L'alveare 9
di
Tester
genere
dominazione
La notte era stata un calvario senza fine, un tormento sadico di vibrazioni improvvise che le avevano impedito persino di chiudere gli occhi, interrotte solo da ordini sussurrati attraverso lo schermo che le imponevano di toccarsi e fotografarsi fino allo sfinimento. La mattina a scuola fu però un inferno di natura diversa. Michela camminava nei corridoi sentendosi come un guscio svuotato, una bambola di carne mossa unicamente dai fili invisibili e spietati di Ares. Il dispositivo che portava conficcato dentro di sé era un promemoria costante, pesante e umiliante della sua schiavitù; ogni passo le toglieva il fiato, ogni movimento le ricordava che il suo corpo non era più il suo, ma un parco giochi per un uomo lontano.
Mentre si avvicinava alla sua aula, il telefono vibrò con un ritmo pulsante, quasi un battito cardiaco metallico. Un comando definitivo, che non ammetteva repliche.
[Ares]: Oggi inizierai a renderti utile per l'Alveare, Miele. Hai passato abbastanza tempo a tremare. Ricordi come sei finita nella mia rete? Ricordi la voce di Sara nello spogliatoio, quel veleno dolce che ti ha spinto a cercarmi? Bene, ora è il tuo turno di diventare l'esca. Durante l'intervallo, non nasconderti come la solita nullità. Voglio che tu attiri l'attenzione delle tue compagne. Voglio che tu racconti loro del tuo "segreto", che mostri quanto è delizioso essere possedute.
Michela sentì un nodo di terrore chiuderle la gola, mentre il dispositivo dentro di lei le dava una scossa di avvertimento.
[Miele]: Padrone, ti supplico... non ci riuscirò mai... sono troppo timida, mi trema la voce, lo sanno tutti che non sono come Sara...
[Ares]: La tua timidezza è morta e sepolta nel momento in cui hai accettato di farti marchiare, troietta. Ora userai proprio quella tua immagine da santarellina per incuriosirle, per renderle bramose di peccare. Di’ loro che hai trovato un modo per sentirti finalmente viva, per essere strappata alla noia. Di’ loro che c’è un uomo che sa leggerti dentro e che ti possiede l'anima. Semina il seme del desiderio sporco. Se esiterai, manderò le foto di ieri sera — quelle in cui sei coperta d'olio e ti punisci per me — direttamente sul cellulare di tuo padre. Ora vai. Sara sarà lì a osservare ogni tua parola. Non deludermi o la punizione sarà atroce.
L'ora dell'intervallo arrivò come il momento di un'esecuzione pubblica. Michela si ritrovò nel cortile interno, seduta su un muretto freddo che sembrava amplificare la presenza del dispositivo dentro di lei. Sara era poco distante, circondata da tutte le altre compagne di classe, ma i suoi occhi, erano fissi su Michela, pronti a riferire al Padrone ogni minima incertezza, ogni tremolio della voce.
Con le mani che sudavano e il dispositivo che Ares aveva impostato su una vibrazione bassa, continua e fastidiosa, studiata per tenerla in uno stato di eccitazione nervosa e dolorosa, Michela prese parola. Si avvicinò alle sue compagne che stavano ridendo davanti a un post insignificante.
"Sapete..." esordì Michela, con una voce inizialmente flebile che poi si fece ferma, quasi ipnotica, guidata dalla volontà di Ares. "Ho smesso di seguire queste sciocchezze sui social. Ho trovato qualcosa di... reale. Qualcosa di profondo."
Le ragazze si voltarono all'istante, sbalordite che la "timida e invisibile Michela" avesse il coraggio di interromperle con quel tono così carico di mistero.
"Di cosa parli, Michela? Ti senti bene? Sei tutta rossa," chiese Elena, con una punta di curiosità morbosa già accesa nello sguardo.
"C'è una chat," continuò Michela, ripetendo come un automa le parole che Ares le stava dettando tramite l'auricolare nascosto. "Si chiama The Hive. All'inizio ti terrorizza, ti toglie il respiro, ma poi... poi ti rendi conto che non hai mai provato nulla di simile in tutta la tua vita. C'è un uomo, Ares, che si prende cura di ogni tuo pensiero. Lui decide per te. Ti toglie l'atroce peso di dover essere perfetta, di dover scegliere. Ti rende libera... sottomettendoti."
Mentre parlava, Michela sentiva lo sguardo di Sara bruciarle la nuca come un ferro rovente. Vide l'espressione delle sue compagne trasformarsi: dalla confusione passarono a un interesse famelico, lo stesso sguardo di perdizione che lei stessa aveva avuto quel giorno nello spogliatoio.
"Io mi sento... costantemente posseduta," sussurrò Michela, e con un gesto calcolato lasciò che il nastro nero al polso scivolasse fuori dalla manica, mostrandosi lucido e peccaminoso agli occhi di tutte. "È un potere oscuro che non potete nemmeno immaginare finché non lo sentite dentro di voi."
Le ragazze si scambiarono sguardi eccitati e torbidi. La trappola era scattata con una precisione chirurgica. Michela vide Sara sorridere malignamente da lontano e sollevare il telefono, scattando una foto per testimoniare al Padrone il momento del successo della sua nuova reclutatrice.
In quel momento, Michela capì la vastità del piano. Capì che il racconto di Sara non era stato uno sfogo di confidenza, ma un ordine di reclutamento. E ora lei stava facendo esattamente lo stesso: stava offrendo la carne fresca delle sue amiche ad Ares, trasformandosi da vittima in carnefice, un anello di una catena infinita di degradazione.
Il telefono in tasca vibrò con una forza brutale, facendola quasi vacillare.
[Ares]: Brava, la mia piccola, sporca puttana. Hai recitato la tua parte alla perfezione. Hai consegnato le tue amiche al mio volere. Per premiarti di questo tradimento, ora accenderò il vibratore che hai in figa alla massima potenza. Voglio vederti cercare di camminare verso la classe mentre la tua carne urla sotto il mio controllo.
Michela si alzò dal muretto, sentendo il dispositivo dentro di sé esplodere in una vibrazione violenta e martellante che le mozzò il fiato. Non provava più vergogna, solo una cupa, assoluta accettazione del proprio destino. Guardò le sue compagne che, con le dita febbrili, stavano già cercando "The Hive" sui loro schermi, e un sorriso distorto e amaro le apparve sulle labbra.
Il Padrone aveva vinto ancora. L'Alveare aveva appena trovato nuove api da consumare.
Mentre si avvicinava alla sua aula, il telefono vibrò con un ritmo pulsante, quasi un battito cardiaco metallico. Un comando definitivo, che non ammetteva repliche.
[Ares]: Oggi inizierai a renderti utile per l'Alveare, Miele. Hai passato abbastanza tempo a tremare. Ricordi come sei finita nella mia rete? Ricordi la voce di Sara nello spogliatoio, quel veleno dolce che ti ha spinto a cercarmi? Bene, ora è il tuo turno di diventare l'esca. Durante l'intervallo, non nasconderti come la solita nullità. Voglio che tu attiri l'attenzione delle tue compagne. Voglio che tu racconti loro del tuo "segreto", che mostri quanto è delizioso essere possedute.
Michela sentì un nodo di terrore chiuderle la gola, mentre il dispositivo dentro di lei le dava una scossa di avvertimento.
[Miele]: Padrone, ti supplico... non ci riuscirò mai... sono troppo timida, mi trema la voce, lo sanno tutti che non sono come Sara...
[Ares]: La tua timidezza è morta e sepolta nel momento in cui hai accettato di farti marchiare, troietta. Ora userai proprio quella tua immagine da santarellina per incuriosirle, per renderle bramose di peccare. Di’ loro che hai trovato un modo per sentirti finalmente viva, per essere strappata alla noia. Di’ loro che c’è un uomo che sa leggerti dentro e che ti possiede l'anima. Semina il seme del desiderio sporco. Se esiterai, manderò le foto di ieri sera — quelle in cui sei coperta d'olio e ti punisci per me — direttamente sul cellulare di tuo padre. Ora vai. Sara sarà lì a osservare ogni tua parola. Non deludermi o la punizione sarà atroce.
L'ora dell'intervallo arrivò come il momento di un'esecuzione pubblica. Michela si ritrovò nel cortile interno, seduta su un muretto freddo che sembrava amplificare la presenza del dispositivo dentro di lei. Sara era poco distante, circondata da tutte le altre compagne di classe, ma i suoi occhi, erano fissi su Michela, pronti a riferire al Padrone ogni minima incertezza, ogni tremolio della voce.
Con le mani che sudavano e il dispositivo che Ares aveva impostato su una vibrazione bassa, continua e fastidiosa, studiata per tenerla in uno stato di eccitazione nervosa e dolorosa, Michela prese parola. Si avvicinò alle sue compagne che stavano ridendo davanti a un post insignificante.
"Sapete..." esordì Michela, con una voce inizialmente flebile che poi si fece ferma, quasi ipnotica, guidata dalla volontà di Ares. "Ho smesso di seguire queste sciocchezze sui social. Ho trovato qualcosa di... reale. Qualcosa di profondo."
Le ragazze si voltarono all'istante, sbalordite che la "timida e invisibile Michela" avesse il coraggio di interromperle con quel tono così carico di mistero.
"Di cosa parli, Michela? Ti senti bene? Sei tutta rossa," chiese Elena, con una punta di curiosità morbosa già accesa nello sguardo.
"C'è una chat," continuò Michela, ripetendo come un automa le parole che Ares le stava dettando tramite l'auricolare nascosto. "Si chiama The Hive. All'inizio ti terrorizza, ti toglie il respiro, ma poi... poi ti rendi conto che non hai mai provato nulla di simile in tutta la tua vita. C'è un uomo, Ares, che si prende cura di ogni tuo pensiero. Lui decide per te. Ti toglie l'atroce peso di dover essere perfetta, di dover scegliere. Ti rende libera... sottomettendoti."
Mentre parlava, Michela sentiva lo sguardo di Sara bruciarle la nuca come un ferro rovente. Vide l'espressione delle sue compagne trasformarsi: dalla confusione passarono a un interesse famelico, lo stesso sguardo di perdizione che lei stessa aveva avuto quel giorno nello spogliatoio.
"Io mi sento... costantemente posseduta," sussurrò Michela, e con un gesto calcolato lasciò che il nastro nero al polso scivolasse fuori dalla manica, mostrandosi lucido e peccaminoso agli occhi di tutte. "È un potere oscuro che non potete nemmeno immaginare finché non lo sentite dentro di voi."
Le ragazze si scambiarono sguardi eccitati e torbidi. La trappola era scattata con una precisione chirurgica. Michela vide Sara sorridere malignamente da lontano e sollevare il telefono, scattando una foto per testimoniare al Padrone il momento del successo della sua nuova reclutatrice.
In quel momento, Michela capì la vastità del piano. Capì che il racconto di Sara non era stato uno sfogo di confidenza, ma un ordine di reclutamento. E ora lei stava facendo esattamente lo stesso: stava offrendo la carne fresca delle sue amiche ad Ares, trasformandosi da vittima in carnefice, un anello di una catena infinita di degradazione.
Il telefono in tasca vibrò con una forza brutale, facendola quasi vacillare.
[Ares]: Brava, la mia piccola, sporca puttana. Hai recitato la tua parte alla perfezione. Hai consegnato le tue amiche al mio volere. Per premiarti di questo tradimento, ora accenderò il vibratore che hai in figa alla massima potenza. Voglio vederti cercare di camminare verso la classe mentre la tua carne urla sotto il mio controllo.
Michela si alzò dal muretto, sentendo il dispositivo dentro di sé esplodere in una vibrazione violenta e martellante che le mozzò il fiato. Non provava più vergogna, solo una cupa, assoluta accettazione del proprio destino. Guardò le sue compagne che, con le dita febbrili, stavano già cercando "The Hive" sui loro schermi, e un sorriso distorto e amaro le apparve sulle labbra.
Il Padrone aveva vinto ancora. L'Alveare aveva appena trovato nuove api da consumare.
1
voti
voti
valutazione
4
4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
L'alveare 8
Commenti dei lettori al racconto erotico