Giuramento infranto
di
Francesca_
genere
tradimenti
La partenza di Mario per il seminario lavorativo aveva lasciato in casa un'atmosfera pesante di risentimento inespresso. Prima di preparare la valigia, prese il viso di Anna tra le mani, il suo sguardo da sessantacinquenne che brillava di una gelosia appena sopita: "Divertiti al ballo, Anna, ma non dimenticare il nostro patto. Il tuo corpo è mio, ma questo piccolo giardino segreto, questo piccolo anfratto che ho passato tanti anni a conquistare, deve conoscere solo me. Promettimelo". Anna, turbata da tanta intensità, imprecò, posandogli un bacio sulle labbra per suggellare questo giuramento di assoluta esclusività. Eppure, sabato sera, vestita con un abito di raso nero che accentuava la curva dei suoi fianchi, si lasciò trasportare dall'eccitazione della festa del paese. Fu lì che incontrò Andrea, un uomo sulla cinquantina, dalle spalle larghe e dallo sguardo calmo e predatorio, che non le distolse gli occhi di dosso per tutta la sera.
L'attrazione fu come una scossa elettrica, che spazzò via all'istante ogni cautela. Di nuovo nell'ombra del soggiorno di Anna, la tensione esplose. Andrea la afferrò per la nuca per un bacio divorante, le sue labbra si scontrarono con le sue con una fame diversa dalla solita tenerezza di Mario. Anna sentì le ginocchia cedere quando le mani di Andrea scivolarono sotto la seta del suo vestito, seguendo la lunghezza delle calze fino al pizzo del suo cavallo già umido. La spogliò con fretta febbrile, adagiandola sullo spesso tappeto di lana prima di inginocchiarsi tra le sue cosce. Lì, le aprì le labbra carnose con i pollici, immergendo la lingua con fervore metodico per un lungo e profondo cunnilingus che fece perdere ad Anna ogni senso della realtà. Gemette, le dita si strinsero intorno alla nuca di quello sconosciuto che stava esplorando ogni angolo della sua intimità con una competenza che la elettrizzò fino al midollo. Spinta da una ritrovata audacia, si sedette per servirlo, le sue labbra avvolsero la sua virilità con intensità impaziente, assaporando il sapore di quest'uomo che la dominava con tutta la sua magnificenza.
Il desiderio raggiunse un punto di non ritorno quando Andrea la penetrò con forza bruta, riempiendola di un senso di pienezza dimenticato, ogni spinta la avvicinava a un picco che pensava di non poter più raggiungere. Ma proprio mentre il piacere era al culmine, Andrea le afferrò i fianchi e la girò bruscamente, costringendola a quattro zampe, con il busto premuto contro il tappeto. Anna sentì una pressione decisa e lubrificata all'ingresso del suo territorio proibito. Per una frazione di secondo, l'immagine di Mario e il peso della sua promessa le balenò nella mente come un lontano avvertimento, ma l'ebbrezza della trasgressione era diventata un bisogno vitale. Invece di contrarsi, sospirò in segno di assenso e inarcò la schiena, offrendo volontariamente quel piccolo foro che Mario credeva sarebbe stato suo per l'eternità. Andrea spinse con selvaggia determinazione, aprendosi la strada attraverso lo stretto ingresso, che alla fine cedette con uno strappo squisito. La sensazione di questa totale intrusione, questa conquista di uno spazio destinato a essere sacro, sopraffece Anna. Ogni spinta di Andrea in quella zona proibita era un delizioso sacrilegio, una violazione definitiva del suo voto che la faceva urlare di piacere nel silenzio della casa. Si arrese completamente, lasciando che lo sconosciuto prendesse con la forza e il desiderio ciò che suo marito credeva di possedere per contratto, trasformando il suo tradimento in assoluta liberazione fisica.
La domenica mattina, il silenzio in casa sembrava più pesante del solito, rotto solo dal ticchettio dell'orologio del soggiorno. Anna si svegliò lentamente, la seta delle lenzuola le accarezzò la pelle ancora sensibile. Ancor prima di aprire gli occhi, il suo corpo le ricordò ogni secondo della notte precedente. Avvertì un dolore insolito, una sensazione di pienezza e un bruciore sordo proprio in quel punto che Maruo aveva giurato di proteggere. Quel "piccolo buco", che aveva tenuto intatto per decenni per mera abitudine coniugale, era ora il testimone silenzioso del suo tradimento. Si passò una mano sui fianchi, ricordando la stretta ferrea di Andrea e come si era arresa, infrangendo il suo voto con un grido di liberazione.
Mentre si alzava, colse il suo riflesso nello specchio del bagno. I suoi lineamenti erano rilassati, quasi ringiovaniti dall'adrenalina del proibito, ma i suoi occhi tradivano un'ansia nascente. Sapeva che Mario sarebbe tornato nel tardo pomeriggio, certo di trovare la sua fedele moglie e il suo "giardino segreto" intatti. Andò in bagno, lasciando che l'acqua calda le scorresse sul corpo per lavare via l'odore dello sconosciuto, ma nessuna doccia poteva cancellare la sensazione fisica dell'intrusione che aveva permesso. Ogni movimento, ogni passo che faceva, le ricordava l'elasticità forzata della sua carne e la forza della penetrazione di Andrea in quella zona proibita. Si ritrovò a sorridere suo malgrado, un brivido di piacere persistente le percorse la schiena al pensiero che quel territorio ora apparteneva, nella sua memoria, a un altro.
Il pomeriggio volò a una velocità allarmante. Anna riordinò il soggiorno, buttò via i due bicchieri di vino e arieggiò la stanza per dissipare l'odore legnoso di Andrea. Ogni volta che un'auto passava per strada, il suo cuore batteva all'impazzata. Come poteva guardare Mario negli occhi senza che lui intuisse che il patto era rotto? Sapeva che suo marito, nel suo zelo possessivo, non avrebbe mancato di esigere ciò che gli era dovuto non appena fosse tornato. Il pensiero di tornare alla routine di Mario, dopo aver assaporato la selvaggia trasgressione della notte, la riempiva di una strana vertigine. Sedeva sulla sua poltrona, aspettando che la chiave girasse nella serratura, consumata da quel segreto bruciante che la rendeva, a sessant'anni, una donna che non apparteneva più a nessuno, tranne forse al suo stesso desiderio.
L'attrazione fu come una scossa elettrica, che spazzò via all'istante ogni cautela. Di nuovo nell'ombra del soggiorno di Anna, la tensione esplose. Andrea la afferrò per la nuca per un bacio divorante, le sue labbra si scontrarono con le sue con una fame diversa dalla solita tenerezza di Mario. Anna sentì le ginocchia cedere quando le mani di Andrea scivolarono sotto la seta del suo vestito, seguendo la lunghezza delle calze fino al pizzo del suo cavallo già umido. La spogliò con fretta febbrile, adagiandola sullo spesso tappeto di lana prima di inginocchiarsi tra le sue cosce. Lì, le aprì le labbra carnose con i pollici, immergendo la lingua con fervore metodico per un lungo e profondo cunnilingus che fece perdere ad Anna ogni senso della realtà. Gemette, le dita si strinsero intorno alla nuca di quello sconosciuto che stava esplorando ogni angolo della sua intimità con una competenza che la elettrizzò fino al midollo. Spinta da una ritrovata audacia, si sedette per servirlo, le sue labbra avvolsero la sua virilità con intensità impaziente, assaporando il sapore di quest'uomo che la dominava con tutta la sua magnificenza.
Il desiderio raggiunse un punto di non ritorno quando Andrea la penetrò con forza bruta, riempiendola di un senso di pienezza dimenticato, ogni spinta la avvicinava a un picco che pensava di non poter più raggiungere. Ma proprio mentre il piacere era al culmine, Andrea le afferrò i fianchi e la girò bruscamente, costringendola a quattro zampe, con il busto premuto contro il tappeto. Anna sentì una pressione decisa e lubrificata all'ingresso del suo territorio proibito. Per una frazione di secondo, l'immagine di Mario e il peso della sua promessa le balenò nella mente come un lontano avvertimento, ma l'ebbrezza della trasgressione era diventata un bisogno vitale. Invece di contrarsi, sospirò in segno di assenso e inarcò la schiena, offrendo volontariamente quel piccolo foro che Mario credeva sarebbe stato suo per l'eternità. Andrea spinse con selvaggia determinazione, aprendosi la strada attraverso lo stretto ingresso, che alla fine cedette con uno strappo squisito. La sensazione di questa totale intrusione, questa conquista di uno spazio destinato a essere sacro, sopraffece Anna. Ogni spinta di Andrea in quella zona proibita era un delizioso sacrilegio, una violazione definitiva del suo voto che la faceva urlare di piacere nel silenzio della casa. Si arrese completamente, lasciando che lo sconosciuto prendesse con la forza e il desiderio ciò che suo marito credeva di possedere per contratto, trasformando il suo tradimento in assoluta liberazione fisica.
La domenica mattina, il silenzio in casa sembrava più pesante del solito, rotto solo dal ticchettio dell'orologio del soggiorno. Anna si svegliò lentamente, la seta delle lenzuola le accarezzò la pelle ancora sensibile. Ancor prima di aprire gli occhi, il suo corpo le ricordò ogni secondo della notte precedente. Avvertì un dolore insolito, una sensazione di pienezza e un bruciore sordo proprio in quel punto che Maruo aveva giurato di proteggere. Quel "piccolo buco", che aveva tenuto intatto per decenni per mera abitudine coniugale, era ora il testimone silenzioso del suo tradimento. Si passò una mano sui fianchi, ricordando la stretta ferrea di Andrea e come si era arresa, infrangendo il suo voto con un grido di liberazione.
Mentre si alzava, colse il suo riflesso nello specchio del bagno. I suoi lineamenti erano rilassati, quasi ringiovaniti dall'adrenalina del proibito, ma i suoi occhi tradivano un'ansia nascente. Sapeva che Mario sarebbe tornato nel tardo pomeriggio, certo di trovare la sua fedele moglie e il suo "giardino segreto" intatti. Andò in bagno, lasciando che l'acqua calda le scorresse sul corpo per lavare via l'odore dello sconosciuto, ma nessuna doccia poteva cancellare la sensazione fisica dell'intrusione che aveva permesso. Ogni movimento, ogni passo che faceva, le ricordava l'elasticità forzata della sua carne e la forza della penetrazione di Andrea in quella zona proibita. Si ritrovò a sorridere suo malgrado, un brivido di piacere persistente le percorse la schiena al pensiero che quel territorio ora apparteneva, nella sua memoria, a un altro.
Il pomeriggio volò a una velocità allarmante. Anna riordinò il soggiorno, buttò via i due bicchieri di vino e arieggiò la stanza per dissipare l'odore legnoso di Andrea. Ogni volta che un'auto passava per strada, il suo cuore batteva all'impazzata. Come poteva guardare Mario negli occhi senza che lui intuisse che il patto era rotto? Sapeva che suo marito, nel suo zelo possessivo, non avrebbe mancato di esigere ciò che gli era dovuto non appena fosse tornato. Il pensiero di tornare alla routine di Mario, dopo aver assaporato la selvaggia trasgressione della notte, la riempiva di una strana vertigine. Sedeva sulla sua poltrona, aspettando che la chiave girasse nella serratura, consumata da quel segreto bruciante che la rendeva, a sessant'anni, una donna che non apparteneva più a nessuno, tranne forse al suo stesso desiderio.
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