Afghanistan solo andata

di
genere
pulp


Nel cuore di Arcavacata, Maria governava dal suo Palazzo di cemento e segreti.
A 67 anni, con i suoi 158 cm e la stazza imponente di 75 kg, Maria era il terrore di ogni vicolo.
Katia, la sua schiava, viveva in uno stato di sottomissione totale e perenne.
Ogni mattina, Katia doveva lavare il corpo massiccio di Maria, subendo insulti e percosse se il sapone non schiumava abbastanza.
Maria godeva nel vedere Katia strisciare nuda sul pavimento, ridotta a un puro oggetto domestico.

L'ambizione di Maria non si fermava ai confini della Calabria.
Per ottenere il controllo delle rotte dell'oppio, Maria decise di recarsi in Afghanistan dai talebani.
Non partì sola: portò Katia con sé, pianificando di usarla come dono di carne per i signori della guerra.
Durante il viaggio, Maria ricordava a Katia ogni ora che il suo unico scopo era servire e tacere.
"Sei la mia moneta di scambio," le sussurrava Maria, stringendole il collo con le sue mani pesanti.

Arrivate tra le montagne dell'Hindu Kush, le due donne vennero tradite e trascinate in una grotta buia.
I guerriglieri non riconobbero l'autorità di Maria e frantumarono i suoi occhiali con un calcio.
Maria, quasi cieca e furiosa, fu costretta a guardare mentre i primi dieci uomini si avventavano su Katia.
Katia veniva spezzata sotto gli occhi della sua padrona, che invece di aiutarla, la insultava per la sua debolezza.
Ma l'orrore era appena iniziato, perché il branco aveva piani ancora più oscuri per la Regina.

Dopo Katia, i venti guerriglieri si scagliarono con violenza sul corpo maturo di Maria.
Maria venne legata e usata come un animale da macello per l'intera notte.
Nonostante l'età e i suoi 75 kg, venne manipolata e violata in ogni modo possibile dai soldati afghani.
La Regina di Arcavacata finì per giacere nel fango della grotta, grondante di seme, sangue e sporcizia.
Katia rannicchiata in un angolo, vide per la prima volta la sua carnefice ridotta a una carcassa umana.

Un giovane soldato di nome Ahmed, mosso da una pietà improvvisa, decise di intervenire nel caos.
Approfittando del sonno dei compagni dopo l'orgia di violenza, Ahmed slegò Katia e la trascinò fuori.
Katia guardò Maria un'ultima volta: la Regina era un ammasso di carne livida ma i suoi occhi bruciavano ancora d'odio.
Katia fuggì nella nebbia verso il confine, lasciandosi alle spalle l'odore di morte di quella grotta maledetta.
Maria rimase sola, sapendo che il suo impero era finito, ma pronta ad affrontare l'ultimo atto.

All'alba, Maria venne trascinata nuda nella piazza del villaggio per l'esecuzione finale.
Il sole bruciava la sua pelle segnata dagli abusi e dai 67 anni di una vita spietata.
Inginocchiata sul ceppo, senza più occhiali e senza più regno, gridò il nome di Arcavacata un'ultima volta.
L'ascia del boia calò con un colpo secco, ponendo fine alla sua esistenza brutale.
La testa di Maria rotolò nella polvere calda, mentre il suo sangue inzuppava definitivamente la terra dell'Afghanistan.
scritto il
2026-02-16
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