Il perdonl
di
Miguel G. M.
genere
etero
Karla m aveva fatto davvero incazzare. Erano due giorni che non ci parlavamo. Situazione davvero strana.
Domenica mi chiede seccamente se voglio andare a correre. Annuisco.
Dopo 10' siamo pronti.
Chiudo casa e quando mi giro, Karla sta giá correndo lungo la stradina che va verso la collina.
Guardo il cielo plumbeo, l aria sa di acqua.
Raggiungo Karla e mi metto dietro lei, guardandole il culetto sodo.
Voglio far pace, ma a volte l orgoglio é piu forte di me.
Karla indossa una NB bianche ai piedi, calzetti di spugna a medio polpaccio, pantaloncini sportivi e top sportico color rosa.
I capelli raccolti in una coda, che seguono il ritmo della corsa.
Dio mio cosa darei per scoparmela e lasciare indietro i litigi di coppia.
Siamo su una stradina secondaria, traffico quasi inesistente. Il tempo peggiora, e comincia a sentirsi il rombo lontano dei tuoni.
Poco dopo, comincia a piovere.
-dovremmo tornare verso casa, non credi?
Ma lei, continua a correre.
La seguo, mentre la pioggia si fa piu insistente.
Adesso siamo fradici.
Ci fermiamo sotto una vecchia fermata del bus.
Grondiamo d acqua. Karla deve aver freddo, perché i capezzoli spingono in fuori la tela.
La guardo: sembra uscita dalla doccia. Ho il cazzo duro, non posso e non voglio nasconderlo.
Poi Karla senza dire una parola si mette davanti a me in ginocchio.
Me lo tira fuori e comincia a farmi un pompino.
Quanto mi mancava! L accarezzo in resta, mentre va su e giú sulla mia verga.
Sento una macchina che arriva, cerco di staccarmi ma lei, continua e non si stacca.
Anzi, mi stringe forte, mentre muove solo la testa!
Passano, ci vedono, rallentano. Suonano il clacson e riprendono.
Guardo Karla, che mi sta spompinando come non mai.
Lei mi ricambia la mirata, si stacca e mi sorride. Sí: é la segnale che abbiamo fatto pace. Non posso far altro che perdonarla. Non posso reggere la vista dei suoi occhioni.
É tutto passato! Si rimette a spompinare, la troietta sa come farmi godere, mentte un camion passa, suonando il clacson ed alzando una nube d acqua.
Sento che sto per esplodere.
Lei lo capisce e rallenta il ritmo: le sborro in bocca
Lei non si stacca e continua.
Il cazzo le arriva alla gola.
Si alza sorridendomi, mentre un rivoletto di sborra le cola dall angolo delle labbra.
Si pulisce, poi chiudendo gli occhi, deglutisce.
-ora possiamo tornare a casa.
E si rimette a correre.
Pace é fatta.
Domenica mi chiede seccamente se voglio andare a correre. Annuisco.
Dopo 10' siamo pronti.
Chiudo casa e quando mi giro, Karla sta giá correndo lungo la stradina che va verso la collina.
Guardo il cielo plumbeo, l aria sa di acqua.
Raggiungo Karla e mi metto dietro lei, guardandole il culetto sodo.
Voglio far pace, ma a volte l orgoglio é piu forte di me.
Karla indossa una NB bianche ai piedi, calzetti di spugna a medio polpaccio, pantaloncini sportivi e top sportico color rosa.
I capelli raccolti in una coda, che seguono il ritmo della corsa.
Dio mio cosa darei per scoparmela e lasciare indietro i litigi di coppia.
Siamo su una stradina secondaria, traffico quasi inesistente. Il tempo peggiora, e comincia a sentirsi il rombo lontano dei tuoni.
Poco dopo, comincia a piovere.
-dovremmo tornare verso casa, non credi?
Ma lei, continua a correre.
La seguo, mentre la pioggia si fa piu insistente.
Adesso siamo fradici.
Ci fermiamo sotto una vecchia fermata del bus.
Grondiamo d acqua. Karla deve aver freddo, perché i capezzoli spingono in fuori la tela.
La guardo: sembra uscita dalla doccia. Ho il cazzo duro, non posso e non voglio nasconderlo.
Poi Karla senza dire una parola si mette davanti a me in ginocchio.
Me lo tira fuori e comincia a farmi un pompino.
Quanto mi mancava! L accarezzo in resta, mentre va su e giú sulla mia verga.
Sento una macchina che arriva, cerco di staccarmi ma lei, continua e non si stacca.
Anzi, mi stringe forte, mentre muove solo la testa!
Passano, ci vedono, rallentano. Suonano il clacson e riprendono.
Guardo Karla, che mi sta spompinando come non mai.
Lei mi ricambia la mirata, si stacca e mi sorride. Sí: é la segnale che abbiamo fatto pace. Non posso far altro che perdonarla. Non posso reggere la vista dei suoi occhioni.
É tutto passato! Si rimette a spompinare, la troietta sa come farmi godere, mentte un camion passa, suonando il clacson ed alzando una nube d acqua.
Sento che sto per esplodere.
Lei lo capisce e rallenta il ritmo: le sborro in bocca
Lei non si stacca e continua.
Il cazzo le arriva alla gola.
Si alza sorridendomi, mentre un rivoletto di sborra le cola dall angolo delle labbra.
Si pulisce, poi chiudendo gli occhi, deglutisce.
-ora possiamo tornare a casa.
E si rimette a correre.
Pace é fatta.
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