Maria a Villa Sacchi
di
Maria S. Fans
genere
orge
Villa Sacchi non era una casa come le altre. Nascosta tra i colli, era un labirinto di segreti inconfessabili e tensioni represse. Quando la famiglia Sacchi decise di assumere Maria, non cercava una semplice istitutrice, ma una "guarittrice" di anime corrotte. Maria arrivò con una valigetta di pelle nera e uno sguardo che sembrava leggerti dentro, professionale fino al midollo, ma con una promessa di fuoco negli occhi.
Il metodo di Maria era semplice quanto brutale: non si combatte la depravazione con la morale, la si annega nell'eccesso finché non diventa l'unica aria respirabile.
Iniziò dal padre, l'austero capofamiglia, che sedusse nel suo studio trasformando una lezione di economia in una sessione di sottomissione assoluta. Proseguì con la madre, sbloccando i suoi desideri sopiti in lunghi pomeriggi di intimità proibita. Ma Maria sapeva che il cuore pulsante della villa erano i due figli, Luca e Marco, giovani, ribelli e carichi di un'energia sessuale che stava per esplodere.
Il martedì pomeriggio era dedicato alla "pratica domestica". Maria attirò apertamente i due fratelli in cucina. L'odore del caffè si mescolava a quello del sesso imminente.
Senza dire una parola, si appoggiò all'isola di marmo freddo. Si tolse la gonna con la precisione di un chirurgo e si mise a pecora, invitandoli con un cenno del capo. Luca e Marco, inizialmente esitanti, vennero travolti dal suo comando. Maria si fece prendere da entrambi contemporaneamente, una doppia penetrazione metodica e feroce tra i fumi della cucina. Maria non subiva; lei guidava ogni urto, ogni gemito, alzando l'asticella della dissolutezza finché i due ragazzi non furono completamente ai suoi piedi, prigionieri del piacere che lei dispensava come una medicina amara.
Ma la vera prova di forza avvenne davanti a tutta la famiglia, riunita vicino alla piscina sotto il sole cocente. Maria voleva che l'accettazione del piacere fosse totale.
Prese Marco per mano e lo portò al centro del prato, davanti agli occhi sbarrati dei genitori. Senza imbarazzo, gli ordinò di spogliarsi. Maria si inginocchiò davanti a lui per una sessione di sesso orale spinta fino al limite, per poi cavalcarlo con una forza elettrica mentre il resto della famiglia guardava, paralizzato dal fascino e dal disgusto che si trasformava lentamente in adorazione.
> "Vedete?" disse Maria tra un ansimo e l'altro, mentre Marco la possedeva davanti a tutti. "Il piacere non è un segreto da nascondere, è l'unico ordine che dovete seguire."
Dopo un mese, la villa era cambiata. Non c'erano più tensioni, solo una famiglia unita dal filo rosso della lussuria condivisa. Maria raccolse le sue cose. Aveva fatto sesso in ogni stanza, aveva trasformato ogni membro della famiglia nella sua marionetta del piacere, e ora tutti la guardavano con una devozione quasi religiosa.
"Il mio lavoro qui è finito," disse sorridendo alla madre e ai figli che le baciavano le mani.
Si infilò il cappotto rosso e salì in auto. Era tempo di passare alla famiglia successiva. Dietro di lei, Villa Valenti non era più una casa di depravati, ma un tempio dove Maria era la sola, indimenticabile divinità.
Dopo tre mesi, Maria tornò a Villa Sacchi. Non fu una visita di cortesia, ma una verifica professionale. Trovò la famiglia trasformata: la tensione e il senso di colpa erano svaniti, sostituiti da una calma carnale e da una complicità che solo il segreto condiviso può dare. Ma Maria sapeva che per sigillare definitivamente la loro "guarigione", serviva una lezione finale: l'abbattimento dell'ultimo tabù, quello della gerarchia.
Maria li radunò nel grande salone, dove i tappeti erano stati spostati e le luci abbassate. "Oggi," annunciò con la sua solita freddezza autoritaria, "imparerete che in questa casa esiste un solo corpo collettivo."
La gangbang di famiglia iniziò sotto il suo comando assoluto. Maria si posizionò al centro di un enorme divano circolare, una divinità pronta a essere consumata e a consumare.
Maria ordinò al padre e alla madre di spogliarsi a vicenda davanti ai figli, rompendo il velo del rispetto genitoriale. Poi, richiamò a sé Luca e Marco. I due fratelli, ormai addestrati dal suo metodo, si avventarono su di lei. Maria si mise a pecora tra di loro, mentre il padre veniva spinto da Maria a possedere la moglie proprio accanto a lei.
In pochi minuti, il salone divenne un groviglio inestricabile. Maria gestiva il traffico di carne con una precisione chirurgica. Mentre veniva presa da dietro da uno dei figli, accoglieva l'altro in bocca, contemporaneamente usando le mani per guidare il padre verso la madre. Non c'era più spazio per la timidezza: le grida di piacere della madre si mescolavano ai gemiti rauchi dei figli e al respiro pesante del capofamiglia.
Maria voleva il culmine totale. Si distese al centro, costringendo i quattro membri della famiglia a convergere su di lei.
> "Nessuno escluso," ordinò. Il padre e i due figli iniziarono a possederla a turno, in una staffetta frenetica di colpi e attrito, mentre la madre le baciava il seno e il collo, adorando la donna che aveva liberato la sua casa.
Il momento finale fu una pioggia di umori: Maria si inginocchiò al centro del cerchio formato dai Sacchi. Uno dopo l'altro, il padre e i figli le sborrarono sul viso e nel decolleté, mentre la madre raccoglieva le gocce con la punta della lingua, in un gesto di sottomissione comune alla loro istruttrice.
Quando il silenzio tornò nella villa, Maria si rialzò, pulendosi con un asciugamano di lino che le era stato porto con devozione. Guardò i Sacchi: erano ammucchiati l'uno sull'altro, esausti e felici, privi di ogni vergogna.
"La vostra istruzione è completa," disse Maria, rivestendosi con la solita eleganza impeccabile. "Avete accettato la vostra natura. Ora siete davvero una famiglia."
Uscì dalla villa mentre il sole tramontava, già pronta per il prossimo incarico, lasciandosi alle spalle un'opera d'arte umana perfettamente riuscita.
Il metodo di Maria era semplice quanto brutale: non si combatte la depravazione con la morale, la si annega nell'eccesso finché non diventa l'unica aria respirabile.
Iniziò dal padre, l'austero capofamiglia, che sedusse nel suo studio trasformando una lezione di economia in una sessione di sottomissione assoluta. Proseguì con la madre, sbloccando i suoi desideri sopiti in lunghi pomeriggi di intimità proibita. Ma Maria sapeva che il cuore pulsante della villa erano i due figli, Luca e Marco, giovani, ribelli e carichi di un'energia sessuale che stava per esplodere.
Il martedì pomeriggio era dedicato alla "pratica domestica". Maria attirò apertamente i due fratelli in cucina. L'odore del caffè si mescolava a quello del sesso imminente.
Senza dire una parola, si appoggiò all'isola di marmo freddo. Si tolse la gonna con la precisione di un chirurgo e si mise a pecora, invitandoli con un cenno del capo. Luca e Marco, inizialmente esitanti, vennero travolti dal suo comando. Maria si fece prendere da entrambi contemporaneamente, una doppia penetrazione metodica e feroce tra i fumi della cucina. Maria non subiva; lei guidava ogni urto, ogni gemito, alzando l'asticella della dissolutezza finché i due ragazzi non furono completamente ai suoi piedi, prigionieri del piacere che lei dispensava come una medicina amara.
Ma la vera prova di forza avvenne davanti a tutta la famiglia, riunita vicino alla piscina sotto il sole cocente. Maria voleva che l'accettazione del piacere fosse totale.
Prese Marco per mano e lo portò al centro del prato, davanti agli occhi sbarrati dei genitori. Senza imbarazzo, gli ordinò di spogliarsi. Maria si inginocchiò davanti a lui per una sessione di sesso orale spinta fino al limite, per poi cavalcarlo con una forza elettrica mentre il resto della famiglia guardava, paralizzato dal fascino e dal disgusto che si trasformava lentamente in adorazione.
> "Vedete?" disse Maria tra un ansimo e l'altro, mentre Marco la possedeva davanti a tutti. "Il piacere non è un segreto da nascondere, è l'unico ordine che dovete seguire."
Dopo un mese, la villa era cambiata. Non c'erano più tensioni, solo una famiglia unita dal filo rosso della lussuria condivisa. Maria raccolse le sue cose. Aveva fatto sesso in ogni stanza, aveva trasformato ogni membro della famiglia nella sua marionetta del piacere, e ora tutti la guardavano con una devozione quasi religiosa.
"Il mio lavoro qui è finito," disse sorridendo alla madre e ai figli che le baciavano le mani.
Si infilò il cappotto rosso e salì in auto. Era tempo di passare alla famiglia successiva. Dietro di lei, Villa Valenti non era più una casa di depravati, ma un tempio dove Maria era la sola, indimenticabile divinità.
Dopo tre mesi, Maria tornò a Villa Sacchi. Non fu una visita di cortesia, ma una verifica professionale. Trovò la famiglia trasformata: la tensione e il senso di colpa erano svaniti, sostituiti da una calma carnale e da una complicità che solo il segreto condiviso può dare. Ma Maria sapeva che per sigillare definitivamente la loro "guarigione", serviva una lezione finale: l'abbattimento dell'ultimo tabù, quello della gerarchia.
Maria li radunò nel grande salone, dove i tappeti erano stati spostati e le luci abbassate. "Oggi," annunciò con la sua solita freddezza autoritaria, "imparerete che in questa casa esiste un solo corpo collettivo."
La gangbang di famiglia iniziò sotto il suo comando assoluto. Maria si posizionò al centro di un enorme divano circolare, una divinità pronta a essere consumata e a consumare.
Maria ordinò al padre e alla madre di spogliarsi a vicenda davanti ai figli, rompendo il velo del rispetto genitoriale. Poi, richiamò a sé Luca e Marco. I due fratelli, ormai addestrati dal suo metodo, si avventarono su di lei. Maria si mise a pecora tra di loro, mentre il padre veniva spinto da Maria a possedere la moglie proprio accanto a lei.
In pochi minuti, il salone divenne un groviglio inestricabile. Maria gestiva il traffico di carne con una precisione chirurgica. Mentre veniva presa da dietro da uno dei figli, accoglieva l'altro in bocca, contemporaneamente usando le mani per guidare il padre verso la madre. Non c'era più spazio per la timidezza: le grida di piacere della madre si mescolavano ai gemiti rauchi dei figli e al respiro pesante del capofamiglia.
Maria voleva il culmine totale. Si distese al centro, costringendo i quattro membri della famiglia a convergere su di lei.
> "Nessuno escluso," ordinò. Il padre e i due figli iniziarono a possederla a turno, in una staffetta frenetica di colpi e attrito, mentre la madre le baciava il seno e il collo, adorando la donna che aveva liberato la sua casa.
Il momento finale fu una pioggia di umori: Maria si inginocchiò al centro del cerchio formato dai Sacchi. Uno dopo l'altro, il padre e i figli le sborrarono sul viso e nel decolleté, mentre la madre raccoglieva le gocce con la punta della lingua, in un gesto di sottomissione comune alla loro istruttrice.
Quando il silenzio tornò nella villa, Maria si rialzò, pulendosi con un asciugamano di lino che le era stato porto con devozione. Guardò i Sacchi: erano ammucchiati l'uno sull'altro, esausti e felici, privi di ogni vergogna.
"La vostra istruzione è completa," disse Maria, rivestendosi con la solita eleganza impeccabile. "Avete accettato la vostra natura. Ora siete davvero una famiglia."
Uscì dalla villa mentre il sole tramontava, già pronta per il prossimo incarico, lasciandosi alle spalle un'opera d'arte umana perfettamente riuscita.
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