Viktor: Le angurie di Marina

di
genere
incesti

Questo mese di vacanza a casa di zia Tina si sta rivelando fantastico. Sono arrivato solo da due giorni e mi sono fatto lei, la sua cameriera nera e due bagasce che passavano per strada. Insomma il paradiso per il mio gigantesco cazzo sempre duro. Ma il bello è che siamo solo agli inizi perché, come mi ha promesso, oggi Tina ci itiene a farmi conoscere la sua amica Marina. Una anziana che vai per i settanta ex albergatrice che da qualche anno è andata in pensione e ha lasciato la baita in gestione a due ragazze fidatissime.
Da quanto ho capito la donna è bisex, mai sposata, forse più tendente al lesbismo. Di certo so che ha un filarino con la zia da parecchio tempo è solo immaginarmi la zietta a letto con la sua amica a sollazzarsi nuda mi ha scatenato più di una erezione.
Ora, sia chiaro, zia non mi ha promesso nulla perché dice che Marina è molto riservata su certe cose e non così facile e diretta quindi, chi lo sa, potrebbe anche chiudersi tutto con una simpatica chiacchierata. Comunque già solo per il fatto che, secondo Tina, la sua amica ha le poppe più grosse delle sue vale la pena andare a dare uno sguardo e poi lasciamo che il destino faccia il suo corso.

Marina si era ritirata in un piccolo appartamneto di tre stanze più bagno in una palazzina di recente costruzione che raggiungemmo comodamente a piedi facendo una bella passeggiata in quel piccolo paesino e, fra l’altro, vedere sculettare zia Tina con la gonna corta, il tacco alto e le calze nere era un favoloso spettacolo.
Quando la signora mi vide, affettuosa più che mai, mi saltò subito al collo baciandomi le labbra e stringendomi a se. “Ooo caro” sospirava. Insomma, pensai, se questa era la prima reazione di una donna timida e riservata potevo ben credere di aver fatto colpo. Certo la cosa in se poteva non aveva nulla di sessuale se non fosse stato che sotto alla camicetta la signora Marina aveva le sue grosse tettone coi capezzoli grandi e duri di cui subito percepii la presenza.

Ci fece accomodare in cucina mentre io la fissavo notando con piacere che anche lei indossava una gonna davvero corta che lasciavano scoperta buona parte della coscia enfatizzando le sue gambe lunghe e perfette.
Marina, bionda (anche se ormai tinta) era molto alta e dal fisico magro e asciutto e forse per questo pur non avendo delle tette immense come la zia la sua bella quinta pareva comunque abbondantissima in contrasto col tronco molto longilineo.
Il culo era stretto a mandolino e ovviamente indossava sempre le calze di nylon anche se, così mi aveva detto Tina, sapevo che prediligeva i collant.
‘Accomodatevi che vi faccio un caffe”’ disse.
‘O si lo sai che adoro il tuo caffè’ rispose la zia e poi mi fissò.
Io la fissai a mia volta e sorridemmo sotto ai baffi.
La pecora contro il gas che ci eravamo fatti quella mattina mentre la zia faceva il caffè era stata fantastica. Per un attimo pensai cha la zia a esse solo un ricordo focoso come il mio ma sbagliavo. Dal suo sguardo e dai suoi cenni capii cosa voleva. Voleva che facessi lo stesso servizio alla sua amica.
E così preso coraggio mi feci avanti. Mi misi alle spalle della donna e senza esitare le baciai il collo.gonna baciandola sul collo.
Lei non aveva detto di no. Anzi si era limitata a un pallido ululato sottolineando il suo piacere. La gonna era calata fino ai piedi lasciandola solo in collant color carne velatissimi. L’assenza di mutande era stata quel tocco di classe che eccita i più bassi istinti.
Strappai il nylon in pochi secondi mentre le palpavo le tettone e poi diretto e deciso glielo infilai. Secco…nel culo. E che gran culo!

Si era stata una scopata davvero anomala. Marina mi aveva dato il culo senza problemi e avevo subito sentito che non era vergine. Così era venuto fuori che da giovane quando aveva ancora in animo di sposarsi si era ben guardata dal farsi sverginare la fica preferendo conservarla per il futuro marito ma aveva invece dato in abbondanza il culo come meglio le pareva. E alla fine, alla veneranda età di 65 anni era ancora vergine.
Per lei era tanto naturale farlo nel culo quanto per la zia Tina bere sborra dalla canna.

A già la zia?
C’è la siamo dimenticata la zia Tina?
Passiva spettatrice della mia inculata contro i fornelli.
Bhe girando la testa l’avevo guardata. Aveva le gambe belle spalancate, la gnocca pelosa al vento, le tettone fuori dal vestito. Con una gamba sollevata teneva tutta la mercanzia in bella vista e si trastullava freneticamente con due dita.
“Tutto bene zia?” Avevo chiesto senza smettere di pompare nel culo di Marina.
“Meglio di un film porno” aveva sorriso lei.
Il meglio però doveva ancora arrivare perché dopo quella veloce sveltina in cui avevamo fatto amicizia Marina si era levata quel poco che indossava e tutta nuda mi aveva fatto strada verso la camera da letto.

Andammo a letto.
La zia in calze nere e tacchi (tutto il resto lo aveva levato), Marina nudissima coi bei baffoni biondicci della fica in bella vista.
Già abituate a queste imprese, era ovvio. Le due ciabatte iniziarono a palparsi mentre le loro tettone si strusciavano, i loro fianchi larghi sudavano e le loro fiche si inumidivano.
In un attimo erano a sessantanove. La zia sotto, Marina sopra col culo rivolto verso il fondo del letto.
Alle due troione piaceva darci di lingua e non si risparmiavano. Erano così bagnate che a ogni leccata si vedeva schizzare la saliva mista al seme vaginale.
Io stetti un attimo a godermi quel culo ballerino di Marina desiderandola più di prima mentre il cazzo mi tornava più dritto di un palo… dopo due secondi ero sul letto pronto a infilarlo. Prima però le passai una mano sulla gnocca. Era rovente tanto più che la lingua di zia continuava a spingere come se fosse un piccolo cazzetto impazzito.
“O come ti vorrei predere” dissi.
La donna fece un sorriso e poi, tra un gemito e l’altro urlò “a mi svergini… vuoi sverginarmi”.
“Sapessi quanto”.
“Alla mia età…” borbottò.
“È ora che ti fai una mossa” balbettò da sotto zia Tina senza perdere il ritmo.
E così feci!

Fu strano, quasi paradossale, mai una donna aveva fatto sesso anale con tanta facilità (nonostante il mio diametro non indifferente ) quanto aveva urlato di dolore mentre le spalancavo la gnocca.
Strano ovvio ma non brutto.
Quella fica domandava solo di essere sfondata era più calda di un vulcano e più umida di un lago. Piano piano mentre lei si tratteneva per non urlare troppo le entrai dentro fino ai coglioni e iniziai a pompare. Pochi minuti e venne!
Stavolta Marina non riuscì a tenersi e fece un urlo orgasmatico che probabilmente sentirono in fondo al paese.
“Oddio grazie!” gemette mentre la sua sbroda mi colava sul cazzo.
E pensare che era solo l’inizio.
Deciso, alla ricerca del mio orgasmo continuai a fotterla a tutto spiano con in più il benefit della lingua di zia che adesso mi leccava i coglioni da sotto.
Maria non so quanti orgasmi di fila si fece ma erano un bel po. Forse gli arretrati di una vita passata con la fica stretta.
Alla fine quando la inondai con una fluente sborrata capì che il meglio doveva ancora arrivare…

Finito quel primo round andammo davvero a berci il famoso caffè che era rimasto tiepido nella caffettiera mentre mi ero inculato Marina ma di cui adesso, tutti e tre sudati, sentivamo un gran bisogno.

Ci mettemmo comodi sul divano con zia Tina che si asciugava il sudore dalle tettone con un fazzoletto.
Mary ci portò due tazzine, mise lo zucchero e si avvicinò. Me ne porse una, mise l’altra sul tavolo per la zia e poi sparì. Dopo un attimo tornò e ora indossava il collant “mi ha detto Tina che ami il nylon” sorrise.
“O si, non immagini quanto”.
“Questo è speciale” disse mostrandomi che aveva già una fessura fatta apposta per lasciare scoperti i buchi. Mica male come idea. Qualcuno aveva già fabbricato un collant per scopare. Ottimo.
Sentendosi pronta per il bis mi salì in grembo allargando le gambe, se lo fece entrare dentro nella vulva e mi scivolò addosso.
Le tettone sul viso ottime per essere leccate fino a consumarle. La vulva pulsante che mi avvolgeva il cazzo e la vecchia vacca che ci dava di caviglie per andare su e giù sempre più forte segnando ogni colpo di cazzo con un boato.

Fu a quel punto che mi resi conto che zia Tina, oggi lo ammetto messa un po’ in secondo piano, si era allontanata. Pensai che per lo sforzo e la stimolazione fosse andata a pisciare e continuia a concentrarmi sulle poppe di Maria.
Quando però la vidi tornare ci rimasi di botto.
Da sopra la fica di zia spuntava un cazzone immenso.
Era uno strapon di venticinque centimetri color carne con tutte le venature segnate e la cappella bella grossa. La zia lo reggeva con degli appositi cinghietti e se lo stava pure segando.
Poi capii che si stava semplicemente passando una crema lubrificante.
Chissà perché vedere la zia Tina col cazzo mi esaltava.

Ora che Marina aveva due uccelli a disposizione e la vecchia fica finalmente spalancata ci venne naturale tentare il più estremo atto. Darle doppio piacere. Così io mi misi sul letto a cazzo dritto, la feci sedere su di me impalandole la gnocca. “Umm adesso che l’ho provato non smetterei più di averne uno dentro” disse Marina mentre mi sventolava le tettone in faccia.
“Lo immagino” risposi mentre spingevo per pomparlo dentro fino alle palle “divino” disse lei.
“E ora arriva il meglio” rispose Tina che, da dietro, con tutta la sua baldanza infilava quel bel cazzo di lattice fra le sue chiappe.
Anche per me fu una bella emozione perché il cazzo finto si strusciava sul mio vero separato da un sottilissimo strato di pelle. Quel cazzone che accarezza il tuo da un piacere assurdo, quasi ti facessero una sega. C’era da venire solo per la sollecitazione.
Marina invece cacciò un gran urlo. Avere dentro allo stesso tempo il mio cazzone da cavallo e quello finto di zia la stava sfondando.
“Oddio soffoco”.
“Stai buona” la rassicurava zia accarezzandole il culo.
“È troppo mi spacchi”.
“Resisti” la rassicurava Tina dandoci dentro con lunghi colpi di pene.
Aveva ragione lei perché alla fine Marina si abituò a tutta quella roba negli orifizi e il dolore divenne puro piacere.
La razione di doppio cazzo dopo un po’ non le bastava più e ci chiedeva, anzi, implorava, di fotterla più forte…
E così facemmo dandoci persino il cambio. Io in culo e lo strapon in fica. Zia pompava la sua amica quasi meglio di un maschio e la cosa mi eccitava molto.
Persi il conto persino delle mie sborrate due, forse tre o anche quattro. Non saprei dirlo. La scena era così eccitante e Zia Tina così brava a stimolarmi che praticamente non mi dava nemmeno il tempo di farlo abbassare che già ero stimolato e pronto a fottere ancora.
Anche la zia e la sua amica parevano insaziabili e quando smettemmo per prenderci una pausa fu più che altro perché alle due donne, coi loro anni, schiena e gambe non reggevano più anche se, devo dire, mia zia era davvero tanto, ma tanto allenata…la troia.

Dopo aver sodomizzato Marina per un tempo infinito zia Tina crollò sul divano. Era esausta e si guardava quel cazzone di lattice forse indecisa se piantarselo dentro da sola o toglierlo.
Intanto Marina preso un grosso asciugamano si stava pulendo la sborra che le colava un po’ da ogni buco.
“Penso che per oggi io debba andare” disse zia Tina sganciandosi il cazzone.
“Di già?” sbottò Marina.
“Si sì devo proprio. Devo pulire la casa prima che torni mia figlia. Sai la sborra di questo pistolone si sente” rise.
“Ma non hai una colf scusa?” obiettò Marina passandosi una spugna bagnata sulle tettone.
“È in ferie. Due settimane. È arrivata sua madre dal paese”.
“Ma dai…”.
“Meglio così -rise zia- almeno il mio nipotino non passerà il tempo a farsela” mi fece l’occhiolino.
“Mi faccio già te” risposi.
“Comunque lui te lo lascio fanne buon uso” concluse Tina.
Farò del mio meglio, sorrise Marina e tanto per essere chiara si avvicinò e mi baciò la cappella.
“Divertitevi” salutò la zietta dopo aver raccattato i suoi pochi vestiti.

Tornammo in camera da letto. Ero sfatto ma pensavo di avere ancora un paio di cartucce in canna.
Marina si mise a pecorina per essere inculata meglio. Io subito le montai dietro, lo ficcai nel suo buco bello dilatato e presi a fotterla. ‘Ecco così bravo….’ probabilmentMarina mi aveva il culo così aperto che quasi non sentiva più nulla ma il mio era così grosso e lungo che riusciva ancora a farla godere.
‘O come mi piace farti il culo” dicevo mentre attaccato ai suoi fianchi la montavo come un cane in calore.
‘Non smettere, non smettere…. Spingiiiii Vik….’.
Non le diedi tregua per altre due ore continuammo a scopare in ogni modo aiutati anche dal fallo di lattice che la zia ci aveva lasciato per ricordo e che io armeggiavo con la mano tappandole bocca, culo e figa a seconda della posizione.
All’inizio lo muovevo solo io ma appena presa confidenza era lei da sola a tapparsi i buchi liberi menttre io non le davo tregua deciso a riempire di sborra ogni suo orifizio.
In estasi, continuava ad avere un orgasmo dopo l’altro.

Quando fuori iniziava ad imbrunire andai a farmi una doccia.
“Ora ridammi i vestiti che la zia Tina sarà in pensiero”.
Ma lei aveva altri piani. Mi si parò di fronte ancora nuda ma con un nuovo paio di collant, stavolta neri, ancora intonsi.
‘Senti ti faccio una proposta. Stanotte resti qui con me e strappiamo anche questi collant”
“Come posso dire di no a tanta figa e a tanto nylon” risposi.
‘Quindi resti?’ chiese raggiante.
‘Bisognerà avvertire zia Tina’.
‘Tranquillo chiamo io quel troione e le dico di arrangiarsi col dito’ e si mise a ridere.

In effetti subito dopo lo fece e le telefonò:
‘Ciao Tina cara’.
‘Ciao Marina il mio Vik è ancora li?’.
‘Si cara. Lo senti questo rumore? -e per farglielo sentire meglio avvicinò la cornetta- è il suo uccello che va su e giù nel mio culo e ho deciso che questa notte resta li quindi arrangiati col dito che stanotte è mio’.
‘A porca egoista che sei’ borbottò Tina.
‘e tu vacca mai sazia’.
‘Puttanona spero che ti faccia venire la diarrea’ disse Tina ma stava chiaramente scherzando.
‘Dai vacca che ci sentiamo domani vedrai che non lo consumo’.
‘Va bene troia. Stasera mi arrangio da sola. Divertiti che ci sentiamo domani’ e riattaccò…
‘E adesso siamo soli soletti’
‘Si si soli e arrapati’ dissi e col cazzo nel suo culo continuai a pompare senza sosta e senza alcuna voglia di smettere.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-08
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