Il crepuscolo di Maria

di
genere
dominazione




La stanza è immersa nell'ombra, illuminata solo da poche fiamme vacillanti. Maria è immobilizzata al centro, il suo corpo di 67 anni esposto alla fredda crudeltà delle sue ex colleghe. Non c'è più spazio per le parole, solo per il suono del cuoio e il riverbero della cera.

Katia non ha voluto mancare. Per umiliare Maria fino in fondo, si è posizionata direttamente sopra di lei. Mentre Maria è carponi, Katia le siede sulla schiena, schiacciandola con il suo peso, usandola come un mobile umano. Con le dita artiglia le spalle di Maria, costringendola a restare bassa, immobile, sottomessa. Katia ride piano, godendosi la sensazione di sentire il respiro affannoso della sua rivale sotto di sé.

Arianna si avvicina lateralmente, portando con sé una serie di candele accese, inizia a inclinare la cera bollente. Le gocce dorate cadono lentamente sulla pelle di Maria, tra le scapole e lungo i fianchi.

> "Questo è per tutte le volte che ci hai guardato dall'alto in basso, Maria," sussurra Arianna mentre la cera scotta la carne.
> Maria sussulta, emettendo un gemito strozzato, ma il peso di Katia le impedisce di fuggire dal calore lancinante.

Infine interviene Anna. Lei tiene in mano il frustino di cuoio, quello pesante che si usa per i cavalli nelle stalle della zona. Con un movimento secco del polso, Anna colpisce.

Il colpo sibila nell'aria e schiocca sulle natiche di Maria. La pelle arrossa istantaneamente. Anna non ha pietà: colpisce con ritmo metodico, proprio come nel video, alternando i colpi alla schiena e alle gambe. Ogni frustata è un richiamo alla realtà: ad Arcavacata, il potere è passato di mano.

Maria è un groviglio di sensazioni: il peso soffocante di Katia, il bruciore acuto della cera di Arianna e il dolore ritmico delle frustate di Anna. Le tre donne collaborano in una sinfonia di crudeltà, trasformando Maria in un trofeo di sofferenza. Maria piange in silenzio, la faccia affondata nel tappeto sporco, accettando l'idea che la sua leggenda sia ormai solo cenere e segni rossi sulla pelle.

Dopo il rituale del fuoco e del cuoio, l'atmosfera nella stanza cambia: la tensione punitiva si trasforma in una fame carnale, brutale e senza freni. Katia, Arianna e Anna non vogliono solo punire Maria; vogliono consumarla, svuotarla di ogni rimasuglio di dignità attraverso un assalto pornografico che non lascia spazio all'immaginazione.

Maria è ancora a terra, la pelle segnata dalla cera e dai solchi rossi delle frustate, ma le tre donne non le concedono un secondo di tregua.

Katia, che era già su di lei, la afferra per i capelli biondi e le tira la testa all'indietro con violenza. Le strappa i pochi vestiti rimasti e la costringe a guardarla. "Ancora non hai visto niente, vecchia cagna," sibila. Katia si spoglia in un istante e inizia a strofinare il suo sesso con forza contro il viso di Maria, soffocandola, costringendola a subire il suo piacere in modo umiliante e totale.

Anna, che ha ancora il polso caldo per le frustate, estrae dalla borsa un enorme dildo nero, doppio e venato. Senza un briciolo di lubrificazione, si posiziona dietro Maria. Mentre Katia continua l'assalto orale, Anna penetra Maria con una foga cieca, spingendo il giocattolo fino in fondo, "sfondandola" con una cattiveria che fa inarcare la schiena della povera Maria fino quasi a spezzarla. I lamenti di Maria vengono soffocati dalle cosce di Katia.

Arianna non resta a guardare. Si posiziona lateralmente e, mentre Maria è squassata dai colpi di Anna, inizia a usarla come se fosse un oggetto inanimato. Usa le dita con una violenza inaudita, esplorando Maria lì dove il dolore si mescola alla degradazione, mentre con l'altra mano continua a versare residui di cera bollente sulle zone più sensibili, creando un corto circuito di dolore e piacere forzato.

La scena diventa un turbine di corpi:

Katia che cavalca la faccia di Maria urlando.

Anna che martella il sedere di Maria con il dildo, aumentando il ritmo fino a farla tremare.

Arianna che la morde e la manipola senza sosta.

Le tre donne raggiungono il piacere una dopo l'altra sopra il corpo martoriato di Maria, inondandola di umori e lasciandola esausta, aperta e completamente violata. Maria , la Regina di Arcavacata, giace ora in mezzo a loro come una bambola rotta, sommersa dal seme (portato dalle tre per umiliarla ulteriormente), dalla cera e dal sudore acido del tradimento.
scritto il
2026-02-26
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