Celestino Cap.: XII La prova

Scritto da , il 2021-02-26, genere zoofilia

Cap.: XII
La prova
Per ordine dello studioso il giovanetto fu fatto riposare sul giaciglio, dove di solito sonnecchiava lo stalliere, addetto ai parti, per non averlo già stanco e provato alla prova. Aveva paura e ansia di non poter superare l’esperienza a cui lo volevano sottoporre, … costringere. Lui sognava pesci, serpenti, filamenti che divenivano tentacoli; e tutti questi esseri … lo pizzicavano, lo stimolavano, mordevano, lisciavano, entravano per i suoi orifizi per annidarsi, arrotolarsi, scaldarsi gonfiandolo e lasciandogli tracce bianche opalescenti che trasformavano il suo letto in un qualcosa di morbido, caldo, profumato, allettante come un delizioso budino
Parlava, … si agitava, … sognava, … e poi vedeva e … sentiva la voce di un’amica:
“Ti voglio bene, piccolo … dolce umano.” -In sogno la mucca gli parlava- Dormiva finalmente su un pagliericcio, anche se a lui piaceva di più stare vicino, nell’umido, testa con testa, alla Fisa, compagna di posta.
“Tremi, … il tuo fisico segnala timore, … preoccupazione, … suda, … è freddo. Ohhh … piccolo uomo! Sono una mamma e … capisco. I tuoi amici ti vogliono far accoppiare con una femmina, ma tu sei un maschio passivo, … che non accetta … a te piacciono i maschi e loro vorrebbero importi una vagina, … vogliono farti violenza, … brutalizzarti; ma tu sei così cucciolo, … così piccolo, … cosììììì …! Quanto a pensare che il tuo minuto pipì vada bene per una sorca come quella che ti presenteranno, … ce ne corre. A te piace avere il buchetto pieno, … avere una fava dentro di te. Io non posso darti torto! Sai quanto bramo avere quello del toro, … quello grande e non quello alle prime armi, … che non ha ancora provato, cosa …. Ohh non debbo micca insegnarli io, come usarlo … io voglio uno … esperto! Sono una femmina-femmina, mentre tu sei un maschietto-femmina-femmina e … sia a te che a me stanno bene i falli, … le aste, … gli strumenti maschili … e possibilmente di buone misure.
Ti voglio bene, piccolo! … Mi piaceva scaldarti il visetto o pulirtelo raspandoti le croste o i sali delle urine, … che quei tuoi simili, per divertirsi … per ridere, indirizzavano sul tuo corpo; perché ti fidavi sorridendomi. Ohh come era bello osservarti, tenderti per avvicinarmi, … porgermi la guancia per ricevere una mia slinguata e poi … ridevi. Sei grande, ma ancora … un puro, innocente, pudico bambino. Ti voglio aiutare, piccolo: quando quella zoccola ti ghermirà, ti artiglierà per abusare, … per mungerti manualmente e godere del tuo viso, … quando, abbrancandoti, cercherà la tua lingua per succhiartela, strappartela, cavartela con le sua fauci sporche, luride, puzzolenti, … mentre con una mano ti stringerà sino a farti urlare di dolore, … resistile, contrastala, lotta con le mani e con i piedi, … non farti toccare l’anello, poiché cadresti … sua preda. Ti butterà a terra per stancarti, sfinirti. Non cercherà il tuo fringuello, ma il tuo viso, la tua bocca … per riempirti lo stomaco delle sue sozzure, … del suo sudiciume, … della sua putrida urina. Approfitta del momento in cui sistema la sua maleodorante, fetida, ripugnante vulva sul tuo naso per tappartelo, costringendoti così ad aprire le labbra e averti vinto, per sfuggirle scaraventandola nello scuriolo, … tra le nostre feci e urine. … e poi … corri subito da mia figlia, che è in calore … in attesa di essere montata dal nuovo, giovane toro, … -Vogliono provarlo- e, non temere, immergi il tuo volto nella sua pulita, desiderosa, bagnata natura. Falla grondare di più, … che pisci anche. Non temere, … è lavata, lucida, profumata. Quando arriverai da lei sarai nudo, poiché quella puttana ti avrà già svestito, lacerandoti l’abbigliamento che il tuo Maestro ti aveva dato per l’evento. Fatti bagnare tutto delle sue secrezioni, e il Maestro te ne farà immettere nell’intestino con dei clismi, … e poi, … quando sarai ben gonfio, muoviti verso il torello; in modo che, unto, ricoperto e riempito di esse, egli, captando l’avvicinarsi del profumo di mia figlia in calore, scambiandoti per essa, possa sniffarti, odorarti, fiutarti. Schiumerà, scalpiccerà, soffierà, … cercandoti. Accarezzalo, sfioralo, toccalo sul grugno, … sulle labbra, … lasciati odorare, fiutare, … Alla sua lingua dagli il petto e il viso, … ma non sotto; poiché avendola rasposa, ruvida come carta vetrata, potrebbe farti male tendendo a strapparteli … tirandoli, … confondendoli per le labbra vaginali. … e dopo che ti avrà pulito ed arrossato, girati e dagli i tuoi glutei con il tesoro che nascondi. Quella raspa, diversa dalla mia, ti farà urlare, saltare, inarcare per farti cadere gattoni, … bocconi. Ti aiuteranno a star là, poiché deve arroventare quel tuo cerchietto, … rilassarlo completamente e solo allora, dopo averti fatto defluire tutte gli umori che tieni, spingerà la punta per dilatarti il muscolo sfinterico scambiandolo per una vergine vulvetta. Godrai come mai ti sarà successo e come, forse, non ti succederà più. Gli altri ti reggeranno, … ma tu tendi una mano al rosso, lungo, lucido perno che si dilata e si tende verso te. Prendilo, … limalo con il volto, … con gli occhi, con le labbra … lasciati ungere dei suoi unguenti di desiderio, … sentine l’odore … inebriante, eccitante, … avvincente, … estasiante. Puliscilo, picchiettalo con la lingua, … fallo colare; … e poi … godere nella tua bocca. Non temere: è come quello umano, solo che ha il sapore dell’erba essiccata. Il farlo versare, spruzzare, appagare nella tua bocca è quello che mi devi per la dritta a farti superare la prova, perché devo sapere se quel torello è adatto per fecondare mia figlia e le altre mucche di questa stalla. Se mi avrai ascoltato, … lo saprò dai muggiti, dai sospiri, dai vocalizzi che quella giovane bestia avrà, mentre eiaculerà svuotando le sue ghiandole endocrine su di te e dai movimenti e urla di godimento dei tuoi simili nel vedere la fellatio che pratichi a quel giovane torello e da quello che ingurgiti e ti cola sul fisico, … ma non solo da quello, se quello che presagisco, … ennffff, … si avvererà. Non temere piccolo, … dormi e riposa, perché la giornata, domani, ti sarà molto, … molto faticosa e dispendiosa di energie mentali e fisiche. Ti aspetto … mio piccolo, … ti aspetto!”
Il chiasso del “governar le bestie” stava scemando e la luce entrando dagli infissi sempre più nitida, brillante, chiara gli donava gaiezza, esuberanza, entusiasmo per il nuovo giorno che sapeva come affrontare. Si stiracchiava, stirava sul pagliericcio senza il vestito dei liquami. Si contemplava felice di vedersi al mattino, per la prima volta da quando era in quella casa, nudo, bello, pulito e pieno di energie. Era attorniato da persone che conosceva, che lo volevano e per tutti aveva un sorriso e un saluto.
“Seestin, ghe xsè aa coeaxsion, che te gavemo molto noaltri e che gavemo tegnuo par ti. El mejo late, … queo in meszo, … el pì bon; parché de ghe dà incamerar forxse e spirito. Avanti che ghemo da vestirte, … ghemo da meterte sto vestio bianco, che te gà preparà el sorxge de biblioteca, … Camjio; ma prima gavemo da spalmarte on poco de cao fresco so tuta aa pee; in modo che te sappia tuto de late e che te posxa scampar suito ae man, che te voe brancar…. Tra poco vehgnarà anca el conte co el fator e altri, ma ghe sarà anca na femmena, che voe tì. Sbrighemoxse, vestìo che tra poco i xè qua.”
Mentre Romeo dava indicazioni, altri lo ungevano e lo vestivano con una tunichetta chiusa in vita da una fascia e con un pantaloncino bianco, lindo, nuovo.
“Ssssssssssssh, … ssssssssssssss!”
“Coxsa ghe sxè, che tuto…!” Sulla soglia della sala il conte contemplava quel germoglio umano, così rigoglioso, gaio, sereno, … anche eccitato.
“Saudo Sior Conte. El sxè pronto. O farò portar neo spasio che usemo par far el nostro fiò. Sxè largo e ghe sxè careghe e posti par tanti. Me auguro che a sia rivada anca quea!”
“Mi so qua, da drio a lor signori. Dopo te me o mostrarè sto puldin che gò da svexsar!” -Si fece sentire la prostituta-
“Ecoeo qua, demo Seestin, … che tuti te voe vardar e …!”
“Xseo sto puldin qua? … ma che beo che el xsè; el sembra pena vegnuo fora da l’ovo; … co queo vestitin bianco, stenxsuo in vita el sxè da manucar! Ohhh ghè insegnerò mi, sior conte; … vedarè come soto ee mee man, come che el salta, … come che el pigoea, … come che el se move da na parte all’altra … mugoeando, becando, sgrafando, pipiando, piansxendo, frignando, … e dopo che o gò ben scaldà el me lecarà, anca se là aea spusxa, perchè xgente come valtri jia voe coxì. Ma vardè che anca a lu, … aea ghe piasxerà oo stesxo. … ma vardè, sto pulierin, come el me speta! A vojio veder se el gà tuti ii so atributi e come che i sxè ciapai!”
“Fa male, … lasciami!”
“Verxgi sta boca, che vojio cognoscerla!”
Il giovinetto dapprima si piegò in due per la stretta subita e poi, tirato su e scosso per le guance, afferrate dalle mani unte di quella, per essere baciato con veemenza e furia. Quelle mani stringevano, soffocavano, strizzavano, avvinghiavano mentre la lingua perlustrava, ispezionava, attirava, spingeva, pigiava sino quasi a chiudergli le vie respiratorie. Impallidito, appannato nei riflessi, senza reazioni si abbandonò a quelle mani che, strappatigli gli indumenti, ora lo volevano pastrugnare, sgrullare, sbatacchiare. Si difendeva come poteva nella morsa di quelle braccia unte, sozze, grasse di tanto lardo. Si divincolava dibattendosi, dimenandosi, dando calci e morsi quando poteva, ma a quella interessava la parcella e non il ragazzo; per cui adoperava tutti i mezzi che conosceva per raggiungere lo scopo.
“Eh siora, non so miga se a riesce a far de sto ceo queo che a vol, me sa che el vinxserà lu; … altro che domarlo, … altro che insegnarghe!” -rideva Romeo-
“Tasxì porsei … che ste a vardar par menarveo mejio. Vedarì che, tra poco, ghe metarò a me bernarda sol naso e dopo ghe pisxarò anca nea boca, mentre lu el vegnarà soe me man. No, lo gà tanto grando, ma a mi me basta par farlo sgrondar. Ceo sta fermo, se no te copo. Sxè mejio che te buta sxo e che me senta so de ti, … così gavarò e man libere par farte apresxar a dejisxia dea carne e dea figa. Sacramenton, sta szo e nasa a me pisxa! A spusxarà anca, ma a quei a ghe piase oo stesso, ansi i a vol sporca e spussoente de pisxo.”
“Se te ghea fè, te paghemo do volte, ma se te perdi, … te me a dé par gnente e te perdi anca quei del sior Conte. Ahhh … ahh … e noatri, tutti, tegneremo par Seestin.” … e tutti si misero a ridere e ad approvare la proposta.
“Porsei, … buei, … sporchi bastardi … che no vuì mai pagar, ma staolta vojio el doppio par ognuno de valtri; … e ti, Romeo, che te ciàcoi tanto, … co te ciàpo, teo strucarò tanto da farte piegar e stenderte sol scuriatoeo e là, te meterò a me bernarda e cueo sporco anca de merda soea boca, perché te mea sneta coea lengoa. Bastardo, … fjio de puta … co te ciàpo!”
“… e sì, doman!”
Celestino, già bloccato per le spalle con le ginocchia di quella, avendo potuto prendere aria e richiamare un po’ di energie, nel mentre, quella si apriva le sformate, imbruttite, unte labbra vaginali per posizionarle sul suo naso, con uno sforzo non comune, inarcatosi, e con l’aiuto delle mani, le fece perdere l’equilibrio e la distese supina tra le vache. Approfittando di quel momento di sorpresa, corse dalla figlia della Fisa per ungersi come il sogno gli aveva suggerito, sbalordendo e turbando notevolmente tutti gli astanti.”
“Che cojion, … che reciòn, … sxà cosxì jovane e suito recia. Ohhh, ma te me a pagarè.” Il ragazzo in seguito si doveva guardare da quella figura, poiché l’invidia diviene cattiveria e con questa sopraggiunge la calunnia.
“Romeo, -esordì Camillo- prendi la carriola piatta, che si usa per portare all’essiccatoio gli escrementi bovini, … posizionala dietro i tarsi della bestia, in modo che il nostro novizio possa arrivare, senza difficoltà con il mento, sulla natura della vacca. Fallo salire … e mettigli un secchio tra le gambe, per raccogliervi quei liquidi che gli sfuggiranno. Tu, Alvise, mentre Michele e Stefano gli terranno addossato il viso alla vagina della mucca e giocheranno con quella per far sgorgare copiose secrezioni, aiutalo ungendolo ovunque, dai piedi alla testa.”
Gli astanti in silenzio osservavano la scena, partecipando eccitati e con evidenti umide erezioni sulle braghe. Stefano teneva con una mano in alto e in disparte la coda della vacca e con l’altra il secchio tra i piedi dell’adolescente; mentre Michele, il bovaro preposto allo svezzamento dei vitellini, con una mano muoveva e pressava quel viso sulla natura della bestia, con l’altra, stimolando la vagina, provocava continui sgorghi di umori. Sul corpo del ragazzo, preso dal piacere, provocato dalle manipolazioni del fratello e dell’amico, ricadevano e colavano liquidi misti ad urine. Accostato ed allontanato, ricacciato con forza in quella calda, umida, gocciolante cruna, … boccheggiava, … inghiottiva, … vomitava, … tossiva mentre, per le manipolazioni subite, si apriva abbandonandosi al piacere che mani sapienti gli trasmettevano, provocandogli ulteriori stimoli a farsi pressare, … scostare per eccitarlo, baciando e lambendo, l’apertura.
C’era in quel momento un inizio di silenziosi amplessi tra individui, non ancora all’apice, poiché tutti erano attirati dalle azioni di forte emozione lirica dell’atto in cui era coinvolto il ragazzo. La lingua di questo era spinta a lambire e accarezzare l’uretra della bestia per provocare e far uscire rapide di urina, affinché tutta la sua testa fosse aspersa, intrisa e infradiciata; che la sua gola sapesse e godesse di pipì e di liquidi vaginali bestiali. A volte il suo inviolato lucido roseo sfintere, oltre che sfiorato e accarezzato, era invaso da dita che gli alimentavano ulteriori, straordinari, … inconcepibili piaceri.
Nessun ragazzo entrando in quella maison aveva sostenuto, … scelto per dichiarare la propria sessualità quel modo. Tutti confermavano venerando, riverendo e onorando il segno di Priapo; ma ungersi il corpo di secrezioni bovine femminili per confondere, disorientare, imbrogliare un toro … ad uno spettacolo del genere non avevano mai assistito. Mentre l’orgia con la donna proseguiva, Celestino, già tutto vestito di secrezioni di mucca, era preparato a ricevere nell’intestino il resto dei liquidi tramite clisma, a cui Camillo aggiunse delle sostanze lenitive, vista l’imminente tortura oscena arrecata da una rasposa lingua. Ansimante, assettato e desideroso di superare la prova, con leggeri disturbi e brontolii intestinali, accettò e tollerò un’altra irrigazione di quel tiepido, viscoso gel, delicatezza per le narici … prelibatezza per la lingua del toro.
“Sapevo che avrebbe superato la prova. Mai avevamo assistito ad un evento simile. Signor Conte, questo ragazzino è da difendere, preservare, tutelare … da utilizzare e servirsene con parsimonia e solo per una remunerazione adeguata, che dia convenienza e frutti per tutti. Lei segua il suo programma, che condivido, … ma vorrei proseguirlo e ampliarlo con un’idea che farà conoscere la casa fuori dai confini dei soliti, ricattabili, noti padroni della politica e della finanza, ossia come centro di cultura, di esortazione, di conoscenza e di educazione alla sessualità e di difesa dell’omosessualità. Ci porterà giovamento e soprattutto novizi come lui, che gli stessi genitori ci affideranno per formarli e prepararli.”
“… e come?” - intervenne il conte-
“Alvise, quando gli è richiesto, fa da modello ad un artista. Inviti costui da noi per eseguire delle opere avendo per figurini-ispiratori, i nostri ragazzi. Mi creda Signor Conte, a volte, alcune loro posture lo farebbero rizzare anche ai morti. Con gli scritti, la raccolta erotica homo, che già possediamo e con opere pittoriche contemporanee andremo a formare una collezione invidiabile, … eccezionale, che consiglio di promuovere e pubblicizzare anche nelle scuole.”
“Concordo …, ma inseriamo anche le femminucce, … sempre con prudenza. Per il ragazzino … è opportuno che sia pronto per gli ultimi giorni della prossima ebdomada; … deve presentarsi come un bocciolo di rosa all’aurora, colmo di guazza, … profumato, … sensuale, … desiderabile, … amabile, … impudico. Lei è maestro in questo …, ma niente eccessi, … follie. È un patrimonio, dobbiamo conservarlo e difenderlo. In seguito a codesta testimonianza lo faccia ritemprare, riposare con lei. Ogni giorno il bagno deve essere nel latte, appena munto; per il resto segua il protocollo delle iniziazioni. Ora vada e segua il suo allievo.”
La bestia bramosa, sbuffante e attratta dai profumi provenienti dal quel giovane corpo, con la lingua da una narice all’altra, alla ricerca nell’aria della direzione verso cui dirigersi, bloccata con ganci ai zoccoli, sbavava, soffiava, … scalpicciava in attesa di fermare le sue aperture nasali prima sul volto, a mo’ di bacio, e poi la sua lingua sui glutei di quel corpo, pieno di afrori frizzanti. Il nostro aveva paura e si riparava i genitali con le mani unte dei fluidi della vacca, mentre la sinistra di Michele era ferma tra le sue natiche per limare, accarezzare con ostinazione il suo ano sino allo scroto. Costui, causandogli guizzi improvvisi, lo spingeva verso la lingua, che, eccitata e attratta, aspettava l’offerta. Tra due fuochi che lambivano con insistenza i suoi punti nevralgici di piacere, riuscì dopo sforzi immani a girarsi dando il suo pene al capo mandriano, mentre la lingua passava tutta la sua colonna lombosacrale coccigea. Dalla bestia era stimolato e avvinto; Michele si era ritirato e osservava, con altri, i suoi contorcimenti. Il glande taurino fuoriusciva dal suo involucro. Dallo sfintere dell’iniziando, iniziavano a uscire le secrezioni della vacca.
Sfinito, spossato, sfiancato … si abbandonò e si arrese alla lingua cosparsa di bava. Sì accasciò steso bocconi. Sì messo, porgeva i suoi polpacci, le sue natiche, la sua schiena, la sua area perineale sfinterica alla raspa, … alla lima sbucciatrice, … levigatrice taurina che gli asportava le abbondanti scariche liquorose. Annebbiato, … disorientato, … non più in grado di vedere e di capire … si lasciò indirizzare, incitato e spronato dai presenti, nella bruma della vista e nella semi coscienza a prendere e stringere la sgocciolante, lunga verga purpurea per portarsela alle labbra. Le sue arrossate, scorticate natiche, a ogni passaggio di lingua s’infossavano e s’irrigidivano. Frignava e mugolava. Le sue labbra si dilatavano quando quel membro, spingendo, cercava di entrare. A ogni affondo s’inarcava tutto, come un ponte sull’abisso del proprio godimento. Gemeva, … mugolava, … lacrimava, … ingurgitava, … soffriva. La bestia spazzolava con vigore e bramosia i glutei, fra i quali uscivano inviti umidi e profumati per le sue narici, … e muggiva raccontando spasmi d’amore.
La gola del ragazzo cercava in continuazione lo sperma del bovino; il suo volto era coperto di liquidi lattiginosi caldi e vischiosi. Attorno i sessi erano rigidi e marmorei come non mai. D’improvviso Celestino si mise a urlare contorcendosi e inarcandosi, vinto e trafitto dal piacere. L’orgasmo era esploso intenso, lancinante, lungo. Sussultava, oscillava e vibrava e muovendo il bacino, spingendolo incontro alla lingua nell’agognare di farselo penetrare da quella. Il ragazzo si scuoteva e vibrava tutto spasmodicamente, … convulsamente. Dalla sua apertura anale fuoriuscivano incontrollati liquidi opalini. Perse conoscenza e quando, soccorso e confortato, riaprì gli occhi, con una mano raccolse il seme taurino di cui era ricoperto per passarselo sulla lingua e con l’altra, lui tenero e affettuoso, abbracciò quella testa baciandola e poi la riportò lungo l’asta bovina ormai rientrata nella sua custodia. Desiderava accarezzarla per esprimere gratitudine degli intensi, prolungati, immani piaceri avuti
Nessuno avrebbe creduto che un ragazzo potesse godere così intensamente nel ricevere e nel bere in gran quantità liquidi spermatici animaleschi. In piedi baciava, lisciava la bestia che ricambiava facendo scorrere la sua lingua sul suo volto. I presenti, dopo essersi svuotati i testicoli con urla, insultato e seviziato la donna, osannavano al giovane per ringraziarlo dello spettacolo.
Stanco, stremato, affaticato ed esausto, con i piedi abrasi dall’organo orale del torello, … sedere arrossato, tumido e dolente, … pene moscio, … ma soddisfatto per aver superato la prova… fu sollevato per essere portato all’aria aperta e al bagno. Più tardi, dopo essersi ripreso, con l’aiuto di Carmelo e di Alvise, andò a ringraziare la Fisa a modo suo.



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