Barbara Mamma Troia

di
genere
incesti

Barbara non riusciva più a distinguere cosa gli stava succedendo.
Era in cucina, poggiata al lavello, nuda, col cazzo (e che cazzo) di suo figlio piantato dentro la fica.
L’aveva presa a forza? Forse si o forse lei l’aveva provocato? Avrebbe dovuto mettersi a piangere? Urlare di dolore? Spaventarsi perché aveva in casa un figlio malato di sesso?
O forse doveva solo continuare a godere? Si perché quel cazzo, fra i più grossi che ricordava di aver mai preso la stava facendo impazzire di piacere.
Ma poteva lei, una donna perbene, darsi al figlio solo perché il marito la trascurava?
Era davvero così troia?
Non lo sapeva più. Sapeva solo che da un lato desiderava cancellare quella esperienza mentre dall’altra desiderava che quel piacere non finisse mai.
Daniele d’altra parte infoiato come non mai, con le mani sempre piazzate sulle sue belle poppe continuava a pompare come un toro. Ne aveva di energia il ragazzo è più pensava che aveva il cazzo nella figa di sua madre più si eccitava, più si eccitava e più la sua erezione cresceva.
Aveva già sborrato una volta, l’aveva rimporta di brutto ma, giusto il tempo di tirarlo fuori per farla colare un po’ ed era tornato all’attacco, l’aveva afferrata ai fianchi e le aveva di nuovo piazzato dentro un randello duro più di prima.
“Daniele ma ancora?”.
“Ti piace vero troia, dillo che ti piace” rideva il ragazzo scopando a tutto spiano.
Per un millesimo di secondo stava per urlare “non chiamare troia tua madre” ma poi, realizzando che lo era davvero si limitò a mugugnare “si, spingilo tutto, si fino in fondo” e a venire ancora una volta.

Poi, quasi dal nulla apparve Francesco, il suo secondogenito, due anni meno di Daniele.
In realtà il ragazzo era al piano di sotto a giocare ai videogiochi, il volume alto e la concentrazione sulla partita non gli avevano fatto sentire nulla dei gemiti che venivano dalla cucina.
Ma ora era lì, con gli occhi fissi e sgranati sul corpo nudo di sua madre.
Anche Barbara impallidì e guardò il ragazzo preoccupata che la visione di quella scena turbasse il ragazzo, con la vergogna in faccia per essersi lasciata andare così per pura libidine.
“Tuo fratello è impazzito” disse lei quasi chiedendogli aiuto e Francesco gli andò incontro.
Per un attimo la donna chiuse gli occhi e temette persino che i due venissero alle mani. Ma poi si accorse che anche il suo secondo genito aveva una diversa visione delle cose perché non la stava aiutando, le stava solo palapando le tette con libidine.
“Dio bono che tette” disse mentre con l’altra mano si stava maneggiando il pacco.
Daniele intanto aveva ripreso a sbatterla a tutto spiano.
Francesco se lo era già preso in mano. Non era enorme come quello del fratello ma di certo bello duro.
“Dai che voglio farmela anche io la troia” disse segandosi piano piano.
“Ma che dici…” sospirò la madre sempre più in difficoltà a restare lucida persa come era nella libidine che aveva fra le gambe.
“Ma che vuoi troia, sono anni che ti sego se solo sapessi”.
Più avanti, a vestiti addosso, il ragazzo avrebbe poi confessato che era dalle medie che desiderava sua madre. Da quando l’aveva vista orinare dal buco della serratura. Era lui che ogni tanto si fregava un suo collant o un suo reggiseno e se li segava e sborrava nel massimo feticismo.
Questo chiariva anche il mistero di tutta quella biancheria che di botto spariva da casa. Aveva persino pensato che gliela fregasse sua suocera o sua cognata e invece era Francesco il porco a farne i suoi feticci.
E così, se poteva raccontarsi che Daniele il super dotato aveva solo ceduto a una temporanea tentazione forse per quel costume da bagno troppo scoperto ora era certa di avere in casa anche un vero pervertito che se la segava ancor prima di avere i peli sul cazzo.
“Dai che vengo” urlò infoiato Daniele è un attimo dopo con un rantolo “sborrooooo” e le venne di nuovo dentro scaricandole una raffica rovente di sperma.
Lo tirò fuori ancora grondante, la fica colava che era un piacere. Francesco teso al massimo era già pronto a prendere il posto del fratello nella monta.
“No aspetta” disse Daniele.
“Ma che aspetta? Mi scoppia il cazzo, voglio montarla”.
“Si ma io voglio la spagnola. Dai sdraiati troia, sdraiati a apri le gambe” ordinò come se fosse il padrone di casa.
Barbara incredula di se stessa obbedì. Si accasciò a terra piano piano, sul pavimento freddo. Pensò che ci voleva almeno un telo ma non osò dire nulla. Succube di Daniele si mise buona buona a terra con le gambe appena arcuate.
“Apri ste gambe cazzo!” urlò Francesco e afferrata per le ginocchia gliele allargò con decisone facendole male.
“Si cazzo, bella imburrata” urlò e con tutta la sua forza le montò sopra penetrandola deciso.
Barbara non sapeva se fosse più umiliante lasciarsi scopare così o se vedere dritto in faccia suo figlio con l’espressione da maniaco che le godeva sopra.
Almeno Daniele l’aveva presa da dietro e non poteva vedere che era proprio suo figlio a fotterla.
Da madre ancora non riusciva ad accettare la cosa, da troia si perché non poteva negare che stesse godendo come non mai.
Ci pensò Daniele a oscurare il volto del fratello “tirati un po’ su cazzo” disse e appena Francesco gli ebbe fatto spazio scivolò sopra sua madre infilandole il cazzo fra le poppe che teneva tese tirandole per i capezzoli. Il culo del ragazzo davanti alla faccia che faceva su e giù. Il suo cazzo unto di sborra che le sguazzava fra le tette, il cazzo del fratello piantato dentro Sciafff, Sciafff, Sciaff, sbatteva a tutta forza sguazzando nel liquame di Barbara.
“Si, si vengo” urlava Francesco.
“Riempila bene che poi tocca di nuovo a me”.
Di nuovo? Pensò Barbara. Sto ragazzo era un toro.
“La spagnola tra le tette me l’ha fatto tornare duro”.
“Voglio sborarre anche io sulle tette” disse Francesco deciso.
“E allora vai” rise Daniele e alzatosi di scatto lasciò il posto al fratello che, lesto, le uscì dalla fica, se lo prese secco in mano e scivolò in alto verso la bocca.
Prima di poter dire qualcosa Barbara aveva il suo cazzo in bocca. “Ciuccia mammina ciuccia” diceva lui come un vero porco.
Nel frattempo sentì una scossa fra le gambe. Daniele le era tornato dentro e la stava fottendo in altra volta.
Francesco le mise il cazzo fra le tette, la bocca di lei spalancata, lui che andava su e giù col cazzo umido mentre le strizzava le tettone a tutta forza. “Vengo, ti vengo in bocca troia….” urlava Francesco e con un fiotto violento e abbondante la riempi di sborra ovunque. Bocca, occhi, collo, tette sembrava che non finisse mai. Continuava a fare su e giù con la mano e dal suo cazzo barzotto continuava a uscire roba…
Pareva, anzi ne era quasi certa, che Francesco si trastullasse per farselo tornare duro e fare il bis come il fratello. Poi però, di colpo, si alzò in piedi cambiando espressione “cazzo la macchina di papà….”.
“Cazzo fa a casa adesso?” rispose Daniele senza perdere un colpo.
“Cazzo ne so”.
“Via ragazzi, via che se no succede un casino” mormorò Barbara sbavando sperma e tentando meccanicamente di divincolarsi da Daniele ancora dentro di lei.
“Esci cazzo!” insisteva Francesco.
“Esci ti prego” mormorò la madre quasi implorandolo.
“Non ho finito cazzo!” sbuffò lui tirando fuori dalla figa della madre un palo di carne duro come un sasso.
“È già nel cortile cazzo” disse Francesco che spiava dalla finestra.
Barbara, libera dall’abbraccio, scattò in piedi con tutte le sue forze. Fece appena in tempo a raccattare reggiseno e slip. Vide le tracce di sperma su tutto il pavimento, prese uno strofinaccio e lo buttò sul “più grosso” poi corse a chiudersi in bagno.
Intanto i due fratelli coi peni in bella vista e i vestiti in mano salirono le scale e si chiusero in camera di Francesco.

Saverio si sentiva più stanco del solito. Il lavoro d’ufficio lo travolgeva, aveva bisogno di staccare. Si era alzato e aveva detto alla sua segretaria “oggi mi prendo mezza giornata di ferie”.
“Sì signor Saverio” aveva annuito con un sorriso la giovane ragazza occhialuta.
“Del resto l’impresa è mia potrò pure farlo” sorrise mentre se ne andava.

E così era tornato non per cena ma poco prima del pranzo deciso a farsi una tranquilla giornata in famiglia, magari in giardino a leggere il giornale sulla sdraio.
In casa però, sorpresa, non c’era nessuno. Sapeva che il figlio più piccolo andava in oratorio e bene così ma gli altri due mascalzoni che fine avevano fatto?
Ma soprattutto dove era la sua dolce metà? Non ai fornelli visto che in cucina era tutto spento e c’era giusto un po’ di insalata nel lavello appena lavata.
“Barbara.? Barbaraaaaaaa?” ma dove cazzo era? Era forse successo qualcosa? Doveva preoccuparsi.
Poi sentì la voce della moglie, flebile ma decisa “sono qui….”.
Veniva dal bagno.
Entrò. La moglie era nuda sotto la doccia.
“Ma che fai?”.
Lei si girò mostrandole le sue tettone splendide in tutta la loro grandezza.
“Avevo caldo”.
“A ora di pranzo fai la doccia?”.
“Avevo caldo adesso” disse lei secca e quasi arrabbiata.
“E io che volevo mangiare a casa. Ma non c’è nulla”.
“Dammi dieci minuti e ti rimedio qualcosa”.
“Si però cazzo… io ho fame”.
“Uffa non ti arrabbiare. Adesso metto su” rispose lei chiudendo l’acqua e saltandogli a fianco tutta nuda con le tette che ciondolavano allegre.
A quella visione lui si placò. Sentì qualcosa di rigido fra le gambe come ai bei tempi. Allungò le mani, le afferrò i seni.
“Va bene dai ti perdono” e iniziò a succhiarle i capezzoli mentre con la mano se lo tirava fuori dai pantaloni già bello duro.

“Che succede? Si è accorto di qualcosa” chiese Daniele a Francesco che sbirciava la porta del bagno.
L’altro sorrise “no, no è troppo impegnato a farsela” rise Francesco.
I due fratelli eccitati scesero appena le scale, si acquattarono dove i genitori non potevano vederli e cazzo in mano si segarono alla grande guardando il padre che montava la madre contro il lavabo.
Anche il marito era (o era stato) un montone di prima categoria e questa scopata tanto rimandata lo stava infoiando come il toro che era stato.
“Ti è mancato il cazzo vero amore mio” le sussurrava mentre le dava lunghe e poderose pompate nella fica.
“O si amore, tanto tanto” mentiva lei.
“Che troia fasulla” rise Daniele sentendola mentire con tanta naturalezza.
“La nostra troia da ora in poi” gli fece l’occhiolino Francesco sottolineando che da ora in poi, ogni volta che papà era assente si sentivano autorizzati a fare della loro madre ciò che volevano.
Poi, mentre il padre godeva nella fica di Barbara i due fratelli si sborrarono in mano quasi in sincrono. Scapparono di sopra subito dopo a pulirsi.
Quando tornarono in cucina il padre era a tavola, la madre era vestita in gonna e camicetta e la pasta era fumante sul tavolo.
Tutto pareva normale.
A parte una chiazza di sborra vicino al lavello di cui non si era accorto nessuno.
jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-04-23
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