Maria: La Regina Incastrata
di
Maria S. Fans
genere
etero
Non era un set cinematografico, ma un pomeriggio pigro in uno degli appartamenti che Maria usava come base vicino al Campus. Il lavandino della cucina si era intasato e Maria, con la sua solita irruenza pratica, aveva infilato il braccio fin nello scarico per sbloccarlo. Ma il metallo era vecchio e stretto: con un movimento brusco, il polso si era incastrato.
Maria era lì, piegata sul lavello, con la camicetta aperta e il respiro affannato. In quel momento entrò Luca, uno dei ragazzi che gravitavano intorno a lei, metà studente e metà servitore fedele.
"Maria? Ti sei bloccata?" chiese Luca, lo sguardo che cadeva immediatamente sulle curve di lei, accentuate dalla posizione forzata.
Maria non imprecò. Voltò la testa di lato, i capelli biondi che le coprivano metà del viso, e sorrise con quella malizia glaciale che la rendeva la Regina di Arcavacata. "Invece di fissarmi come un idiota, vieni qui e renditi utile. Ma ricorda... le mie mani sono impegnate, le tue no."
Luca si avvicinò, sentendo il calore che emanava il corpo di Maria. Lei, bloccata con il braccio nel lavandino, non poteva muoversi, ma il suo potere era intatto. Con un comando secco, gli ordinò di abbassarle i jeans. Maria si ritrovò così, con il bacino spinto all'indietro, costretta in una posizione a pecora perfetta e involontaria contro il mobile della cucina.
Luca si posizionò dietro di lei. Dalla sua prospettiva, la visione era totale: le grazie di Maria erano offerte senza filtri, incorniciate dal marmo della cucina. Quando lui la penetrò, l'urto fece tremare le tubature.
Maria emise un gemito rauco, il petto schiacciato contro il bordo del lavandino. Ogni spinta di Luca faceva muovere il braccio incastrato, ma il dolore veniva rapidamente sommerso da un piacere elettrico. "Più forte, Luca," ordinò lei, "fammi dimenticare che sono prigioniera di questo pezzo di ferro."
Luca, eccitato dalla vulnerabilità apparente della sua mentore, non si risparmiò. La afferrò per i fianchi, guidando il ritmo mentre la cinepresa immaginaria della loro vita registrava ogni dettaglio: il sudore sulla schiena di Maria, il rumore umido della carne, la tensione dei muscoli delle cosce.
Al culmine dell'atto, Luca non si fermò. Maria, con un ultimo strattone coordinato con l'orgasmo di lui, riuscì finalmente a liberare il braccio proprio mentre lui le sborrava con forza sulle natiche e sulla schiena.
Maria si voltò lentamente, massaggiandosi il polso arrossato. Nonostante fosse sporca e spettinata, i suoi occhi brillavano di un'autorità assoluta. Si leccò un dito, pulendosi una goccia di sudore dal labbro, e guardò il ragazzo che ansimava davanti a lei.
"Vedi, Luca? Anche quando Maria Salerno sembra incastrata, è lei che decide come va a finire la storia."
Maria era lì, piegata sul lavello, con la camicetta aperta e il respiro affannato. In quel momento entrò Luca, uno dei ragazzi che gravitavano intorno a lei, metà studente e metà servitore fedele.
"Maria? Ti sei bloccata?" chiese Luca, lo sguardo che cadeva immediatamente sulle curve di lei, accentuate dalla posizione forzata.
Maria non imprecò. Voltò la testa di lato, i capelli biondi che le coprivano metà del viso, e sorrise con quella malizia glaciale che la rendeva la Regina di Arcavacata. "Invece di fissarmi come un idiota, vieni qui e renditi utile. Ma ricorda... le mie mani sono impegnate, le tue no."
Luca si avvicinò, sentendo il calore che emanava il corpo di Maria. Lei, bloccata con il braccio nel lavandino, non poteva muoversi, ma il suo potere era intatto. Con un comando secco, gli ordinò di abbassarle i jeans. Maria si ritrovò così, con il bacino spinto all'indietro, costretta in una posizione a pecora perfetta e involontaria contro il mobile della cucina.
Luca si posizionò dietro di lei. Dalla sua prospettiva, la visione era totale: le grazie di Maria erano offerte senza filtri, incorniciate dal marmo della cucina. Quando lui la penetrò, l'urto fece tremare le tubature.
Maria emise un gemito rauco, il petto schiacciato contro il bordo del lavandino. Ogni spinta di Luca faceva muovere il braccio incastrato, ma il dolore veniva rapidamente sommerso da un piacere elettrico. "Più forte, Luca," ordinò lei, "fammi dimenticare che sono prigioniera di questo pezzo di ferro."
Luca, eccitato dalla vulnerabilità apparente della sua mentore, non si risparmiò. La afferrò per i fianchi, guidando il ritmo mentre la cinepresa immaginaria della loro vita registrava ogni dettaglio: il sudore sulla schiena di Maria, il rumore umido della carne, la tensione dei muscoli delle cosce.
Al culmine dell'atto, Luca non si fermò. Maria, con un ultimo strattone coordinato con l'orgasmo di lui, riuscì finalmente a liberare il braccio proprio mentre lui le sborrava con forza sulle natiche e sulla schiena.
Maria si voltò lentamente, massaggiandosi il polso arrossato. Nonostante fosse sporca e spettinata, i suoi occhi brillavano di un'autorità assoluta. Si leccò un dito, pulendosi una goccia di sudore dal labbro, e guardò il ragazzo che ansimava davanti a lei.
"Vedi, Luca? Anche quando Maria Salerno sembra incastrata, è lei che decide come va a finire la storia."
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