Per favore - parte 1
di
lorenzo_reis
genere
dominazione
“Il punto non è il dolore, il punto è l’umiliazione. Vorrei che mi portassi a fare cose che considero umilianti, attraverso il dolore e l’eccitazione.
Voglio essere così eccitata e al limite della sopportazione del dolore da accettare di fare cose che di solito non farei
Voglio che mi metti in imbarazzo, che mi umili.
E poi mi scopi“
Questo è il messaggio che mi ha mandato Irene una sera su Whatsapp, dopo un po’ che scambiavamo messaggi e la discussione era ormai virata dalle chiacchiere prima di dormire verso il sexting intenso.
Io ero in un ostello, in vacanza per un weekend lungo a Belgrado, mentre lei era a casa sua, oberata di impegni vari e studi per il dottorato. Nonostante lo stress del periodo, mi scriveva comunque ogni sera, nascondendo il fastidio per il fatto che io fossi in vacanza mentre lei non poteva.
In quel periodo non eravamo una vera e propria coppia, ci vedevamo per scopare, ogni tanto andavamo al cinema insieme o a fare un aperitivo con gli altri del gruppo di amici. Ma le vacanze ognuno per i fatti suoi.
Quando ho letto il messaggio, all’una di notte, steso nella mia cuccetta della camerata dell’ostello, avrei voluto essere solo per potermi segare in santa pace. Invece ho continuato a massaggiarmi il cazzo con una mano dentro i pantaloncini usati come pigiama, senza fare troppo forte e senza fare troppo rumore.
E glielo ho scritto, che avrei voluto segarmi per quel messaggio.
Lei allora ha colto la palla al balzo e mi ha mandato un breve video di qualche secondo. Ho visto il messaggio che si autodistrugge su Whatsapp, con scritto “video”, e ho capito subito il suo giochino. Clicco e spunta l’immagine di lei, dal collo in giù, in piedi, con un asciugamano da doccia legata intorno al busto, da sopra il seno ad appena sotto l’inguine, con i capelli che spuntavano sotto il collo ancora bagnati. Uno degli outfit che mi fa arrapare di più in assoluto. L’asciugamano legato a mo’ di vestitino dopo la doccia.
E lei lo sa.
Nel video fa una lenta piroetta e quando è di spalle alza un po’ l’asciugamano per scoprire il culo. Poi il video si chiude e si autodistrugge. Nuovo messaggio:
“piaciuto?
ora va meglio?
Faccina che fa l’occhiolino”
Come risposta la minaccio di sottoporla a una violenza sessuale consenziente appena la rivedo. Mi risponde con un cuoricino.
Prima di darci la buonanotte le chiedo se ha già in mente qualcosa che considera umiliante, che non farebbe mai e che vorrebbe essere portata a fare.
“Una cosa ci sarebbe, ti ricordi”, scrive.
“Ne abbiamo parlato”, aggiunge.
In effetti una cosa ci sarebbe, ci stavo pensando anche io. A entrambi piace molto il dirty talking, quando scopiamo o quando facciamo sexting. Però quando siamo insieme quello che parla quasi sempre sono io, a lei piace ricevere.
Ecco una scena d’esempio.
Lei è sdraiata pancia sul letto, gambe distese e quasi attaccate, un piccolo cuscino sotto il bacino, per rialzare un po’ il culo, farlo vedere meglio ed essere più predisposta meccanicamente a prendere il cazzo.
Mi dice sempre che questa posizione la fa sentire più usata e tanto troia.
Io sono sopra di lei, e dietro di lei, con il cazzo nella sua fica, entro ed esco piano, a volte mi appoggio all’ingresso e aspetto, struscio un po’ il tutto, fino a quando non sento che lei spinge il bacino all’indietro verso di me, per prenderlo, mentre ansima. A quel punto di solito perdo la testa, mi sale l’animale.
A lei piace quando grugnisco e quando mi devo controllare per non venire troppo presto. Le piace l’idea che non riesco a trattenermi per colpa sua.
Le do due forti sculacciate e inizio a scoparla sul serio, colpi ritmati e intensi. Mi fermo quando sono al limite. Poi l’afferro per i capelli, per bene, alla base: prima le faccio sentire la presa, poi tiro in modo costante ma deciso, infine un ultimo scatto brusco perché deve capire chi comanda.
In quel momento lei inarca un po’ la schiena, ed è a quel punto che noto le perline di sudore nell’incavo tra la bassa schiena e il culo, formato dall’arco della colonna vertebrale. Questi dettagli mi mandano al manicomio.
Mi stendo un po’ verso la sua schiena, continuo a fare avanti e indietro con il bacino e nel frattempo passo la lingua sulla scapola, fino al collo e alla nuca: una leccata che finisce con un morso nella carne tra collo e spalla. Lei guaisce come un animale.
Quando massaggiamo mi dice sempre “ricordati di mordermi mentre mi scopi”.
A quel punto mi stendo completamente sulla sua schiena, le metto un braccio intorno al collo e stringo, senza premere troppo sulla gola, la continuo a mordicchiare e la scopo. Un po’ veloce, un po’ lentamente, cambio ritmo, cambio angoli, mi controllo mentre ansimo e le dico che ha la fica troppo stretta e quindi non riesco a resistere troppo.
È lì che inizia il dirty talking. Le faccio capire che la sto usando.
“Sei una troia, lo sai vero?”
“Mmh mmh”, lei comincia a guaire. Sento che piano piano si sta lasciando andare.
“Sei una cagna, vero? Dillo cazzo”
“Sì sì”.
Ecco, al massimo risponde “Sì sì”, ma non aggiunge molto altro in termini di parole o frasi chiare. Geme, urla, ansima, guaisce, ma parla poco.
Una volta mi ha detto una cosa.
“Mentre scopiamo sento quel brivido dovuto al misto tra eccitazione e quella sensazione di sentirmi tipo usata.
Una sensazione che, diciamo, mi porta in uno stato che non riesco a definire, perché il tuo cervello in fondo cerca di proteggerti, dicendoti che è in qualche modo sbagliato essere usata e trattata come una zoccola.
Però il tuo corpo gode e il tuo cervello impazzisce allo stesso tempo proprio per la consapevolezza di essere usata come un oggetto, di essere a disposizione dell’altro, di avere tutto il corpo in tilt, scosso dalle pulsazioni che arrivano dal basso ventre e dalla voce che arriva all’orecchio.
Mi piace troppo quando mi dici “Sei una cagna” con quella voce rabbiosa che ti esce quando sei molto vicino a venire.”
Una volta, una mattina dopo che avevamo dormito insieme, mentre eravamo abbracciati a cucchiaio, si è girata verso di me e mi ha chiesto “perché non mi hai chiamato troia ieri sera?”.
“Mmh non so, mi sarò dimenticato”, le avevo risposto
“Oki, la prossima volta dimmelo però”, poi si è rigirata e ha premuto il culo verso il mio bacino.
Mi ha detto queste cose con una vocina un po’ imbarazzata.
Ecco, il dirty talking la imbarazza. La ragazza che si fa sputare in bocca mentre la scopo, o che si siede sulla mia faccia per 20 minuti e mi scopa il viso, o che mi ha proposto di farmi inculare con uno strapon, si imbarazza a dire la parola “troia”.
Era a questo che si riferiva.
La farò essere così arrapata e così sofferente, al punto che sarà costretta ad abbandonare ogni remora e a lasciarsi andare alla sua umiliazione. Le farò dire le peggio cose, cose che ancora non può immaginare.
Voglio essere così eccitata e al limite della sopportazione del dolore da accettare di fare cose che di solito non farei
Voglio che mi metti in imbarazzo, che mi umili.
E poi mi scopi“
Questo è il messaggio che mi ha mandato Irene una sera su Whatsapp, dopo un po’ che scambiavamo messaggi e la discussione era ormai virata dalle chiacchiere prima di dormire verso il sexting intenso.
Io ero in un ostello, in vacanza per un weekend lungo a Belgrado, mentre lei era a casa sua, oberata di impegni vari e studi per il dottorato. Nonostante lo stress del periodo, mi scriveva comunque ogni sera, nascondendo il fastidio per il fatto che io fossi in vacanza mentre lei non poteva.
In quel periodo non eravamo una vera e propria coppia, ci vedevamo per scopare, ogni tanto andavamo al cinema insieme o a fare un aperitivo con gli altri del gruppo di amici. Ma le vacanze ognuno per i fatti suoi.
Quando ho letto il messaggio, all’una di notte, steso nella mia cuccetta della camerata dell’ostello, avrei voluto essere solo per potermi segare in santa pace. Invece ho continuato a massaggiarmi il cazzo con una mano dentro i pantaloncini usati come pigiama, senza fare troppo forte e senza fare troppo rumore.
E glielo ho scritto, che avrei voluto segarmi per quel messaggio.
Lei allora ha colto la palla al balzo e mi ha mandato un breve video di qualche secondo. Ho visto il messaggio che si autodistrugge su Whatsapp, con scritto “video”, e ho capito subito il suo giochino. Clicco e spunta l’immagine di lei, dal collo in giù, in piedi, con un asciugamano da doccia legata intorno al busto, da sopra il seno ad appena sotto l’inguine, con i capelli che spuntavano sotto il collo ancora bagnati. Uno degli outfit che mi fa arrapare di più in assoluto. L’asciugamano legato a mo’ di vestitino dopo la doccia.
E lei lo sa.
Nel video fa una lenta piroetta e quando è di spalle alza un po’ l’asciugamano per scoprire il culo. Poi il video si chiude e si autodistrugge. Nuovo messaggio:
“piaciuto?
ora va meglio?
Faccina che fa l’occhiolino”
Come risposta la minaccio di sottoporla a una violenza sessuale consenziente appena la rivedo. Mi risponde con un cuoricino.
Prima di darci la buonanotte le chiedo se ha già in mente qualcosa che considera umiliante, che non farebbe mai e che vorrebbe essere portata a fare.
“Una cosa ci sarebbe, ti ricordi”, scrive.
“Ne abbiamo parlato”, aggiunge.
In effetti una cosa ci sarebbe, ci stavo pensando anche io. A entrambi piace molto il dirty talking, quando scopiamo o quando facciamo sexting. Però quando siamo insieme quello che parla quasi sempre sono io, a lei piace ricevere.
Ecco una scena d’esempio.
Lei è sdraiata pancia sul letto, gambe distese e quasi attaccate, un piccolo cuscino sotto il bacino, per rialzare un po’ il culo, farlo vedere meglio ed essere più predisposta meccanicamente a prendere il cazzo.
Mi dice sempre che questa posizione la fa sentire più usata e tanto troia.
Io sono sopra di lei, e dietro di lei, con il cazzo nella sua fica, entro ed esco piano, a volte mi appoggio all’ingresso e aspetto, struscio un po’ il tutto, fino a quando non sento che lei spinge il bacino all’indietro verso di me, per prenderlo, mentre ansima. A quel punto di solito perdo la testa, mi sale l’animale.
A lei piace quando grugnisco e quando mi devo controllare per non venire troppo presto. Le piace l’idea che non riesco a trattenermi per colpa sua.
Le do due forti sculacciate e inizio a scoparla sul serio, colpi ritmati e intensi. Mi fermo quando sono al limite. Poi l’afferro per i capelli, per bene, alla base: prima le faccio sentire la presa, poi tiro in modo costante ma deciso, infine un ultimo scatto brusco perché deve capire chi comanda.
In quel momento lei inarca un po’ la schiena, ed è a quel punto che noto le perline di sudore nell’incavo tra la bassa schiena e il culo, formato dall’arco della colonna vertebrale. Questi dettagli mi mandano al manicomio.
Mi stendo un po’ verso la sua schiena, continuo a fare avanti e indietro con il bacino e nel frattempo passo la lingua sulla scapola, fino al collo e alla nuca: una leccata che finisce con un morso nella carne tra collo e spalla. Lei guaisce come un animale.
Quando massaggiamo mi dice sempre “ricordati di mordermi mentre mi scopi”.
A quel punto mi stendo completamente sulla sua schiena, le metto un braccio intorno al collo e stringo, senza premere troppo sulla gola, la continuo a mordicchiare e la scopo. Un po’ veloce, un po’ lentamente, cambio ritmo, cambio angoli, mi controllo mentre ansimo e le dico che ha la fica troppo stretta e quindi non riesco a resistere troppo.
È lì che inizia il dirty talking. Le faccio capire che la sto usando.
“Sei una troia, lo sai vero?”
“Mmh mmh”, lei comincia a guaire. Sento che piano piano si sta lasciando andare.
“Sei una cagna, vero? Dillo cazzo”
“Sì sì”.
Ecco, al massimo risponde “Sì sì”, ma non aggiunge molto altro in termini di parole o frasi chiare. Geme, urla, ansima, guaisce, ma parla poco.
Una volta mi ha detto una cosa.
“Mentre scopiamo sento quel brivido dovuto al misto tra eccitazione e quella sensazione di sentirmi tipo usata.
Una sensazione che, diciamo, mi porta in uno stato che non riesco a definire, perché il tuo cervello in fondo cerca di proteggerti, dicendoti che è in qualche modo sbagliato essere usata e trattata come una zoccola.
Però il tuo corpo gode e il tuo cervello impazzisce allo stesso tempo proprio per la consapevolezza di essere usata come un oggetto, di essere a disposizione dell’altro, di avere tutto il corpo in tilt, scosso dalle pulsazioni che arrivano dal basso ventre e dalla voce che arriva all’orecchio.
Mi piace troppo quando mi dici “Sei una cagna” con quella voce rabbiosa che ti esce quando sei molto vicino a venire.”
Una volta, una mattina dopo che avevamo dormito insieme, mentre eravamo abbracciati a cucchiaio, si è girata verso di me e mi ha chiesto “perché non mi hai chiamato troia ieri sera?”.
“Mmh non so, mi sarò dimenticato”, le avevo risposto
“Oki, la prossima volta dimmelo però”, poi si è rigirata e ha premuto il culo verso il mio bacino.
Mi ha detto queste cose con una vocina un po’ imbarazzata.
Ecco, il dirty talking la imbarazza. La ragazza che si fa sputare in bocca mentre la scopo, o che si siede sulla mia faccia per 20 minuti e mi scopa il viso, o che mi ha proposto di farmi inculare con uno strapon, si imbarazza a dire la parola “troia”.
Era a questo che si riferiva.
La farò essere così arrapata e così sofferente, al punto che sarà costretta ad abbandonare ogni remora e a lasciarsi andare alla sua umiliazione. Le farò dire le peggio cose, cose che ancora non può immaginare.
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