Vacanze Francesi capitolo 2

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tradimenti

Devo assolutamente congedarmi, saluto con educazione e mi avvio verso la riva del mare con gambe tremolanti e un respiro affannato.

Il contatto con la temperatura fresca dell'acqua è tonificante, allevia almeno in parte l'enorme calore non solo epidermico che provo. Non riesco a liberarmi dalla mente la profondità dello sguardo predatore di Roger, il suo modo implacabile di guardare oltre ciò che normalmente può essere lecito, che oltrepassa ogni barriera rendendo impossibile ogni resistenza.
Vengo raggiunta da mio marito che mi comunica di dover rientrare in appartamento perché nel frattempo era stato contattato da un cliente per il quale doveva entro sera risolvere una cosa lavorativa con una call al pc.

Vedendo la mia contrarietà mi rassicura che posso ancora rimanere perché Roger si è offerto di darmi un passaggio, aggiungendo anche che lo stesso ci aveva invitato a casa sua per la cena.

Provo un senso di stupore e in parte di preoccupazione quando lo saluto, lui mi guarda interrogativo non riuscendo a coglierne le sfumature.
Quando mio marito è già svanito all'orizzonte vedo avvicinarsi in acqua Roger. Avanza deciso come un pavone che sfoggia le sue piume. Gli do la schiena per non guardarlo, non posso sentire i suoi passi eppure nel mio cervello echeggia un rumore forte e violento come un uragano.

È giunto, si pone davanti a me a pochi centimetri, gli occhi piantati nei miei, nemmeno gli occhiali da sole possono proteggermi. Abbasso lo sguardo andando a incrociare il suo cazzo con quel glande così grosso. Lui invece non può vedere la fica perché la mia minor statura fa si che l'acqua mi arrivi alla vita. La cosa mi rinfranca come fosse possibile per assurdo che lui ne potesse cogliere l'incendio di cui è preda.

Con due dita mi pizzica con forza il capezzolo sinistro, lo faccio fare come se fosse impossibile impedirglielo. Alzo lo sguardo cercando di evitare i suoi occhi, un piccolo lamento lascia aperta le mie labbra.
Dalle sue esce secco un "tu es une salope!"..
Stringe, stringe con ancora più forza l'altro capezzolo e con tono ancora più deciso "tu es une salope, c'est vrai?"
Cercando un filo di voce sussurro rassegnata "oui c'est vrai, tu as raison".
È il segnale di resa che bramava, aspettava, che era certo di ottenere.
Ora è una manovra congiunta a tenaglia delle sue mani, una sui capezzoli l'altra nella mia fica.
Vengo quasi subito, vengo cedendo completamente ogni velleità di resistenza accasciando la testa sul suo petto.
Resto interdetta ancora qualche istante in acqua mentre lui ha già raggiunto la riva.

Lo raggiungo e mentre mi rivesto lo prego di riaccompagnarmi a casa.
La parte iniziale è almeno per me di un silenzio catatonico, quasi letargico, solo il rumore di una stazione radiofonica a fare da sfondo.
Quando entriamo nel rettilineo della nazionale lo vedo calarsi il costume, il cazzo è quasi duro, si rivolge diretto "suce salope, suce-moi".
Non mi muovo, ho la sensazione di non respirare. Prende con delicatezza e fermezza la mia testa fino a farmelo imboccare.
Non lascia la mia testa, detta lui il tempo, il ritmo, rallentando, accelerando, rallentando, fino a svuotarsi completamente nella mia bocca.
Mi trattiene ancora un po' come se a muoverlo fosse la paura che dovessi perderne anche solo una goccia.
Quando mi rialzo mi accorgo di essere arrivata sotto casa, mi chiedo da quanto siamo lì avendo perso il senso dello spazio e del tempo. Una donna stende il bucato su un balcone vicino, su un altro un uomo sta leggendo il libro, mi sento esposta agli sguardi di tutti.

Esco dall'auto senza salutare, entro in casa chiudendomi in bagno. Apro il getto dell'acqua guardandomi allo specchio, in bocca ancora il suo sapore a delimitare il territorio.
scritto il
2026-05-20
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