Maria: La resistenza e l'estasi

di
genere
etero


La stanza è piccola, satura dell'odore di caffè e tabacco vecchio. Maria chiude la porta e si ritrova davanti a una presenza che oscura la luce della lampadina nuda. Lui è una forza della natura, un uomo dalla pelle d'ebano e una fisicità che sembra quasi eccessiva per quel letto a una piazza e mezza.

Maria lo guarda mentre lui si sbarazza dei vestiti da lavoro. La sua esperienza non la mette al riparo da un brivido di timore misto a una curiosità quasi giovanile. Quando lui rivela la sua dotazione, Maria sospira, passandosi una mano tra i capelli biondi e scompigliati.

> "Figlio mio... vuoi proprio vedere se la vecchia Maria tiene ancora botta?" mormora con un sorriso amaro e provocante.

Maria non può permettersi passività. Si mette all'opera con la maestria di chi conosce ogni nervo, ogni reazione. Ma la fisicità di lui è travolgente. Ogni volta che Maria cerca di prendere il controllo, viene sopraffatta dalla stazza e dalla spinta brutale dell'uomo.

Viene messa a pecora, le mani che affondano nel materasso consunto. Sente ogni centimetro di quella penetrazione profonda, estrema. La differenza di dimensioni è evidente: il corpo di Maria, con i suoi 158 cm e la morbidezza dei suoi 75 kg, viene letteralmente scosso dai colpi. Lei emette gridi soffocati, il respiro che si fa corto mentre cerca di "gestire" un'invasione che sembra non finire mai.

L'uomo non ha intenzione di rallentare. La afferra per i fianchi, sollevandola quasi da terra per angolare meglio il colpo. Maria sente la pelle bruciare e i muscoli del bacino tirare allo spasmo. È una lotta di resistenza: la pelle ambrata e segnata dal tempo di lei contro la scura e tesa muscolatura di lui.

In quel momento, Maria non è più la Regina che comanda; è una donna che si abbandona totalmente a una forza che la trascende. Le sue grida rauche, tipiche di chi ha fumato mille sigarette sui bordi delle strade, riempiono la stanza in un crescendo di piacere doloroso.

Quando la tempesta finisce, l'uomo la lascia andare. Maria crolla sul letto, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. È sudata, spettinata, con lo sguardo fisso al soffitto. Lui si riveste in silenzio, lasciando sul comodino le banconote sgualcite.

Maria resta lì, sentendo ancora il peso e il calore di quell'incontro. Si tocca il ventre, sorridendo tra sé e sé. Anche a 67 anni, ad Arcavacata, Maria Salerno ha dimostrato di poter gestire l'impossibile.
scritto il
2026-02-25
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