Al fiume

di
genere
etero

Estate, vacanze scolastiche universitarie.
Gli esami alle spalle, resta qualche settimana a casa, con gli amici di sempre.
Nella penombra della notte estiva sono al pc, nei primi anni 2000 non c'era whatsapp e gli sms costavano. Si passavano le serate nelle chat mirc, tra amicizie reali e virtuali. Mi scrive lui, amico da anni, il primo orgasmo, la prima notte di petting. Studiamo in due città diverse, e in realtà nessuno dei due è interessato a una relazione. Ma il sesso, sia virtuale che reale con lui è una bomba. I nostri corpi sanno trarre il meglio l'uno dall'altro. Senza pretese, senza impegno, ma quando c'è l'occasione, niente riesce a trattenermi dal succhiare quel gran bel cazzo. Vista l'estate calda, ci accordiamo per un giro al fiume il giorno seguente. C'è una pozza ghiacciata, con vicino un roccione per i salti. Difficile da raggiungere, quindi partiamo con le scarpe da ginnastica. Pochi passi nel bosco fitto e impervio. Una mano si tende per un aiuto in un passaggio scivoloso. Ed ecco, è sufficiente. Non rispondo più di me. Lui si avvicina e strizza le mie grandi tette, arrampicate sul bel busto da giovane. Quelle tette che tanti guardano con bramosia, ma che non tutti sanno far eccitare. Mi avvicino, gli abbasso il costume. Quanto mi eccita quel cazzo. Lo prendo in mano, e come sempre è bello duro, possente, pulsante. Avvicino la lingua, le labbra, lo accolgo in bocca. Sento le sue dita scendere verso la mia fessura palpitante, che non aspettava altro. Entrambi sappiamo quello che vogliamo, godere forte uno dall'altro. Si sente un rumore nel bosco, ci abbassiamo per nasconderci. Qualcuno passa in lontananza, ma non basta per fermare i bollori e l'eccitazione. Come amo calarmi su quel bel cazzo, sentirlo entrare scivolando, perché mi fa bagnare tantissimo. Il pendio offre la posizione ideale, e con le ginocchia ben salde posso scoparlo forte, mentre lui si occupa dei miei capezzoli con le mani e con la lingua. Godo, godo forte, ma non voglio ancora che finisca. Torno fuori e lo riprendo in bocca e tra le tette. Non ne ho mai abbastanza, e sento le sue dita continuare a stringermi. Vengo forte, le gambe mi tremano, ma non è finita. Ho fame del suo cazzo, lo lecco e lo ingoio, fino a quando lo sento esplodere in bocca. Assaporo fino all'ultima goccia, e restiamo qualche secondo a riprendere fiato. Ci avviciniamo alla pozza, l'acqua gelida è un toccasana nel caldo dell'estate, ma il rischio che arrivi qualcuno alla pozza ci fa trattenere dal bis. Ci sono relazioni che non si possono spiegare.
scritto il
2026-08-08
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