Pieno controllo
di
IL MICROBO
genere
dominazione
PIENO CONTROLLO
Siamo una normalissima e felicissima coppia gay impostata su una stretta subordinazione del mio bello a quello che decido io su di noi e su di lui. Niente a che vedere col BDSM, niente collari, niente plug, niente frustini e quasi nessuna delle sottomissioni tipiche di quel mondo ci interessa o ci riguarda da vicino, ma è stabilito che comando io e che lui mi ubbidisce, che se mai non lo facesse lo punirei per bene e sul serio.
Stasera andiamo fuori.
-”Vai a vestirti”.
-”Cosa devo indossare?”
Mi piace che me lo chieda
-”I pantaloni rossi e la camicia rosa col pizzo”.
-"MI scappa pipì".
-"Vai a farla".
-Siamo in pizzeria. Ordino io. Per me una Quattro Stagioni e una birra grande, per lui Margherita e birra piccola”.
Rientriamo a casa.
-“Che si fa?”
-“Metti in ordine la cucina che ancora non lo hai fatto. Ti aspetto in camera quando hai finito”.
Eccolo che arriva. Si spoglia.
-”Posso?”
-”Vieni stupidone”.
Ci sbaciucchiamo un bel po'. Gli palpo il culetto. Che bello che ce l'ha ed è tutto mio.
-”Sto bene qui con te”.
-”Lo so”.
-”Ce l'hai durissimo”.
-”Maialino”.
Vorrebbe succhiarmelo ma non glielo lascio fare. Non mi va. Invece lo giro e gli do una scopata. Va in estasi quando è in monta e ci gode anche più di me. A cose fatte abbiamo due regole: Mi deve ringraziare e gli faccio baciare il buco del culo, tanto per sottolineare che la sua vita dipende tutta da me. Prima di addormentarci mi dice che all'indomani di pomeriggio andrebbe a fare un po' di shopping con un suo amico.
-”Disdici. Hai lo stiro”.
Prende in mano il cell e digita: “Domani non posso. Lui non vuole”.
Lo tengo abbracciato di schiena e ci schiantiamo all'istante.
Di buon ora mi porta un bel caffè caldo a letto. Mi ci vuole. Gli sorrido ed è tutto contento. Entriamo in doccia insieme. Lo lascio insaponarmi i genitali. Conto fino a dieci.
-”Ora basta. Andiamo a faticare”.
Lui ha il suo lavoro che gli ho cercato io. Io il mio. Un bacetto affettuoso prima del solito avvertimento.
-”Fai il bravo e tieniti in contatto”.
Siamo una normalissima e felicissima coppia gay impostata su una stretta subordinazione del mio bello a quello che decido io su di noi e su di lui. Niente a che vedere col BDSM, niente collari, niente plug, niente frustini e quasi nessuna delle sottomissioni tipiche di quel mondo ci interessa o ci riguarda da vicino, ma è stabilito che comando io e che lui mi ubbidisce, che se mai non lo facesse lo punirei per bene e sul serio.
Stasera andiamo fuori.
-”Vai a vestirti”.
-”Cosa devo indossare?”
Mi piace che me lo chieda
-”I pantaloni rossi e la camicia rosa col pizzo”.
-"MI scappa pipì".
-"Vai a farla".
-Siamo in pizzeria. Ordino io. Per me una Quattro Stagioni e una birra grande, per lui Margherita e birra piccola”.
Rientriamo a casa.
-“Che si fa?”
-“Metti in ordine la cucina che ancora non lo hai fatto. Ti aspetto in camera quando hai finito”.
Eccolo che arriva. Si spoglia.
-”Posso?”
-”Vieni stupidone”.
Ci sbaciucchiamo un bel po'. Gli palpo il culetto. Che bello che ce l'ha ed è tutto mio.
-”Sto bene qui con te”.
-”Lo so”.
-”Ce l'hai durissimo”.
-”Maialino”.
Vorrebbe succhiarmelo ma non glielo lascio fare. Non mi va. Invece lo giro e gli do una scopata. Va in estasi quando è in monta e ci gode anche più di me. A cose fatte abbiamo due regole: Mi deve ringraziare e gli faccio baciare il buco del culo, tanto per sottolineare che la sua vita dipende tutta da me. Prima di addormentarci mi dice che all'indomani di pomeriggio andrebbe a fare un po' di shopping con un suo amico.
-”Disdici. Hai lo stiro”.
Prende in mano il cell e digita: “Domani non posso. Lui non vuole”.
Lo tengo abbracciato di schiena e ci schiantiamo all'istante.
Di buon ora mi porta un bel caffè caldo a letto. Mi ci vuole. Gli sorrido ed è tutto contento. Entriamo in doccia insieme. Lo lascio insaponarmi i genitali. Conto fino a dieci.
-”Ora basta. Andiamo a faticare”.
Lui ha il suo lavoro che gli ho cercato io. Io il mio. Un bacetto affettuoso prima del solito avvertimento.
-”Fai il bravo e tieniti in contatto”.
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