Il rientro a casa dopo la visita in ufficio

Scritto da , il 2021-12-03, genere dominazione

Terminato l’incontro ravvicinato del terzo tipo con il “mio Dottor L” non riesco proprio in nessun modo a staccarmi da lui, troppo forte la chimica che ci ha uniti per potermene separare. Tanto più che ho anche la disponibilità di casa libera. Restare fra quelle quattro mura da sola per la notte con l’enorme adrenalina accumulata sarebbe un supplizio.
Indosso un paio di mutandine pulite che ho sempre in borsa e ci avviamo alla tua macchina. Mentre guidi mi fai divaricare le gambe e incominci con le tue mani grandi e calde ad accarezzarmi le gambe. Prepotenti sento risalire brividi intensi di piacere e incomincio di nuovo copiosamente a colare. Sei proprio un porco, dopo tutto quello che c’è stato non riesci ad aspettare di arrivare a casa. In modo imperativo che non ammette repliche mi dici di sfilarmi le mutandine, te le porgo e con sguardo lubrico le annusi sorridendo.
Mi ordini di appoggiare i piedi sul cruscotto invitandomi a masturbarmi, reagisci con una alzata di spalle quando ti dico che bagnerò tutto il sedile in pelle.
Piove che Dio la manda, sono le dieci di sera e siamo quasi davanti al portone di casa mia. Tu non parli, io non parlo... ti chiedo di parcheggiare la macchina all'angolo più indietro in modo che i vicini non ci notino insieme, ma stasera piove troppo, non ho l'ombrello e visto come sono stata brava, fino a un quarto d'ora fa, sulla tua scrivania... accosti vicino, ti giri per darmi il solito bacio di Giuda (gli unici che sai veramente darmi) e coi fanali all'improvviso illumini Paola... Merda! Una smorfia di sgomento e di panico mi si dipinge sul viso. "No no no!", grido fiondandomi giù dalla macchina. La mia Paola è fradicia, mi aspetta lì in piedi da chissà quanto, non ha l'ombrello e in mano ha un vassoio della Pasticceria Le Delizie tutto zuppo e disfatto...
La raggiungo, lei non parla (ha i capelli sugli occhi), mi mortifico e mi scuso, lei si carica e inizia a gridare, realizzo solo adesso del nostro appuntamento fissato la scorsa settimana, “ma perché non mi hai chiamata?”, “guarda il cellulare, stronza” mi risponde... Con la coda dell’occhio vedo che stai ingranando la retromarcia per ripartire proprio quando Paola alza una mano per darmi un grandioso ceffone. Non lo fa (e magari era soltanto un accenno monitorio) sentiamo un colpo di clacson prolungato. Contemporaneamente ti guardiamo fissandoti per alcuni secondi. A questo punto non puoi più eclissarti, spegni l’auto e ci vieni incontro con un ombrello.
Paola ti studia realizzando fra sé molte cose. Tu ti avvicini a me. "Ciao", dici a Paola. La faccia di Paola si deforma in una smorfia di Al Pacino in Scarface. "Puttana, puttana!", mi ringhia e mi sibila insieme, "altro che lavoro fino a tardi, eri a farti fottere da questo stronzo!". Non so più cosa rispondere, allora provo a mentire... "No... no...". Lei però mi spinge addosso al muro... e piove, cristo!... mi caccia una mano sotto la gonna e mentre tu osservi la scena ti vedo appallottolare nella tasca del soprabito i miei slip ancora fradici... Paola si annusa le dita, sente odore di figa e di sborra, se le succhia platealmente, ti squadra come un ragno studierebbe una zanzara... "Andiamo su, almeno questo me lo devi", dice a me, ma guardando sempre te... "Va bene", le rispondo io mortificata, "andiamo su, ti offro qualcosa". "Ecco, sì, offrimi qualcosa...", e nella voce di Paola, tra gli scrosci della strada, c'è qualcosa di fatale....
Fatale a tal punto che ci segui per le scale, le fatidiche "rampe di scale" di cui hai letto tante volte dei miei racconti “menage a trois”, "meditando". Non sei mai stato a casa mia, ma l’ho descritta così bene che ti è già completamente familiare.... "Tu, vieni a darmi una mano", ti ingiunge Paola dirigendosi in camera da letto. Mi guardi interrogativo, ti invito a seguirla... che sarà mai? Vai oltre e trovi Paola che ha disfatto coperte e cuscini, scoprendo il materasso... "Aiutami a metterlo giù". Deponete il materasso sul tappeto. "Sereee!". Io mi affaccio sulla porta con in mano il suo bicchiere. "Ma... che cazzo fate? Siete impazziti!?". "Tu ora taci, levagli tutti i vestiti e legalo alla rete. Ha le doghe, starà bene. Usa le tue calze. Mani e piedi". Resti interdetto e spiazzato. Io incomincio dalla tua cravatta, con la dolcezza di un'amante premurosa ti disfo il nodo liberandoti il collo... hai un respiro affannato, i tuoi occhi mi fissano interrogativi... la camicia... osservo il tuo torace nudo... “faccio io” esclami... “no, voglio che faccia lei”, dispone l'aguzzina, che intanto ti ruba il cellulare dalla tasca del cappotto... “non uso password, cazzo!” urli disperato ... mi chino per levarti le scarpe e i calzini... poi mi metto in ginocchio, ti sfilo la cintura, resti in boxer neri attillati... guardo Paola, ricevo il cenno di procedere, ti scopro il cazzo e le palle e lei scatta una foto... "Irene, Irene.... eccola qui... è tua moglie, no?... fatto... le ho mandato la tua foto con Serena e le ho scritto anche l'indirizzo... cosa pensi che farà?". E ride... ma io e te no...
Potrebbe continuare….

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