Vacanze francesi capitolo 3

di
genere
dominazione

Quando mi ha scaricata davanti casa lui è ripartito a tutta velocità come un ladro mentre io ho accennato un sorriso ai vicini con la consapevolezza che tutto a loro fosse chiaro.
Sotto l'effetto rigenerante della doccia rivedo ogni singolo frammento del pomeriggio appena trascorso, provo a immaginare che cosa riserverà la serata.
Ha voluto venirmi in bocca, non potevo fare altrimenti mi dico o invece no? Questa mia passività poteva non essere tale?
Lui ha voluto segnare il suo territorio e io non ho fatto nulla per impedirlo come soggiogata da una forza che mi imprigionava.
L'ultima immagine che ho è il suo cazzo ancora duro, tremante, bagnato, quel glande bellissimo e poi il suo sguardo che mi ha colpita dal primo istante.

Me ne sono accorta subito, appena l’ho visto li in spiaggia. Come guardava la mia pelle chiara, i riccioli biondi impazziti e poi quello sguardo…uno sguardo che non mi ha tradito.

Sotto lo scrosciare dell'acqua mi sto eccitando, vorrei masturbarmi, la sua venuta di poco fa è ancora viva in me, ripenso al suo cazzo e ai suoi occhi.
Lo sento in bocca nuovamente, rivedo i suoi testicoli grossi che lo rendono così "pieno". La fronte è appoggiata alla piastrella, la mano è sul mio pube, la serro stringendo le cosce. Vengo in un sospiro mentre una lacrima mi riga il viso.

Il navigatore ci porta davanti ad una bella casa in una lussuosa zona residenziale.
Ci viene ad aprire Roger facendoci strada verso una dépendance per poi proseguire verso il giardino esterno in cui è posizionata una piscina.

Abbiamo portato un Krug bello ghiacciato che speriamo sposi i suoi gusti.

La serata si allunga nei più classici modi, parliamo delle nostre vite, mangiucchiamo qualcosa, non ci perdiamo di vista, siamo legati, intrecciati…

 

Roger non molla mai la presa, non smette un attimo di guardarmi, è implacabile. Non riesco a sostenerlo oltre un certo tempo. Mi richiama spesso "Camilla regarde moi!" costringendomi a rialzare gli occhi.

Chiedo di andare in bagno, lui mi guarda…e poi con fare complice mio marito facendogli un cenno con la testa.
La sua risposta è un socchiudersi degli occhi, un via libera, semaforo verde.

“tu peux le faire ici Camilla…” mi risponde “ici sur l'herbe…c'est plus beau…dans la nature…”…

 Non rispondo, lo fisso incredula, cerco un sostegno da mio marito che vigliaccamente evita il mio sguardo.

Roger aggiunge…”tu dois Salope…” e mi mostra dove vuole che la faccia.

Mi alzo, vesto un'ampia gonna su zeppe di corda, una canotta indossata senza reggiseno.

Alzando la gonna rivelo l'assenza di mutandine, cosa che fa illuminare il viso di Roger continuando a ripetere "petite Salope". Mi piego davanti a lui e senza togliere il contatto visivo coi suoi occhi mi abbandono ad una ampia pisciata.

Qualche secondo dopo con i movimenti dell’anca scrollo le ultime goccine.

Mi dice di togliermi la gonna.
In questa posizione dice che gli ricordo Julianne Moore in America Oggi di Altman, cosi naturale e cosi sfacciata con quella fica che è più di un desiderio.

Lo guardo interrogativa, vorrei qualcosa per asciugarmi.

“fais-toi goûter" mi dice…e mi fa segno di avvicinarmi.

Quando sono al suo fianco con due dita mi accarezza le labbra della fica e le infila dentro.

Mi trova bagnata, non di piscio…ma d’eccitazione.

Vengo. Come nel pomeriggio capisce che quel gesto mi fa godere. Mi tremano le gambe, si arrossiscono le gote, mi bagno di più.
Vede nell'espressione dei miei occhi, nel mio sguardo il godimento.

Mi fa annusare le dita, sanno di fica eccitata e di profumo di Femmina.

Ha il cazzo che gli sta esplodendo nei pantaloni, la deformazione plastica del tessuto è incredibile.

Mi prende la mano e mi fa toccare quello che ha in serbo per me.

Mi rimette le dita in fica, una volta estratte me le infila in bocca e poi mi bacia, si stacca un attimo per dire che vuole sentire il mio afrore attraverso la mia bocca.

Mentre limoniamo, o meglio, mentre mi ispeziona la bocca con la sua lingua, insiste sui miei capezzoli. Sono grandi e rigidi, sembrano due cazzetti in erezione.

Si stacca, va dove ho pisciato e cerca di fare altrettanto. L'erezione non lo aiuta, poi riesce a liberarsi di fronte ai nostri occhi.

Al termine mi dice semplicemente "À ton tour" e tenendosi il cazzo in mano, con il glande ancora gocciolante mi vede avvicinarmi e inginocchiandomi lo prendo in bocca.

Sembro prudente all’inizio, piccole leccate come a un gelato di cui non si è certe del gusto, ma è solo un attimo.

Quell’esercizio diventa nel breve un pompino.

Sono brava, lo sono sempre stata, brava come poche, lui lo ha capito oggi pomeriggio e non è ciò che vuole ora, in questo momento. Non adesso.

La serata è (quasi) appena iniziata…

 

scritto il
2026-05-22
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