Gianna puttana in famiglia - IV episodio: i pensionati

di
genere
dominazione

La mia relazione con papà e lo zio Menotti andò avanti per tutta l’estate.
Mi vedevo regolarmente, ora con l’uno ora con l’altro e, molto spesso, con entrambi, insieme.
La domenica ero solita andare a mangiare a pranzo a casa di papà e mamma e quasi ogni domenica, dopo il pranzo, papà mi accompagnava a casa, ne approfittava per salire e per fare un po’ di sesso insieme.
All’uscita dall’ufficio, trovavo spesso uno dei due, oppure entrambi, sotto casa ad aspettarmi; salivamo e scopavamo.
A fine agosto, la mamma e la zia partirono per raggiungere mia sorella Serena a Bologna.
Papà e lo zio si trasferirono da me.
Quando ero in casa, dovevo stare rigorosamente nuda, con indosso solo un paio di scarpe a spillo, tacco12.
Avevano, entrambi, le chiavi di casa mia. Potevano salire quando volevano.
Fu una settimana eccitante, ma molto impegnativa.
In casa dovevo stare sempre completamente nuda, con i tacchi a spillo ai piedi.
Alcune sere mi facevano indossare autoreggenti e reggicalze, nonostante il caldo, comunque senza intimo.
A cena, potevo bere solo piscio e molte volte, invece di utilizzare il water, pisciavano direttamente nella mia bocca.
La notte dormivamo insieme, io in mezzo a loro, dopo aver fatto una lunga sessione di sesso.
Entrambi avevano l’abitudine di cagare la mattina, appena svegli, ed ero costretta a leccare i loro culi sporchi di merda.
Il giovedì pomeriggio, tornai a casa dopo la giornata di lavoro in ufficio e papà mi parlò di una sorpresa per la serata. Sarebbero venuti tre suoi ex colleghi, tutti e tre in pensione.
Chiesi chi fossero e quando mi disse i nomi, strabuzzai gli occhi.
Valentino era quello che conoscevo meglio; nonostante fosse da anni amico di papà, lo avevo tenuto sempre a distanza perché non mancava mai, in quelle rare occasioni in cui eravamo soli, o comunque, lontani da altri sguardi, di farmi proposte audaci ed imbarazzanti, cercando di sfiorarmi con le mani. Non avevo mai detto nulla, per non turbare la loro amicizia e non potevo credere che quella sera me lo sarei portato a letto.
Gli altri due, Giovanni e Vincenzo, sapevo chi fossero, era capitato di conoscerli, ma non avevano mai frequentato papà insieme con le rispettive famiglie, come invece era capitato con Valentino.
Tutti e tre avevano passato i settantanni e questo, dal mio punto di vista, peggiorava solo la situazione.
Ma non volevo deludere papà e lo zio.
Accettai.

Quella sera mi fecero indossare le immancabili décolleté nere, tacco 14, tubino nero, molto corto e scollato.
Andammo a cena; papà, lo zio, Valentino, Giovanni, Vincenzo ed io.
Il titolare conosceva bene lo zio Menotti e ci fece sistemare in una saletta solo per noi.
Bevemmo, bevemmo molto e le battute iniziarono a farsi molto spinte.
Mi alzai per andare in bagno e quando uscii dalla toilette, mi lavai le mani e vidi entrare nel bagno, Valentino.
“Ti sei sbagliato, questo è il bagno delle donne”, provai a dire
Valentino avevo un ghigno inquietante, si avvicinò, mi palpò il culo e disse
“Stasera scoperemo, finalmente, troia”, mi baciò sul collo e mise una mano sotto il vestito, trovandomi nuda, senza intimo.
Mi spinse in ginocchio, tirò fuori il cazzo e me lo ficcò in bocca, facendomi un prolungato soffocone.
Mi strattonava i capelli, mentre mi scopava la bocca, ma prima di godere, mi fece fermare, si ricompose e mi disse di tornare al tavolo.
Tornammo, visibilmente arrossati, sia io che lui.
Papà, ridendo, chiese a Valentino se andasse tutto bene
“Si, Dino, grazie. Tua figlia mi ha appena fatto un pompino”.
Scoppiarono tutti a ridere.
Vincenzo si alzò, tirò fuori il cazzo, si avvicinò e me lo porse da leccare.
Mentre lo stavo spompinando, vidi Valentino alzarsi, prendere una brocca e pisciarci dentro.
Lo stesso fece sia papà e che lo zio.
Mi ritrovai a bere le loro tre pisciate mischiate.

La cena terminò in quelle condizioni, ci alzammo ed uscimmo dal locale, vistosamente brilli.
Raggiungemmo le macchine e mi dissero di salire in quella di Giovanni (con la quale erano venuti i tre amici), mentre papà e lo zio salirono sulla loro per tornarsene a casa.
“Divertitevi, ma non fatele del male”, disse papà a Valentino.
Lo guardai intimorita e salii sulla loro macchina.
Guidava Giovanni, Vincenzo era davanti, mentre io e Valentino eravamo seduti dietro.
Mi sollevò l’abito e mi fece aprire le cosce. Mi baciò e mi masturbò con le dita. Iniziai a gemere.
Non gli sembrava vero.
Arrivammo a casa di Vincenzo, l’unico dei tre che viveva solo, per essere rimasto vedovo e senza figli.
Salimmo le scale, abitava al primo piano, e me le fecero fare davanti, con l’abito, praticamente sollevato.
Appena entrati in casa, mi strapparono letteralmente il vestito. Rimasi finalmente nuda davanti a loro.
Mi fecero mettere subito carponi e mi fecero camminare come una cagna, per mettere subito in chiaro come sarebbe andata la notte.

Si spogliarono velocemente.
Avevo tre ultra settantenni davanti e me e presto me li sarei scopati.
Li guardavo, avevano tutti e tre i segni degli anni.
Giovanni andò in bagno a pisciare e Valentino gli sussurrò una cosa nell’orecchio.
Quando tornò, aveva il cazzo molliccio in mano e disse ai suoi compari
“Fatemi finire di pisciare nella sua bocca”, me lo ficcò e schizzò la parte finale della pisciata. Ingoiai. Mi misi a pompare, facendo, di proposito, molto rumore con la saliva e con la bocca.
Si misero, tutti e tre, carponi sul materasso, allargando le chiappe.
Mi avvicinai a Valentino, che stava in mezzo, e gli leccai il culo, mentre segai, con la mano destra Giovanni e con quella sinistra Vincenzo.
Erano pronti, avevano tutti e tre i loro vecchi cazzi in tiro.
Mi distesi con le cosce aperte. Valentino mi penetrò con iniziale dolcezza, per poi sbattermi con brutale violenza. Vincenzo si avvicinò per porgermi il cazzo da leccare, mentre con la mano destra, libera, segai Giovanni.
Alternarono le posizioni, fino a farmi mettere carponi e mentre Valentino mi inculava, gli altri due mi porgevano i loro cazzi da leccare, per poi prendermi a turno nella figa e nel culo e concludere con una classica tripla, uno mi scopava, l’altro mi inculava ed il terzo si faceva spompinare.
Cambiarono più volte le loro posizioni, riuscirono a farmi godere e non mancai di gemere.
Non pensavo potesse essere piacevole scoparmi tre ultrasettantenni, ma godetti e mi piacque.
Mi fecero inginocchiare. Valentino si avvicinò, appoggiò il cazzo sulle mie labbra, lo segò ed iniziò a schizzarmi in faccia; Giovanni lo imitò subito dopo ed anche Vincenzo mi sborrò in pieno volto.
Mi presero per i capelli e mi trascinarono in bagno.
Il water era già completamente sporco di pipì.
Valentino abbassò la tavoletta e si sedette per liberarsi con una veloce cagata; lo fece, mentre Giovanni e Vincenzo mi pisciarono in faccia.
Valentino terminò, si alzò e mi costrinsero a leccargli il culo sporco di merda.
Lo feci, disgustata. Lo leccai completamente, ma non furono soddisfatti, mi presero per i capelli e mi spinsero la testa nel cesso, ancora pieno della cagata di Valentino.
Provai ad oppormi, li supplicai. Spingevano e chiusi gli occhi, sentivo solo la puzza di merda. Tirai fuori la lingua e mi limitai a leccare le pareti, senza arrivare in fondo.
Ero schifata di quel che stavo facendo, ma continuai e quando mi sollevarono la testa, li guardai con le labbra sporche di merda, e li disarmai, dicendo:
“Cosa volete che faccia, ancora?”
Si guardarono, forse pentiti per essersi spinti così tanto. Valentino mi rispose:
“Pulisciti e dopo raggiungici in camera da letto”.
Uscirono dal bagno. Mi alzai. Avevo ancora i tacchi ai piedi. Mi sciacquai accuratamente il viso, cercai qualcosa per levare anche il trucco e mi accontentai di quel poco che c’era. Presi del collutorio, cercando di eliminare il terribile sapore della merda.
Li raggiunsi in camera, non sapendo cosa mi avrebbe ancora riservato quella notte.
Mi fecero sistemare sul materasso in mezzo a loro, e sorprendentemente, mi accarezzarono con tenerezza.
Mi godetti quelle coccole inattese.
Allungai la mano verso la verga di Vincenzo e di Valentino. Entrambe rimasero a riposo, denunciando tutti i loro anni. Giovanni cercò di rinvigorire la propria, facendomela succhiare, e nonostante non riprese
la piena forza, riuscì comunque a godere ed a schizzare un po’ di sperma.
Sorrisi loro e dissi che ero stata bene.

Mi alzai dal letto e presi il vestito; era inutilizzabile, completamente strappato.
“Non posso uscire nuda”, dissi
Valentino mi prestò la sua giacca e si offrì di accompagnarmi a casa.
Stava albeggiando quando scendemmo. Mi infilai subito nella sua macchina e mi portò a casa.
Durante il tragitto mi disse che sperava potessimo rivederci ed io non chiusi su questa possibilità, ma fui chiara in una cosa:
“Va bene farti leccare il culo sporco di merda ed anche infilarmi la testa nel cesso, ma non se il fondo è così pieno di cacca”. Gli sorrisi, lo sfiorai con le labbra sulle sue e scesi dalla macchina per salire a casa mia.

Valentino entrò a far parte dei miei padroni.
Papà e lo zio erano molto più presenti, ma Valentino dette subito il suo contributo.
Era sabato mattina e stavo a casa a sistemare un po’ di cose.
Mi arrivò un messaggio nella chat creata “La puttana ed i suoi padroni”
“Stiamo venendo a casa tua. Stiamo tutti e tre”

Se vuoi conoscere la storia di Gianna

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scritto il
2024-04-16
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