Maria contro le 6

di
genere
orge

La nebbia di Arcavacata quella notte era così densa da sembrare solida, un muro di vapore che inghiottiva le luci fioche del Campus. Maria camminava davanti a tutte, il rumore dei suoi tacchi sul cemento era l’unico battito cardiaco di quella terra desolata. Dietro di lei, come un esercito di ombre inquiete, avanzavano le altre: Arianna, Anna, Katia, Giulia, Rita e Paola.

Non erano lì per i clienti. Erano lì per riprendersi il magazzino, per trasformare quel guscio di lamiera in un tempio dove la gerarchia della strada sarebbe stata riscritta col sangue e con gli umori.

Una volta dentro, sotto la luce giallastra di un unico faretto industriale, Maria si tolse il cappotto. Era nuda, la pelle ancora segnata dalle battaglie dei giorni precedenti. Le altre sei la circondarono in un silenzio assoluto, interrotto solo dal ronzio elettrico dell'aria.

Senza preavviso, Rita e Paola(le veterane) afferrarono Maria per le braccia. Non era un gesto d'affetto. La trascinarono al centro del cerchio, costringendola a sedersi su una lastra di metallo freddo.
Arianna e Katia le afferrarono le ginocchia, tirando con una forza brutale per farle spalancare le gambe. Maria cercò di resistere, ma Anna le premeva il petto contro il metallo, mentre Giulia le tirava i capelli all'indietro, esponendo la sua gola alla luce cruda.

Il magazzino divenne un teatro di eccessi. Le sei donne iniziarono a usare Maria come se fosse un oggetto inerte, una materia prima da plasmare.

Rita tirò fuori un dildo di vetro, gelido, e lo spinse dentro Maria con una spinta secca, incurante dei suoi gemiti. Contemporaneamente, Paola e Giulia usavano le mani, dita artigliate che scavavano nella carne di Maria, mentre Katia le mordeva i seni fino a lasciare il segno dei denti. Maria fu ribaltata con violenza, costretta a mettersi a pecora sul metallo che strideva sotto il suo peso.

In quella posizione, l'attacco divenne totale: Arianna e Anna la colpivano ritmicamente sui fianchi, mentre le altre continuavano a invadere il suo corpo con ogni strumento a disposizione, trasformando il dolore in una vibrazione elettrica che scuoteva le pareti del capannone.

Quando Maria era ormai ridotta a un involucro di tremiti e respiri spezzati, le sei donne decisero di suggellare il loro dominio.

Si posizionarono a cerchio sopra di lei, che giaceva in ginocchio, sfinita. A turno, con una lentezza cerimoniale, iniziarono a urinare nella sua bocca spalancata. Il calore aspro e dorato inondò il viso di Maria, colandole sul petto e mescolandosi al sudore. Lei accoglieva tutto, inghiottendo il marchio delle sue compagne come un giuramento di sangue.

Ma il finale spettava alla strada. Dall'ombra del magazzino uscirono gli uomini che avevano assistito in silenzio. Erano i fedeli di Arcavacata. Uno dopo l'altro, con una furia accumulata nelle ore di attesa, iniziarono a sborrarle in bocca e sul volto, ricoprendo il liquido dorato con una colata bianca e densa.

Maria era sommersa dai fluidi delle sue sorelle e dei suoi sudditi, sollevò lo sguardo sporco e trionfante. Arianna, Anna, Katia, Giulia, Rita e Paola la sollevarono, abbracciandola in un groviglio di corpi bagnati, mentre fuori l'alba di Arcavacata sorgeva, livida e indifferente, su un nuovo impero di carne.
scritto il
2026-02-15
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