Oslo

di
genere
etero

Ero nel mio ufficio a Dusseldorf, quando si apre la porta ed entra lei.
-Ciao, sono Lledó.
M hanno mandato da Madrid-
e mi da una lettera, che spiega che sta facendo uno stage, e m.accompagnerá in Norvegia per una serie di interviste.

Le sorrido e la faccio accomodare.
Mi spiega quello che deve fare.
-pratica- le dico -pratica e nulla piú-
Non posso farne a meno, e la guardo.
Non si puó dire che sia bella. É una ragazza carina ma normale.
Alta 1,70, capelli tipo caschetto anni 90,occhi nocciola, molto magra, poco seno, un cvletto di tutto rispetto, e due gambe fini.
Un maglioncino, minigonna (ma non tanto mini) di jeans, collant neri e stivaletti neri.
Dal suo veloce movimento, capisco che ha capito che la stavo squadrando e l avevo incomodata.
É giovane, impacciata.
Il giorno dopo, siamo ad Oslo. Bel tempo e se facciamo tutto, la sera saremo giá di ritorno in Germania.
Due interviste con due gruppi di true norwegian black metal.
-lledó, prepara tu l intervista.
Parla, chiedi. Guida tu l intervista.
La prima, parte bene ma devo intervenire un paio di volte, perché sta uscendo di tema.
La seconda invece, va bene.
Lei parla ed io la guardo.
Gli occhi sicuri,il busto in avanti le gambe accavallate.
Gioca con il tacchetto sul pavimento.
Poi mi rendo conto che non ha il reggiseno.
Ha poche tette vero, ma vuoi per la pressione dell intervista, ha i capezzolini duri.

Il cantante, un tipo alto e con faccia da poco amico, s alza mi saluta, da grazie a Lledó e se ne va.
Le faccio un applauso.
-beh...direi che sei andata alla grande! Ora andiamo a festeggiare la tua prima intervista.
Lledó é su di giri.
Mi s avvicina un paio di volte mentre andiamo ad un bar e cerca un contatto fisico.
Mi cammina davanti, sculettando e ogni tanto si gira, come per vedere se la seguo (sa che le sto guardando il cvlo) e mi sorride.
Al bar, prendiamo un aperitivo a cui seguono altri due martini.
La mente si annebbia un po e comincio a guardarla bene. Mi attrae.
Lei ride e un paio di volte si "stira" tirando su le braccia, facendo sí che si vedono i capezzoli duri.
Mi prende guardandola ma sembra non l incomodi piu, anzi.
-andiamo fuori...ho bisogno d aria- mi dice alzandosi.
La seguo. Alla porta d uscitaapprofittando la gente, mi attacco a lei, sfiorandole il culo con la mano. Lei mi guarda e sorride.
Qiesta volta la ritocco , prendendole la chiappa in mano e strizzandogliela un po.
Ha un brivido e s attacca ancora di piu.
Appena fuori, la giro e le metto la lingua in bocca.
A contrario di quanto m aspettassi (uno schiaffo!), mi butta le braccia al collo, alzandosi sulla punta degli stivaletti. Con le due mani, la prendo per il culo, strizzandoglielo e tirandomela ancora piu verso me.
-a che ora abbiamo l aereo?
-c é tempo. Ma non molto.
Prendiamo un taxi ed andiamo in aereoporto. Ci comportiamo come due adolescenti, baciandoci e fregandocene del tassista che ci guarda con un po di schifo.
Lasciamo i trolley.
-rimangono 40'...
Andiamo ai bagni. Lei entra in uno ed io, aspetto il momento per entrare. Entro. Il bagno é piccolo, quasi non ci si puó muovere.
Si gira e mi prende le mani
-toccami le tette, come hanno fattotutti i miei compagni!
Dio che capezzoli. Sta ansimando, buttando la testa in dietro e cercando la mia bocca.
Lascio una tettina e porto la mano alla figa: é fradicia.
Tiro fuori il cazzo. Con difficoltá, lei si siede sul water cominciando a ciucciarlo. Si ferma, quando tre signore entrano nei bagni ridendo e cercando di aprire il nostro.
Si rimette a succhiarlo, mentre mi guarda divertita
Voglio scoparla: si toglie e mi passa uno stivaletto per poter togliersi il collant.
Me ne sbatto ed infilo il cazzo nello stivale. Immagino il suo piedino.
Lei mi guarda con stupore
-que haces???? Ti stai facendo una sega nel mio stivale?
Lo riprende e se lo infila.
Non resisto piú: le faccio mettere una gamba sul cesso e glielo sbatto dentro.
La scopo, lei gode e mi guarda mentre le strizzo le tettine.
Vorrebbe gridare, io anche ma fuori é entrata altra gente.
Dobbiamo farlo in silenzio.
Sento che devo sborrare.
-correte fuera! Mi dice
Tiro fuori il pisello, giusto a tempo per sborrarle sul culetto e la figa.
La sborra le cola. Lledó si gira e mi pulisce la cappella con la bocca.
-gracias- mi dice sottovoce.
Ci rimettiamo un po a posto.
Usciamo dal cesso, come se nulla fosse, davanti allo sguardo stupefatto di due signore anziane.
Io esco e Lledó si ferma per lavarsi le mani e la faccia.
La guardo uscire ridendo.
-é stato eccitante vero?
Mi dice ancora in preda dell eccitazione.
-si...devo ammettere di si.

Arrivati a Dusseldorf, l accompagno in hotel.
-spero di rivederti presto. Anzi, chiederó di vederti piú volte per darti piú consigli.
Lledo mi sorride, mi da un bacio e dice
-aspetta, sono per te.
E mi mette in mano i suoi collant.







scritto il
2026-06-16
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