Maria a Londra

di
genere
etero

Londra non è Arcavacata. Qui l'aria profuma di pioggia, asfalto bagnato e un’eleganza fredda che Maria sente come una sfida. È in vacanza con Franco, ma il grigiore della City non riesce a spegnere il fuoco che si porta dentro, quella fame di manodopera pesante che le pulsa nelle vene fin da quando ha lasciato la Statale.

Mentre cammina lungo South Bank, tra i turisti e il vento che le sferza il viso, Maria sente un brivido che non è dovuto al freddo. Lo ha notato fin da Piccadilly Circus: un uomo di colore, alto come una quercia della Sila, con le spalle che sembrano fatte per reggere il mondo e uno sguardo che non chiede permesso. La sta pedinando. Non con discrezione, ma con la prepotenza di chi ha già deciso il dazio da riscuotere.

Maria si ferma a guardare il Tamigi, appoggiando le mani sulla pietra fredda del parapetto. Sente i passi pesanti dietro di lei. Franco è entrato in un negozio di souvenir poco distante, ignaro che sua moglie stia per negoziare un contratto molto diverso.

L'uomo si ferma a pochi centimetri. Maria sente il calore che emana dal suo corpo, un contrasto violento con l'umidità londinese. Non si volta, ma inarca la schiena, facendo risaltare quel "culo da vacca" sotto il cappotto attillato. La sua mente è un turbinio: immagina già l'invasione, un assalto feroce e profondo che possa cancellare per un istante la noia del matrimonio.

"Ti sei persa, straniera?" la voce dell'uomo è un basso profondo che le fa vibrare lo stomaco.

Maria si gira lentamente. Lo guarda dal basso verso l'alto, con quell'arroganza che solo una prostituta d'alto borgo sa indossare. "Mi sono persa solo se non hai un posto dove portarmi," risponde lei, la sfida che le brucia negli occhi.

Senza dire una parola, lui la afferra per il braccio. La guida verso un vicolo cieco, dietro i grandi piloni di un ponte ferroviario dove il rumore dei treni copre ogni grido. Lì, tra i mattoni scuri e l'odore di ferro, Maria decide di emanciparsi. Si libera del cappotto, restando con un vestito leggero che si solleva con un solo gesto.

L'uomo non perde tempo. La sbatte contro il muro umido, afferrandole le cosce ambrate con mani che sembrano morse d'acciaio. L’assalto è brutale. Non c'è la familiarità di Luca o la routine dei camionisti; c'è la furia di un estraneo che vuole marchiare il territorio. Maria incassa ogni spinta con un grugnito rauco, sentendo la carne che sbatte contro la pietra, mentre sopra di lei il ponte trema per il passaggio di un treno.

È un turno di manodopera straniera, massiccio e incessante. Maria sente la sua figa, già sfondata dalle mille battaglie di Arcavacata, venire riempita da una forza nuova, prepotente. Il piacere esplode in uno squirt violento che bagna i mattoni scuri, una pioggia di vita nel grigiore di Londra.

Al culmine, l'uomo la solleva di peso e scarica il suo dazio: un carico denso, caldissimo, un fiume di bianco che le inonda l'interno e le cola lungo le gambe, finendo sulle sue scarpe eleganti.

Maria si ricompone con calma olimpica. Si pulisce con un fazzoletto di seta, si sistema i capelli biondi e torna verso il negozio di souvenir. Franco sta uscendo, con una cartolina in mano e un sorriso distratto.

"Tutto bene, Maria? Sembri... stanca," dice lui, passandole un braccio attorno alle spalle.

"Tutto bene, Franco," risponde lei, sentendo ancora il calore del dazio straniero che le preme dentro. "Londra è proprio una città piena di sorprese."
scritto il
2026-03-20
3 9
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Maria e i quattro

racconto sucessivo

Maria la locandiera

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.