Viktor: Angurie Nere

di
genere
incesti

Angurie Nere
Per un periodo fui mandato in vacanza da mia zia Tina, la sorella più grande di mia madre.
Ufficialmente era solo una vacanza ma in realtà era stata propio la zia a volere che andassi da lei per aiutarla con sua figlia, mia cugina, Rosa.
La ragazza, 25 anni, studiava storia all’università ed era prossima alla laurea ma, ultimamente aveva avuto gravi e grossi problemi e i voti d’esame erano assai peggiorati. Tanto più che anche la sua tesi era ancora in alto mare e la laurea sembrava rinviata a data da destinarsi.
“Tu -mi disse zia Tina- sei laureato propio in storia e in più fai lo scrittore- nessuno è più adatto di te per aiutarla ti pare”.
Io avrei voluto obiettare che si facevo lo scrittore, ma lo scrittore di romanzi porno. Non propriamente la qualifica adatta al ruolo comunque si, ero davvero laureato in storia e qualcosa potevo fare.
In più una vacanza dalla zia era un modo per cambiare aria e trovare nuove fonti di ispirazione per le mie storie.
Così accettai. Unica cosa che chiesi alla zia, e questo ero davvero curioso di saperlo “Ma tu leggi quello che scrivo zia?”. “Ovvio. Ho un nipote scrittore ti pare che non lo apprezzi”. “Cioè hai letto anche -feci un titolo a caso- “Culi maturi?””.
“Si bello mi è piaciuto molto” annuì lei.
Interessante. Molto interessante pensai visto che Culi Maturi narrava la storia di un ragazzo che si scopa dieci tardone cinquantenni una dopo l’altra. Così insistetti “E il tuo preferito qual’è stato zia? Sai mi interessa molto il parere di una donna”.
Lei ci pensò un attimo poi disse “Credo che Banane a colazione sia quello che preferisco. L’ho letto più di una volta”.
“Bene bene” dissi senza fare altri commenti. Banane a colazione parlava di un ragazzo che si scopa la madre, la zia la sorella e la nonna prima separatamente poi in gruppo. Fu forse a quel punto che cominciai a guardare zia Tina in modo diverso ad apprezzare i suoi grossi meloni mal contenuti sotto alla camicetta o le sue gambone cicciotte ma sempre così splendidamente evidenziate da calze di nylon finissimo. Il suo grosso culone che stava a stento dentro alla minigonna ed ogni volta che si voltava segnava le sue giunoniche forme. Poi c’era quel visino rotondetto coi grossi occhi chiari la boccuccia a cuoricino e quei capelli biondi a caschetto che, dallo sguardo, non parevano aspettare altro che un bel pò di cazzo duro e sodo.
Così la mattina in cui arrivai a casa della zia non avevo escluso che forse fra noi avrebbe potuto succedere qualcosa.
Appena giunto seppi subito che mia cugina era in vacanza studio e sarebbe tornata solo al lunedì seguente quindi dissi “Allora per due giorni saremo soli soletti zia…” naturalmente lasciando a lei l’onore di cogliere il doppio senso della frase. “Solo io tu e Kisha” disse lei.
“Kisha?” dissi e quasi mi avesse sentito dalla cucina sbucò una signora sulla quarantina abbondante molto tondetta e dalla pelle scuretta. Seppi così che era la badande della zia. Mezza nigeriana-mezza italiana, viveva a tempo pieno a casa della zia cucinava, puliva e faceva compagnia. Bruttina, grassa con un culo che faceva provincia sembrava più una battona che una badante ma erano interessanti le sue due grosse tettone che pulsavano sotto ad un vestitino da lavoro nero esageratamente corto e scollato. Due tette che parevano create apposta per farcisi sopra le spagnole e riempirle di sborra.
Tra il lungo viaggio e i preparativi erano 24 ore che non chiavavo. Per me abituato a bollare la cartolina ogni giorno era un bel problema, tanto più che il mio anguillone iniziava a pulsare. Tra la voglia insita in me, tra le coscie calde di zia Tina che ogni volta che si sedeva era tutto un bel vedere avevo un eruzione di sperma incontentinebile nei coglioni. Ora, in più c’era la servetta con quelle tettone…. Insomma dopo cena quella sera ci provai. Lascia la zia da sola a godersi la Tv in salotto e raggiunsi Kisha in cucina che stava lavando i piatti.
Chinata sul lavello, il vestito sollevato era tutto uno spettacolo. Si vedevano le attaccatture della calze autoreggenti, si vedevano spuntare le chiappone grasse sotto al minuscolo perizoma… Sarebbe bastato un passo, scostarlo appena come un dito per fottermela…
Ma non sono un violento. Così andai cauto. La salutai e lei mi salutò. Iniziammo a parlare del più e del meno, la feci parlare del suo lavoro, seppi che non era sposata e viveva ancora con sua madre e al momento giusto le dissi secco “E scopare scopi?”.
Lei si bloccò era evidentemente imbarazzata. Così presi la ramazza lì accanto “Scopi?” dissi ridendo.
Anche lei rise, rise persino troppo. Finì di lavare i piatti e ci sedemmo a chiacchierare. Stavolta, forse im maggior confidenza fu lei a dirottare il discorso sul sesso. Iniziò dicendomi che aveva letto i miei libri. “Non tutti…” precisò.
“E ti sono piaciuti?”. “Si divertenti” sorrise. “Posso sapere una cosa però” chiese.
“Chiedi pure. Tutti i miei fans fanno domande”.
“Quella cosa che hai scritto in fondo alla pagina è vera?”.
Non era la prima a chiederlo. Quella porca della mia editrice, una che di solito correggeva i miei libri facendosi un grilletto aveva av uto l’idea di precisare nelle note biografiche che avevo davvero un cazzo di trenta centimetri come quasi tutti i protagonisti maschili delle mie storie. La cosa diceva era importante per meglio caratterizzarmi come autore. Certo incuriosiva molti e non era raro che mi chiedessero di poterlo vedere.
Così colsi la palla al balzo “Ma no esagera saranno al massimo 28, 29 se proprio sono in tiro. Ecco vedi” le dissi e con un rapido colpo calai i pantaloni e il mio cazzo espolose fuori. La bestia.
“Ecco vedi, le dissi, non è ancora durissimo, per quello ci vuole un lavoro di bocca ma…”.
“E’ molto grosso” disse lei.
“Vuoi misurarlo?” risi io.
“Si, facciamolo bello duro e poi lo misuriamo” rise lei.
Era nella posizione giusta davanti a me. Dovette solo allungare appena appena la bocca e la mia cappella le sfiorò le grosse labbra carnose.
Ci sapeva fare. Mi passò bene bene la lingua sulla cappella e poi lo ingoiò in bocca piano piano bagnandomelo tutto di saliva. Si dava da fare con una certa esperienza segno che di pompe ne aveva tirate di certo parecchie.
Ma non sarebbe certo bastato un pompino a placarmi è così iniziaia a spogliarla lasciandola con un body trasparentissimo quasi da porno star e calze nere autoreggenti da vera vaccona. Due bei tettoni gonfi coi capezzoloni scuri, coscie grosse, culone a bagagliaio e maniglioni dell’amore. Un vero BBW party per il mio uccellone.
Si accucciò a pancia sotto porgendomi il culo e la fica e dovetti solo scostare un pò il perizoma per entrarle dentro fino ai coglioni
Iniziai a montarla a dovere cingendole i grossi fianchi. La troia belava a tutto spiano mentre il mio cazzone andava e veniva dentro a quella ciccia color cioccolato “sciaff sciafff” colpi di cazzo a tutto spiano. Fu lì che mi resi conto che zia Tina ci stava sbirciando.
Del resto con tutto il casino che faceva la troia nera era impossibile non sentirci. Per un attimo pensai che volesse interromperci ma poi mi resi conto che le piaceva solo starci a guardare. Forse anche lei stava godendo.
Mi spiava e si faceva i grilletti guardandomelo fare. Quello mi stimolò l’eiaculazione più di tutto. Così tirai fuori l’uccello da quel culone e le crogiolai addosso tutto il mio sperma certo che zia Tina avrebbe goduto quello spettacolo ammirando il mio uccello in tutto il suo splendore.
Naturalemnte mi accordai con Kisha in modo che ogni sera venisse a trovarmi nella mia cameretta per una sana chiavata prima di dormire e la porcella non fece alcuna obiezione….anzi!
Quella stessa sera le presi il culone. Non fu facile con quelle chiappe gigantesche. Ci voleva un cazzo xxl come il mio per poterla sfondare a dovere.
Urlò un po’ mentre la divaricavo e le sfondavo l’anello anale ma ormai non mi preoccupavo del rumore anzi, ero sicuro che nel suo lettino la zietta ci sentiva e si trastullava eccitata dalla situazione.
Di certo, mi dissi mentre la montavo a tutto spiano facendo ciondolare al ritmo le grosse poppa, la nera non sarebbe stata l’unica fica che avrei riempito in quella breve vacanza.
Dopo averle fatto il pieno con un clistere di sborra nel culo che la fece urlare mi tolsi la voglia di tette infilandoglielo duro fra quei globi enormi. Lei aprì meccanicamente la bocca, lo ingoiò a dovere, si strizzò le tette con entrambe le mani avvinghiandomi il cazzone e partimmo per una spagnola fantastica.
Quando conclusi, sul petto era più bianca di sperma che nera. Prese un asciugamano per pulirsi ma vederla seduta sul letto in quella posa con il tettame che ballava ritmicamente mi fece un effetto da rigenerazione immediata.
Lei se ne accorse, mi guardò e sgranando gli occhi disse “ancora?”.
“Perché non si può?” risposi massaggiandomi il pisello.
“O no, si può eccome” rise tutta eccitata la nera che lesta so sdraiò sul letto spalancando le gambe per farmi scivolare sopra a quella gran pancia e sbatterla fin che mi reggevano le gambe.

Il sole era sorto alto nel cielo e la temperatura si era parecchio alzata. Da una fresca alba montana eravamo passati ad una piacevole tarda mattinata quasi primaverile…
Io mio ero appena gustato la colazione per ricaricare un po’ di energie dopo la tripla che mi ero fatto con la colf.
Zia Tina stava stendendo i panni in giardino sulle corde tese da un albero all’altro.
Indossava una camicetta bianca e una gonna chiara corta che nascondevano davvero poco del suo giunonico corpo.
Mano a mano che mi avvicinavo vedevo il suo culone in trasparenza notando che non aveva le mutande… Le tettone enormi ciondolavano ad ogni sussulto e quando si voltò verso di me mi incantai a fissarle visto che in trasparenza si vedeva quasi tutto.
Mi abbracciò strusciandomele addosso e mi baciò. “Viktor caro il mio nipotino”.
“Zia sei sempre più giovane”.
“Diciamo che mi tengo in forma” rise apprezzando il complimento e mi baciò di nuovo, stavolta sulla bocca, con la lingua.
“O zia quanto sei tanta” sussurrai mentre le mettevo una mano sul culo palpandola con forza…
“Ummm porcone ma sei già in tiro” disse lei che per tutta risposta mi aveva messo la mano sull’inguine tastandomi il pacco..
In un secondo slacciai due bottoni e le tettone senza reggiseno si liberarono in tutta la loro imponenza. Prima che la zia dicesse qualcosa la mia bocca era già passata dalla sua bocca ai suoi capezzoli che presi a ciucciare come un dannato.
‘Maiale in calore che non sei altro, neanche il tempo di entrare in casa mi dai’ mi rimprovero lei ma, al contempo mi stava aprendo i pantaloni armeggiando col mio uccello.
“Speravo che stanotte venissi da me e invece ti sei fatto quella vacca nera” borbottò lei.
“Zia io non avevo idea che ci saresti stata”.
“Credevo che bastasse sventolarti la latteria tesoro mio”.
“Scusami davvero proprio non l’avevo inteso”.
“Tua madre mi ha parlato così tanto del tuo cazzo sapessi” rise la troia e in un attimo aveva il mio cazzo duro in mano e lo segava con la sua naturale esperienza… Fece un passo indietro e si chinò in avanti quanto bastava per farlo finire fra quelle angurie piene. Lo strizzò ben bene e iniziò a farmi una spagnola…
L’ucccello le scivolò in bocca e Tina prese a leccarlo…. ‘O zia… Ummmm i tuoi pompini ummmm’.
“Sono brava” chiese lei togliendoselo un attimo di bocca per prendere fiato.
“Sei fantastica”. Intanto la mia mano le scivolò sotto la gonna e arrivò alla sua fica. Giocai un po’ coi suoi peli eccitandomi e quindi presi a solleticare il suo grilletto bello grassoccio…. Le dita vogliose le entrarono dentro.
Era già bagnatissima e non smetteva di succhiare.
‘Zia chinati che non ne posso piu’ le ordinai.
Lei obbedì. Prima che dicessi altro era già a pecorina sul prato ‘Mi fai sporcare tutta la gonna maledetto’.
Gliela sollevai sulla schiena liberando in tutto il suo splendore il culone e la ficona pelosa ‘Vuol dire che mi farò perdonare’ avvicinai la testa fra le sue gambe e le ficcai dentro la lingua iniziando a leccarla a tutta forza.
Il gusto della fica di zia era buonissimo, ne andavo pazzo e lei, più la leccavo è più impazziva e iniziava a venire come una vacca in calore..


Tolsi la testa, mi avvicinai e glielo piazzai dentro in un colpo solo ‘Ooooooo si eccolo il mio cazzone! Ummmm siiiiii. Che traveeee’.
Mi attaccai ai suoi maniglioni dell’amore e presi a montarla con tutte le forze che avevo. ‘Dai si…. O si te la sfondo zia siiiiii’.
‘Dai dai spingi…. Pompa’.
‘Che fica che hai… O zia siiii non smetterei mai di chiavarti!’.
“La mia badante non ti ha smontato?”.
“Non sono smontabile zia sono un toro da monta sempre duro” risposi continuando a pompare a tutta forza.

A un certo punto decisi che volevo fare un giro completo. Glielo tolsi tutto unto dall’utero e tenendole le chiappe larghe piazzai la cappella sul buco del culo…
“A bastardo anche nel culo’
‘Zitta che ti piace porcona’ dissi dandole un paio di sonori schiaffoni sulle chiappe… “si sente che sei sfondata”.
“Mai preteso di essere vergine” rise e si mise comoda cercando di allargarsi le chiappone con la mano.
Piano piano entrò tutto fino ai coglioni…
Era il momento di iniziare a pompare. Mi alzai quasi in piedi facendo forza sulle ginocchia e giù, secco ‘Dai…. Dai….. O si ti inculo zia siiiiiii’.
‘Si eccolo…. Si si dai che mi piace dai….’.
‘Dai vacca che ti faccio venire il culo’.
‘Sbattimi bastardo sfondami. Siiiii!’.
Scopammo come ricci per un buon quarto d’ora poi non resistetti più’.
‘Sborro zia… Sborroooooooo!’.
‘Si si riempimi il culo o si dai che mi piace…. Siiiiiii’.
Venimmo assieme. Io le inondai le chiappe, lei colò fra le gambe un potente spruzzo squirtando il suo orgasmo.
Tolsi l’uccello, le si alzò in piedi piano piano e dal culo venne giù un altro laghetto della mia sborra accumulata…
La zia usò la camicetta che aveva tolto del tutto per asciugarsi ‘Mi hai presa per una zampogna…. Cosa erano due litri’.
‘E pensa che è solo un acconto’ risi io mentre mi pulivo il cazzo con la camicetta che mi aveva appena passato.
“Allora ti aspetto questa notte a letto per il saldo” rise la zia e se ne andò nuda sculettando il suo giunonico corpo sotto al sole.
Io solo a guardarla “sfilare” me lo stavo già sentendo rinvigorire.
In un attimo ero lì, in mezzo al giardino, a cazzo teso e affamato di fica…

La zia forse se ne rese conto perché a un certo punto si voltò prima di aprire l’uscio e con la sua faccia da troia mi disse “perché non vieni in salotto a bere qualcosa di fresco amore di zia”.
Quasi correndo, tenendomi il cazzo con una mano, andai da lei. Ero certo che non mi avrebbe rifiutato un’altra bella chiavata.

jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-05
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