Quando il Legame è forte si scoprono piaceri impensabili

di
genere
voyeur

La sera odorava di foglie bruciate e di sugo al basilico quando Giovanni, appoggiato allo stipite della porta della cucina, osservò la moglie che sistemava i piatti nel lavello. Le luci sotto i pensili disegnavano sul viso di Claudia ombre morbide che accentuavano gli zigomi alti e la piega maliziosa delle labbra. Quindici anni di matrimonio, un figlioletto di quattro anni profondamente addormentato nella sua cameretta; eppure, in quella quiete familiare, un pensiero continuava a tormentarlo, scaldandogli il sangue come un vino corposo.
Da mesi, ogni volta che scivolavo dentro di lei immaginava un altro corpo maschile che affiancava il mio: mani più grandi, un respiro più roco, un modo diverso di colmare le carenze del desiderio. Fantasie che, all’inizio, avevo custodito gelosamente, temendo il rimprovero di mia moglie. Invece, notte dopo notte, Claudia aveva cominciato ad ascoltarlo, a lasciarsi andare a sorrisi inebriati, finché quelle storie non erano diventate un sottofondo eccitante nostri amplessi.
«Sei sicuro di volerlo davvero?» chiese lei, quella sera, senza voltarsi. Il tono era fioco, ma rivelava il brivido di una curiosità che non osava farsi chiamare desiderio.
«Ne parliamo da settimane, amore.» raggiunse il frigorifero, estrasse una bottiglia di Prosecco aperta, la versò in un bicchiere e lo offrì alla moglie, appoggiandole le mani sui fianchi. «Immagina quanto potrebbe essere bello condividerci. Con il giusto uomo, ovviamente. Qualcuno che conosciamo già. Qualcuno di cui ti fidi.»
Claudia socchiuse gli occhi, sentì il cuore accelerare. «Mi spaventa. Se poi se tutto cambia?»
«Non cambierà. Resto io il tuo uomo. Solo... con un alleato per far godere te.» La baciò dietro l’orecchio, lasciando vagare un sospiro sul suo collo. «Troverò il modo di proporlo a Sebastiano. Non puoi negare che ti guarda con un certo interesse.»
Il nome cadde nell’aria come una pietra nello stagno. Sebastiano, professore di educazione fisica nella medesima scuola, ex rugbista, fasciato in magliette che lasciavano intravedere un ventre tarchiato e pettorali decisi. Aveva la voce cavernosa, la camminata ovattata e l’aria distaccata di chi sa di piacere. A Claudia aveva sempre rivolto parole gentili, nulla di concreto, ma anche nulla di circospetto. Qualche volta, nei corridoi, si era sfiorato il braccio di lei, quel contatto appena accennato che resta impresso più di una stretta decisa.
«È un rischio grosso,» sussurrò Claudia, ma sentì un calore umido insinuarsi tra le cosce; il pensiero di aprire il matrimonio a un terzo, e proprio a lui, la faceva tremare come se camminasse su un ponte sospeso tra due vette.
Due settimane più tardi, il sabato, ho trovato il coraggio ho sfruttato il momento in cui incontrai Sebastiano nell’area relax del personale. Gli offrì un caffè in un bicchier di carta, si sedette di fronte, atteggiandosi a disinvolto. Il corridoio era vuoto, l’orologio segnava quasi le quindici.
«Claudia mi ha raccontato che avete fatto footing insieme martedì sera,» esordì con un sorriso.
«Sì, un giro breve. Le piace correre.» Sebastiano si stiracchiò; la maglietta si alzò, scoprendo il velo di peli grigi su pancia soda. «Perché?»
«Perché noi due le vogliamo un gran bene,» abbassai la voce, «e perché non c’è nulla di male nel dirlo: ho notato che tu la guardi. Ho notato anche che lei non si irrigidisce quando lo fai.»
Un attimo di silenzio. Il ticchettio dell’orologio sembrava scandire battiti di tamburo. Poi Sebastiano accostò le labbra al bordo della tazza, bevve, poi si girò e mi disse : «Stai proponendo quello che credo tu stia proponendo?»
«Se lo credi, sì.» gli risposi sporgendomi in avanti , furono attimi di imbarazzo da parte mia lo vidi irrigidirsi poi gli disse ancora:«La cosa ci eccita. Vogliamo un terzo non per colmare vuoti per moltiplicare piaceri. Tu potresti essere perfetto.»
Non si aspettava di sentire quello che gli stavo proponendo, dopo un breve lasso di tempo mi disse : «Lasciami un’attimo mediare la mia testa con il mio... appetito.»
«Fai pure. Ma sappi che se ti dici di sì, sei invitato a cena stasera. Porta un bouquet di rose. Amo vedere mia moglie commossa.»
Non c’era bisogno di altre parole. Verso le venti Io e Claudia un po' impacciati entrambi per il grande sbalzo in cui stava proiettando la nostra vita e le nostre esistenze , Il Suono del campanello che rimbombava nel corridoio della porta d’ingresso, per un attimo ci guardammo negli occhi poi Claudia andò ad aprire la porta ,Sebastiano comparve con un fascio di rose rosse ed un scatola di cioccolatini artigianale per Giacomo nostro figlio. Indossava jeans aderenti e una camicia azzurra un po' aperta, con la sua statura imponente si chinò verso mia moglie dado dei baci sulle guance, appariva sicuro e molto probabilmente felice di essere li con noi.
Claudia si irrigidì appena scorse i fiori, poi sentì le guance infiammarsi. «Ma che... grazie, davvero.»
«Sono per te,» disse Sebastiano con fermezza; la voce aveva il timbro di chi non chiede permesso. «E per Giovanni, naturalmente.»
In sala da pranzo, mentre Giacomo rincorresse automobiline sul tappeto, la cena prese il sapore di una danza antica. Versai del vino di qualità si parlava del più e dem meno, chiese del nuovo progetto sportivo, e di altre cose inerente la scuola . Risate, piccoli silenzi, la consapevolezza di ciò che stava per accadere che lievitava come impasto , piano piano tutti e tre con la conversazione intrapresa piacevole l’atmosfera si stava sciogliendo.
Il tempo passava gradevolmente ed Il bambino, di fronte alla televisione, soccombeva alla stanchezza appena finito il dolce. Claudia lo portò in camera, lo spoglio, lo fasciò nel pigiama coi dinosauri, gli accarezzò i capelli biondi. Con lentezza, lasciò la porta socchiusa rientrando in sala dove Io e Sebastiano l’aspettavamo. Il vuoto di silenzi , mi alzai e mi avvinai a mia moglie intenta a sciacquare i piatti e le cinse i fianchi. «Guarda com’è bella Claudia stasera,» sussurrai a Sebastiano soprattutto più che a lei.
Baciai mia moglie, era un bacio di quelli che cancellano tensioni, le dita sul mento, la lingua che cercava la sua dentro alla sua bocca calda Appoggiai la fronte alla sua, poi si voltandomi verso l’ospite, lo invitai con un gesto ad avvicinarsi a noi .
Sebastiano fece due passi. Seducente il fruscio dei jeans quando si mossero. Abbracciò Claudia da dietro, sentivo il palpito del cuore contro il mio petto mia moglie tremava. Lui si era attaccato dietro di Lei gli scostò i capelli castani, abbassò il naso sull’attaccatura dietro l’orecchio, leccando il lobo con la lingua. Lei stretta tra noi la sentivo fremere . Sebastiano con l’altra mano fece presa sotto il grembiule , con le dita trovò il punto d’intreccio tra stoffa e la pelle, Lei si staccò dalla mia bocca si girò verso il collega ,Lui abbassò il suo viso raggiunse la bocca di mia moglie, e sotto i miei occhi guardavo quell’intreccio di bocche di lingue che saettavano e saliva che colava.

Nel giro di pochi istanti, spinse la gonna sui fianchi scoprendo il merletto bianco della vestaglietta interna. Le dita strinsero l’arco dei glutei, si spinsero con la punta di indice e medio a fendere l’elastico, per poi scivolare nel solco caldo e fradicio.
«Sei bagnata...» sussurrò Sebastiano sulle labbra di lei.
Claudia rise con voce rotta, lasciò cadere sul mio petteo tenendosi ferma allacciando le sue braccia al mio collo notai che stava inarcando il suo culo nudo indifeso verso Sebastiano. I suoi capezzoli si ergevano sotto il top di cotone, durezze visibili e li sentivo sul mio petto. Giovanni era alle sue spalle, a sorreggerla per i gomiti. Tenendo rafferma mia moglie con il busto mi spostai un po' di lato a lei, non volevo perdere tutto quello che sarebbe successo di li a poco.. La teneva stretta e vedevo che si strusciava con il grosso pacco sull’ancatura del culo di Lei. Con una mano, Sebastiano abbassò le mutandine di Claudia fino alle ginocchia, ormai aveva la visione del pube folto e la fessura che lampeggiava umida . Con lentezza goduta, si abbassò la cerniera dei jeans, liberando il Cazzo eretto . Era molto largo e lungo, venato, con la cappella che incuteva paura come pesca matura. Trasse un dito fra le pieghe di Claudia, la trovò accogliente, si conferì un leggero colpetto di saliva sul glande e si adagiò contro di lei. Claudia da quella posizione non poteva vedere la grossa dotazione del collega.
Io rimasi un attimo preoccupato Sebastiano, forse preso degli eventi, forse anche aiutato dagli umori di piacere di Claudia con un colpo entrò tutto nella figa, ci fu un urlo un po' sostenuto, speravo che in quella situazione per le grida il piccolo non si svegliasse. Io tenevo abbracciata mia moglie la sostenevo e la aiutavo a stare dritta.. Claudia prese a fissare il soffitto, si lamentava e non poco doveva sentire la carne che si divideva, le pareti vaginali che cedevano.Si strofinava con una mano la pancia, lamentandosi diceva che gli brucia la sentii irrigidire. Tuttavia, Io capii che Lei ebbe un primo impulso di respingere a sottrarsi da quella morsa ma non cedette ancora puntava il culo verso quell’ariete che non aveva pietà dei suoi gemiti di dolore. Il corpo di Sebastiano, pur con quella violenza, si muoveva di un ritmo che risvegliava la carne, trovando punti di piacere che nemmeno lei conosceva. Le diede il tempo di adattarsi: due, tre colpi brevi, poi si ritrasse appena, e quando rientrò, lo fece avvolgendo il bacino per colpire in alto, verso il punto dove il dolore si piega in piacere.
«Sorreggimi tienimi stretta se no cado.. mi sento svenire.» mi sussurrò Claudia . Le sue mani tremanti si chiusero dietro la nuca del marito, cercando stabilità. Ad ogni bordata di Sebastiano sorreggevo e tenevo stretta mia moglie ad ogni bordata la sentivo alzare sulle punte dei piedi per attutire la botta, percepivo le vibrazioni di ogni urtata attraverso il corpo della moglie. Rovesciò la testa indietro, invasato da visioni: la figa di Claudia spalancata per un altro uomo, le labbra che si contraggono quando Sebastiano affondava in fondo colpendo il collo dell’utero, il grido di lei muto in bocca al bacio di suo marito. Dopo tante spinte selvagge, la sentivo più partecipe forse il peggio era passato, puntando e aprendo il culo all’indietro ora assecondava le spinte furiose del collega.
«Più forte...» ansimò Claudia contro il petto del, ma la voce era talmente spezzata che la richiesta sembrò soltanto un gemito.
Sebastiano accelerò. Le sue mani, grandi, circondavano completamente i fianchi di lei; tirava indietro il bacino e lo sbattere avanti con una potenza tale che quando il suo ventre colpiva i glutei di lei, il suono era secco, vivido, una percussione sensuale. Colpi regolari, forsennati. L’aria odorava di sesso grezzo, di umido scorciatoie. Le gocce di sudore cadevano dalla fronte di Sebastiano sul dorso di Claudia, formando piccoli rivoli che scendevano fin sotto la camicia aperta.
All’improvviso Sebastiano irrigidì le gambe, affondò fino in fondo e restò piantato mentre il cazzo pulsava inesorabile; una, due, tre, quattro volate di sperma caldo riempirono la vagina di Claudia, che sentì il ventre gonfiarsi come se le versassero dentro metallo fuso. Rimase immobile, occhi chiusi, respiro trattenuto, mentre il piacere le saliva in gola. Giovanni la sentiva tremare, la strinse ancora più forte, le sussurrava parole di consenso, di amore, di ringraziamento: «Sei meravigliosa, sei tutta nostra, godi, amore, godi fino in fondo...»
Quando Sebastiano si ritrasse, il cazzo ancora semieretto colò alcune gocce biancastre sulle cosce di lei. Il silenzio cadde come un velo. Claudia si voltò verso il lavello, appoggiò la fronte sul bordo freddo. Più che la vergogna, provava un senso di spoglia interiorità: il corpo ancora vibrante, la mente vuota. Giovanni le accarezzò la schiena, poi aiutò a rimettere le mutandine su. Il liquido seminale di Sebastiano cominciava a colare giù, impregnando il cotone.
Sebastiano si sistemò il pube scomposto, risalì la lampo. «Devo... ringraziarvi. Ma forse dovrei andare.» La sua voce era rotta, gentile, poco riconoscibile.
Io annuì. «Ci vediamo a scuola domani.»
Dopo la chiusura della porta, rimasero soli. Claudia si scostò, si portò una mano sul basso ventre come a sorreggersi. «Mi sento... strana.»
«Ma bene, no?»l’abbracciai da dietro, le diedi un bacio il dorso del collo. «Ti amo più che mai.» Le sue dita scesero tra le cosce, trovarono la figa traboccante d’amore altrui, la massaggiarono con due dita. Il contatto la fece sussultare, ma non si ritrasse. Sentiva il ritmo cardiaco raddoppiare. «Sei ancora calda.»
Claudia, con un mezzo sorriso, abbassò le spalle. «Portami a letto.»
Nella camera da letto, mi spogliai completamente, rimase in piedi ad adorarle il corpo sotto la luce calda della lampada. Allargai con delicatezza le cosce di lei. L’odore di sperma misto a sesso di Claudia mi eccitava come l’idea stessa di quanto era avvenuto. Mi tolsi la maglietta, tolsi i pantaloni, infilai il cazzo nella fica di Claudia che pareva stringesse meno del solito era aperta dilatata dalle vergate di Sebastiano, ma accogliente e gonfia. «Posso venire dentro anche io?»
Claudia annuì, la attirai a sé stringendogli le natiche. «Viene tutto per me.» Mi guardò negli occhi, sentendolo affondare fino all’osso del cazzo, sentendo la cappella che si apriva contro il punto dove ancora pulsava il ricordo di poco prima. Pochi colpi, caldi, velati dal cuore che batteva forte, ei versò anch’esso il suo seme, aggiungendolo al frutto di quella sera.
Dormirono abbracciati, sprofondati nel buio lucido del dormire dopo godere. Fu l’inizio d’un nuovo capitolo.
Nei giorni successivi Sebastiano ricomparve, dapprima con messaggi cauti, poi con telefonate in cui la voce si faceva più roca. Quando, di nuovo, si trovarono soli, non si limitarono più a parlare: era corpo che parlava. Diventò assiduo. Veniva a casa loro subito dopo cena, portava giochi per Giacomo, lo leggeva una favola, poi accompagnava il bambino a nanna. Poi, nella stanza degli adulti, perdevano ogni inibizione.
Quella sera, una settimana dopo la prima volta, Sebastiano afferrò Claudia per i fianchi e la voltò sul letto. «Stavolta mi prendo il culo.» La voce, nonostante il filo di ironia, era pura determinazione.
Claudia si irrigidì. «Sei... troppo grosso.»
«Ti allenerai. Oppure non lo farò. Tua la scelta.» Ma le sue mani erano già sotto i glutei, sollevavano per offrirle un cuscino. Io , seduto in poltrona di fronte al letto, era nudo, il cazzo eretto rivolto verso la scena. Inghiottì, e la rassicurai: «Prova, amore. Se non ce la fai, basta un cenno.»
Una sensazione di nudo assoluto pervase Claudia. Aprì le gambe. Sentì Sebastian togliere le mutandine rosa che lei aveva indossato tutto il giorno . Il buco l’attendeva tondo, ma stretto. Sentì il gel rivolto al mentolo spalmarsi a freddo. Poi il vento caldo di Sebastiano sulle chiappe. Prima un dito, lento, che girellava. Due dita, che aprivano. Un terzo, che bruciava. Lei ansimava, premeva il viso sul cuscino.
Infine ritrasse le dita, sostituendole col cazzo enorme. La pressione fu feroce. Claudia strinse le lenzuola fra le dita. Il dolore le si piantò nella colonna vertebrale, le salì dietro il cranio. Un gemito le trapassò la gola.
«Spingi fuori,» raccomandò Sebastiano, appoggiandole una mano sulla nuca, accarezzandole i capelli bagnati di sudore. «Rilassati, piccola. Apro io.»
La pazienza durò pochi secondi, poi la necessità di penetrare prese il sopravvento. Con uno spunto del bacino, fece passare la corona. Il crampo si diffuse in Claudia come un’onda di fiamma. Ma subito dopo Sebastiano trattenne il respiro, attese, le sfiorò la schiena con la lingua. Poi affondò lentamente tutta la lunghezza, fino a sentire le natiche di lei contro le palle pelose.
«Tutto dentro,» annunciò con voce rotta. «Stringimi, Claudia. Fammi sentire la tua stretta.»
Claudia fece forza sugli sfinteri; il calore diventò intenso, quasi elettrico. Il piacere cresceva, lontano, ma presente. Gli permetteva di rimanere lì, in quella dilatazione dolorosa. Poi sfilò la lunga verga dal culo rimasto oscenamente dilatato si avvicinò, si inginocchiò davanti a lei, le accarezzò il volto pieno di sudore. Le diede il cazzo da succhiare. Lei lo accolse, lo lustrò con la lingua, lo prese a fondo fino a sentire la cappella sfiorargli la gola. Quando Sebastiano cominciò a muoversi, il ritmo fu martellante. Non c’era più gradualità: il piacere per lui era usare la sua carne nuda, prenderla tutta in quel punto dove la vergogna e la gioia si toccano. Poi si tolse dalla bocca e d’impeto fino alla radice lo infilo nello ancora nello sfitere aperto e dilatato.
Ogni colpo faceva risuonare le natiche contro l’osso; il letto cigolava. Il sudore di entrambi colava formando pozze sul lenzuolo.
Con un ringhio, Sebastiano affondò fino in fondo e lì restò, mentre il cazzo gli si gonfiava, mentre l’eiaculazione gli saliva lungo la testa del pene per traboccare in un getto caldissimo. Il calore riempì l’ano di Claudia, che sentì la pancia vibrare. Rimanere così colmo di lui la fece urlare contro il cazzo del marito, morsicando la pelle delicata. Sebastiano strinse i fianchi di lei fino a lasciare impronte rosse, poi si ritrasse con un suono umido. Il liquido seminale sgorgò copioso, colò sul perizoma di Claudia, formando tracce biancastre. Lei si portò una mano dietro, cercò di fermare il rivolo, ma il getto era troppo abbondante. Rise singhiozzando, poi concluse: «Devo andare... in bagno.»
Scivolò giù dal letto, rimase in piedi barcollando. Il buco le doleva in modo pulsante, pulsava insieme al cuore. Teneva le cosce unite come per trattenere la marea. L’accompagnai , gli porse un asciugamano azzurro, le baciò il capo. «Hai fatto l’amore meraviglioso. Non fermarti mai.»
E lei non si fermò. Nelle settimane successive, Sebastiano tornò altre volte: li raggiungeva in cucina, in soggiorno, talvolta al ritorno da scuola, quando Giacomo era ancora in asilo. Le pratiche si fecero più ardite: lei si inginocchiava, li prendeva entrambi in bocca alternandoli, leccava i sacchi pieni, si faceva schizzare sul viso, li ringraziava con la lingua. In altri pomeriggi veniva scopata in entrambi i buchi, con doppie penetrazioni in cui i due uomini trovavano un amplesso comune, un sincronizzarsi di colpi che la facevano tremare fra loro come una foglia al vento.
Io godevo godeva nel vedere l’evoluzione di Claudia: la donna riservata, la maestra di lettere, che si trasformava nella loro troietta privilegiata. Le piaceva farsi comandare: «Vieni con noi nel bagno, inginocchiati, apri la bocca,» e lei obbediva, con l’acqua calda che le cadeva addosso mentre succhiava l’uno e veniva scopata dall’altro. Non c’erano fronzoli; il linguaggio si era rotto, era diventato osceno, splendido. «Fammi sentire il tuo cazzo, fammi sputare il cazzo,» si sentiva dire, mentre i pensieri si disfacevano in gemiti.
Divenne normale per lei trovarsi con il culo rotto e la bocca piena, le guance gocciolanti di sborra. Divenne normale per lui scoparla dopo che Sebastiano l’aveva riempita: la figa era più calda, più morbida, più pronta. A volte Io mi limitavo a guardare, seduto sulla poltrona con il cazzo in mano, mentre Giovanni usava la moglie come un mantice, a pecorina, a cavalcioni, fino a che Claudia si contraeva in orgasmi multipli, gridando di non poterne più, e poi di volere di più.
Passò tutto l’autunno e l’inizio dell’inverno sotto il segno di quel triangolo. La coppia, di fatto, divenne una terzina armonica. Nessuno dei tre provava il bisogno di definire ciò che avevano costruito. Il matrimonio di Mio e Claudia non si era incrinato: si era aperto, era diventato un giardino recintato dove potevano entrare altri fiori, per poi richiudere il cancello quando l’emozione era stata raccolta. Sebastiano non aveva mai richiesto di più tempo, né di meno: era presente quando chiamato, e quando se ne andava, li lasciava stretti l’uno all’altra, più innamorati che mai.
L’ultima volta di quella lunga serie, capitò che Sebastiano dovesse trasferirsi in Piemonte . Passò una notte intera con noi. Nei momenti di pausa, Claudia massaggiava Sebastiano dietro le spalle, mentre Io gli baciavo la coscia interna di lei, ricordando i percorsi più sensibili. Poi ricominciavano: lei sopra, Sebastiano sotto, Giovanni a incularla a turno. Dopo mezzanotte, Claudia volle essere legata al letto con le cinture dei vestiti. Caddero in uno stato ipnotico: la figa fradicia, l’ano ancora dilatato, il corpo cosparso di sperma. Quando si svegliarono all’alba, trovarono le lenzuola macchiate di bianco, i cuscini per terra, le gambe di Claudia tremanti. Sebastiano si vestì, si voltò verso la porta. «Vi manderò un messaggio appena sarò a Torino.»
Lo abbracciarono entrambi, nudi come li aveva conosciuti. Poi la porta si chiuse. Il silenzio che restò non fu vuoto: era pieno delle loro risate, dei loro gemiti, dei richiami che sarebbero tornati a galla non appena li avessero desiderati. Presi Claudia per mano, la condussi sotto la doccia, gli massaggiai la schiena, la scrutai con quegli occhi pieni d’orgoglio che solo chi conosce il piacere incondizionato può donare.
«Abbiamo fatto centro,» sussurrò lei, lasciando scorrere acqua e sperma residui lungo le gambe. «Non smettiamo mai di farci coraggio.»
«Mai,» ribattei, baciandole la nuca. «Il gioco è solo all’inizio. E tu, mia bellissima moglie, sei il fulcro. Nessun ruolo, nessuna maschera. Solo noi tre, in cerchio, quando lo vorremo.»
La giornata prese il via fuori dalle vetrate: il cielo d’inverno era color carta da zucchero, lontano il tuono d’un tuono. Dentro casa, il letto ancor sudicio di passione aspettava il cambio. Claudia sciolse i capelli, lasciò asciugare la pelle. Si avvolse in un accappatoio di spugna, andò a preparare il caffè. Mentre il liquido colava nella moka, si voltò verso di me, che la osservavo dal corridoio con un sorriso malizioso.
Il silenzio che seguì fu pieno di promesse. Il profumo del caffè si diffuse nella cucina tiepida. Fuori, un raggio di sole spuntò tra le nubi. Qualcosa nella loro vita era cambiato per sempre. E non si sarebbe mai più spento.
scritto il
2026-02-20
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