L'alveare 7
di
Tester
genere
dominazione
La lezione di ginnastica era stata un calvario di umiliazione silenziosa che aveva lasciato Michela svuotata, ridotta a un guscio tremante sulla panchina. Ma per Ares, quella sottomissione passiva era solo l'antipasto. La sua fame di immagini, di prove tangibili e pornografiche della totale abdicazione di Michela, era diventata insaziabile, quasi rabbiosa. Il telefono vibrò nella tasca della felpa e la fece sussultare proprio mentre stava rientrando in aula per l'ultima, interminabile ora di lezione.
[Ares]: Non pensare di aver finito, Miele. La giornata non è conclusa e tu non hai ancora pagato il prezzo per aver osato dubitare del mio controllo su Sara. La tua immagine non ti appartiene più; è mia proprietà esclusiva. Non andare in aula. Dirigiti nell'aula di musica del piano terra. È vuota a quest'ora. Entra, chiuditi dentro e vai dietro il pianoforte a coda. Ora.
Michela, ormai incapace di opporre anche la più debole resistenza, deviò dal corridoio principale come un automa. Il cuore le batteva così forte da oscurarle la vista. L'aula di musica era immersa nella penombra, l'odore di legno vecchio, pece e polvere la accolse come un sudario soffocante. Si nascose dietro la sagoma nera e imponente del pianoforte, rannicchiandosi nello spazio stretto tra lo strumento e la parete.
[Ares]: Voglio vedere il contrasto tra la tua pelle chiara e il nero del mio nastro. Voglio vedere quanto sei disposta a rischiare di essere scoperta per me. Togliti la gonna. Mettila a terra e inginocchiati sopra di essa, come se fosse il tuo unico altare. Voglio una foto frontale, nitida. Voglio vedere il tuo viso insignificante; voglio vedere che sei rimasta nuda tutto il giorno sotto i miei ordini, esposta al mio volere. E voglio che lo sfondo sia chiaramente l'aula di musica. Voglio che si veda che sei a scuola, vulnerabile, mentre io ti domino a distanza.
Le mani di Michela tremavano così violentemente che dovette scattare la foto tre volte; il suono dell'otturatore nel silenzio dell'aula le sembrava un'esplosione. Il pensiero che un bidello o un insegnante potesse aprire la porta da un momento all'altro rendeva l'eccitazione e la vergogna quasi insopportabili, un mix tossico che le bagnava la schiena di sudore gelido. Inviò l'immagine, sentendosi un oggetto in vendita.
[Ares]: Ancora. Più esplicita, più sporca. Voglio che la tua mano sinistra, quella marchiata dal nastro al polso, tenga sollevata la maglietta fino al mento. Voglio che usi il flash. Voglio che la luce cruda colpisca la tua vergogna nuda come un faro, senza ombre dove nasconderti. Fammi vedere quanto sei diventata una brava cagnetta da esibizione.
Un minuto dopo, l'immagine era nel server dell'Alveare. La risposta di Ares arrivò insieme a un allegato che le mozzò il fiato. Era una foto di Sara, scattata nello spogliatoio poco prima. Sara era in una posizione simile, ma i suoi occhi erano coperti da una benda.
[Ares]: Guarda lei. Guarda la differenza. Lei non trema come una stupida ragazzina spaventata. Lei gode nel mostrarmi quanto sa essere sporca per me, quanto adora essere degradata. Se non vuoi essere rimpiazzata da lei e diventare solo un ricordo noioso, stasera a casa dovrai superare ogni tuo limite morale. Ti aspetta una sessione fotografica che non dimenticherai finché avrai vita. Preparati a essere svuotata.
Quella sera, nella solitudine della sua camera che ormai non riconosceva più come sua, Michela si guardò allo specchio e vide un’estranea. Ares la guidava attraverso lo schermo come un regista crudele e onnipotente.
[Ares]: Prendi l'olio per il corpo. Copriti interamente, ogni centimetro di pelle, finché non brillerai come una statua sotto la luce della tua lampada. Voglio che sembri un pezzo di carne lucida pronta per essere venduta al miglior offerente. Ora posiziona il telefono. Voglio un video di trenta secondi mentre ti infliggi un dolore che marchi la tua carne. Sculacciati il culo, Michela. Forte. Voglio vedere la pelle diventare rosso fuoco sotto i colpi della tua stessa mano ubbidiente. Voglio sentire il suono della tua punizione.
Michela eseguì ogni ordine con una precisione maniacale. Ogni schiaffo che si dava, ogni foto e video inviato era un pezzo della sua anima che consegnava a quell'uomo senza volto. L'umiliazione non era più un peso da sopportare, ma una necessità vitale, l'unico modo per sentirsi connessa a qualcosa di reale.
[Ares]: Sei diventata una modella eccellente per il mio archivio segreto, Miele. Una troietta con un potenziale inaspettato. Ma le foto ormai non mi bastano più. Domani porterai un regalo per me. Sara ti darà un pacchetto negli spogliatoi. È un ordine. Lo aprirai solo quando sarai sola a casa. Contiene uno strumento che ti permetterà di sentirmi dentro di te, fisicamente, anche quando non ti scrivo. Sarò con te in ogni respiro, in ogni lezione. E domani, scatterai foto mentre lo indossi tra un'ora di lezione e l'altra, per dimostrarmi che non puoi più fare a meno del mio possesso.
[Miele]: Sì, Padrone. Grazie, Padrone. Farò tutto quello che volete, in qualunque momento.
[Ares]: Lo so che lo farai. Perché ormai non sei altro che la mia troietta da esibire, un oggetto senza volontà che vive per il mio sguardo. Dormi ora, se ci riesci.
Michela si sdraiò sul letto, con la pelle ancora lucida e scivolosa d'olio e il cuore che batteva al ritmo martellante dei messaggi di Ares. Sapeva che l'indomani il gioco sarebbe diventato pericoloso oltre ogni immaginazione, ma la prospettiva di essere fotografata, osservata e penetrata dal controllo distorto di Ares era l'unica cosa che la facesse sentire veramente, potentemente viva.
[Ares]: Non pensare di aver finito, Miele. La giornata non è conclusa e tu non hai ancora pagato il prezzo per aver osato dubitare del mio controllo su Sara. La tua immagine non ti appartiene più; è mia proprietà esclusiva. Non andare in aula. Dirigiti nell'aula di musica del piano terra. È vuota a quest'ora. Entra, chiuditi dentro e vai dietro il pianoforte a coda. Ora.
Michela, ormai incapace di opporre anche la più debole resistenza, deviò dal corridoio principale come un automa. Il cuore le batteva così forte da oscurarle la vista. L'aula di musica era immersa nella penombra, l'odore di legno vecchio, pece e polvere la accolse come un sudario soffocante. Si nascose dietro la sagoma nera e imponente del pianoforte, rannicchiandosi nello spazio stretto tra lo strumento e la parete.
[Ares]: Voglio vedere il contrasto tra la tua pelle chiara e il nero del mio nastro. Voglio vedere quanto sei disposta a rischiare di essere scoperta per me. Togliti la gonna. Mettila a terra e inginocchiati sopra di essa, come se fosse il tuo unico altare. Voglio una foto frontale, nitida. Voglio vedere il tuo viso insignificante; voglio vedere che sei rimasta nuda tutto il giorno sotto i miei ordini, esposta al mio volere. E voglio che lo sfondo sia chiaramente l'aula di musica. Voglio che si veda che sei a scuola, vulnerabile, mentre io ti domino a distanza.
Le mani di Michela tremavano così violentemente che dovette scattare la foto tre volte; il suono dell'otturatore nel silenzio dell'aula le sembrava un'esplosione. Il pensiero che un bidello o un insegnante potesse aprire la porta da un momento all'altro rendeva l'eccitazione e la vergogna quasi insopportabili, un mix tossico che le bagnava la schiena di sudore gelido. Inviò l'immagine, sentendosi un oggetto in vendita.
[Ares]: Ancora. Più esplicita, più sporca. Voglio che la tua mano sinistra, quella marchiata dal nastro al polso, tenga sollevata la maglietta fino al mento. Voglio che usi il flash. Voglio che la luce cruda colpisca la tua vergogna nuda come un faro, senza ombre dove nasconderti. Fammi vedere quanto sei diventata una brava cagnetta da esibizione.
Un minuto dopo, l'immagine era nel server dell'Alveare. La risposta di Ares arrivò insieme a un allegato che le mozzò il fiato. Era una foto di Sara, scattata nello spogliatoio poco prima. Sara era in una posizione simile, ma i suoi occhi erano coperti da una benda.
[Ares]: Guarda lei. Guarda la differenza. Lei non trema come una stupida ragazzina spaventata. Lei gode nel mostrarmi quanto sa essere sporca per me, quanto adora essere degradata. Se non vuoi essere rimpiazzata da lei e diventare solo un ricordo noioso, stasera a casa dovrai superare ogni tuo limite morale. Ti aspetta una sessione fotografica che non dimenticherai finché avrai vita. Preparati a essere svuotata.
Quella sera, nella solitudine della sua camera che ormai non riconosceva più come sua, Michela si guardò allo specchio e vide un’estranea. Ares la guidava attraverso lo schermo come un regista crudele e onnipotente.
[Ares]: Prendi l'olio per il corpo. Copriti interamente, ogni centimetro di pelle, finché non brillerai come una statua sotto la luce della tua lampada. Voglio che sembri un pezzo di carne lucida pronta per essere venduta al miglior offerente. Ora posiziona il telefono. Voglio un video di trenta secondi mentre ti infliggi un dolore che marchi la tua carne. Sculacciati il culo, Michela. Forte. Voglio vedere la pelle diventare rosso fuoco sotto i colpi della tua stessa mano ubbidiente. Voglio sentire il suono della tua punizione.
Michela eseguì ogni ordine con una precisione maniacale. Ogni schiaffo che si dava, ogni foto e video inviato era un pezzo della sua anima che consegnava a quell'uomo senza volto. L'umiliazione non era più un peso da sopportare, ma una necessità vitale, l'unico modo per sentirsi connessa a qualcosa di reale.
[Ares]: Sei diventata una modella eccellente per il mio archivio segreto, Miele. Una troietta con un potenziale inaspettato. Ma le foto ormai non mi bastano più. Domani porterai un regalo per me. Sara ti darà un pacchetto negli spogliatoi. È un ordine. Lo aprirai solo quando sarai sola a casa. Contiene uno strumento che ti permetterà di sentirmi dentro di te, fisicamente, anche quando non ti scrivo. Sarò con te in ogni respiro, in ogni lezione. E domani, scatterai foto mentre lo indossi tra un'ora di lezione e l'altra, per dimostrarmi che non puoi più fare a meno del mio possesso.
[Miele]: Sì, Padrone. Grazie, Padrone. Farò tutto quello che volete, in qualunque momento.
[Ares]: Lo so che lo farai. Perché ormai non sei altro che la mia troietta da esibire, un oggetto senza volontà che vive per il mio sguardo. Dormi ora, se ci riesci.
Michela si sdraiò sul letto, con la pelle ancora lucida e scivolosa d'olio e il cuore che batteva al ritmo martellante dei messaggi di Ares. Sapeva che l'indomani il gioco sarebbe diventato pericoloso oltre ogni immaginazione, ma la prospettiva di essere fotografata, osservata e penetrata dal controllo distorto di Ares era l'unica cosa che la facesse sentire veramente, potentemente viva.
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