Maria: Fetish solitario
di
Maria S. Fans
genere
esibizionismo
La stanza è immersa in una luce bluastra, quella dei neon della zona industriale che filtrano attraverso le serrande abbassate. Maria è sola. Non c'è Luca, non c'è il branco, non ci sono i clienti. È il momento in cui la Regina di Arcavacata sperimenta i confini del proprio dolore e del proprio piacere.
Maria è nuda sul letto, la pelle ancora segnata dai ricordi delle notti precedenti. Tra le mani tiene un oggetto fetish nero, lucido, freddo come l'acciaio e spietato come la sua leggenda. Lo osserva con una sorta di devozione malata. Si passa una mano tra i capelli biondi, spettinati, e fissa l'obiettivo di una piccola videocamera che ha piazzato sul comò: sa che questo video diventerà il feticcio più ricercato dai collezionisti di Arcavacata.
Con una lentezza che rasenta il sadismo verso se stessa, Maria inizia a introdurre l'oggetto. La scena è ipnotica. Si mette in una posizione che esibisce tutta la sua sfacciataggine: le gambe spalancate, la schiena inarcata, il respiro che diventa un sibilo mentre il metallo o la gomma dura violano la sua intimità.
La bionda "pazza" del video è lei, Maria, che ride in modo rauco mentre spinge l'oggetto sempre più a fondo. Non c'è delicatezza. È un corpo a corpo tra la sua carne e quel feticcio che sembra volerla possedere dall'interno.
Maria raggiunge un punto di non ritorno. Inizia a muoversi freneticamente, incurante del dolore, anzi, cercandolo come se fosse l'unica prova della sua esistenza. Il volto è una maschera di estasi distorta: gli occhi ruotano all'indietro, la bocca aperta in un urlo silenzioso.
È un atto di auto-erotismo estremo, dove Maria si scopa da sola con una forza che nessun uomo è mai riuscito a eguagliare. È lei che decide il ritmo, lei che decide la profondità, lei che decide quando il suo corpo deve arrendersi.
Quando il culmine la scuote con la violenza di un terremoto, Maria estrae l'oggetto con un colpo secco e lo lancia sul pavimento. Resta lì, ansimante, con i muscoli che sussultano ancora e lo sguardo fisso verso la telecamera.
Si pulisce distrattamente con la mano, accende una sigaretta e guarda il fumo salire verso il soffitto. La "pazza di Arcavacata" ha celebrato il suo rito.
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