La sfida 2. La ritirata
di
Nerea
genere
etero
La sfida 2
Capitolo 2 — La ritirata
Sei settimane.
Per sei settimane Lorenzo sparì.
Non davvero.
Continuava a comparire alle cene del gruppo, alle feste, agli aperitivi e alle grigliate organizzate dagli amici.
Ma sembrava aver cancellato qualcosa.
O qualcuno.
Giulia.
Dopo il lago, si era aspettata qualsiasi cosa.
Un messaggio, un imbarazzo, una discussione.
Perfino una fuga.
Non l’indifferenza.
Quella no.
La prima volta che lo rivide fu a un aperitivo.
Entrò nel locale con il cuore che batteva troppo forte e lo trovò appoggiato al bancone.
Una ragazza bionda rideva davanti a lui.
Bellissima.
Lorenzo le stava dicendo qualcosa all’orecchio.
Lei arrossì, poi gli appoggiò una mano sulla nuca e lo baciò.
Un bacio breve.
Leggero.
Naturale.
Come se fosse la cosa più normale del mondo.
Giulia si fermò.
Immobile.
Lorenzo alzò gli occhi.
La vide.
Per un istante.
Solo uno.
Poi tornò a parlare con la ragazza.
Come se lei non esistesse.
Fu quella la parte peggiore.
Non il bacio.
L’indifferenza.
⸻
Da quel momento diventò una tortura.
Ogni volta una donna diversa.
Una sera una mora, una sera una rossa, una sera una ragazza che sembrava una modella.
Niente di volgare.
Niente di eccessivo.
Ma abbastanza da essere impossibile da ignorare.
E soprattutto Lorenzo sembrava divertirsi.
Rideva, flirtava, viveva la sua vita.
Come se il lago fosse stato soltanto un episodio insignificante.
Come se quel bacio non fosse mai esistito.
Giulia iniziò a odiarlo.
Il problema era che continuava a desiderarlo.
⸻
Provò tutto.
Vestiti che sapeva gli piacevano.
Battute.
Provocazioni.
Sorrisi.
Niente.
Lorenzo era diventato un muro.
Una sera riuscì perfino a restare sola con lui sul terrazzo di un locale.
«Ti sei dimenticato come si parla con me?»
Lorenzo sorseggiò il drink.
«No.»
«Allora perché ti comporti così?»
«Così come?»
«Come se fossi invisibile.»
«Forse sto semplicemente cercando di vivere tranquillo.»
«Con una ragazza diversa ogni weekend?»
Finalmente lui la guardò.
«Ti interessa?»
«No.»
«Allora siamo a posto.»
E se ne andò.
Lasciandola con la sensazione di aver perso una partita che fino a poco tempo prima stava vincendo.
⸻
Il viaggio arrivò a fine estate.
Tre giorni in montagna.
Stesso gruppo.
Stessa compagnia.
Suo fratello insistette per partecipare.
«Così ci divertiamo tutti insieme.»
Giulia sospettò che non fosse l’unico motivo.
Ma accettò.
E naturalmente accettò anche Lorenzo.
⸻
La prima sera filò liscia.
La seconda no.
Mentre usciva dall’ascensore, Giulia vide Lorenzo dall’altra parte della hall.
Una ragazza era praticamente appoggiata a lui.
Ridevano.
Parlavano a pochi centimetri di distanza.
La ragazza gli sistemò il colletto della camicia.
Lorenzo lasciò fare.
Poi si allontanarono insieme verso i corridoi delle camere.
Giulia rimase a guardarli.
Per qualche secondo.
Più di qualche secondo.
Abbastanza da sentirsi una perfetta idiota.
⸻
Fu quella sera che conobbe Andrea.
Seduto al bancone del bar dell’hotel.
Trentacinque anni.
Simpatico.
Ironico.
Molto interessato a lei.
«Posso offrirti qualcosa?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da quanto è buono il cocktail.»
Andrea rise.
«Mi sembra un criterio ragionevole.»
⸻
Il primo drink scivolò via facilmente.
Poi arrivò il secondo.
Poi un terzo.
Giulia non era ubriaca.
Ma abbastanza allegra da smettere di controllare ogni pensiero.
Andrea la faceva ridere.
Sul serio.
Era una sensazione quasi dimenticata.
«Sai una cosa?»
disse lei.
«Dimmi.»
«Pensavo che questo weekend sarebbe stato terribile.»
«E invece?»
Giulia sorrise.
«Forse mi sto salvando.»
«Da cosa?»
Lei fissò il bicchiere.
«Da una pessima idea.»
Andrea la osservò.
«Sembra una storia interessante.»
«No.»
rispose lei.
«È una storia stupida.»
⸻
Passarono più di un’ora a parlare.
Poi due.
La musica si abbassò.
Il locale iniziò a svuotarsi.
Andrea si avvicinò.
Con naturalezza.
Con delicatezza.
Quando la baciò, Giulia non si tirò indietro.
Per un attimo si impose di non pensare, di non confrontare, di non ricordare.
Solo per un attimo.
Quando il bacio finì, Andrea sorrise.
«Ti accompagno in camera?»
Fu allora che una voce arrivò alle loro spalle.
«Direi di no.»
Giulia chiuse gli occhi.
Perché avrebbe riconosciuto quella voce ovunque.
⸻
Lorenzo.
In piedi.
Braccia incrociate.
Mascella tesa.
Sguardo glaciale.
Andrea guardò lui.
Poi lei.
Poi di nuovo lui.
«Un problema?»
«Dipende.»
rispose Lorenzo.
«Da cosa?»
«Da quanto velocemente capisci quando una donna non è nelle condizioni migliori per prendere decisioni intelligenti.»
Tra loro calò una tensione pesante.
Andrea capì immediatamente.
«Credo che sia il mio momento di sparire.»
⸻
«Non avevi alcun diritto.»
furono le prime parole di Giulia appena rimasero soli.
«Ne avevo parecchi.»
«No.»
«Sì.»
«Non sono affari tuoi.»
«Lo sono diventati quando stavi per fare qualcosa di cui domani ti saresti pentita.»
«Tu non sai niente di me.»
Lorenzo rise.
Una risata breve.
Amara.
«Davvero?»
«Sì.»
«Curioso.»
Si avvicinò.
«Pensavo che questo weekend sarebbe stato terribile…»
Giulia sbiancò.
«Smettila.»
«Invece forse mi sto salvando.»
«Lorenzo.»
«Da una pessima idea.»
Lei lo colpì sul braccio.
Forte.
Lui quasi sorrise.
«Mi spiavi?»
«No.»
«Bugiardo.»
«Ma avevi una voce abbastanza alta da farti sentire da mezzo hotel.»
“ah davvero? Allora sai cosa? Penso che se fossimo andati in camera mi avrebbe sentita tutto l’hotel”
Lorenzo si sentì una scossa lungo il corpo, dalla testa fino all’inguine, dove la situazione iniziava a farsi… tesa.
“Con quel tizio? Ragazzina ne devi ancora imparare di cose sugli uomini.. “
“Ti prego insegnami, mastro” lei lo guardò con i suoi occhi da sfida, quelli che lo facevano vacillare in ogni suo buon proposito.
Le si avvicinò, lei era ancora seduta su uno sgabello alto al bancone del bar, le spostò un ginocchio in modo quasi impercettibile ma alla fine si ritrovò fra le sue gambe, molto vicino, troppo vicino. Sentiva il calore del suo corpo accanto al suo.
“Stai attenta a quello che chiedi. Ora alzati, ti accompagno in camera”
E si allontanò velocemente mentre lei lo seguiva, col cuore a mille e il fastidio di non aver potuto rispondergli.
⸻
Arrivarono davanti alla porta della sua camera.
L’aria sembrava elettrica.
Pesante.
Pericolosa.
«Perché l’hai fatto?»
chiese lei.
«Fatto cosa?»
«Intervenire.»
Lorenzo la fissò.
«Perché stavi cercando di convincerti di qualcosa.»
«E cosa sarebbe?»
«Che lui ti interessava.»
Una pausa.
«E non era vero.»
aggiunse.
⸻
Giulia infilò la tessera nella serratura.
«Tu invece cosa stai facendo da settimane?»
Lorenzo non rispose.
«Le ragazze.»
continuò lei.
«I baci.»
«Giulia…»
«No. Rispondimi.»
Finalmente lui la guardò.
Davvero.
«Sto cercando di fare la cosa giusta.»
«Complimenti. Ti riesce malissimo.»
Per la prima volta Lorenzo abbassò lo sguardo.
Sembrava stanco.
Più stanco di quanto lei l’avesse mai visto.
«Probabilmente hai ragione.»
⸻
Poi successe.
Qualcosa cambiò.
Nessuno dei due aveva più voglia di fingere.
«Dimmi una cosa.»
disse Lorenzo.
«Cosa?»
«Che cosa vuoi davvero da me?»
«Tu.»
La risposta uscì troppo velocemente.
Troppo sinceramente.
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante.
Come se quella fosse esattamente la risposta che temeva.
«Vedi?»
mormorò.
«Questo è il problema.»
«Quale problema?»
«Tu pensi che questa sia una storia romantica.»
«E tu no?»
Lui rise senza allegria.
«Io penso che le persone si facciano male.»
«Quindi?»
«Quindi dovresti smetterla.»
«Di fare cosa?»
«Di inseguirmi.»
Giulia sbatté le palpebre.
«Io non ti inseguo.»
«No?»
Lorenzo fece un passo avanti.
«Al lago mi hai baciato. Da allora non hai smesso un secondo di cercare una crepa.»
La sua voce si abbassò.
Più dura.
«Ma non hai capito una cosa.»
«Sentiamo.»
«Io non sono quello che ti sei raccontata.»
«E chi saresti?»
«Uno che rovina tutto quello che tocca.»
Giulia sostenne il suo sguardo.
«Non mi fai paura.»
Per un istante qualcosa lampeggiò negli occhi di Lorenzo.
Quasi rabbia.
Quasi frustrazione.
«Dovresti.»
«Perché?»
«Perché il punteggio era uno a uno, Giulia.»
Lei rimase immobile.
Il lago.
Il loro gioco.
Le sfide.
«E adesso stai entrando in una partita diversa.»
continuò lui.
«Una in cui non vinci.»
«Mi stai minacciando?»
«Ti sto avvertendo.»
«Non sembra.»
«Allora ascolta meglio.»
La sua voce era bassa.
Tagliente.
«Se tu stessi cercando qualcosa di leggero, qualcosa senza aspettative, senza promesse, senza complicazioni… io saprei gestirlo.»
Giulia rimase immobile.
«E io no?»
«No.»
La risposta arrivò immediata.
Netta.
Brutale.
«Perché?»
«Perché tu ti affezioni.»
«Non puoi saperlo.»
«Ti conosco da quindici anni.»
Una pausa.
«Tu soffriresti.»
aggiunse lui.
«E tu?»
Per la prima volta Lorenzo non rispose subito.
Poi la guardò come se stesse decidendo quanto essere sincero.
«Io no.»
Giulia capì immediatamente che era una bugia.
E lo capì anche lui.
«Stai mentendo.»
sussurrò.
La mascella di Lorenzo si contrasse.
«Vedi? Questo intendo.»
«Cosa?»
«Che continui a guardare oltre quello che ti mostro.»
Fece un altro passo.
Adesso erano troppo vicini.
«Ti sto dicendo che sono una pessima idea.»
«E io ti sto dicendo che non ci credo.»
«Perché vuoi sempre vincere.»
«No.»
«Sì.»
La indicò con un dito.
«Hai pareggiato il conto al lago e adesso pensi di poter vincere anche questa.»
Giulia sorrise appena.
«Forse.»
Quella risposta sembrò irritarlo più di qualsiasi altra cosa.
«Non hai capito.»
disse.
Piano.
Controllato.
«Se entri in questa storia, non ne esci intera.»
Silenzio.
Giulia lo fissò per qualche secondo.
Poi scosse la testa.
«Continui a provarci.»
«A fare cosa?»
«A spaventarmi.»
Una pausa.
«E continui a fallire.»
Gli occhi di Lorenzo incontrarono i suoi.
“… perché forse non hai capito che non me ne frega niente di rimanere intera, in nessun senso”
E in quel momento nessuno dei due riuscì più a guardare altrove.
“Pensi che mi spaventi l’idea di scopare senza uscire a cena? Pensi che ferirebbe il mio tenero cuoricino? Forse non hai capito che non sono più una bambina, non saresti ne il primo ne l’ultimo con cui l’avrei fatto”.
La porta della camera era ancora aperta.
Lorenzo era ancora sulla soglia. Fece un passo, poi si chiuse la porta alle spalle.
Con calma.
Troppa calma. Sembrava furioso.
«È questo che stai cercando di fare?»
«Cosa?»
«Convincermi che per te sarebbe uguale, che vai in giro a scoparti ragazzi come nulla fosse per poi andare in giro con quell’aria da santarellina?»
Giulia sollevò il mento.
«Forse è così.»
«Bugia.»
La risposta arrivò immediata.
Secca.
Quasi rabbiosa.
«Tu non ne hai la minima idea.»
«Di cosa?»
«Di quello che stai dicendo.»
Fece un passo avanti.
«Perché continui a parlare di questa storia come se si trattasse soltanto di passare una notte con qualcuno.»
«E se fosse così?»
Lorenzo lasciò uscire una risata breve.
Senza alcun divertimento.
«No.»
«No?»
«No.»
La guardò dritta negli occhi.
«Perché se fosse stato così, saresti già salita in camera con quello del bar.»
Silenzio.
«E invece eri lì a cercare me.»
La frase colpì il bersaglio.
Giulia lo odiò per averla detta.
Perché era vera.
«Non sai quello che cercavo.»
«Lo so benissimo.»
Per la prima volta la voce di Lorenzo si incrinò.
Appena.
Ma abbastanza.
«Davvero?»
Giulia cercò di sostenergli lo sguardo.
«Allora dimmelo.»
Lorenzo esitò.
Per la prima volta da quando era iniziata quella conversazione.
Come se la risposta gli bruciasse in gola.
«Vuoi davvero che lo dica?»
«Sì.»
«No, Giulia. Vuoi che continui a mentirti.»
Lei trattenne il respiro.
«Perché se dicessi quello che penso davvero, dopo non potremmo più fare finta di niente.»
Un altro passo.
Abbastanza vicino da farle sentire il calore del suo corpo.
«E sai qual è la cosa peggiore?»
La voce si abbassò.
Rauca.
Pericolosa.
«Che credo che tu lo sappia già.»
Giulia sentì un brivido attraversarle la schiena.
Ma non arretrò.
Non riusciva ad arretrare.
Lorenzo la fissò ancora per un istante interminabile.
Poi scosse appena la testa.
Come se stesse perdendo una battaglia contro se stesso.
«E credimi, Giulia… è proprio questo il problema.»
«Quale problema?»
«Che non riesco più a capire se sto cercando di allontanare te…»
Fece un altro passo.
«…o di impedire a me stesso di trascinarti in una stupidaggine enorme.»
Giulia deglutì.
«Quale stupidaggine?»
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante.
Come se quella domanda fosse l’ultima cosa che avrebbe voluto sentire.
Quando li riaprì, non c’era più distanza.
Non davvero.
«Quella di continuare a provocarmi e pensare che io riesca ancora a ragionare.»
Il cuore di Giulia mancò un battito.
Lui abbassò lo sguardo sulle sue labbra.
Solo per un secondo.
Ma lei lo vide.
Lo sentì.
«Perché la verità è che sto finendo la pazienza.»
La voce era bassa.
Controllata.
Ed era proprio quel controllo a renderla pericolosa.
«E più ti avvicini, più faccio fatica a ricordarmi tutte le ragioni per cui dovrei lasciarti stare.»
Giulia sentì le ginocchia indebolirsi.
Lorenzo fece un mezzo sorriso amaro.
«Tu continui a immaginare qualcosa di semplice.»
Scosse la testa.
«Non lo sarebbe. Non c’è niente di semplice tra tutte le cose che vorrei farti»
Silenzio.
«Se ti baciassi adesso, Giulia, non sarebbe qualcosa di delicato.»
Le parole le scivolarono addosso come una scarica.
«E non credo che riuscirei a fermarmi a un bacio.»
L’aria sembrò sparire dalla stanza.
«Questa è la stupidaggine.»
La guardò come se fosse già troppo tardi.
«Perché ti desidero molto più di quanto dovrei.»
Un altro istante.
«E ho il sospetto che, se smettessi di trattenermi, dimenticherei qualsiasi buona intenzione nel giro di pochi secondi.»
Giulia non riuscì più a respirare normalmente.
Lorenzo la fissò senza abbassare gli occhi.
«Quindi fidati.»
La voce era poco più di un sussurro.
«Non stavo cercando di proteggere me.»
«Non ho bisogno che nessuno mi protegga.»
La sfida nella voce di Giulia fu immediata.
«Potrei stupirti.»
Per un istante nessuno dei due si mosse.
Poi qualcosa si spezzò.
Lorenzo le arrivò addosso in due falcate.
Una mano contro il muro accanto alla sua testa.
L’altra alla vita. Le spinse la schiena contro il muro, e poi premette il suo corpo su di lei con forza. Lei poteva sentire quanto fosse eccitato.. poteva sentirlo molto chiaramente.
Il fiato caldo sul viso.
«È proprio questo che temo.»
«Lorenzo…»
Non riuscì a finire la frase. Perché lui la baciò.
Di colpo. Senza più distanza. Senza più controllo. Le mani di lei finirono dietro la nuca di lui, che rispose con un basso ringhio, dandole un piccolo morso al labbro inferiore, tirandolo fino a strapparle un piccolo gemito.
“Così sensibile…” le disse continuando a baciarla con passione, mentre con una mano le sganciò il reggiseno, e con l’altra cominciò a esplorare il suo corpo, senza più chiedere, senza più controllo. Le afferrò i seni e trovò subito i capezzoli, inizio a stringerli forte finché Giulia non iniziò ad ansimare nella sua bocca.
“Questo ti piace.. “
Lei non rispose, troppo preda delle sensazioni che lui le stava provocando, non le lasciava respiro.
“Ora hai smesso di parlare, vero? Non hai più la battuta così pronta?”
Mentre continuava a tormentarle un capezzolo scese con l’altra mano sotto la sua gonna, le scostò mutandine e iniziò ad accarezzarla, prima dolcemente poi sempre più intensamente, e le infilo un dito dentro.
“Così stretta…”
Giulia smise di baciarlo e sussultò, lo guardò negli occhi per un istante, poi anche lei fece scivolare le sue mani verso il basso, gli sbottonò i jeans e mise una mano dentro gli slip. Lui era duro e bagnato sulla punta, questo la eccitò come non mai, si morse le labbra, iniziò a muovere la mano su e giù, tenendolo con forza.
“Che monella.. alla fine forse non sei davvero così santarellina, mmh?”
Disse lui mentre la sua voce cambiava leggermente, e inserì un secondo dito in lei facendola ansimare forte. Lei con la mano libera si aggrappò ai capelli di lui, tirandoglieli, facendolo eccitare ancora di più.
Smise di toccarla, la prese con due mani dietro al sedere, sotto la gonna, e la sollevò portandola sulla scrivania, buttando a terra in un gesto tutti i fogli sparsi sopra.
“Spero che tu non ci tenga troppo, a queste” disse afferrandole i bordi del perizoma di pizzo e strappandolo facilmente. La fece sdraiare con la schiena sul tavolo.
“Togliti la maglietta” le disse, mentre si toglieva la sua e si abbassava i jeans e gli slip, rimanendo nudo.
“Ok… maestro”, lei gli sorrise e si morse il labbro. Si sfilò la maglietta e rimase solo con la gonna arrotolata in vita.
“Non hai ancora perso quella tua sfrontatezza vero? Vediamo cosa succede ora”
E le appoggio la punta tra le sue gambe, proprio lì dove le piaceva di più, iniziò a strofinarglielo addosso senza tregua, facendola impazzire. I mugolii che emetteva lo eccitavano da morire, vederla così aperta e bagnata per lui gli fece venire voglia di penetrarla immediatamente… ma si tratteneva. Continuò cosi per minuti infiniti, e poi si chinò in avanti e le prese un capezzolo fra le labbra, succhiando forte.
“Lorenzo ti prego…”
Lei era al limite, si contorceva sul tavolo inarcando la schiena, muovendo il bacino per andargli in contro.
“Ti prego cosa? Sii più chiara”
“Ti prego…”
Lui inserì solo la punta, e poi la tiro fuori, e lo fece una,due, tre volte, senza mai entrare in lei veramente. Continuando a vederla impazzire, a sentirla sempre più bagnata.
“Cosa vuoi Giulia? Dimmelo”
Lei lo guardò con uno sguardo che era pura lussuria, senza più limiti, senza più controllo.
“Mettimelo dentro, scopami, ti prego”.
E lui lo fece, le entrò dentro in modo brutale, lei gridò, e poi lo tirò fuori completamente e lo rifece, e ancora e ancora. Lei allora intrecciò le sue gambe dietro la schiena di lui, impedendogli di allontanarsi, impedendogli di uscire del tutto, e iniziò a guidare i suoi movimenti, a spingerlo sempre più dentro, sempre più in fondo.
“Che brava la mia monella…”
Disse lui, assecondandola, lasciandola guidare per un po, guardando il modo in cui il seno di lei si muoveva insieme alle sue spinte, il modo in cui lei si portava le mani alle labbra per coprirsi la bocca, per mordersi le dita.. lo faceva andare fuori di testa.
Si staccò da lei, la prese con un braccio in vita e l’aiuto a sollevarsi per metterla in piedi, la giro e le appoggio il busto sulla scrivania. La vista da quella posizione gli piacque ancora di più, e la penterò di nuovo, questa volta al suo ritmo, senza che lei potesse controllarlo o fermarlo, con i fianchi schiacciati sul legno freddo della scrivania.
Le prese i capelli e se li avvolse al polso, facendole inarcare la schiena per entrare ancora più a fondo in lei, che ormai gridava fuori controllo. E senza smettere di muoversi e senza diminuire il ritmo fece scivolare una mano accanto al fianco e andò a toccarle il clitoride.
“fammi venire ti prego”
Lui non rispose ma continuò a muoversi e a stimolarla davanti, in poco tempo sentì chiaramente che lei stava per venire. La senti bagnarsi ancora di più, sentì quell’inconfondibile pulsare che precede l’orgasmo, e continuò. Le mise una mano sulla bocca, in qualche modo per catturare il suo piacere, per farla ancora più sua, e lei venne. Senti tremare le sue labbra sulle dita, mentre lei pronunciava il suo nome. E questo portò anche lui oltre il limite. Venne dentro di lei, mentre sentiva il suo membro stretto tra gli spasmi dell’orgasmo di lei.
Rimasero così ancora per qualche istante, poi lei si rimise in piedi.
Per qualche minuto nessuno disse nulla.
La stanza era immersa nel silenzio.
Quello vero.
Quello che arriva quando non restano più parole dietro cui nascondersi.
Giulia era in piedi davanti alla scrivania.
Lo sguardo perso per un istante nel vuoto.
Il cuore finalmente più lento.
O forse no.
Forse stava semplicemente battendo per motivi diversi.
Sentì Lorenzo muoversi davanti a lei.
Non alzò subito gli occhi.
Aveva paura.
Una paura assurda.
Più forte di tutte quelle che aveva provato prima.
Paura che lui tornasse ad essere distante.
Paura che si allontanasse.
Paura che ricominciasse a scappare.
Poi sentì le sue dita sfiorarle la mano.
Appena.
Un gesto piccolo.
Quasi involontario.
Fu quello a farle alzare lo sguardo.
Lorenzo la stava già guardando.
Niente ironia.
Niente provocazioni.
Niente sorrisi arroganti.
Solo stanchezza.
E qualcosa che lei non gli aveva mai visto addosso.
Vulnerabilità.
«Che c’è?»
sussurrò.
Lui lasciò uscire una breve risata.
«Sto cercando di capire una cosa.»
«Quale?»
«Quanto sei soddisfatta di te stessa.»
Giulia sorrise.
«Molto.»
«Immaginavo.»
«Ti avevo avvertito.»
«No.»
Lorenzo scosse la testa.
«Tu mi hai provocato.»
Lei rise piano.
«E tu hai reagito.»
«Pessima idea.»
«Decisamente.»
Per qualche secondo rimasero a guardarsi.
Poi il sorriso di Lorenzo svanì.
Non del tutto.
Ma abbastanza.
«Sai qual è la parte peggiore?»
«Sentiamo.»
Lui abbassò gli occhi sulle loro mani ancora vicine.
«Che avevo ragione.»
Giulia sentì qualcosa stringerle il petto.
«Su cosa?»
«Sul fatto che avrei dovuto starti lontano.»
Silenzio.
«Eppure non cambierei niente.»
Quella frase arrivò così piano che quasi sembrò sfuggirgli.
Giulia trattenne il respiro.
Lorenzo se ne accorse.
Come sempre.
Le sfiorò una guancia.
«Non guardarmi così.»
«Così come?»
«Come se stessi aspettando una dichiarazione.»
Lei sorrise.
«E invece?»
Lui ricambiò il sorriso.
Stanco.
Bellissimo.
Pericolosamente sincero.
«Invece sto realizzando che non sei affatto la santarellina che vuoi far credere a tutti.»
Giulia sollevò un sopracciglio.
«Davvero?»
«Davvero.»
La guardò per un lungo istante.
«E il problema è che adesso lo so.»
«Mi sembra un problema gestibile.»
Lorenzo rise piano.
«Non ne sarei così sicuro.»
«Perché?»
Lui scosse appena la testa.
«Perché sono terribilmente tentato di rifarlo. E per la cronaca, sono sicuro che tutto l’hotel ti abbia sentita»
E per la prima volta da quando era iniziata quella follia, scoppiarono a ridere insieme.
Non perché fosse divertente.
Ma perché era reale.
E ormai era troppo tardi per fingere il contrario.
Capitolo 2 — La ritirata
Sei settimane.
Per sei settimane Lorenzo sparì.
Non davvero.
Continuava a comparire alle cene del gruppo, alle feste, agli aperitivi e alle grigliate organizzate dagli amici.
Ma sembrava aver cancellato qualcosa.
O qualcuno.
Giulia.
Dopo il lago, si era aspettata qualsiasi cosa.
Un messaggio, un imbarazzo, una discussione.
Perfino una fuga.
Non l’indifferenza.
Quella no.
La prima volta che lo rivide fu a un aperitivo.
Entrò nel locale con il cuore che batteva troppo forte e lo trovò appoggiato al bancone.
Una ragazza bionda rideva davanti a lui.
Bellissima.
Lorenzo le stava dicendo qualcosa all’orecchio.
Lei arrossì, poi gli appoggiò una mano sulla nuca e lo baciò.
Un bacio breve.
Leggero.
Naturale.
Come se fosse la cosa più normale del mondo.
Giulia si fermò.
Immobile.
Lorenzo alzò gli occhi.
La vide.
Per un istante.
Solo uno.
Poi tornò a parlare con la ragazza.
Come se lei non esistesse.
Fu quella la parte peggiore.
Non il bacio.
L’indifferenza.
⸻
Da quel momento diventò una tortura.
Ogni volta una donna diversa.
Una sera una mora, una sera una rossa, una sera una ragazza che sembrava una modella.
Niente di volgare.
Niente di eccessivo.
Ma abbastanza da essere impossibile da ignorare.
E soprattutto Lorenzo sembrava divertirsi.
Rideva, flirtava, viveva la sua vita.
Come se il lago fosse stato soltanto un episodio insignificante.
Come se quel bacio non fosse mai esistito.
Giulia iniziò a odiarlo.
Il problema era che continuava a desiderarlo.
⸻
Provò tutto.
Vestiti che sapeva gli piacevano.
Battute.
Provocazioni.
Sorrisi.
Niente.
Lorenzo era diventato un muro.
Una sera riuscì perfino a restare sola con lui sul terrazzo di un locale.
«Ti sei dimenticato come si parla con me?»
Lorenzo sorseggiò il drink.
«No.»
«Allora perché ti comporti così?»
«Così come?»
«Come se fossi invisibile.»
«Forse sto semplicemente cercando di vivere tranquillo.»
«Con una ragazza diversa ogni weekend?»
Finalmente lui la guardò.
«Ti interessa?»
«No.»
«Allora siamo a posto.»
E se ne andò.
Lasciandola con la sensazione di aver perso una partita che fino a poco tempo prima stava vincendo.
⸻
Il viaggio arrivò a fine estate.
Tre giorni in montagna.
Stesso gruppo.
Stessa compagnia.
Suo fratello insistette per partecipare.
«Così ci divertiamo tutti insieme.»
Giulia sospettò che non fosse l’unico motivo.
Ma accettò.
E naturalmente accettò anche Lorenzo.
⸻
La prima sera filò liscia.
La seconda no.
Mentre usciva dall’ascensore, Giulia vide Lorenzo dall’altra parte della hall.
Una ragazza era praticamente appoggiata a lui.
Ridevano.
Parlavano a pochi centimetri di distanza.
La ragazza gli sistemò il colletto della camicia.
Lorenzo lasciò fare.
Poi si allontanarono insieme verso i corridoi delle camere.
Giulia rimase a guardarli.
Per qualche secondo.
Più di qualche secondo.
Abbastanza da sentirsi una perfetta idiota.
⸻
Fu quella sera che conobbe Andrea.
Seduto al bancone del bar dell’hotel.
Trentacinque anni.
Simpatico.
Ironico.
Molto interessato a lei.
«Posso offrirti qualcosa?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da quanto è buono il cocktail.»
Andrea rise.
«Mi sembra un criterio ragionevole.»
⸻
Il primo drink scivolò via facilmente.
Poi arrivò il secondo.
Poi un terzo.
Giulia non era ubriaca.
Ma abbastanza allegra da smettere di controllare ogni pensiero.
Andrea la faceva ridere.
Sul serio.
Era una sensazione quasi dimenticata.
«Sai una cosa?»
disse lei.
«Dimmi.»
«Pensavo che questo weekend sarebbe stato terribile.»
«E invece?»
Giulia sorrise.
«Forse mi sto salvando.»
«Da cosa?»
Lei fissò il bicchiere.
«Da una pessima idea.»
Andrea la osservò.
«Sembra una storia interessante.»
«No.»
rispose lei.
«È una storia stupida.»
⸻
Passarono più di un’ora a parlare.
Poi due.
La musica si abbassò.
Il locale iniziò a svuotarsi.
Andrea si avvicinò.
Con naturalezza.
Con delicatezza.
Quando la baciò, Giulia non si tirò indietro.
Per un attimo si impose di non pensare, di non confrontare, di non ricordare.
Solo per un attimo.
Quando il bacio finì, Andrea sorrise.
«Ti accompagno in camera?»
Fu allora che una voce arrivò alle loro spalle.
«Direi di no.»
Giulia chiuse gli occhi.
Perché avrebbe riconosciuto quella voce ovunque.
⸻
Lorenzo.
In piedi.
Braccia incrociate.
Mascella tesa.
Sguardo glaciale.
Andrea guardò lui.
Poi lei.
Poi di nuovo lui.
«Un problema?»
«Dipende.»
rispose Lorenzo.
«Da cosa?»
«Da quanto velocemente capisci quando una donna non è nelle condizioni migliori per prendere decisioni intelligenti.»
Tra loro calò una tensione pesante.
Andrea capì immediatamente.
«Credo che sia il mio momento di sparire.»
⸻
«Non avevi alcun diritto.»
furono le prime parole di Giulia appena rimasero soli.
«Ne avevo parecchi.»
«No.»
«Sì.»
«Non sono affari tuoi.»
«Lo sono diventati quando stavi per fare qualcosa di cui domani ti saresti pentita.»
«Tu non sai niente di me.»
Lorenzo rise.
Una risata breve.
Amara.
«Davvero?»
«Sì.»
«Curioso.»
Si avvicinò.
«Pensavo che questo weekend sarebbe stato terribile…»
Giulia sbiancò.
«Smettila.»
«Invece forse mi sto salvando.»
«Lorenzo.»
«Da una pessima idea.»
Lei lo colpì sul braccio.
Forte.
Lui quasi sorrise.
«Mi spiavi?»
«No.»
«Bugiardo.»
«Ma avevi una voce abbastanza alta da farti sentire da mezzo hotel.»
“ah davvero? Allora sai cosa? Penso che se fossimo andati in camera mi avrebbe sentita tutto l’hotel”
Lorenzo si sentì una scossa lungo il corpo, dalla testa fino all’inguine, dove la situazione iniziava a farsi… tesa.
“Con quel tizio? Ragazzina ne devi ancora imparare di cose sugli uomini.. “
“Ti prego insegnami, mastro” lei lo guardò con i suoi occhi da sfida, quelli che lo facevano vacillare in ogni suo buon proposito.
Le si avvicinò, lei era ancora seduta su uno sgabello alto al bancone del bar, le spostò un ginocchio in modo quasi impercettibile ma alla fine si ritrovò fra le sue gambe, molto vicino, troppo vicino. Sentiva il calore del suo corpo accanto al suo.
“Stai attenta a quello che chiedi. Ora alzati, ti accompagno in camera”
E si allontanò velocemente mentre lei lo seguiva, col cuore a mille e il fastidio di non aver potuto rispondergli.
⸻
Arrivarono davanti alla porta della sua camera.
L’aria sembrava elettrica.
Pesante.
Pericolosa.
«Perché l’hai fatto?»
chiese lei.
«Fatto cosa?»
«Intervenire.»
Lorenzo la fissò.
«Perché stavi cercando di convincerti di qualcosa.»
«E cosa sarebbe?»
«Che lui ti interessava.»
Una pausa.
«E non era vero.»
aggiunse.
⸻
Giulia infilò la tessera nella serratura.
«Tu invece cosa stai facendo da settimane?»
Lorenzo non rispose.
«Le ragazze.»
continuò lei.
«I baci.»
«Giulia…»
«No. Rispondimi.»
Finalmente lui la guardò.
Davvero.
«Sto cercando di fare la cosa giusta.»
«Complimenti. Ti riesce malissimo.»
Per la prima volta Lorenzo abbassò lo sguardo.
Sembrava stanco.
Più stanco di quanto lei l’avesse mai visto.
«Probabilmente hai ragione.»
⸻
Poi successe.
Qualcosa cambiò.
Nessuno dei due aveva più voglia di fingere.
«Dimmi una cosa.»
disse Lorenzo.
«Cosa?»
«Che cosa vuoi davvero da me?»
«Tu.»
La risposta uscì troppo velocemente.
Troppo sinceramente.
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante.
Come se quella fosse esattamente la risposta che temeva.
«Vedi?»
mormorò.
«Questo è il problema.»
«Quale problema?»
«Tu pensi che questa sia una storia romantica.»
«E tu no?»
Lui rise senza allegria.
«Io penso che le persone si facciano male.»
«Quindi?»
«Quindi dovresti smetterla.»
«Di fare cosa?»
«Di inseguirmi.»
Giulia sbatté le palpebre.
«Io non ti inseguo.»
«No?»
Lorenzo fece un passo avanti.
«Al lago mi hai baciato. Da allora non hai smesso un secondo di cercare una crepa.»
La sua voce si abbassò.
Più dura.
«Ma non hai capito una cosa.»
«Sentiamo.»
«Io non sono quello che ti sei raccontata.»
«E chi saresti?»
«Uno che rovina tutto quello che tocca.»
Giulia sostenne il suo sguardo.
«Non mi fai paura.»
Per un istante qualcosa lampeggiò negli occhi di Lorenzo.
Quasi rabbia.
Quasi frustrazione.
«Dovresti.»
«Perché?»
«Perché il punteggio era uno a uno, Giulia.»
Lei rimase immobile.
Il lago.
Il loro gioco.
Le sfide.
«E adesso stai entrando in una partita diversa.»
continuò lui.
«Una in cui non vinci.»
«Mi stai minacciando?»
«Ti sto avvertendo.»
«Non sembra.»
«Allora ascolta meglio.»
La sua voce era bassa.
Tagliente.
«Se tu stessi cercando qualcosa di leggero, qualcosa senza aspettative, senza promesse, senza complicazioni… io saprei gestirlo.»
Giulia rimase immobile.
«E io no?»
«No.»
La risposta arrivò immediata.
Netta.
Brutale.
«Perché?»
«Perché tu ti affezioni.»
«Non puoi saperlo.»
«Ti conosco da quindici anni.»
Una pausa.
«Tu soffriresti.»
aggiunse lui.
«E tu?»
Per la prima volta Lorenzo non rispose subito.
Poi la guardò come se stesse decidendo quanto essere sincero.
«Io no.»
Giulia capì immediatamente che era una bugia.
E lo capì anche lui.
«Stai mentendo.»
sussurrò.
La mascella di Lorenzo si contrasse.
«Vedi? Questo intendo.»
«Cosa?»
«Che continui a guardare oltre quello che ti mostro.»
Fece un altro passo.
Adesso erano troppo vicini.
«Ti sto dicendo che sono una pessima idea.»
«E io ti sto dicendo che non ci credo.»
«Perché vuoi sempre vincere.»
«No.»
«Sì.»
La indicò con un dito.
«Hai pareggiato il conto al lago e adesso pensi di poter vincere anche questa.»
Giulia sorrise appena.
«Forse.»
Quella risposta sembrò irritarlo più di qualsiasi altra cosa.
«Non hai capito.»
disse.
Piano.
Controllato.
«Se entri in questa storia, non ne esci intera.»
Silenzio.
Giulia lo fissò per qualche secondo.
Poi scosse la testa.
«Continui a provarci.»
«A fare cosa?»
«A spaventarmi.»
Una pausa.
«E continui a fallire.»
Gli occhi di Lorenzo incontrarono i suoi.
“… perché forse non hai capito che non me ne frega niente di rimanere intera, in nessun senso”
E in quel momento nessuno dei due riuscì più a guardare altrove.
“Pensi che mi spaventi l’idea di scopare senza uscire a cena? Pensi che ferirebbe il mio tenero cuoricino? Forse non hai capito che non sono più una bambina, non saresti ne il primo ne l’ultimo con cui l’avrei fatto”.
La porta della camera era ancora aperta.
Lorenzo era ancora sulla soglia. Fece un passo, poi si chiuse la porta alle spalle.
Con calma.
Troppa calma. Sembrava furioso.
«È questo che stai cercando di fare?»
«Cosa?»
«Convincermi che per te sarebbe uguale, che vai in giro a scoparti ragazzi come nulla fosse per poi andare in giro con quell’aria da santarellina?»
Giulia sollevò il mento.
«Forse è così.»
«Bugia.»
La risposta arrivò immediata.
Secca.
Quasi rabbiosa.
«Tu non ne hai la minima idea.»
«Di cosa?»
«Di quello che stai dicendo.»
Fece un passo avanti.
«Perché continui a parlare di questa storia come se si trattasse soltanto di passare una notte con qualcuno.»
«E se fosse così?»
Lorenzo lasciò uscire una risata breve.
Senza alcun divertimento.
«No.»
«No?»
«No.»
La guardò dritta negli occhi.
«Perché se fosse stato così, saresti già salita in camera con quello del bar.»
Silenzio.
«E invece eri lì a cercare me.»
La frase colpì il bersaglio.
Giulia lo odiò per averla detta.
Perché era vera.
«Non sai quello che cercavo.»
«Lo so benissimo.»
Per la prima volta la voce di Lorenzo si incrinò.
Appena.
Ma abbastanza.
«Davvero?»
Giulia cercò di sostenergli lo sguardo.
«Allora dimmelo.»
Lorenzo esitò.
Per la prima volta da quando era iniziata quella conversazione.
Come se la risposta gli bruciasse in gola.
«Vuoi davvero che lo dica?»
«Sì.»
«No, Giulia. Vuoi che continui a mentirti.»
Lei trattenne il respiro.
«Perché se dicessi quello che penso davvero, dopo non potremmo più fare finta di niente.»
Un altro passo.
Abbastanza vicino da farle sentire il calore del suo corpo.
«E sai qual è la cosa peggiore?»
La voce si abbassò.
Rauca.
Pericolosa.
«Che credo che tu lo sappia già.»
Giulia sentì un brivido attraversarle la schiena.
Ma non arretrò.
Non riusciva ad arretrare.
Lorenzo la fissò ancora per un istante interminabile.
Poi scosse appena la testa.
Come se stesse perdendo una battaglia contro se stesso.
«E credimi, Giulia… è proprio questo il problema.»
«Quale problema?»
«Che non riesco più a capire se sto cercando di allontanare te…»
Fece un altro passo.
«…o di impedire a me stesso di trascinarti in una stupidaggine enorme.»
Giulia deglutì.
«Quale stupidaggine?»
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante.
Come se quella domanda fosse l’ultima cosa che avrebbe voluto sentire.
Quando li riaprì, non c’era più distanza.
Non davvero.
«Quella di continuare a provocarmi e pensare che io riesca ancora a ragionare.»
Il cuore di Giulia mancò un battito.
Lui abbassò lo sguardo sulle sue labbra.
Solo per un secondo.
Ma lei lo vide.
Lo sentì.
«Perché la verità è che sto finendo la pazienza.»
La voce era bassa.
Controllata.
Ed era proprio quel controllo a renderla pericolosa.
«E più ti avvicini, più faccio fatica a ricordarmi tutte le ragioni per cui dovrei lasciarti stare.»
Giulia sentì le ginocchia indebolirsi.
Lorenzo fece un mezzo sorriso amaro.
«Tu continui a immaginare qualcosa di semplice.»
Scosse la testa.
«Non lo sarebbe. Non c’è niente di semplice tra tutte le cose che vorrei farti»
Silenzio.
«Se ti baciassi adesso, Giulia, non sarebbe qualcosa di delicato.»
Le parole le scivolarono addosso come una scarica.
«E non credo che riuscirei a fermarmi a un bacio.»
L’aria sembrò sparire dalla stanza.
«Questa è la stupidaggine.»
La guardò come se fosse già troppo tardi.
«Perché ti desidero molto più di quanto dovrei.»
Un altro istante.
«E ho il sospetto che, se smettessi di trattenermi, dimenticherei qualsiasi buona intenzione nel giro di pochi secondi.»
Giulia non riuscì più a respirare normalmente.
Lorenzo la fissò senza abbassare gli occhi.
«Quindi fidati.»
La voce era poco più di un sussurro.
«Non stavo cercando di proteggere me.»
«Non ho bisogno che nessuno mi protegga.»
La sfida nella voce di Giulia fu immediata.
«Potrei stupirti.»
Per un istante nessuno dei due si mosse.
Poi qualcosa si spezzò.
Lorenzo le arrivò addosso in due falcate.
Una mano contro il muro accanto alla sua testa.
L’altra alla vita. Le spinse la schiena contro il muro, e poi premette il suo corpo su di lei con forza. Lei poteva sentire quanto fosse eccitato.. poteva sentirlo molto chiaramente.
Il fiato caldo sul viso.
«È proprio questo che temo.»
«Lorenzo…»
Non riuscì a finire la frase. Perché lui la baciò.
Di colpo. Senza più distanza. Senza più controllo. Le mani di lei finirono dietro la nuca di lui, che rispose con un basso ringhio, dandole un piccolo morso al labbro inferiore, tirandolo fino a strapparle un piccolo gemito.
“Così sensibile…” le disse continuando a baciarla con passione, mentre con una mano le sganciò il reggiseno, e con l’altra cominciò a esplorare il suo corpo, senza più chiedere, senza più controllo. Le afferrò i seni e trovò subito i capezzoli, inizio a stringerli forte finché Giulia non iniziò ad ansimare nella sua bocca.
“Questo ti piace.. “
Lei non rispose, troppo preda delle sensazioni che lui le stava provocando, non le lasciava respiro.
“Ora hai smesso di parlare, vero? Non hai più la battuta così pronta?”
Mentre continuava a tormentarle un capezzolo scese con l’altra mano sotto la sua gonna, le scostò mutandine e iniziò ad accarezzarla, prima dolcemente poi sempre più intensamente, e le infilo un dito dentro.
“Così stretta…”
Giulia smise di baciarlo e sussultò, lo guardò negli occhi per un istante, poi anche lei fece scivolare le sue mani verso il basso, gli sbottonò i jeans e mise una mano dentro gli slip. Lui era duro e bagnato sulla punta, questo la eccitò come non mai, si morse le labbra, iniziò a muovere la mano su e giù, tenendolo con forza.
“Che monella.. alla fine forse non sei davvero così santarellina, mmh?”
Disse lui mentre la sua voce cambiava leggermente, e inserì un secondo dito in lei facendola ansimare forte. Lei con la mano libera si aggrappò ai capelli di lui, tirandoglieli, facendolo eccitare ancora di più.
Smise di toccarla, la prese con due mani dietro al sedere, sotto la gonna, e la sollevò portandola sulla scrivania, buttando a terra in un gesto tutti i fogli sparsi sopra.
“Spero che tu non ci tenga troppo, a queste” disse afferrandole i bordi del perizoma di pizzo e strappandolo facilmente. La fece sdraiare con la schiena sul tavolo.
“Togliti la maglietta” le disse, mentre si toglieva la sua e si abbassava i jeans e gli slip, rimanendo nudo.
“Ok… maestro”, lei gli sorrise e si morse il labbro. Si sfilò la maglietta e rimase solo con la gonna arrotolata in vita.
“Non hai ancora perso quella tua sfrontatezza vero? Vediamo cosa succede ora”
E le appoggio la punta tra le sue gambe, proprio lì dove le piaceva di più, iniziò a strofinarglielo addosso senza tregua, facendola impazzire. I mugolii che emetteva lo eccitavano da morire, vederla così aperta e bagnata per lui gli fece venire voglia di penetrarla immediatamente… ma si tratteneva. Continuò cosi per minuti infiniti, e poi si chinò in avanti e le prese un capezzolo fra le labbra, succhiando forte.
“Lorenzo ti prego…”
Lei era al limite, si contorceva sul tavolo inarcando la schiena, muovendo il bacino per andargli in contro.
“Ti prego cosa? Sii più chiara”
“Ti prego…”
Lui inserì solo la punta, e poi la tiro fuori, e lo fece una,due, tre volte, senza mai entrare in lei veramente. Continuando a vederla impazzire, a sentirla sempre più bagnata.
“Cosa vuoi Giulia? Dimmelo”
Lei lo guardò con uno sguardo che era pura lussuria, senza più limiti, senza più controllo.
“Mettimelo dentro, scopami, ti prego”.
E lui lo fece, le entrò dentro in modo brutale, lei gridò, e poi lo tirò fuori completamente e lo rifece, e ancora e ancora. Lei allora intrecciò le sue gambe dietro la schiena di lui, impedendogli di allontanarsi, impedendogli di uscire del tutto, e iniziò a guidare i suoi movimenti, a spingerlo sempre più dentro, sempre più in fondo.
“Che brava la mia monella…”
Disse lui, assecondandola, lasciandola guidare per un po, guardando il modo in cui il seno di lei si muoveva insieme alle sue spinte, il modo in cui lei si portava le mani alle labbra per coprirsi la bocca, per mordersi le dita.. lo faceva andare fuori di testa.
Si staccò da lei, la prese con un braccio in vita e l’aiuto a sollevarsi per metterla in piedi, la giro e le appoggio il busto sulla scrivania. La vista da quella posizione gli piacque ancora di più, e la penterò di nuovo, questa volta al suo ritmo, senza che lei potesse controllarlo o fermarlo, con i fianchi schiacciati sul legno freddo della scrivania.
Le prese i capelli e se li avvolse al polso, facendole inarcare la schiena per entrare ancora più a fondo in lei, che ormai gridava fuori controllo. E senza smettere di muoversi e senza diminuire il ritmo fece scivolare una mano accanto al fianco e andò a toccarle il clitoride.
“fammi venire ti prego”
Lui non rispose ma continuò a muoversi e a stimolarla davanti, in poco tempo sentì chiaramente che lei stava per venire. La senti bagnarsi ancora di più, sentì quell’inconfondibile pulsare che precede l’orgasmo, e continuò. Le mise una mano sulla bocca, in qualche modo per catturare il suo piacere, per farla ancora più sua, e lei venne. Senti tremare le sue labbra sulle dita, mentre lei pronunciava il suo nome. E questo portò anche lui oltre il limite. Venne dentro di lei, mentre sentiva il suo membro stretto tra gli spasmi dell’orgasmo di lei.
Rimasero così ancora per qualche istante, poi lei si rimise in piedi.
Per qualche minuto nessuno disse nulla.
La stanza era immersa nel silenzio.
Quello vero.
Quello che arriva quando non restano più parole dietro cui nascondersi.
Giulia era in piedi davanti alla scrivania.
Lo sguardo perso per un istante nel vuoto.
Il cuore finalmente più lento.
O forse no.
Forse stava semplicemente battendo per motivi diversi.
Sentì Lorenzo muoversi davanti a lei.
Non alzò subito gli occhi.
Aveva paura.
Una paura assurda.
Più forte di tutte quelle che aveva provato prima.
Paura che lui tornasse ad essere distante.
Paura che si allontanasse.
Paura che ricominciasse a scappare.
Poi sentì le sue dita sfiorarle la mano.
Appena.
Un gesto piccolo.
Quasi involontario.
Fu quello a farle alzare lo sguardo.
Lorenzo la stava già guardando.
Niente ironia.
Niente provocazioni.
Niente sorrisi arroganti.
Solo stanchezza.
E qualcosa che lei non gli aveva mai visto addosso.
Vulnerabilità.
«Che c’è?»
sussurrò.
Lui lasciò uscire una breve risata.
«Sto cercando di capire una cosa.»
«Quale?»
«Quanto sei soddisfatta di te stessa.»
Giulia sorrise.
«Molto.»
«Immaginavo.»
«Ti avevo avvertito.»
«No.»
Lorenzo scosse la testa.
«Tu mi hai provocato.»
Lei rise piano.
«E tu hai reagito.»
«Pessima idea.»
«Decisamente.»
Per qualche secondo rimasero a guardarsi.
Poi il sorriso di Lorenzo svanì.
Non del tutto.
Ma abbastanza.
«Sai qual è la parte peggiore?»
«Sentiamo.»
Lui abbassò gli occhi sulle loro mani ancora vicine.
«Che avevo ragione.»
Giulia sentì qualcosa stringerle il petto.
«Su cosa?»
«Sul fatto che avrei dovuto starti lontano.»
Silenzio.
«Eppure non cambierei niente.»
Quella frase arrivò così piano che quasi sembrò sfuggirgli.
Giulia trattenne il respiro.
Lorenzo se ne accorse.
Come sempre.
Le sfiorò una guancia.
«Non guardarmi così.»
«Così come?»
«Come se stessi aspettando una dichiarazione.»
Lei sorrise.
«E invece?»
Lui ricambiò il sorriso.
Stanco.
Bellissimo.
Pericolosamente sincero.
«Invece sto realizzando che non sei affatto la santarellina che vuoi far credere a tutti.»
Giulia sollevò un sopracciglio.
«Davvero?»
«Davvero.»
La guardò per un lungo istante.
«E il problema è che adesso lo so.»
«Mi sembra un problema gestibile.»
Lorenzo rise piano.
«Non ne sarei così sicuro.»
«Perché?»
Lui scosse appena la testa.
«Perché sono terribilmente tentato di rifarlo. E per la cronaca, sono sicuro che tutto l’hotel ti abbia sentita»
E per la prima volta da quando era iniziata quella follia, scoppiarono a ridere insieme.
Non perché fosse divertente.
Ma perché era reale.
E ormai era troppo tardi per fingere il contrario.
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