L' intruso

di
genere
etero

Il fumo della sigaretta di Maria disegnava spirali pigre nell’aria pesante del bar vicino al Campus. Attorno al tavolo, le altre — Arianna, Katia e le veterane — ascoltavano in un silenzio insolito. Maria non raccontava quasi mai del passato, ma quel giorno i suoi occhi avevano il colore del ghiaccio sporco.

"Tutti pensano di conoscermi perché hanno visto i miei film o perché sanno il mio prezzo," esordì Maria, la voce più roca del solito. "Ma c'è una storia che non ho mai venduto. Quella volta che non sono stata io a decidere."

Era un pomeriggio di pioggia battente ad Arcavacata, uno di quei giorni in cui il cielo sembra schiacciare i palazzi. Maria aspettava un cliente fisso, un tipo tranquillo. Quando sentì bussare, aprì senza controllare dallo spioncino.

Ma non era il solito impiegato in cerca di distrazione. Davanti a lei c'era un ragazzo giovane, con gli occhi accesi da una furia lucida e i vestiti inzuppati d'acqua. Prima che Maria potesse dire una parola, lui spinse la porta con una spalla, entrando con una violenza che la fece barcollare.

"Non sono qui per pagare," ringhiò lui. Nonostante Maria fosse abituata a gestire gli uomini, quel ragazzo aveva un'energia diversa, selvaggia. La afferrò per le braccia, le dita che affondavano nella carne come morse d'acciaio. La trascinò verso la camera da letto, ignorando le sue proteste.

La buttò sul letto con un colpo secco che le mozzò il fiato. Maria cercò di rialzarsi, ma lui la schiacciò immediatamente col peso del suo corpo. Non c'era corteggiamento, non c'era la teatralità dei suoi set. C'era solo l'urgenza brutale di un uomo che voleva prendersi tutto senza chiedere il permesso.

Le bloccò i polsi sopra la testa con una sola mano, mentre con l'altra le strappava i vestiti. Maria sentì il freddo dell'aria sulla pelle e subito dopo il calore soffocante di lui.

La costrinse a spalancare le gambe, bloccandole le cosce con le ginocchia. La penetrò con una forza che la fece inarcare contro il materasso, un urto sordo che rimbombò nella stanza silenziosa. Ogni spinta era un colpo di maglio, un ritmo spezzato e feroce che non cercava il piacere di lei, ma solo il possesso di lui.

Maria non gridò. Guardava il soffitto, i denti stretti per non emettere un suono, mentre lui la dominava con una ferocia animale. La girò di scatto, mettendola a pecora e afferrandola per i capelli, tirando finché lei non fu costretta a piegare la schiena, offrendosi totalmente a quella furia.

Quando lui raggiunse l'apice, non ci fu gloria. Le sborrò sulla schiena e sul collo, un gesto finale di disprezzo che segnò la fine dell'assalto. Si rivestì in silenzio, senza guardarla, e uscì dall'appartamento lasciando la porta aperta.

Maria rimase immobile per un tempo indefinito, sentendo il calore che si raffreddava sulla pelle e il battito del cuore che tornava regolare.
scritto il
2026-02-15
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