Gianna sottomessa di Papà Dino - primo episodio

di
genere
incesti

Il prossimo novembre compirò 44 anni e da sei anni vivo, finalmente, sola.
Alla fine dello scorso anno ho deciso di ristrutturare casa. Ciò avrebbe comportato, trasferirmi dai miei per almeno un mese. Quella che mi era sembrata una scelta sensata e priva di conseguenze, si è rivelata uno spartiacque della mia vita.
Avrei smesso i panni di Gianna, donna piacente, collaboratrice per uno studio di consulenza del lavoro, per vestire i panni di Gianna, sottomessa di mio padre, troia per tutti, con un occhio particolare si componenti della famiglia, sia uomini che donne.
Ma partiamo dal principio, da quella sera di inizio novembre 2024.

Mi chiamo Gianna, all’epoca dei fatti avevo 42 anni, prossima ai 43 e, nonostante ciò, ero molto cercata tra gli uomini. Non avevo una relazione stabile e questo mi permetteva di divertirmi, perché ero ben conoscente che il cazzo mi piacesse. Bassina, sfioro 1.60cm di altezza, ho un fisico asciutto, con un seno appena accennato, ma un culo sodo, alto e molto erotico. Capelli rossi.
Quella sera decisi di esagerare ed indossai un microabito nero inguinale, con, inoltre, due spacchi laterali profondi ed uno a metà sino all’inguine. Aggiunsi un paio di autoreggenti nere 50denari, il reggicalze e calzai un classico décolleté nero tacco12.
Impossibile non eccitarsi alla mia sola vista. Ne ero consapevole e quella sera ne approfittai.

La serata era una degustazione di vini e chiesi a mio padre, come al solito, di accompagnarmi. Quando uscii dalla camera, i miei genitori non fecero alcun commento sul mio outfit, solo la mamma mi disse quanto fossi bella.
In macchina papà sembrava concentrato sulla guida, in realtà stava apprezzando la mia coscia scoperta e visibile, con la presenza di autoreggenti e reggicalze.
Quando arrivammo, lo salutai con un casto bacio e scesi dall’auto, senza rendermi conto del fatto che, scendendo, gli avevo offerto un’altra visione: la completa assenza di slip.

Eravamo rimasti d’accordo che l’avrei chiamato una mezz’ora prima di venirmi a prendere. Entrai nel locale.
Mi accertati della presenza di un paio di miei amici, con i quali, spesso, scopavo, ma entrambi impegnati sentimentalmente. Mi feci guardare e presi posto.
Uno dei due, prima che la degustazione iniziasse, mi mandò un messaggio per dirmi che mi avrebbe aspettato nel bagno. Attesi un paio di minuti e mi alzai, non passando inosservata agli altri presenti. Entrai nel bagno e, seguendo le indicazioni del mio amico, aprii una cabina, entrai e la chiusi immediatamente. Lui era già lì con il cazzo svettante. Mi prese da dietro il collo e mi abbassò per prenderlo in bocca.
Lo spompinai con passione, eccitandomi all’idea che la moglie fosse al tavolo a pochi metri da noi. Lui mi tenne le mani dietro la testa e dopo un abbondante minuto della mia lingua e delle mie labbra, mi scaricò in gola una lunga sborrata. La ingoiai e mi sollevai; lo stronzo tirò fuori una bottiglietta con il beccuccio, già piena e me la porse
“Questa è la pisciata che ho fatto mentre ti aspettavo”
Senza rispondere, la presi e ne bevvi una metà, svuotando il resto nel water.
“Contento?”
“Sempre, quando bevi il piscio”.
Uscì prima lui e, dopo un paio di minuti, uscii anche io. Tornai al mio posto, non prima di averlo fissato mentre camminavo, sculettando ed ammirata dal resto della sala. Avevo la bocca piena di sapori intimi, mangiai un tarallino sperando di camuffare l’alito.
Ero eccitatissima. Guardai un altro mio amico, che mi scopava spesso; anche lui era in compagnia. A metà serata, durante una pausa, mi fece cenno di seguirlo fuori.
Lo raggiunsi e mi portò in un anfratto nascosto. Mi sollevò la gonna e mi infilò un paio di dita nella figa. Mi masturbò sino a farmi raggiungere l’orgasmo, quindi mi dedicai a lui, prendendo tra le labbra la sua verga. Lo pompai e lo leccai sino a farlo godere, ingoiando anche la sua sborrata.
Che serata, pensai…e tornai al tavolo, più che soddisfatta.

Mandai un messaggio a mio padre, scrivendogli che per mezzanotte e mezza avrei finito. Mi rispose con il pollice su.
Quando la serata terminò, ricevetti la notifica di un messaggio di mio padre, era fuori e mi aspettava in macchina.
Stavo per uscire e mi raggiunse il titolare del locale, che già conoscevo, chiedendomi di seguirlo nel suo ufficio. Lo seguii, ci chiudemmo, mi abbracciò e mi lusingò di parole, dicendomi che non era riuscito a staccarmi gli occhi di dosso. Ci baciammo, ma gli dissi che non avrei potuto trattenermi perché c’era mio padre fuori ad aspettarmi. “Posso stare cinque minuti, il tempo di coccolarti un po’”, gli feci l’occhiolino, gli sbottonai i pantaloni, tirai fuori il cazzo e mi inginocchiai. Lo presi in bocca, gli leccai il glande, mi soffermai sul prepuzio. Mi eccitai particolarmente nel pensare che mio padre stava aspettando e non sapeva che l’attesa era dovuta ad un pompino. L’uomo emise un suono gutturale e mi scaricò in bocca una sborrata lunghissima.
La ingoiai tutta, mi alzai e lo salutai dandogli appuntamento a molto presto.

Raggiunsi la macchina dove papà mi aspettava, salii trafelata e mi accorsi in ritardo di una vistosa striscia di sperma che luccicava sulla autoreggente; presi un dito, la tolsi e la leccai, papà aveva visto tutto, aveva, credo, capito, ma non disse nulla, se non chiedermi come fosse andata la serata. Risposi che era andata benissimo, e chiusi gli occhi per fuggire ad altre domande.

Arrivammo a casa, andai nel bagno per fare pipì e mi soffermai a riflettere sulla serata. Tre pompini, un ditalino, una bevuta di piscio, era andata oltre le migliori aspettative e non sapevo ancora del prosieguo. Si manifestò qualche minuto dopo.
Ero in camera mia, ancora vestita e con i tacchi ai piedi, quando papà entrò; aveva la canottiera ed i boxer che non nascondevano una evidente eccitazione.
“Cosa c’è, Papi?”
“Oh Gianna, sei incredibile per quanto sei bella”.
Rimasi sorpresa, ancora di più quando mi abbracciò, palpandomi il culo
“Papi che fai?”
“Gianna io non resisto più”
“Dai Papi, non possiamo; tu sei mio padre ed in più, la mamma sta dormendo in camera da letto”
“Guarda quanto mi ecciti” e si abbassò il boxer, mostrandomi una verga di notevoli dimensioni.
Non riuscii a resistere e l’accarezzai; iniziai a segarlo lentamente
“Papi ti faccio solo una pugnetta”
Il cazzo era enorme e pulsava.
Lo tenevo tra le mani e già quello mi sembrava pazzesco.
“Vuoi venire?”, gli chiesi
“Non ancora”
Ci baciammo, papà mi sollevò l’abito e mi infilò un dito nella figa; sussultai. Mi spinse sul letto, mi allargò le gambe si inginocchiò ed iniziò a leccarmela. Era bravissimo. Fui percorsa da intensi brividi di piacere
“Papi se si sveglia la mamma?”
“Tranquilla, ha preso i suoi sonniferi, prima delle sei, manco le bombe la svegliano”
riprese a leccarmela…
Voltai la testa e ci vidi dallo specchio. Pensai “Incredibile, papà mi sta leccando la figa” e ci sapeva fare, cazzo se ci sapeva fare; i baffi mi solleticavano il clitoride e la lingua affondava. Volevo fargli vedere come sapessi leccare bene anche io. Sollevai il bacino, spinsi incontro alla sua bocca. Lui capì e mi penetrò con la lingua. Soppressi le urla di piacere, per paura di svegliare mamma, ma sospirai profondamente per godermi l’orgasmo.
Papà si alzò per scoparmi, ma lo fermai
“Aspetta, fammi riprendere, adesso è sensibile”
Mi sedetti sul bordo del letto, scostai i capelli di lato e, afferrandolo con una mano, mi portai il suo cazzo in bocca.
Lo scappellai e gli leccai il frenulo con la punta della lingua; lo circondai con le labbra e pompai, quindi cercai di infilarmelo tutto in bocca. Era lungo e grosso, ma riuscii a prenderlo tutto; mulinai con la lingua e sentii papà gemere; il cazzo pulsava tra le mie labbra, lo sfilai, era completamente umido della mia saliva. Mi alzai, mi sfilai l’abito, rimanendo nuda, con indosso autoreggenti, reggicalze e scarpe con il tacco; mi stesi sul letto, divaricai oscenamente le gambe; allargai le labbra della figa e guardai mio padre. Prese il cazzo in mano, lo puntò verso la mia intima fessura; una leggerissima pressione e fu dentro.
Iniziammo a scopare e fu tanto intenso, quanto meraviglioso. Papà mi infilò un dito nel culo; sussultai, quindi ne aggiunse un altro ed un terzo, sorrisi e mi feci scopare dal suo cazzo ed inculare dalle sue dita.
“Quanti te ne sei scopati, stasera, troietta?”
Mi fece strano sentirmi chiamare troia, da mio padre, ma mi eccitò terribilmente
“Lo vuoi sapere?”
“Si, sei entrata in macchina con la sborra addosso”
“E tu ti sei eccitato, maiale”
“Quanti?”
“Solo tre, tre miseri pompini, poi finalmente mi hai scopato tu”
Accelerò la chiavata
“Papi baciami, altrimenti urlo”
Ci baciammo, con passione e desiderio; raggiunsi un altro, violento, orgasmo.

Mi fece mettere carponi sul letto, mi voltai per guardarlo; mi ammirò il culo, lo accarezzò, si abbassò e mi leccò tra le chiappe; sospirai, era fantastico. Mi prese per i fianchi e mi inculò.
Affondò il cazzo, si piegò, mi prese per i capelli e mi sollevò la testa.
Rimase qualche minuto ad incularmi, un po’ dolcemente, un po’ con violenza, finché mi sussurrò di voler godere.
Finalmente, pensai, sembrava non dovesse venire mai.
Si sfilò e mi fece stendere di nuovo.
Si mise a cavalcioni su di me, con il culo davanti ai miei occhi. Lo presi per le chiappe, le allargai, sollevai leggermente la testa ed iniziai a leccargli il buco del culo, penetrandolo con la lingua.
“Sei fantastica, Gianna”.
Poi mi fece una domanda che mi lasciò senza parole
“Me lo leccheresti anche sporco di merda?”
In realtà non l’avevo mai fatto e l’idea mi faceva un po’ schifo, ma non volevo deluderlo, convinta che non me l’avrebbe mai fatto fare
“Tu vorresti?”, risposi
“Si”
Non risposi, ma continuai a leccarlo.
Si sollevò, si girò e puntò il cazzo verso il mio viso
“Apri la bocca”, mi disse
spalancai le labbra ed attesi. Il primo schizzo mi colpì in fronte, gli altri sul viso ed in bocca; sembrava una fontana di sborra.
Si acquietò e si stese al mio fianco. Feci scivolare le scarpe e mi accovacciai a lui, con la faccia piena di sperma.
“Immagina se si alzasse mamma, adesso”
“Sarebbe un bel casino”
“eh si…potrei dirle, scusa ma’, tuo marito mi ha appena sborrato in faccia”
ridemmo e rimanemmo in silenzio per un paio di minuti
“Noi siamo pazzi”, dissi
“Vero, ma impossibile resisterti”
“Speriamo di essere bravi a non farci scoprire”
“Sarà dura limitarci”
“Se lo vuoi sapere, io ho già di nuovo voglia”
“be’ ora devo fare pipì”
“la vuoi fare nella mia bocca?”
Mi prese per mano e mi portò nel bagno.
Mi sfilai autoreggenti e reggicalze e mi inginocchiai nella cabina doccia. Papà prese il cazzo in mano e mi pisciò in faccia ed in bocca.
“Sarò il tuo cesso personale”, gli dissi scherzando, ma avrei capito, in seguito, che lui la prese sul serio.

Papà disse
“meglio se andiamo a letto, ci vediamo domani mattina”, uscì dal bagno.

Mi feci una doccia rapida, mi sistemai ed andai a dormire. Incredibile, avevo appena iniziato una relazione erotica con mio padre
scritto il
2026-01-14
3 1 8
visite
2
voti
valutazione
4
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.