Il trono di carne

di
genere
etero

Il pomeriggio ad Arcavacata era immobile, il silenzio rotto solo dal ronzio lontano dei motori sulla statale. Maria entrò nel mio appartamento con la solita sicurezza di chi sa di possedere lo spazio in cui cammina. Non disse una parola; si fermò semplicemente al centro della stanza, mentre io ero sprofondato nel divano, già ipnotizzato dalla sua presenza.


Senza distogliere lo sguardo dal mio, Maria portò le mani ai bottoni della camicetta. Li aprì uno ad uno, lentamente, con una calma che faceva salire la tensione ad ogni secondo. Quando l'ultimo bottone cedette, lei aprì i lembi del tessuto: il suo seno, libero e prorompente, parve quasi esplodere alla luce del pomeriggio. La pelle era ambrata, segnata appena dal respiro che si faceva più pesante.

Io restai immobile, col fiato sospeso, mentre l'eccitazione diventava un battito sordo e visibile sotto i miei pantaloni. Maria sorrise, un lampo di malizia negli occhi, accorgendosi che ero già completamente in suo potere.


Non si fermò. Con un movimento fluido e felino, fece scivolare le mutandine lungo le gambe affusolate, lasciandole cadere sul tappeto. Poi, con una naturalezza disarmante, si voltò.

Si appoggiò con le mani al bordo del tavolino davanti al divano e si mise a pecora, inarcando la schiena con una precisione che esaltava ogni curva. Mi mostrò così le sue grazie, offrendo alla mia vista la perfezione del suo corpo, mentre il suo sguardo mi cercava ancora oltre la spalla.

> "Allora," sussurrò con quella voce rauca che faceva tremare le pareti di Arcavacata, "restarai lì a guardare o hai intenzione di venire a prenderti quello che è tuo?"

L'invito era totale. La Regina della statale si era trasformata nella mia preda privata, e il tempo delle parole era ufficialmente finito.

Maria non aspettò una mia mossa. Capì che l’eccitazione mi aveva inchiodato al divano e decise di prendere il controllo totale della scena, trasformando quell'appartamento in un altro dei suoi set privati, dove lei era l'unica regista.

Si rialzò dalla posizione in cui si trovava e si avvicinò lentamente, camminando nuda con una grazia predatrice. Senza dire una parola, mi spinse le spalle contro lo schienale del divano e si inginocchiò tra le mie gambe. Con gesti rapidi e decisi, mi liberò, rivelando quanto la sua svestizione avesse già fatto effetto.

Maria mi guardò dal basso, i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle nude. Senza esitazione, mi afferrò con una mano e iniziò a leccarmi le labbra e il collo, prima di scendere più in basso. Accolse tutto in bocca con una voracità metodica, lo sguardo fisso nel mio, godendosi ogni mio sussulto. Sapeva esattamente come muoversi: era la tecnica di chi aveva domato centinaia di uomini, ma stavolta c'era una ferocia più intima.

Quando sentì che ero al limite, si alzò bruscamente e si voltò di nuovo, dandomi la schiena. Si mise a pecora proprio sopra di me, sul divano, premendo le sue natiche calde contro le mie cosce.

> "Voglio sentirti ora," ansimò, afferrandosi le ginocchia per spalancare le gambe ancora di più.

La penetrazione fu un urto violento, un incontro di carne che scosse l'intero divano. Maria inarcò la schiena fino a far scricchiolare le giunture, lanciando grida rauche che riempivano la stanza. Ogni mia spinta era accolta con una forza uguale e contraria; lei cercava l'attrito, cercava il calore, cercava di svuotarti di ogni energia.

Il ritmo divenne insostenibile. Maria si girò un’ultima volta, mettendosi sopra di me a cavalcioni, guidando lei stessa il movimento finale con una velocità elettrica. Quando sentì l'esplosione imminente, mi afferrò i polsi, inchiodandoli ai lati della testa.

Mi costrinse a guardarla mentre tutto finiva. Mi sborrò in man e poi guidò i fiotti caldi sul suo ventre e sul suo seno, ridendo tra i respiri spezzati. Rimase lì, ansimante, il corpo lucido di sudore e umori, prima di chinarsi e darmi un ultimo bacio che sapeva di sale e vittoria.

"Arcavacata può aspettare un'altra ora," sussurrò, lasciandosi cadere esausta sul mio petto.
scritto il
2026-02-18
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