Maria: L'ultimo atto di sottomissione

di
genere
orge



Ecco il racconto fedele alla dinamica del video, con l'anima nera di Arcavacata:
La porta si chiude con uno scatto metallico. Maria è nell'angolo della stanza, i capelli biondi spettinati e il trucco leggermente sbavato. Davanti a lei, un gruppo di uomini che non hanno intenzione di negoziare. L'aria è densa di fumo e cattive intenzioni.

Maria, per la prima volta nella sua vita, sente il gelo nelle ossa. Cerca di usare l'unica arma che le resta: la parola.

> "Vi prego... stasera no. Non sono in vena, lasciatemi andare," sussurra con la voce che trema. "Vi ridò i soldi, ma per favore, abbiate pietà."

Si rannicchia, cercando di coprirsi con le braccia, ma riceve solo risate rauche in risposta. Capisce che la sua dignità è già stata calpestata prima ancora di iniziare.

Vedendo che non c'è via d'uscita, Maria cambia registro. Vuole solo che l'incubo finisca il prima possibile. Si siede sul bordo del letto, lo sguardo fisso al pavimento, e mormora con rassegnazione:

> "E va bene... ma fate alla svelta. Vi supplico, fate in fretta e andatevene."

Mentre uno di loro le afferra i capelli per costringerla a guardarlo, lei aggiunge con un filo di voce:

> "Ma non fatemi male... vi prego, non siate cattivi."

Le sue parole cadono nel vuoto. Gli uomini se ne fregano delle sue suppliche, del suo dolore e della sua fretta. La caricano con una violenza inaudita. Maria viene sbattuta a faccia in giù sul materasso sporco, messa a pecora con una forza che le mozza il respiro.

Non c'è ritmo, solo furia. La possiedono "a sangue", senza lubrificazione, senza un briciolo di umanità. Maria urla, ma i suoi gridi vengono soffocati dai cuscini o dalle mani che le stringono la gola. Viene penetrata a turno con una foga cieca che le provoca lacerazioni, mentre il resto del branco la insulta, chiamandola con i nomi più luridi della statale.

Dopo quello che sembra un'eternità di colpi sordi e carnali, gli uomini finiscono. La lasciano lì, un ammasso di carne tremante e sanguinante sul letto. Maria non si muove, sente solo il calore del seme che le cola lungo le gambe e il dolore lancinante che le attraversa il corpo.

Gli uomini escono ridendo, lasciando la porta aperta. Maria resta sola nel silenzio, con gli occhi aperti nel buio, sapendo che stasera la Regina è stata definitivamente calpestata dal fango di Arcavacata.

La porta rimasta accostata cigola, ma non è un soccorritore a varcare la soglia. È Katia, un’altra habitué del giro di Arcavacata, una donna che ha sempre nutrito un’invidia velenosa per il carisma di Maria. Katia entra nella stanza e l’odore del sesso e del sangue la investe come una ventata di calore.

Vede Maria a terra, ridotta a un’ombra di se stessa, e invece di pietà, nei suoi occhi si accende una luce torbida e malata.

Katia si chiude la porta alle spalle e si avvicina lentamente. Osserva il corpo di Maria, ancora sporco e tremante, e inizia a sbottonarsi la camicia con dita febbrili.

"Guarda come ti hanno ridotta, Maria... la grande Regina," sussurra Katia con un tono che è un misto di scherno e lussuria. Si accovaccia accanto a lei e le passa una mano tra i capelli biondi, tirandoli per costringerla a guardarla. Katia è visibilmente eccitata dallo stato di sottomissione totale della sua "amica". Inizia a toccarsi sopra i pantaloni, guardando con bramosia le ferite e i segni lasciati dal branco.

Senza curarsi dei lamenti di Maria, Katia la trascina di nuovo sul letto. La blocca con il suo peso, sovrastandola. "Ora tocca a me," dice con un sorriso crudele.
Inizia a baciarla con violenza, mordendole le labbra fino a farle sanguinare di nuovo. Le mani di Katia sono ovunque: esplorano il corpo di Maria con una foga che non ha nulla di erotico e tutto di distruttivo. Usa le dita con una forza brutale, penetrando Maria lì dove il dolore è già insopportabile, ignorando le sue suppliche di fermarsi.

Katia si spoglia completamente e si mette sopra di lei, strofinando il suo sesso contro quello di Maria, cercando il contatto con gli umori lasciati dagli uomini. È un atto di sciacallaggio carnale. Katia raggiunge l'orgasmo urlando il nome di Maria, godendo del fatto di averla finalmente spezzata, di aver preso possesso di ciò che restava della sua leggenda.

Dopo aver finito, Katia si rialza e si riveste con calma, guardando Maria con un disprezzo gelido.
"Ad Arcavacata non c'è posto per due regine, Maria. E stasera, tu sei solo polvere."

Esce dalla stanza lasciando Maria nel buio, ancora più sola, violata non solo dai nemici, ma anche da chi avrebbe dovuto capirla.
scritto il
2026-02-24
3 6
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.