Maria moglie infedele
di
Maria S. Fans
genere
etero
L'aria nello studio del Dottor Borelli è ferma, satura dell'odore di disinfettante e carta gommata, un contrasto asettico con il calore che Maria si porta dentro. È una mattina di metà settimana ad Arcavacata, ma per Maria è solo un altro turno di lavoro.
Fuori, appostato in una vecchia utilitaria grigia, Mister T tiene l'obiettivo della reflex puntato sulla finestra al secondo piano. È un uomo d'ombra, incaricato da Franco di documentare lo sfacelo di un matrimonio che non è più nemmeno un ricordo, ma solo un registro di dazi pagati in natura.
Maria entra nello studio con un vestito a fiori che sottolinea ogni curva del suo "culo da vacca", muovendosi con la sicurezza di chi sa che la patologia che sta per esporre non si cura con gli antibiotici. Il Dottor Borelli la aspetta dietro la scrivania, il camice bianco abbottonato fino al collo, ma gli occhi tradiscono una fame che va oltre il giuramento d'Ippocrate.
"Dottore, ho una fitta proprio qui... profonda," esordisce Maria, appoggiando la borsa di pelle sul lettino metallico e iniziando a sbottonarsi il vestito senza aspettare l'invito.
"Vediamo di cosa si tratta, Maria. La diagnostica richiede un contatto... diretto," risponde lui, alzandosi.
Il fatto che segue è un classico della depravazione di Arcavacata. Maria si sfila il vestito, restando con un completino di pizzo nero che sembra urlare sotto la luce dei neon. Si sdraia sul lettino, separando le gambe ambrate con una naturalezza che mozza il fiato.
Borelli si avvicina. Con un gesto secco, apre il camice bianco. Sotto è completamente nudo, il corpo asciutto di chi studia troppo e gode poco, ma con un'erezione prepotente, lucida e già pronta a riscuotere la parcella. Maria scoppia in una risata roca, afferrando quel dazio medico con una mano esperta.
"Sempre pronto alle emergenze, eh Dottore?"
Senza perdere tempo in preliminari medici, Borelli si avventa. L'assalto è sul lettino metallico che scricchiola a ogni spinta, un rumore ritmico che arriva fino alla strada, dove Mister T scatta foto a raffica della sagoma di Maria che inarca la schiena contro il vetro smerigliato.
Il dottore la martella con una precisione chirurgica, cercando di raggiungere ogni angolo di quella cavità già sfondata dai camionisti e dai garzoni. Maria incassa i colpi con la testa gettata all'indietro, le urla soffocate dal rumore dei condizionatori. È un turno di medicina d'urgenza: il piacere esplode violento, uno squirt acido che bagna le lenzuola di carta del lettino, strappandole in un groviglio di umori e cellulosa.
Al culmine della "visita", Borelli la afferra per i fianchi, sollevandole il bacino per l'esame finale. Scarica il suo carico con una violenza che lo lascia tremante: un getto denso, caldissimo, un fiume di bianco che le inonda l'interno e schizza fin sul camice bianco, macchiando l'uniforme del professionista con il marchio della lussuria di Maria.
Lui si accascia su di lei, ansimando, mentre il dazio medico cola lungo le cosce di Maria, finendo sul pavimento asettico dello studio.
Fuori, appostato in una vecchia utilitaria grigia, Mister T tiene l'obiettivo della reflex puntato sulla finestra al secondo piano. È un uomo d'ombra, incaricato da Franco di documentare lo sfacelo di un matrimonio che non è più nemmeno un ricordo, ma solo un registro di dazi pagati in natura.
Maria entra nello studio con un vestito a fiori che sottolinea ogni curva del suo "culo da vacca", muovendosi con la sicurezza di chi sa che la patologia che sta per esporre non si cura con gli antibiotici. Il Dottor Borelli la aspetta dietro la scrivania, il camice bianco abbottonato fino al collo, ma gli occhi tradiscono una fame che va oltre il giuramento d'Ippocrate.
"Dottore, ho una fitta proprio qui... profonda," esordisce Maria, appoggiando la borsa di pelle sul lettino metallico e iniziando a sbottonarsi il vestito senza aspettare l'invito.
"Vediamo di cosa si tratta, Maria. La diagnostica richiede un contatto... diretto," risponde lui, alzandosi.
Il fatto che segue è un classico della depravazione di Arcavacata. Maria si sfila il vestito, restando con un completino di pizzo nero che sembra urlare sotto la luce dei neon. Si sdraia sul lettino, separando le gambe ambrate con una naturalezza che mozza il fiato.
Borelli si avvicina. Con un gesto secco, apre il camice bianco. Sotto è completamente nudo, il corpo asciutto di chi studia troppo e gode poco, ma con un'erezione prepotente, lucida e già pronta a riscuotere la parcella. Maria scoppia in una risata roca, afferrando quel dazio medico con una mano esperta.
"Sempre pronto alle emergenze, eh Dottore?"
Senza perdere tempo in preliminari medici, Borelli si avventa. L'assalto è sul lettino metallico che scricchiola a ogni spinta, un rumore ritmico che arriva fino alla strada, dove Mister T scatta foto a raffica della sagoma di Maria che inarca la schiena contro il vetro smerigliato.
Il dottore la martella con una precisione chirurgica, cercando di raggiungere ogni angolo di quella cavità già sfondata dai camionisti e dai garzoni. Maria incassa i colpi con la testa gettata all'indietro, le urla soffocate dal rumore dei condizionatori. È un turno di medicina d'urgenza: il piacere esplode violento, uno squirt acido che bagna le lenzuola di carta del lettino, strappandole in un groviglio di umori e cellulosa.
Al culmine della "visita", Borelli la afferra per i fianchi, sollevandole il bacino per l'esame finale. Scarica il suo carico con una violenza che lo lascia tremante: un getto denso, caldissimo, un fiume di bianco che le inonda l'interno e schizza fin sul camice bianco, macchiando l'uniforme del professionista con il marchio della lussuria di Maria.
Lui si accascia su di lei, ansimando, mentre il dazio medico cola lungo le cosce di Maria, finendo sul pavimento asettico dello studio.
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