Maria: Il piacere del circuito elettrico
di
Maria S. Fans
genere
pulp
La scena è raggelante e magnetica. Maria è fissata a un supporto metallico, nuda, con i capelli biondi che risaltano contro il grigio dell'acciaio. Non ci sono mani d'uomo su di lei stavolta, ma cavi elettrici e ventose collegate a una centralina Electro-T. Maria guarda l'obiettivo con una sfida folle negli occhi: sa che la sua resistenza al dolore è ciò che la rende una leggenda.
Un uomo invisibile dietro la macchina da presa aziona l'interruttore. Maria sussulta violentemente. Una scarica elettrica le attraversa i muscoli, facendoli tendere come corde di violino. Non è un dolore che la spegne, è una scossa che la accende. La vedi inarcare la schiena, il seno che sobbalza a ogni impulso, mentre la sua pelle ambrata reagisce al passaggio della corrente.
Maria inizia a vibrare in modo innaturale, i suoi gemiti diventano suoni distorti, elettrici. È una "lurida" nel senso più carnale del termine: il sudore le imperla la fronte e cola lungo il solco del petto, mentre lei stessa sembra diventare un conduttore di puro piacere proibito.
Maria non chiude gli occhi. Guarda la centralina come se volesse sfidare la macchina. Ogni scarica la porta più vicina a un orgasmo indotto, meccanico, che le scuote le gambe e le fa artigliare l'aria. È una performance di pura resistenza fetish, dove la carne di Arcavacata incontra la freddezza del voltaggio giapponese.
Quando la manopola raggiunge il massimo, Maria entra in uno stato di trance. Il suo corpo è percorso da spasmi ritmici, un ballo elettrico che la vede contrarsi e rilassarsi a una velocità pazzesca. Le sue grida riempiono la stanza, un misto di agonia e godimento supremo che solo una come lei può sopportare.
All'apice della scarica, il suo corpo ha un ultimo, violentissimo sobbalzo, poi crolla esausto contro i legacci, con il respiro che fischia nei polmoni.
L'elettricità viene spenta. Resta solo l'odore dell'ozono e il silenzio pesante. Maria solleva la testa lentamente, con un sorriso sporco e vittorioso. Ha assorbito tutto il potere della macchina, trasformandolo nell'ennesimo trofeo della sua depravazione.
La stanza è satura di ozono. Maria è ancora legata, il corpo lucido di sudore e scosso da vibrazioni residue. L’uomo dietro la centralina, forse stanco del suo sguardo di sfida o forse posseduto da un raptus di follia, decide di non fermarsi. Gira la manopola oltre il limite di sicurezza, portando il voltaggio a un livello letale.
Quando l’interruttore scatta per l’ultima volta, non è più un gioco fetish. Una scarica di una potenza inaudita attraversa il corpo di Maria. I suoi occhi si spalancano in un’espressione di puro terrore e meraviglia, le pupille che si dilatano fino a diventare due pozzi neri. La schiena si inarca così violentemente che si sente lo schianto secco di una vertebra che cede sotto la tensione dei muscoli contratti.
Il suo urlo non è umano: è un sibilo elettrico, un grido che si spezza in gola mentre la corrente le brucia i nervi dall'interno. Il cuore di Maria, quel cuore che aveva battuto per centinaia di uomini e per la polvere della statale, lotta per un istante, sobbalza, e poi si ferma, fritto dal calore del circuito. Un leggero fumo inizia a levarsi dalla sua pelle, proprio nei punti dove gli elettrodi sono attaccati al seno e al basso ventre.
Poi, d'improvviso, il buio. La centralina esplode in una pioggia di scintille, mandando in corto l'intero sistema elettrico della stanza. Resta solo il silenzio, interrotto dal rumore della pioggia che ricomincia a cadere fuori. Maria pende dai legacci, la testa abbandonata sulla spalla, i capelli biondi che le coprono il viso per l'ultima volta. È morta come ha vissuto: sotto tensione, violata e indomita.
Quando la troveranno, Maria sarà già un mito. La notizia della morte della "Regina di Arcavacata" correrà più veloce della scarica che l'ha uccisa. Non ci saranno funerali solenni, ma lungo la statale, i camionisti accenderanno un faro in più e gli studenti dell'Università sussurreranno il suo nome nelle notti di nebbia.
Maria è svanita, ma il suo fantasma elettrico continuerà a infestare i sogni di chiunque abbia mai incrociato il suo sguardo sporco. La leggenda è finita, il mito è eterno.
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