La sagra
di
Nerea
genere
etero
La sagra
La sagra
La sagra
Nessuno dei due avrebbe saputo indicare il giorno esatto.
Non c’era stata una scintilla.
Nessun colpo di fulmine.
Solo una lunga serie di piccole crepe.
Una cena finita troppo tardi.
Una telefonata che sarebbe dovuta durare cinque minuti e ne era durata cinquanta.
Un messaggio letto e riletto prima di rispondere.
Per anni erano stati amici.
Di quelli veri.
Quelli che si raccontano le cose brutte senza paura di fare brutta figura.
Quelli che sanno riconoscere l’umore dell’altro da un semplice “ciao”.
E forse era proprio quello il problema.
Si erano conosciuti troppo bene prima di innamorarsi.
Avevano visto le rispettive fragilità, le paure, i difetti più nascosti.
Non c’era stata l’illusione perfetta degli inizi.
C’era stata qualcosa di peggio.
La certezza.
La certezza di sapere esattamente chi fosse l’altro e di continuare a sceglierlo comunque.
Giorno dopo giorno.
Senza volerlo.
Senza dirlo.
Fino a quando quel sentimento era diventato troppo grande per restare nascosto e troppo sbagliato per essere vissuto davvero.
Forse tutto era iniziato in momenti insignificanti.
Una mano appoggiata per un secondo di troppo su un braccio.
Una risata condivisa mentre gli altri parlavano.
Il modo in cui Anna cercava Luca con lo sguardo quando entrava in una stanza affollata.
O il modo in cui lui sembrava rilassarsi appena la vedeva arrivare.
Piccole cose.
Abbastanza piccole da poter essere ignorate.
Abbastanza grandi da lasciare il segno.
Anna era una donna che attirava gli sguardi senza nemmeno esserne troppo consapevole. Capelli biondi che le cadevano sulle spalle, occhi verdi vivaci e un corpo allenato, modellato da anni di palestra. Aveva un’energia contagiosa, una risata che riempiva gli spazi e un modo di muoversi che sembrava sempre un po’ troppo libero per passare inosservato.
Luca era il suo opposto. Alto, moro, con occhi scuri e una barba curata che gli dava un’aria più seria di quanto fosse davvero. Aveva spalle larghe, modi tranquilli e quella capacità rara di ascoltare senza interrompere. Forse era proprio per questo che Anna aveva sempre finito per raccontargli tutto.
All’inizio non c’era stato nulla di strano.
Almeno così si erano raccontati.
Poi erano arrivati gli sguardi che duravano un secondo più del necessario.
Le attenzioni.
Le confidenze.
E quella sensazione sempre più difficile da ignorare quando si trovavano nella stessa stanza.
Erano sposati entrambi.
Con altre persone.
Avevano una casa, delle abitudini, una vita costruita con pazienza.
Ed era proprio quello il problema.
Perché quando qualcosa cambiò tra loro, non c’era spazio per quella cosa.
Nessun futuro semplice.
Nessuna scelta senza conseguenze.
Solo il peso crescente di un sentimento che non avrebbe dovuto esistere.
Poi qualcosa era cambiato.
Lentamente.
In modo così silenzioso che nessuno dei due se n’era accorto subito.
Finché era diventato impossibile ignorarlo.
La prima volta che ne parlarono erano seduti in macchina.
Pioveva.
Gli altri erano già scesi.
— Dobbiamo smetterla.
Lei aveva guardato il parabrezza appannato.
— Lo so.
— Perché non finisce bene.
— Lo so.
— Perché io torno a casa da mia moglie e tu da tuo marito.
Anna aveva chiuso gli occhi.
— Lo so anche questo.
Luca aveva sorriso senza allegria.
— Hai sempre una risposta pronta.
— Solo quando non mi piace la conversazione.
Quella sera nessuno aveva aggiunto altro.
Ma entrambi avevano capito.
Il problema non era capire cosa stesse succedendo.
Era fermarlo.
⸻
La sagra era piena di gente.
Musica.
Luci colorate.
Bambini che correvano ovunque.
L’odore della carne alla griglia che si mescolava a quello dello zucchero filato.
Anna arrivò in ritardo.
Come sempre.
Luca la vide attraversare la piazza e sentì lo stomaco stringersi.
Come sempre.
— Oh, finalmente — disse uno degli amici.
— Dovevi scommetterci che sarebbe arrivata dopo tutti.
Lei rise e salutò il gruppo.
Poi i loro sguardi si incontrarono.
Solo un istante.
Quanto bastava.
Luca abbassò subito gli occhi sul bicchiere.
Non era una buona idea.
Non quella sera.
Non lì.
Non dopo la discussione avuta con sua moglie quella mattina.
⸻
Più tardi la musica diventò più forte e metà della compagnia finì davanti al palco.
Anna si lasciò trascinare.
Rideva.
Ballava.
Sembrava spensierata.
In realtà era impossibile non notarla.
Si muoveva seguendo il ritmo con naturalezza, i fianchi che oscillavano fluidi, le braccia sollevate sopra la testa per qualche istante mentre rideva con le amiche. Non c’era nulla di studiato, e forse era proprio quello il problema.
Anche quando suo marito la raggiunse e le cinse la vita per ballare con lei, Anna continuò a muoversi con quella stessa libertà. Si lasciò guidare per qualche passo, poi si voltò verso di lui sorridendo. Le loro mani si intrecciarono, i corpi si avvicinarono seguendo la musica. Lei ondeggiava lentamente, sfiorandolo con il fianco, inclinando la testa all’indietro mentre rideva per qualcosa che lui le aveva detto.
Era il modo in cui si lasciava andare che attirava gli sguardi.
Il modo in cui sembrava sentire ogni nota.
Il modo in cui il vestito seguiva i suoi movimenti.
Luca cercò di concentrarsi su qualsiasi altra cosa.
Sul concerto.
Sulla birra.
Sulla conversazione di chi gli stava accanto.
Inutile.
Continuava a guardarla e a provare qualcosa di viscerale.
Non era rabbia.
Non proprio.
Era quella sensazione stupida che arriva quando sai di non avere alcun diritto di essere geloso eppure lo sei lo stesso.
Provò a ignorarla.
Per diversi minuti.
Poi basta.
Quando Anna si allontanò verso il retro dei tendoni, la seguì.
La raggiunse vicino alle cucine.
— Ehi.
Lei si voltò.
Sorrise.
— Ehi.
— Ti stai divertendo?
— Direi di sì.
— Si vede.
Anna incrociò le braccia.
— Hai quella faccia.
— Quale faccia?
— Quella che fai quando sei arrabbiato ma vuoi sembrare educato.
Luca sbuffò una risata.
— Dopo tutti questi anni sei diventata insopportabile.
— Perché ti conosco troppo bene?
— Esattamente.
Lei lo osservò per qualche secondo.
— Che succede?
Luca esitò.
Poi scosse la testa.
— Niente.
— Bugiardo.
— Va bene.
Si passò una mano tra i capelli.
— Capisco tutto.
— Cosa?
— Capisco che sei venuta con lui. Capisco che stavi ballando con lui. Capisco tutto.
Anna lo fissò.
— Però?
— Però potevi evitare di muoverti così.
Lei aggrottò la fronte.
— Così come?
— Lo sai benissimo.
— No.
— Anna…
Luca rise nervosamente.
— Diciamo che se proprio dovevi fare la regina della pista da ballo potevi scegliere un punto più lontano da me.
Lei rimase in silenzio per un secondo.
Poi sorrise.
Quel sorriso.
Quello che lui aveva imparato a temere.
— Eri geloso.
— Non cambiare argomento.
— Eri geloso.
— Un po’.
— Un po’?
— Molto.
Anna abbassò lo sguardo per nascondere il sorriso.
Per qualche motivo quella confessione le scaldò il cuore.
Molto più di quanto avrebbe dovuto.
—— Sai qual è il problema?
— Sentiamo.
— Che quando ci sei tu io divento un cretino.
Anna scoppiò quasi a ridere.
— Addirittura?
— Peggio.
— Spiegati.
Luca si passò una mano sulla barba.
— Passo metà della serata a cercare di non guardarti.
— E l’altra metà?
— A guardarti.
Luca abbassò gli occhi per un secondo.
Come se stesse scegliendo con cura le parole.
— Lo sai cosa mi fa arrabbiare?
— Cosa?
— Che con te non riesco più a stare tranquillo.
Anna sentì il cuore accelerare.
— Nemmeno io.
Lui rise senza allegria.
— Grande. Siamo messi bene.
Per un attimo nessuno parlò.
Poi Anna lo guardò.
Davvero.
— Luca…
— Mmh?
— Io sono innamorata di te.
La battuta gli morì sulle labbra.
Completamente.
E per la prima volta quella sera non trovò niente da dire.
⸻
Il rumore della festa sembrava lontano.
Attutito.
Come se fossero rimasti soli.
Anna inspirò lentamente.
— Io sono stanca.
— Di cosa?
— Di fare finta che sia normale.
Luca chiuse gli occhi per un istante.
— Non dirlo.
— Perché?
— Perché se cominciamo a dire le cose come stanno davvero, poi non torniamo più indietro.
Lei abbassò la voce.
— Forse non ci stiamo tornando da un pezzo.
Luca la guardò.
Davvero.
Come se fosse la prima volta.
Come se stesse cercando una via d’uscita e sapesse già che non esisteva.
— Anna…
— Dimmi.
— Oggi mio figlio mi ha chiesto se domenica lo porto al lago.
Lei trattenne il respiro.
Non si aspettava quella risposta.
— Luca…
— E mentre me lo chiedeva io stavo pensando a te.
Le parole caddero tra loro come un macigno.
— Non dovresti dirmelo.
— Lo so.
— Non dovresti nemmeno pensarlo.
— Lo so.
Anna si passò una mano sul viso.
— Mio marito crede che io sia qui a divertirmi con gli amici.
— E invece?
Lei lo guardò.
— Invece sto cercando di capire perché ogni volta che ti vedo dimentico tutto il resto.
Il silenzio tornò.
Più pesante.
Più pericoloso.
Luca fece un passo avanti.
Poi si fermò.
Come se una parte di lui stesse ancora combattendo.
— Dovremmo tornare dagli altri.
— Sì.
Nessuno si mosse.
— Adesso.
— Sì.
Ancora niente.
Luca serrò la mascella.
— Se resto qui ancora un minuto faccio una stupidaggine.
Anna sentì il cuore martellarle nel petto.
— Allora vai.
Lui rise senza allegria.
— Vorrei che fosse così facile.
Un altro passo.
Quasi involontario.
Lei avrebbe potuto allontanarsi.
Lui avrebbe potuto farlo.
Nessuno dei due lo fece.
— Guarda che non mi stai aiutando.
— A fare cosa?
— A comportarmi da persona intelligente.
Anna abbassò lo sguardo per nascondere un sorriso.
— E se non avessi più voglia di essere intelligente?
Luca lasciò uscire una risata breve.
— Vedi? È esattamente questo il problema.
Luca abbassò gli occhi.
Per un istante sembrò davvero intenzionato a farlo.
Poi tornò a cercare i suoi.
— Troppo tardi.
Il silenzio che seguì durò appena un paio di secondi.
Ma a entrambi sembrò molto di più.
Quando si baciarono, fu dopo un’esitazione che sembrò infinita.
Come se stessero aspettando che l’altro si fermasse.
Che qualcuno dicesse basta.
Che la coscienza avesse l’ultima parola.
Non successe.
Fu questo a spaventarli.
Non l’urgenza.
Non il desiderio.
Ma la sensazione assurda che fosse la cosa più naturale del mondo.
Le labbra si sfiorarono appena all’inizio.
Un contatto lieve.
Fragile.
Quasi casto.
E proprio per questo devastante.
Perché dentro quel primo tocco c’erano anni di silenzi, di rinunce, di frasi interrotte a metà, di sguardi trattenuti fino a far male.
Anna sentì il respiro spezzarsi.
Luca chiuse gli occhi come se quel bacio fosse insieme una salvezza e una condanna.
Poi qualcosa cedette.
Le loro bocche si cercarono di nuovo, con una fame che non aveva nulla di impulsivo.
Era peggio.
Era la fame di due persone che si erano desiderate troppo a lungo.
Di due persone che si amavano abbastanza da sapere che quel momento non avrebbe cambiato nulla.
E forse proprio per questo non riuscivano a fermarsi.
Luca le sfiorò il viso con una mano.
Un gesto tenero.
Disperato.
Come se volesse ricordare ogni dettaglio di lei.
Come se sapesse che avrebbe passato il resto della vita a rimpiangerlo.
Anna si avvicinò ancora.
Sentiva il battito di lui contro il proprio petto.
Sentiva il calore della sua pelle.
Sentiva soprattutto quel dolore feroce che cresceva insieme al desiderio.
Perché finalmente lo stava baciando.
E nello stesso istante sapeva già che non lo avrebbe mai avuto davvero.
Quel pensiero la trafisse.
E rese tutto ancora più intenso.
Più struggente.
Più impossibile.
Le loro labbra si cercarono ancora e ancora, lente, profonde, incapaci di lasciarsi andare.
Ogni bacio sembrava un addio.
Ogni carezza una promessa che non avrebbero potuto mantenere.
Ogni secondo rubato una ferita destinata a restare aperta.
Il mondo intorno era sparito.
Non esistevano più la musica, la sagra, le luci.
Esistevano solo loro due.
E la tragedia silenziosa di amarsi nel momento sbagliato.
Quando finalmente si staccarono, nessuno dei due si sentì sollevato.
Fu quasi peggio.
Perché adesso sapevano.
Sapevano che tutto quello che avevano cercato di negare era reale.
E che nessun bacio, per quanto perfetto, sarebbe stato sufficiente.
Anna rimase con la fronte appoggiata alla sua.
Respiravano forte.
Come dopo una corsa.
Come dopo una caduta.
Come due persone che avevano appena trovato ciò che cercavano da anni e contemporaneamente capito di non poterlo tenere.
Per tutto quello che significava.
Luca lasciò uscire una risata breve.
— Che casino, bionda.
Anna sorrise.
— Già.
⸻
Dalla piazza arrivò un applauso.
Qualcuno stava cantando stonato al karaoke.
La vita continuava come se niente fosse successo.
— Non avremmo dovuto farlo.
— No.
— Però l’abbiamo fatto.
— Sì.
Per un istante Luca ebbe la tentazione di baciarla di nuovo.
Si costrinse a fare un passo indietro.
Subito.
Come chi si accorge di essere troppo vicino a qualcosa di pericoloso.
— Devo tornare.
Anna annuì.
— Anch’io.
Ma nessuno dei due si mosse.
— Ci vediamo domani? — chiese lei.
Luca abbassò lo sguardo.
— Anna…
— Lo so.
— No. Da domani sarà peggio.
Lei sentì un nodo stringerle la gola.
Perché era vero.
Da domani non ci sarebbero più state scuse.
Né dubbi.
Né finzioni.
— Lo so.
Questa volta lo sapeva davvero.
Si guardarono ancora per qualche secondo.
Poi Anna si voltò per prima.
Attraversò il retro del tendone e tornò verso le luci della festa.
Quando raggiunse il gruppo vide suo marito che la stava cercando.
Lui le sorrise.
Lei ricambiò.
E per la prima volta si sentì in colpa.
Dall’altra parte della sagra, Luca era rimasto fermo dov’era.
Le mani nelle tasche.
Il cuore ancora troppo veloce.
Anna si voltò un’ultima volta.
Solo per un istante.
Quanto bastava.
Poi tornarono entrambi alle rispettive vite.
Ma ormai sapevano una cosa.
Non stavano più cercando di capire se fossero innamorati.
Quello lo avevano capito da tempo.
Il vero problema era capire quanto ancora sarebbero riusciti a resistere.
Quella notte Anna dormì poco.
Forse due ore.
Forse meno.
Ogni volta che chiudeva gli occhi tornava lì.
Dietro il tendone.
A quel bacio.
Al modo in cui Luca l’aveva guardata subito dopo.
Alle parole che non si erano detti.
Alle altre, peggiori, che si erano detti invece.
Verso le tre del mattino aveva acceso il telefono.
Alle quattro lo aveva spento.
Alle cinque aveva quasi scritto un messaggio.
Alle sei aveva deciso che era una follia.
Alle sette sapeva già che avrebbe passato l’intera giornata ad aspettare di rivederlo.
E questo la fece sentire una persona orribile.
⸻
Quando Luca parcheggiò davanti a casa sua, rimase qualche secondo con le mani sul volante.
Non era una buona idea.
Niente di quella giornata era una buona idea.
Aveva perfino pensato di inventarsi una scusa e non andare.
Poi Anna uscì dal portone.
E dimenticò qualsiasi proposito.
Indossava una minigonna color salvia.
Un top bianco semplice, sotto niente.
I capelli sciolti.
Le gambe dorate dal sole di giugno.
Luca chiuse gli occhi un secondo.
— No.
Lei si fermò accanto alla portiera.
— Ciao anche a te.
— No.
— Cosa no?
— Non salire in macchina.
Anna sbatté le palpebre.
— Sei impazzito?
— Probabile.
Lei aprì la portiera.
— Stiamo andando a un aperitivo con gli amici, non a rapinare una banca.
— E allora spiegami perché sei vestita così.
Anna rimase immobile.
— Così come?
— Non farmelo dire.
— Ah.
Lei chiuse la portiera.
— Siamo già a questo livello?
— A quale livello?
— A quello in cui mi dici come posso vestirmi.
— Non ti sto dicendo come vestirti.
— No?
— Ti sto dicendo che dopo ieri sera presentarti così dovrebbe essere considerato un reato.
Per la prima volta Anna sorrise.
Ma il sorriso durò poco.
Perché sotto quella battuta c’era qualcosa che entrambi capivano.
Qualcosa che faceva male.
Il viaggio iniziò in silenzio.
Uno di quei silenzi che tra loro non erano mai esistiti.
Anna guardava fuori dal finestrino.
Luca teneva gli occhi fissi sulla strada.
Entrambi sapevano che stavano evitando l’argomento.
Entrambi sapevano che non avrebbe funzionato.
Fu Anna a cedere per prima.
— Ho passato la notte a piangere.
Le mani di Luca si irrigidirono sul volante.
— No cazzo Anna…
— No, lasciami parlare.
La sua voce tremò.
E quella piccola incrinatura bastò a far crollare tutto.
— Ho il cuore diviso a metà.
Le lacrime arrivarono all’improvviso.
Senza eleganza.
Senza controllo.
— E non so più cosa fare.
Luca accostò lentamente.
Spense il motore.
Per qualche secondo non disse nulla.
Poi si voltò verso di lei.
Non verso la donna che desiderava.
Verso la sua amica.
La persona che conosceva da anni.
— Ehi.
Anna abbassò il viso.
— Non guardarmi.
— Impossibile.
Lei rise tra le lacrime.
— Faccio schifo.
— No.
— Sì.
— No.
Luca aspettò che tornasse a respirare normalmente.
Poi parlò piano.
— Sai qual è la verità?
Lei scosse la testa.
— Che tutti vedono la parte forte di te.
Quella che ride.
Quella che scherza.
Quella che entra in una stanza e si prende tutta la luce.
Anna lo guardò.
— E invece?
— Invece questa parte qui…
Le sfiorò una mano.
Appena.
— Questa è una delle parti che amo di più.
Gli occhi di Anna si riempirono di nuovo.
— Luca…
— Ascoltami.
La sua voce era calma.
Ferma.
— Qualunque cosa succeda, io ci sarò sempre per te. Sempre.
Per la prima volta da quando era salita in macchina, Anna riuscì a sorridere davvero.
⸻
L’aperitivo fu una tortura.
Per entrambi.
Nessuno degli amici sembrò accorgersi di nulla.
Ma ogni sguardo aveva un peso.
Ogni battuta un significato nascosto.
Ogni sfioramento accidentale una scarica elettrica.
Una volta le loro mani si toccarono mentre prendevano lo stesso bicchiere.
Entrambi si ritrassero troppo in fretta.
Una reazione che nessuno notò.
Tranne loro.
⸻
La sera era scesa quando ripartirono.
La strada era quasi deserta.
I finestrini leggermente abbassati.
L’aria tiepida di giugno entrava nell’abitacolo.
Per un po’ parlarono di cose inutili.
Lavoro.
Vacanze.
Amici.
Argomenti scelti con cura per non avvicinarsi a quelli veri.
A un certo punto Anna stava raccontando qualcosa successa in ufficio quando si interruppe per cercare una parola.
Si morse il labbro.
Un gesto minuscolo.
Distratto.
Ma Luca sentì lo stomaco stringersi.
Perché conosceva quel gesto.
Lo conosceva fin troppo bene.
— Non farlo.
Anna si voltò.
— Cosa?
— Quello.
— Quale quello?
— Quello.
Lei lo fissò per un secondo.
Poi capì.
E sorrise.
— Sei serio?
— Purtroppo sì.
— Sei ridicolo.
— Possibile.
Anna rise e tornò a guardare fuori dal finestrino.
Luca invece smise completamente di ascoltare quello che stava dicendo.
Perché era stanco.
Stanco di comportarsi come se niente fosse successo.
Stanco di riportarla a casa.
Stanco di salutarla come un’amica.
Stanco di desiderarla.
Lasciò uscire lentamente il fiato.
Poi accostò.
La macchina si fermò nel buio.
Anna si girò verso di lui.
Il cuore già in corsa.
— Che fai?
Luca rimase qualche secondo con le mani sul volante.
Scosse la testa.
— Te l’avevo detto.
— Cosa?
— Che vederci oggi era una pessima idea.
Anna abbassò lo sguardo.
— Lo so.
— No, bionda. Non credo che tu lo sappia davvero.
Lei tornò a guardarlo.
E per un attimo nessuno dei due disse niente.
Il silenzio sembrò riempire tutta la macchina.
— Stasera non ti ho quasi parlato.
— Me ne sono accorta.
— Perché ogni volta che ti guardavo mi tornava in mente ieri sera.
Il respiro di Anna si spezzò appena.
Luca rise senza allegria.
— Bel casino.
— Già.
— Pensavo che sarebbe stato più facile.
— Anch’io.
— Invece è peggio.
Molto peggio.
Si guardarono.
Vicini.
Troppo vicini.
Con la consapevolezza che la parte più difficile non era stata baciarsi la sera prima.
La parte più difficile era rivedersi il giorno dopo.
E scoprire che non era cambiato nulla.
Anzi.
Era diventato tutto più forte.
⁃ fanculo tutto.
Disse lui e la prese con una forza che la stupì,
con una mano dietro la nuca e l’altra sul fianco, fino a schiantare la sua bocca contro quella di lei. Mani di lei scivolarono sul suo collo, finché non si slaccio la cintura e gli sali sopra, a cavalcioni, continuando a baciarlo con passione mentre sentiva crescere un bisogno e un desiderio inarrestabili.
⁃ ti voglio Luca, ti voglio come non ho mai voluto nessun altro
La voce era un sussurro, un momento rubato tra un bacio e l’altro. Lui le prese i fianchi e la premette verso il basso, facendole sentire chiaramente quanto anche lui la volesse. Lei mugolò al suo orecchio, facendolo impazzire del tutto. Scese con una mano fino a sfiorarle la coscia, poi risalì piano fino a sentire le mutandine e le scostò facendo passare un dito sotto la stoffa leggera.
⁃ Sei così bagnata.. Dio ho passato così tanto tempo a immaginare di toccarti, di baciarti dappertutto, di assaggiarti.. non riesco a fermarmi
⁃ allora non farlo, non farlo mai
Inizio a muovere il suo dito delicatamente sul centro del suo piacere e lei inizio ad ansimare , la bocca vicino all’orecchio di lui, gli morse un lobo facendogli venire i brividi lungo la schiena
⁃ Monella… vediamo se posso vendicarmi anche io…
E le infilo un dito dentro, facendola sussultare per la sorpresa, mentre continuava a fare cerchi con il pollice. Sentendola sempre piu bagnata.
Poi lei si spostò indietro sulle sue gambe, il volante contro la schiena, lui si fermò, mentre lei gli sbottonava i jeans e tirava giù la lampo.
Lo sguardo nei suoi occhi era fuoco, una promessa di tempesta. Lui le mise una mano dietro la nuca e le afferrò i capelli.
⁃ ora tieni le tue mani a posto, se ci riesci
Gli disse con un sorriso che lo fece pulsare proprio lì dove lei stava per mettere la sua mano, liberando la sua erezione e iniziando a muoversi su e giù. Lui lasciò cadere la testa lì dietro
⁃ così bello… -
⁃ già… così bello.. anche se forse dovrei preoccuparmi..
Lei sorrise, continuando a muovere la sua mano. Piccole gocce fuoriuscivano dalla punta e lei col pollice iniziò a spalmarle facendo cerchi piccoli e delicati.
⁃ .. mi sembra così.. grosso
Lui rise appena.
⁃ sai come fare un complimento a un uomo … e non solo quello
⁃ Si ma sono seria..
⁃ non c’è niente da preoccuparsi.. non ti farei mai male
Lui sembrò improvvisamente serio. Aveva sollevato la testa e la guardava negli occhi. Lei smise di muovere la mano, si sollevò un po’ e andò in avanti con il bacino, fino a sedersi proprio sopra la sua erezione, poi lo guardò negli occhi, con un luccichio malizioso
⁃ un vero peccato, perché vorrei proprio che me ne facessi.
Lui sorrise, forse un po stupito, sicuramente divertito, le accarezzò una guancia
⁃ vedremo se avrai il coraggio di ripeterlo ancora fra poco, bionda.
E con una mano le sollevo i fianchi senza sforzo ed entrò in lei, con un unica spinta lenta ma inesorabile. Lei appoggiò la fronte sulla sua, ansimando e con le gambe che un po le tremavano. Si guardarono negli occhi per quello che sembrò un istante senza fine, senza luogo e senza tempo. Poi lei ritrovò la sua voce e un po’ di faccia tosta e gli disse
⁃ allora fammi vedere
Lui sorrise ma non se lo fece ripetere due volte. Inizio a muoversi, o meglio a far muovere lei su e giù sempre più forte, fino a farla gridare, i suoni che rimbombavano dentro l’auto, i corpi sudati, i finestrini appannati.
Lui le tolse la maglietta, inizio a baciarle il seno nudo, succhiandole e mordicchiandole i capezzoli, facendola genere sempre di più.
Poi in qualche modo prese lei il controllo dei movimenti. Inizio a oscillare col bacino avanti e indietro, come un’onda, dandosi piacere nei punti giusti, facendo impazzire lui. Portando entrambi sempre più vicini al limite. Lui le afferrò il mento
⁃ Occhi aperti bionda
Lei lo fece, aggancio il suo sguardo a quello di lui, unica certezza e unica ancora in tutto quel turbinio di sensazioni e di passione
⁃ Vieni insieme a me, vieni con me
Le mise una mano sul fianco per aumentare un pochino il ritmo dei movimenti di lei, e la senti tremare forte mentre veniva, il suo sguardo fu indescrivibile, impagabile, come lo aveva sempre immaginato, forse anche meglio e la seguì anche lui, svuotandoli completamente dentro di lei.
Rimasero così intrecciati, ancorati l’uno all’altra.. per paura di uscire da quella bolla e di tornare alla realtà.
Fu Anna a sollevare per prima lo sguardo.
Nella penombra riusciva appena a distinguere i lineamenti di Luca, eppure le sembrò di non averlo mai visto così chiaramente.
Lui le accarezzò una guancia con il dorso della mano.
Un gesto semplice.
Anna sorrise appena, ancora senza fiato.
— Credo che sia stato il sesso migliore della mia vita.
Luca lasciò sfuggire una risata bassa, scuotendo la testa.
— Credi?
Lei gli diede una leggera spinta sul petto.
— Va bene, ne sono sicura.
Luca la osservò per un momento, poi sorrise.
— Anche per me. È stato il migliore della mia vita.
Per un attimo si guardarono soltanto, increduli e vulnerabili.
— Questo non aiuta per niente la situazione — mormorò lui.
Quasi doloroso.
— Sai qual è la cosa che mi spaventa davvero?
Lei scosse piano la testa.
Luca abbassò gli occhi, poi tornò a cercare i suoi.
— Che fino a ieri potevo ancora raccontarmi delle bugie.
Anna sentì il cuore stringersi.
— E adesso?
Lui lasciò uscire una breve risata senza allegria.
— Adesso come faccio?
— A fare cosa?
— A tornare indietro e comportarmi come se niente fosse successo.
Il silenzio cadde tra loro.
Pesante.
Inevitabile.
— Come faccio a fingere che tu sia solo un’amica, ora che ti ho avuta?
Anna chiuse gli occhi per un istante.
Perché non aveva una risposta.
Perché la stessa domanda la stava distruggendo.
Fuori dal finestrino, la notte continuava indifferente.
Dentro quella macchina, invece, era appena cominciato qualcosa che nessuno dei due sapeva o voleva più fermare.
La sagra
La sagra
Nessuno dei due avrebbe saputo indicare il giorno esatto.
Non c’era stata una scintilla.
Nessun colpo di fulmine.
Solo una lunga serie di piccole crepe.
Una cena finita troppo tardi.
Una telefonata che sarebbe dovuta durare cinque minuti e ne era durata cinquanta.
Un messaggio letto e riletto prima di rispondere.
Per anni erano stati amici.
Di quelli veri.
Quelli che si raccontano le cose brutte senza paura di fare brutta figura.
Quelli che sanno riconoscere l’umore dell’altro da un semplice “ciao”.
E forse era proprio quello il problema.
Si erano conosciuti troppo bene prima di innamorarsi.
Avevano visto le rispettive fragilità, le paure, i difetti più nascosti.
Non c’era stata l’illusione perfetta degli inizi.
C’era stata qualcosa di peggio.
La certezza.
La certezza di sapere esattamente chi fosse l’altro e di continuare a sceglierlo comunque.
Giorno dopo giorno.
Senza volerlo.
Senza dirlo.
Fino a quando quel sentimento era diventato troppo grande per restare nascosto e troppo sbagliato per essere vissuto davvero.
Forse tutto era iniziato in momenti insignificanti.
Una mano appoggiata per un secondo di troppo su un braccio.
Una risata condivisa mentre gli altri parlavano.
Il modo in cui Anna cercava Luca con lo sguardo quando entrava in una stanza affollata.
O il modo in cui lui sembrava rilassarsi appena la vedeva arrivare.
Piccole cose.
Abbastanza piccole da poter essere ignorate.
Abbastanza grandi da lasciare il segno.
Anna era una donna che attirava gli sguardi senza nemmeno esserne troppo consapevole. Capelli biondi che le cadevano sulle spalle, occhi verdi vivaci e un corpo allenato, modellato da anni di palestra. Aveva un’energia contagiosa, una risata che riempiva gli spazi e un modo di muoversi che sembrava sempre un po’ troppo libero per passare inosservato.
Luca era il suo opposto. Alto, moro, con occhi scuri e una barba curata che gli dava un’aria più seria di quanto fosse davvero. Aveva spalle larghe, modi tranquilli e quella capacità rara di ascoltare senza interrompere. Forse era proprio per questo che Anna aveva sempre finito per raccontargli tutto.
All’inizio non c’era stato nulla di strano.
Almeno così si erano raccontati.
Poi erano arrivati gli sguardi che duravano un secondo più del necessario.
Le attenzioni.
Le confidenze.
E quella sensazione sempre più difficile da ignorare quando si trovavano nella stessa stanza.
Erano sposati entrambi.
Con altre persone.
Avevano una casa, delle abitudini, una vita costruita con pazienza.
Ed era proprio quello il problema.
Perché quando qualcosa cambiò tra loro, non c’era spazio per quella cosa.
Nessun futuro semplice.
Nessuna scelta senza conseguenze.
Solo il peso crescente di un sentimento che non avrebbe dovuto esistere.
Poi qualcosa era cambiato.
Lentamente.
In modo così silenzioso che nessuno dei due se n’era accorto subito.
Finché era diventato impossibile ignorarlo.
La prima volta che ne parlarono erano seduti in macchina.
Pioveva.
Gli altri erano già scesi.
— Dobbiamo smetterla.
Lei aveva guardato il parabrezza appannato.
— Lo so.
— Perché non finisce bene.
— Lo so.
— Perché io torno a casa da mia moglie e tu da tuo marito.
Anna aveva chiuso gli occhi.
— Lo so anche questo.
Luca aveva sorriso senza allegria.
— Hai sempre una risposta pronta.
— Solo quando non mi piace la conversazione.
Quella sera nessuno aveva aggiunto altro.
Ma entrambi avevano capito.
Il problema non era capire cosa stesse succedendo.
Era fermarlo.
⸻
La sagra era piena di gente.
Musica.
Luci colorate.
Bambini che correvano ovunque.
L’odore della carne alla griglia che si mescolava a quello dello zucchero filato.
Anna arrivò in ritardo.
Come sempre.
Luca la vide attraversare la piazza e sentì lo stomaco stringersi.
Come sempre.
— Oh, finalmente — disse uno degli amici.
— Dovevi scommetterci che sarebbe arrivata dopo tutti.
Lei rise e salutò il gruppo.
Poi i loro sguardi si incontrarono.
Solo un istante.
Quanto bastava.
Luca abbassò subito gli occhi sul bicchiere.
Non era una buona idea.
Non quella sera.
Non lì.
Non dopo la discussione avuta con sua moglie quella mattina.
⸻
Più tardi la musica diventò più forte e metà della compagnia finì davanti al palco.
Anna si lasciò trascinare.
Rideva.
Ballava.
Sembrava spensierata.
In realtà era impossibile non notarla.
Si muoveva seguendo il ritmo con naturalezza, i fianchi che oscillavano fluidi, le braccia sollevate sopra la testa per qualche istante mentre rideva con le amiche. Non c’era nulla di studiato, e forse era proprio quello il problema.
Anche quando suo marito la raggiunse e le cinse la vita per ballare con lei, Anna continuò a muoversi con quella stessa libertà. Si lasciò guidare per qualche passo, poi si voltò verso di lui sorridendo. Le loro mani si intrecciarono, i corpi si avvicinarono seguendo la musica. Lei ondeggiava lentamente, sfiorandolo con il fianco, inclinando la testa all’indietro mentre rideva per qualcosa che lui le aveva detto.
Era il modo in cui si lasciava andare che attirava gli sguardi.
Il modo in cui sembrava sentire ogni nota.
Il modo in cui il vestito seguiva i suoi movimenti.
Luca cercò di concentrarsi su qualsiasi altra cosa.
Sul concerto.
Sulla birra.
Sulla conversazione di chi gli stava accanto.
Inutile.
Continuava a guardarla e a provare qualcosa di viscerale.
Non era rabbia.
Non proprio.
Era quella sensazione stupida che arriva quando sai di non avere alcun diritto di essere geloso eppure lo sei lo stesso.
Provò a ignorarla.
Per diversi minuti.
Poi basta.
Quando Anna si allontanò verso il retro dei tendoni, la seguì.
La raggiunse vicino alle cucine.
— Ehi.
Lei si voltò.
Sorrise.
— Ehi.
— Ti stai divertendo?
— Direi di sì.
— Si vede.
Anna incrociò le braccia.
— Hai quella faccia.
— Quale faccia?
— Quella che fai quando sei arrabbiato ma vuoi sembrare educato.
Luca sbuffò una risata.
— Dopo tutti questi anni sei diventata insopportabile.
— Perché ti conosco troppo bene?
— Esattamente.
Lei lo osservò per qualche secondo.
— Che succede?
Luca esitò.
Poi scosse la testa.
— Niente.
— Bugiardo.
— Va bene.
Si passò una mano tra i capelli.
— Capisco tutto.
— Cosa?
— Capisco che sei venuta con lui. Capisco che stavi ballando con lui. Capisco tutto.
Anna lo fissò.
— Però?
— Però potevi evitare di muoverti così.
Lei aggrottò la fronte.
— Così come?
— Lo sai benissimo.
— No.
— Anna…
Luca rise nervosamente.
— Diciamo che se proprio dovevi fare la regina della pista da ballo potevi scegliere un punto più lontano da me.
Lei rimase in silenzio per un secondo.
Poi sorrise.
Quel sorriso.
Quello che lui aveva imparato a temere.
— Eri geloso.
— Non cambiare argomento.
— Eri geloso.
— Un po’.
— Un po’?
— Molto.
Anna abbassò lo sguardo per nascondere il sorriso.
Per qualche motivo quella confessione le scaldò il cuore.
Molto più di quanto avrebbe dovuto.
—— Sai qual è il problema?
— Sentiamo.
— Che quando ci sei tu io divento un cretino.
Anna scoppiò quasi a ridere.
— Addirittura?
— Peggio.
— Spiegati.
Luca si passò una mano sulla barba.
— Passo metà della serata a cercare di non guardarti.
— E l’altra metà?
— A guardarti.
Luca abbassò gli occhi per un secondo.
Come se stesse scegliendo con cura le parole.
— Lo sai cosa mi fa arrabbiare?
— Cosa?
— Che con te non riesco più a stare tranquillo.
Anna sentì il cuore accelerare.
— Nemmeno io.
Lui rise senza allegria.
— Grande. Siamo messi bene.
Per un attimo nessuno parlò.
Poi Anna lo guardò.
Davvero.
— Luca…
— Mmh?
— Io sono innamorata di te.
La battuta gli morì sulle labbra.
Completamente.
E per la prima volta quella sera non trovò niente da dire.
⸻
Il rumore della festa sembrava lontano.
Attutito.
Come se fossero rimasti soli.
Anna inspirò lentamente.
— Io sono stanca.
— Di cosa?
— Di fare finta che sia normale.
Luca chiuse gli occhi per un istante.
— Non dirlo.
— Perché?
— Perché se cominciamo a dire le cose come stanno davvero, poi non torniamo più indietro.
Lei abbassò la voce.
— Forse non ci stiamo tornando da un pezzo.
Luca la guardò.
Davvero.
Come se fosse la prima volta.
Come se stesse cercando una via d’uscita e sapesse già che non esisteva.
— Anna…
— Dimmi.
— Oggi mio figlio mi ha chiesto se domenica lo porto al lago.
Lei trattenne il respiro.
Non si aspettava quella risposta.
— Luca…
— E mentre me lo chiedeva io stavo pensando a te.
Le parole caddero tra loro come un macigno.
— Non dovresti dirmelo.
— Lo so.
— Non dovresti nemmeno pensarlo.
— Lo so.
Anna si passò una mano sul viso.
— Mio marito crede che io sia qui a divertirmi con gli amici.
— E invece?
Lei lo guardò.
— Invece sto cercando di capire perché ogni volta che ti vedo dimentico tutto il resto.
Il silenzio tornò.
Più pesante.
Più pericoloso.
Luca fece un passo avanti.
Poi si fermò.
Come se una parte di lui stesse ancora combattendo.
— Dovremmo tornare dagli altri.
— Sì.
Nessuno si mosse.
— Adesso.
— Sì.
Ancora niente.
Luca serrò la mascella.
— Se resto qui ancora un minuto faccio una stupidaggine.
Anna sentì il cuore martellarle nel petto.
— Allora vai.
Lui rise senza allegria.
— Vorrei che fosse così facile.
Un altro passo.
Quasi involontario.
Lei avrebbe potuto allontanarsi.
Lui avrebbe potuto farlo.
Nessuno dei due lo fece.
— Guarda che non mi stai aiutando.
— A fare cosa?
— A comportarmi da persona intelligente.
Anna abbassò lo sguardo per nascondere un sorriso.
— E se non avessi più voglia di essere intelligente?
Luca lasciò uscire una risata breve.
— Vedi? È esattamente questo il problema.
Luca abbassò gli occhi.
Per un istante sembrò davvero intenzionato a farlo.
Poi tornò a cercare i suoi.
— Troppo tardi.
Il silenzio che seguì durò appena un paio di secondi.
Ma a entrambi sembrò molto di più.
Quando si baciarono, fu dopo un’esitazione che sembrò infinita.
Come se stessero aspettando che l’altro si fermasse.
Che qualcuno dicesse basta.
Che la coscienza avesse l’ultima parola.
Non successe.
Fu questo a spaventarli.
Non l’urgenza.
Non il desiderio.
Ma la sensazione assurda che fosse la cosa più naturale del mondo.
Le labbra si sfiorarono appena all’inizio.
Un contatto lieve.
Fragile.
Quasi casto.
E proprio per questo devastante.
Perché dentro quel primo tocco c’erano anni di silenzi, di rinunce, di frasi interrotte a metà, di sguardi trattenuti fino a far male.
Anna sentì il respiro spezzarsi.
Luca chiuse gli occhi come se quel bacio fosse insieme una salvezza e una condanna.
Poi qualcosa cedette.
Le loro bocche si cercarono di nuovo, con una fame che non aveva nulla di impulsivo.
Era peggio.
Era la fame di due persone che si erano desiderate troppo a lungo.
Di due persone che si amavano abbastanza da sapere che quel momento non avrebbe cambiato nulla.
E forse proprio per questo non riuscivano a fermarsi.
Luca le sfiorò il viso con una mano.
Un gesto tenero.
Disperato.
Come se volesse ricordare ogni dettaglio di lei.
Come se sapesse che avrebbe passato il resto della vita a rimpiangerlo.
Anna si avvicinò ancora.
Sentiva il battito di lui contro il proprio petto.
Sentiva il calore della sua pelle.
Sentiva soprattutto quel dolore feroce che cresceva insieme al desiderio.
Perché finalmente lo stava baciando.
E nello stesso istante sapeva già che non lo avrebbe mai avuto davvero.
Quel pensiero la trafisse.
E rese tutto ancora più intenso.
Più struggente.
Più impossibile.
Le loro labbra si cercarono ancora e ancora, lente, profonde, incapaci di lasciarsi andare.
Ogni bacio sembrava un addio.
Ogni carezza una promessa che non avrebbero potuto mantenere.
Ogni secondo rubato una ferita destinata a restare aperta.
Il mondo intorno era sparito.
Non esistevano più la musica, la sagra, le luci.
Esistevano solo loro due.
E la tragedia silenziosa di amarsi nel momento sbagliato.
Quando finalmente si staccarono, nessuno dei due si sentì sollevato.
Fu quasi peggio.
Perché adesso sapevano.
Sapevano che tutto quello che avevano cercato di negare era reale.
E che nessun bacio, per quanto perfetto, sarebbe stato sufficiente.
Anna rimase con la fronte appoggiata alla sua.
Respiravano forte.
Come dopo una corsa.
Come dopo una caduta.
Come due persone che avevano appena trovato ciò che cercavano da anni e contemporaneamente capito di non poterlo tenere.
Per tutto quello che significava.
Luca lasciò uscire una risata breve.
— Che casino, bionda.
Anna sorrise.
— Già.
⸻
Dalla piazza arrivò un applauso.
Qualcuno stava cantando stonato al karaoke.
La vita continuava come se niente fosse successo.
— Non avremmo dovuto farlo.
— No.
— Però l’abbiamo fatto.
— Sì.
Per un istante Luca ebbe la tentazione di baciarla di nuovo.
Si costrinse a fare un passo indietro.
Subito.
Come chi si accorge di essere troppo vicino a qualcosa di pericoloso.
— Devo tornare.
Anna annuì.
— Anch’io.
Ma nessuno dei due si mosse.
— Ci vediamo domani? — chiese lei.
Luca abbassò lo sguardo.
— Anna…
— Lo so.
— No. Da domani sarà peggio.
Lei sentì un nodo stringerle la gola.
Perché era vero.
Da domani non ci sarebbero più state scuse.
Né dubbi.
Né finzioni.
— Lo so.
Questa volta lo sapeva davvero.
Si guardarono ancora per qualche secondo.
Poi Anna si voltò per prima.
Attraversò il retro del tendone e tornò verso le luci della festa.
Quando raggiunse il gruppo vide suo marito che la stava cercando.
Lui le sorrise.
Lei ricambiò.
E per la prima volta si sentì in colpa.
Dall’altra parte della sagra, Luca era rimasto fermo dov’era.
Le mani nelle tasche.
Il cuore ancora troppo veloce.
Anna si voltò un’ultima volta.
Solo per un istante.
Quanto bastava.
Poi tornarono entrambi alle rispettive vite.
Ma ormai sapevano una cosa.
Non stavano più cercando di capire se fossero innamorati.
Quello lo avevano capito da tempo.
Il vero problema era capire quanto ancora sarebbero riusciti a resistere.
Quella notte Anna dormì poco.
Forse due ore.
Forse meno.
Ogni volta che chiudeva gli occhi tornava lì.
Dietro il tendone.
A quel bacio.
Al modo in cui Luca l’aveva guardata subito dopo.
Alle parole che non si erano detti.
Alle altre, peggiori, che si erano detti invece.
Verso le tre del mattino aveva acceso il telefono.
Alle quattro lo aveva spento.
Alle cinque aveva quasi scritto un messaggio.
Alle sei aveva deciso che era una follia.
Alle sette sapeva già che avrebbe passato l’intera giornata ad aspettare di rivederlo.
E questo la fece sentire una persona orribile.
⸻
Quando Luca parcheggiò davanti a casa sua, rimase qualche secondo con le mani sul volante.
Non era una buona idea.
Niente di quella giornata era una buona idea.
Aveva perfino pensato di inventarsi una scusa e non andare.
Poi Anna uscì dal portone.
E dimenticò qualsiasi proposito.
Indossava una minigonna color salvia.
Un top bianco semplice, sotto niente.
I capelli sciolti.
Le gambe dorate dal sole di giugno.
Luca chiuse gli occhi un secondo.
— No.
Lei si fermò accanto alla portiera.
— Ciao anche a te.
— No.
— Cosa no?
— Non salire in macchina.
Anna sbatté le palpebre.
— Sei impazzito?
— Probabile.
Lei aprì la portiera.
— Stiamo andando a un aperitivo con gli amici, non a rapinare una banca.
— E allora spiegami perché sei vestita così.
Anna rimase immobile.
— Così come?
— Non farmelo dire.
— Ah.
Lei chiuse la portiera.
— Siamo già a questo livello?
— A quale livello?
— A quello in cui mi dici come posso vestirmi.
— Non ti sto dicendo come vestirti.
— No?
— Ti sto dicendo che dopo ieri sera presentarti così dovrebbe essere considerato un reato.
Per la prima volta Anna sorrise.
Ma il sorriso durò poco.
Perché sotto quella battuta c’era qualcosa che entrambi capivano.
Qualcosa che faceva male.
Il viaggio iniziò in silenzio.
Uno di quei silenzi che tra loro non erano mai esistiti.
Anna guardava fuori dal finestrino.
Luca teneva gli occhi fissi sulla strada.
Entrambi sapevano che stavano evitando l’argomento.
Entrambi sapevano che non avrebbe funzionato.
Fu Anna a cedere per prima.
— Ho passato la notte a piangere.
Le mani di Luca si irrigidirono sul volante.
— No cazzo Anna…
— No, lasciami parlare.
La sua voce tremò.
E quella piccola incrinatura bastò a far crollare tutto.
— Ho il cuore diviso a metà.
Le lacrime arrivarono all’improvviso.
Senza eleganza.
Senza controllo.
— E non so più cosa fare.
Luca accostò lentamente.
Spense il motore.
Per qualche secondo non disse nulla.
Poi si voltò verso di lei.
Non verso la donna che desiderava.
Verso la sua amica.
La persona che conosceva da anni.
— Ehi.
Anna abbassò il viso.
— Non guardarmi.
— Impossibile.
Lei rise tra le lacrime.
— Faccio schifo.
— No.
— Sì.
— No.
Luca aspettò che tornasse a respirare normalmente.
Poi parlò piano.
— Sai qual è la verità?
Lei scosse la testa.
— Che tutti vedono la parte forte di te.
Quella che ride.
Quella che scherza.
Quella che entra in una stanza e si prende tutta la luce.
Anna lo guardò.
— E invece?
— Invece questa parte qui…
Le sfiorò una mano.
Appena.
— Questa è una delle parti che amo di più.
Gli occhi di Anna si riempirono di nuovo.
— Luca…
— Ascoltami.
La sua voce era calma.
Ferma.
— Qualunque cosa succeda, io ci sarò sempre per te. Sempre.
Per la prima volta da quando era salita in macchina, Anna riuscì a sorridere davvero.
⸻
L’aperitivo fu una tortura.
Per entrambi.
Nessuno degli amici sembrò accorgersi di nulla.
Ma ogni sguardo aveva un peso.
Ogni battuta un significato nascosto.
Ogni sfioramento accidentale una scarica elettrica.
Una volta le loro mani si toccarono mentre prendevano lo stesso bicchiere.
Entrambi si ritrassero troppo in fretta.
Una reazione che nessuno notò.
Tranne loro.
⸻
La sera era scesa quando ripartirono.
La strada era quasi deserta.
I finestrini leggermente abbassati.
L’aria tiepida di giugno entrava nell’abitacolo.
Per un po’ parlarono di cose inutili.
Lavoro.
Vacanze.
Amici.
Argomenti scelti con cura per non avvicinarsi a quelli veri.
A un certo punto Anna stava raccontando qualcosa successa in ufficio quando si interruppe per cercare una parola.
Si morse il labbro.
Un gesto minuscolo.
Distratto.
Ma Luca sentì lo stomaco stringersi.
Perché conosceva quel gesto.
Lo conosceva fin troppo bene.
— Non farlo.
Anna si voltò.
— Cosa?
— Quello.
— Quale quello?
— Quello.
Lei lo fissò per un secondo.
Poi capì.
E sorrise.
— Sei serio?
— Purtroppo sì.
— Sei ridicolo.
— Possibile.
Anna rise e tornò a guardare fuori dal finestrino.
Luca invece smise completamente di ascoltare quello che stava dicendo.
Perché era stanco.
Stanco di comportarsi come se niente fosse successo.
Stanco di riportarla a casa.
Stanco di salutarla come un’amica.
Stanco di desiderarla.
Lasciò uscire lentamente il fiato.
Poi accostò.
La macchina si fermò nel buio.
Anna si girò verso di lui.
Il cuore già in corsa.
— Che fai?
Luca rimase qualche secondo con le mani sul volante.
Scosse la testa.
— Te l’avevo detto.
— Cosa?
— Che vederci oggi era una pessima idea.
Anna abbassò lo sguardo.
— Lo so.
— No, bionda. Non credo che tu lo sappia davvero.
Lei tornò a guardarlo.
E per un attimo nessuno dei due disse niente.
Il silenzio sembrò riempire tutta la macchina.
— Stasera non ti ho quasi parlato.
— Me ne sono accorta.
— Perché ogni volta che ti guardavo mi tornava in mente ieri sera.
Il respiro di Anna si spezzò appena.
Luca rise senza allegria.
— Bel casino.
— Già.
— Pensavo che sarebbe stato più facile.
— Anch’io.
— Invece è peggio.
Molto peggio.
Si guardarono.
Vicini.
Troppo vicini.
Con la consapevolezza che la parte più difficile non era stata baciarsi la sera prima.
La parte più difficile era rivedersi il giorno dopo.
E scoprire che non era cambiato nulla.
Anzi.
Era diventato tutto più forte.
⁃ fanculo tutto.
Disse lui e la prese con una forza che la stupì,
con una mano dietro la nuca e l’altra sul fianco, fino a schiantare la sua bocca contro quella di lei. Mani di lei scivolarono sul suo collo, finché non si slaccio la cintura e gli sali sopra, a cavalcioni, continuando a baciarlo con passione mentre sentiva crescere un bisogno e un desiderio inarrestabili.
⁃ ti voglio Luca, ti voglio come non ho mai voluto nessun altro
La voce era un sussurro, un momento rubato tra un bacio e l’altro. Lui le prese i fianchi e la premette verso il basso, facendole sentire chiaramente quanto anche lui la volesse. Lei mugolò al suo orecchio, facendolo impazzire del tutto. Scese con una mano fino a sfiorarle la coscia, poi risalì piano fino a sentire le mutandine e le scostò facendo passare un dito sotto la stoffa leggera.
⁃ Sei così bagnata.. Dio ho passato così tanto tempo a immaginare di toccarti, di baciarti dappertutto, di assaggiarti.. non riesco a fermarmi
⁃ allora non farlo, non farlo mai
Inizio a muovere il suo dito delicatamente sul centro del suo piacere e lei inizio ad ansimare , la bocca vicino all’orecchio di lui, gli morse un lobo facendogli venire i brividi lungo la schiena
⁃ Monella… vediamo se posso vendicarmi anche io…
E le infilo un dito dentro, facendola sussultare per la sorpresa, mentre continuava a fare cerchi con il pollice. Sentendola sempre piu bagnata.
Poi lei si spostò indietro sulle sue gambe, il volante contro la schiena, lui si fermò, mentre lei gli sbottonava i jeans e tirava giù la lampo.
Lo sguardo nei suoi occhi era fuoco, una promessa di tempesta. Lui le mise una mano dietro la nuca e le afferrò i capelli.
⁃ ora tieni le tue mani a posto, se ci riesci
Gli disse con un sorriso che lo fece pulsare proprio lì dove lei stava per mettere la sua mano, liberando la sua erezione e iniziando a muoversi su e giù. Lui lasciò cadere la testa lì dietro
⁃ così bello… -
⁃ già… così bello.. anche se forse dovrei preoccuparmi..
Lei sorrise, continuando a muovere la sua mano. Piccole gocce fuoriuscivano dalla punta e lei col pollice iniziò a spalmarle facendo cerchi piccoli e delicati.
⁃ .. mi sembra così.. grosso
Lui rise appena.
⁃ sai come fare un complimento a un uomo … e non solo quello
⁃ Si ma sono seria..
⁃ non c’è niente da preoccuparsi.. non ti farei mai male
Lui sembrò improvvisamente serio. Aveva sollevato la testa e la guardava negli occhi. Lei smise di muovere la mano, si sollevò un po’ e andò in avanti con il bacino, fino a sedersi proprio sopra la sua erezione, poi lo guardò negli occhi, con un luccichio malizioso
⁃ un vero peccato, perché vorrei proprio che me ne facessi.
Lui sorrise, forse un po stupito, sicuramente divertito, le accarezzò una guancia
⁃ vedremo se avrai il coraggio di ripeterlo ancora fra poco, bionda.
E con una mano le sollevo i fianchi senza sforzo ed entrò in lei, con un unica spinta lenta ma inesorabile. Lei appoggiò la fronte sulla sua, ansimando e con le gambe che un po le tremavano. Si guardarono negli occhi per quello che sembrò un istante senza fine, senza luogo e senza tempo. Poi lei ritrovò la sua voce e un po’ di faccia tosta e gli disse
⁃ allora fammi vedere
Lui sorrise ma non se lo fece ripetere due volte. Inizio a muoversi, o meglio a far muovere lei su e giù sempre più forte, fino a farla gridare, i suoni che rimbombavano dentro l’auto, i corpi sudati, i finestrini appannati.
Lui le tolse la maglietta, inizio a baciarle il seno nudo, succhiandole e mordicchiandole i capezzoli, facendola genere sempre di più.
Poi in qualche modo prese lei il controllo dei movimenti. Inizio a oscillare col bacino avanti e indietro, come un’onda, dandosi piacere nei punti giusti, facendo impazzire lui. Portando entrambi sempre più vicini al limite. Lui le afferrò il mento
⁃ Occhi aperti bionda
Lei lo fece, aggancio il suo sguardo a quello di lui, unica certezza e unica ancora in tutto quel turbinio di sensazioni e di passione
⁃ Vieni insieme a me, vieni con me
Le mise una mano sul fianco per aumentare un pochino il ritmo dei movimenti di lei, e la senti tremare forte mentre veniva, il suo sguardo fu indescrivibile, impagabile, come lo aveva sempre immaginato, forse anche meglio e la seguì anche lui, svuotandoli completamente dentro di lei.
Rimasero così intrecciati, ancorati l’uno all’altra.. per paura di uscire da quella bolla e di tornare alla realtà.
Fu Anna a sollevare per prima lo sguardo.
Nella penombra riusciva appena a distinguere i lineamenti di Luca, eppure le sembrò di non averlo mai visto così chiaramente.
Lui le accarezzò una guancia con il dorso della mano.
Un gesto semplice.
Anna sorrise appena, ancora senza fiato.
— Credo che sia stato il sesso migliore della mia vita.
Luca lasciò sfuggire una risata bassa, scuotendo la testa.
— Credi?
Lei gli diede una leggera spinta sul petto.
— Va bene, ne sono sicura.
Luca la osservò per un momento, poi sorrise.
— Anche per me. È stato il migliore della mia vita.
Per un attimo si guardarono soltanto, increduli e vulnerabili.
— Questo non aiuta per niente la situazione — mormorò lui.
Quasi doloroso.
— Sai qual è la cosa che mi spaventa davvero?
Lei scosse piano la testa.
Luca abbassò gli occhi, poi tornò a cercare i suoi.
— Che fino a ieri potevo ancora raccontarmi delle bugie.
Anna sentì il cuore stringersi.
— E adesso?
Lui lasciò uscire una breve risata senza allegria.
— Adesso come faccio?
— A fare cosa?
— A tornare indietro e comportarmi come se niente fosse successo.
Il silenzio cadde tra loro.
Pesante.
Inevitabile.
— Come faccio a fingere che tu sia solo un’amica, ora che ti ho avuta?
Anna chiuse gli occhi per un istante.
Perché non aveva una risposta.
Perché la stessa domanda la stava distruggendo.
Fuori dal finestrino, la notte continuava indifferente.
Dentro quella macchina, invece, era appena cominciato qualcosa che nessuno dei due sapeva o voleva più fermare.
6
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voti
valutazione
7
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