò la mano e la guidò tra le sue cosce, costringendolo a sentirla bagnata e aperta. Mario vide le dita dell'uomo affondare nella carne di lei con rinnovato interesse, mentre le proprie palle si contraevano in un nodo di eccitazione.
"Adesso," ordinò Antonella, voltandogli le spalle e piegandosi in avanti sul bracciolo del divano, il culo perfettamente esposto sotto gli occhi strabuzzati di Roberto. "Fallo davanti al nostro nuovo amico."
Il primo affondo di Mario fu brutale, un colpo secco che fece urlare Antonella in un misto di dolore e piacere. Le sue unghie graffiarono il tessuto del divano mentre lui la prendeva con una furia che non le aveva mai mostrato, le cosce che sbattevano contro le sue natiche con un rumore di carne che echeggiava nella stanza afosa. Roberto osservava ipnotizzato, la bocca semiaperta mentre la mano gli scivolava lungo il proprio membro flaccido in un tentativo di rianimarlo.
"Più... forte, spaccami tutta, spingimelo fino in fondo" gemette Antonella, voltando la testa per guardare Mario con occhi lucidi. La sua schiena si inarcò quando lui le afferrò i fianchi con forza, lasciando lividi a forma di mezzaluna sulla pelle già segnata. Il ritmo divenne frenetico, il sudore che colava lungo la schiena di Mario mentre la scopava con una rabbia che sembrava accumulata da anni. Roberto emise un suono strozzato quando Antonella allungò una mano per afferrargli i capelli grigi, costringendolo a guardare mentre il fidanzato le sfondava il culo.
"Ti piace guardare, vecchio?" sibilò Antonella, la voce rotta dagli scossoni. Le sue dita si strinsero nei capelli di Roberto mentre Mario aumentava il ritmo, ogni colpo che la spingeva in avanti contro il bracciolo. "Ecco... ecco come mi scopa mio marito quando... quando sono stata una brava troia." Le parole le si spezzarono in un urlo quando Mario le afferrò i capelli a sua volta, tirandole indietro la testa fino a scoprirle la gola pulsante.
"Non vuoi... vuoi toccare mentre mi scopa?" ansimò Antonella, afferrando la mano flaccida di Roberto e trattenendola tra le sue gambe. "Senti... senti quanto sono bagnata."
Roberto emise un suono gutturale quando le sue dita si impigliarono nel pelo bagnato di Antonella, sentendola contrarsi intorno al cazzo di Mario che le penetrava il culo con violenza ritmica. Poi Mario non riuscì a trattenersi e scaricò tutta la sua sborra nel culo di Antonella che sbarrò gli occhi, un'espressione di finto stupore che sapeva eccitare entrambi gli uomini. "Dio, quanta sborra, mi hai riempita." gemette, contraendo i muscoli interni intorno a Mario mentre guidava le dita tremanti di Roberto più in profondità nella sua fica facendole bagnare con un misto dei suoi umori e della sborra di Mario che fuoriusciva abbondante dal suo buco del culo. Poi il cazzo di Mauro, afflosciatosi, usci dal culo di Antonella che grondante di sperma si girò verso Roberto che emise un suono tra il ringhio e il singhiozzo. Lei gli spinse la faccia tra le natiche, costringendolo a respirare l'odore acre del sesso e del sudore che impregnava la sua pelle. Le sue unghie le affondarono nei fianchi mentre la lingua gli strisciava lungo il solco con movimenti goffi, cercando di penetrarla come Mario aveva fatto pochi minuti prima.
"Ecco, sì... leccami via tutto il suo seme," mormorò Antonella con voce roca, piegandosi in avanti per offrirgli un accesso migliore. Le dita dell'uomo le afferrarono i fianchi con forza disperata mentre la lingua gli esplorava il buco ancora aperto, ogni leccata che lo faceva tremare come un albero in tempesta.
Le mani flaccide dell'uomo si aggrapparono ai fianchi di Antonella mentre lei ancora ansimava per la scopata brutale di Mario, il suo culo rosso e martoriato che luccicava di sudore nella luce fioca. "Ora... ora ti voglio inculare io," ansimò Roberto con voce strozzata, le dita che affondavano nella carne di Antonella come artigli d'aquila.
"Ah, il Conte vuole giocare a fare il padrone?" sussurrò, lasciandosi scivolare dalle braccia di Mario per inginocchiarsi davanti a Roberto con una sottomissione che sapeva essere una menzogna. Le sue labbra si avvicinarono alla pancia flaccida dell'uomo, la punta della lingua che disegnava un percorso lungo la peluria grigia e sudaticcia. "Ma sei sicuro di potermi prendere come ha fatto lui?"
Roberto emise un suono gutturale quando Antonella gli afferrò il membro semi-eretto con le unghie rosse, stringendo appena sufficiente da farlo gemere senza stimolarlo davvero. "Lo... lo farò," ansimò lui, con le dita che le si conficcavano nei capelli come radici marce. "Hai preso i miei soldi... ora prendi il mio cazzo fino a quando io dirò basta"
Antonella rise, un suono di campanelli che nascondeva lame affilate, e si voltò lentamente, offrendogli il culo ancora dolorante e aperto. Le sue natiche erano rosse per gli schiaffi di Mario, i segni delle dita ancora visibili sulla pelle. "Allora prendimi il culo." sussurrò, piegandosi in avanti sul bracciolo del divano con un'esagerata arco della schiena che sapeva avrebbe acceso la fantasia di entrambi gli uomini.
Roberto tremò come un albero malato quando Antonella gli guidò il membro flaccido tra le natiche ancora aperte, le sue dita grinzose che le affondavano nei fianchi con una disperazione patetica. "Stretta... così stretta," ansimò, la voce roca mentre cercava di penetrarla con movimenti goffi che fecero rabbrividire Antonella.
"Dio, non riesci nemmeno a entrare, vero?" sibilò Antonella, voltando la testa per guardare Roberto con occhi carichi di disprezzo mascherato da finta pietà. Le sue unghie rosse affondarono nelle cosce flaccide dell'uomo mentre lo guidava dentro di sé con un movimento brutale che lo fece urlare. "Ecco, prendi la tua puttana, vecchio."
Roberto si contorse sopra di lei come un verme infilzato, il respiro affannoso che gli usciva a fiotti mentre cercava di mantenere un ritmo. Antonella fingeva gemiti teatrali, contraendo i muscoli al momento giusto per simulare un piacere che non avrebbe mai provato con quelle mani tremanti addosso.
Roberto spingeva con movimenti scoordinati, i fianchi che tremavano sotto lo sforzo mentre Antonella simulava un orgasmo con tale convinzione che persino Mario, trattenne il respiro. Le sue dita affondarono nel divano quando l'uomo le piombò addosso con tutto il peso del suo corpo sudaticcio, gemendo come un animale ferito mentre si svuotava dentro il suo culo con uno spasimo patetico.
"Che... che puttana sei," rantolò Roberto, rotolando via con un tonfo molle sul divano, il petto che si sollevava affannosamente. Antonella si pulì con un gesto sprezzante usando la sua stessa cravatta, poi si voltò verso Mario con un sorriso a denti stretti che solo lui poteva decifrare.
Si alzò con la fluidità di un gatto, raccogliendo il vestito rosso dal pavimento senza infilarlo, lasciando che il suo corpo segnato e lucido di sudore restasse in mostra. "Mi sembra che ora finalmente possiamo concludere l'accordo" sussurrò, avvicinandosi al vecchio ormai esausto. Le dita gli frugarono nelle tasche , estraendo un portafoglio di coccodrillo gonfio di banconote.

Roberto cercò di protestare con un grugnito, ma Antonella lo zittì posandogli un dito sulle labbra. "Shh, Conte. Non rovinare il bel ricordo che hai di me." Contò i soldi velocemente, poi lasciò cadere il portafoglio vuoto sul suo stomaco flaccido. "Grazie per il finanziamento del nostro viaggio di nozze."

"Arrivederci, Conte," sussurrò Antonella con voce melata, mentre sistemava l'ultima banconota nella borsetta di pelle. Le labbra carnose sfiorarono la guancia sudata di Roberto con un bacio che sapeva di menzogna e menta. "Saremo in giro per il mondo un mesetto... ma al nostro ritorno, sai dove trovarci."

scritto il
2026-06-18
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