Weekend lovers - Un piccolo complimento

Scritto da , il 2021-01-20, genere etero

Beh, è una esperienza. Qualche volta lo avrete detto anche voi, no? Quando vi aspettavate che le cose andassero in un modo e poi sono girate in tutt’altro. E voi ci siete rimaste di merda. Si dice così per autoconsolarsi, per non buttarsi giù. E allora ok, diciamolo: è un’esperienza, una di quelle che ogni ragazza dovrebbe fare nella vita. Se non altro per mettere alla prova la propria capacità di reazione.

Immaginate la scena. Anzi, mettetevi proprio nei miei panni. Plano dentro una festa verso mezzanotte e mezza in compagnia di un ragazzo appena conosciuto. Naturalmente il ragazzo vi deve piacere almeno un po', altrimenti tutto quello che sto per raccontare non ha senso. E a me Lollo è piaciuto abbastanza sin da subito. Cosa che negli incontri organizzati su Tinder è decisiva, perché magari trovi uno che è un genio a chattare ma che per il resto è un disastro.

E non basta, perché nonostante ci sia uscita essenzialmente per scopare, la sua idea di portarmi a una festa gli ha fatto guadagnare altri punti.

Tanto per cominciare, ha dimostrato di non essere un morto di figa. Non ha fatto il lumacone viscido (anzi, conversazione sufficientemente brillante) e non mi è nemmeno zompato addosso. E nell’oretta e mezza che abbiamo passato insieme ha dimostrato di saperci fare eccome. Con le parole e con gli sguardi prima, con i baci e le mani poi. Lo ha talmente dimostrato che, ammetto, l'idea di combinarci qualcosa ancora prima di salire alla festa non è che mi ha sfiorata, mi ha proprio inumidita per bene. Sì, d’accordo, gli ho facilitato il compito. E anche parecchio. Del resto siamo usciti insieme per quello, no? Lui si è mollato da poco, mi ha confidato. Idem per quanto mi riguarda, gli ho mentito. Il resto era un non-detto. Nulla di esplicito ma tutto abbastanza chiaro.

In secondo luogo sì, avevo voglia di sesso stasera e ce l’ho ancora. Ma anche voglia di divertirmi. Ce l’avevo quando la nostra idea di serata era una disco, a maggior ragione ce l’ho adesso in mezzo a tutta questa gente.

Avevo intenzione di fare la scema e di farmi guardare, desiderare da tanti. Provocare, anche. Per poi finire tra le braccia di Lollo? Beh, sì, ovvio. But in the meanwhile, fare pure un po' la zoccola. Perché no? Sono cose che fanno parte del divertimento in fondo. E magari Lollo non sarebbe stato l'unico a beneficiarne, chi lo sa? Del resto, appena varcata la porta dell'appartamento, l'atmosfera mi è sembrata proprio quella giusta. Non che fosse in corso un'orgia, è chiaro. Ma mi è stato subito altrettanto chiaro che non ero capitata al raduno della Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Si capiva dall’alcol che girava, dagli inconfondibili odori nell'aria e dalle facce dei ragazzi e delle ragazze.

La situazione sembrava promettente, no? Beh, qui è arrivata la sorpresa. Nel senso che Lollo se l'è portato via una tipa, proprio la sua ex. L'ha letteralmente sequestrato. Lanciandogli pure un'occhiata del tipo "da quando vai in giro con le troie?". Ecco, era in questo senso che dicevo che a volte bisogna saper reagire.

Un po' di spaesamento concedetemelo. Concedetemi anche la domanda "e mò che cazzo faccio?".

Per i primi minuti mi guardo intorno, guardo gli altri, mi prendo da bere. Eh sì, non c'è nessuno che viene a offrirmi qualcosa. Mai stata particolarmente timida, ok, però cercate di capire. Un po' aspetto che Lollo ritorni - anche se qualcosa mi dice che la serata avrà una evoluzione completamente diversa da quello che avevo previsto - un po' mi sento un'aliena precipitata lì per caso, un'intrusa. E in più confronto il mio outfit con quello delle altre ragazze. Non è che siano vestite come delle monache e, anzi, schiene nude, scollature e gonne corte abbondano. Più o meno appropriate. I make up sono in genere un po' pesanti, sicuramente più del mio che come al solito è appena accennato, anche se credo che nessuna possa competere con il rosso Le Vernis sulle mie unghie.

Ma soprattutto credo che nessuna possa competere con l'indecenza della mia mini di pelle. I centimetri di gamba nuda che offro agli sguardi le altre se le sognano. Del resto ero convinta di andare in discoteca. In una casa privata dove non conosci nessuno è diverso. E anche il programma che mi ero fatta mi sembra ora di difficile realizzazione. Perché una cosa sarebbe stata essere introdotta da Lollo, scaldarmi con lui, lasciarsi andare, cominciare a fare cose senza senso. Un'altra è ritrovarsi piantata in asso in mezzo a una folla ignota così, out of the blue, dal nulla.

Non posso mica andare dal ragazzo che ci ha aperto la porta, e che non ricordo nemmeno come si chiama, e dirgli "senti Coso, visto che Lollo si è eclissato, non è che faresti gli onori di casa e mi fai conoscere qualcuno?". Eh no, dai, che cazzo di figura sarebbe... Per un attimo, lo riconosco, mi prende anche un po' di sconforto e penso che la cosa migliore sarebbe tornarsene a casa. Ma è solo un attimo. Innanzitutto dovrei chiamare un taxi e andare a recuperare la macchina, visto che sono venuta qui con quella di Lollo. Ma per prima cosa dovrei chiedere a qualcuno "scusa, ma esattamente dove cazzo è che stiamo? via e numero civico per favore". Un po' mi vergognerei. E poi non mi va di tornare a casa, dove Serena e il suo manzo staranno a quest'ora sicuramente divertendosi in orizzontale (o in qualunque altra posizione, anche se spero che non lascino tracce pesanti). Ma soprattutto, e nonostante questo intoppo iniziale, l'atmosfera qui dentro mi attrae. Non mi è passata la voglia di fare la bionda cretina e inconsapevole, la puttanella che vuole divertirsi. E se ci penso bene non mi è nemmeno passata la voglia di scopare, anzi. Al massimo si è un po' raffreddata, d'accordo. Me a ricordarmela, come se tutto il resto non bastasse, ci sono le mutandine che Lollo mi ha fatto bagnare mentre venivamo qui e che sono sempre nelle stesse condizioni.

Inoltre, qualche sguardo comincio ad attirarlo, anche se faccio finta di non accorgermene e non corrispondo. Mantengo un atteggiamento un po' distaccato, quasi altero.

Tuttavia la verità è che, all'atto pratico, non so nemmeno io bene cosa cazzo fare. Mi isolo un po', prendo un mignon e mi verso del rum e coca dentro un bicchierino di carta. Mi do cinque minuti, il tempo di una sigaretta. Oltre una porta finestra c'è un balcone, ci sono due ragazzi e una ragazza che fumano. Mi avvicino e ne chiedo una, "scusate, ho le mie, ma la borsa è seppellita chissà dove...". Piccole presentazioni, la ragazza è molto bassa ma anche molto carina. I due insomma, un po' così. Non tremendi, comunque. Mi domandano con chi sono venuta e io rispondo "con Lollo", ma non lo conoscono. La ragazza rientra con uno dei due, probabilmente stanno insieme. Resto con quello che mi ha offerto la sigaretta. Dall'altra parte della stradina vedo l'ombra di un uomo che esce anche lui sul balcone per accendersi una sigaretta. Per un attimo la fiamma dell'accendino me lo rivela come un adulto, forse un po' in là con gli anni, i capelli argentati. Molto alto, snello. Poi tutto ripiomba nel buio e lui torna ad essere un'ombra. Magari i suoi sono a dormire e si fa l'ultima prima di andare a letto. La luce di un televisore filtra dalle tende. Mi domando se gli schiamazzi che arrivano da noi – e gli arrivano di sicuro, siamo a meno di venti metri - non gli stiano rompendo i coglioni e non ci odi tutti. Lo osservo appoggiata alla ringhiera e quasi non mi accorgo che l'interrogatorio del tipo che è rimasto con me si è fatto più serrato, soprattutto dopo che gli ho detto che il Lollo con cui sono arrivata alla festa non è il mio ragazzo. Però la sua mano sul fianco la considero una cosa affrettata e volgare. Non perché non abbia voglia di mani sui fianchi e anche altrove, ma perché considero questo momento un time-out e perché non mi piace né la sua smania né questo senso di sotterfugio. Non ancora. "Ehi, quella mano", lo blocco proprio mentre ho l'impressione che voglia farla scendere verso le cosce, o il culo. "Ma l'hai detto tu che sei qui per divertirti", risponde sfacciato, ancora una volta volgare, e un po' goffo. Poiché però voglio dimostrargli che le sue carte doveva giocarsele meglio gli faccio "sono appena arrivata, per questo tipo di divertimento è un po' presto". Spengo la cicca in un bicchierino semivuoto e il "fzzzz" che ne segue mi accompagna mentre rientro in casa.

L'avventura in balcone mi ha comunque dato una scossa. Dovrei essere grata a quel cretino, perché stavo scivolando nella noia. Adesso invece è arrivato il momento di riprendersi la serata. Mi guardo in giro ma di Lollo non c'è traccia. Ok, mi dico, pace all’anima sua. Mi immergo lentamente ma inesorabilmente in un gruppo di dieci-quindici persone che ballano. Accetto progressivamente di tutto, dal "come ti chiami?" alle offerte alcoliche, al tiro di canna. Socializzo con sempre maggiore facilità, assecondo tentativi di approccio, parlo con uno, poi con un altro, poi torno dal primo e lo mollo per un terzo. Tutto ridendo sempre di più, facendo la scema sempre di più, ballando e comportandomi come se fossi in vetrina. Ho la piacevole sensazione di essere l'ombelico della serata, cosa che magari in senso stretto non è vera ma chissenefrega. Lancio sguardi di finti e sorridenti rimproveri a un ragazzo che nel ballo avvicina molto più del lecito il suo inguine al mio sedere e a un altro che il sedere me lo sfiora proprio senza tanti complimenti. Non faccio ancora quella che ci sta, faccio quella che potrebbe starci, che se la tira ma solo un po'. Noto che qualche ragazza - non troppe, comunque - inizia a guardarmi in modo strano. Gli sguardi dei ragazzi si fanno invece più interessati. Un paio di coppie, tra cui quella che era prima con me in balcone, pomiciano abbastanza esplicitamente e io comincio a domandarmi quale sarà l'assalto giusto. Ne ho già notati due o tre cui non sarebbe male arrendersi.

La svolta, perché se una vuole c'è sempre una svolta, arriva invece con un tipo con il quale avevo fatto due chiacchiere ma che sulle prime non mi aveva particolarmente colpito. Chissà cosa cazzo pensavo, mi dico, perché anche se non è Stan Wawrinka non è nemmeno male. "Bionda, ti va di accompagnarmi?". "Dove?". A prendere una cosa in macchina. Non so nemmeno perché gli dico di sì, verosimilmente perché sto cercando di sfuggire l'approccio di uno che dio-ce-ne-scampi-e-liberi. Scendiamo le scale schiamazzando, il padrone di casa si incazzerebbe. Per i vicini, intendo. Ma non lo conosco e non conosco nemmeno i vicini. Quindi non me ne frega un cazzo. E mi sa che sono un po' brilla. Parlo di idiozie assurde con questo ragazzo al quale chiedo di ripetermi il nome. Johnny, dice. Anche a lui dico che sono arrivata qui con Lollo. Ma a differenza di quanto ho fatto con l’idiota in balcone, gli confesso che è sparito, portato via-non-so-dove da una che immagino essere la sua ex. Johnny mi guarda un attimo e fa "ah, sì", con una faccia che a me piace tradurre con un "bella rompicoglioni, quella". Ma in realtà boh, chi lo sa. Poi, per premiarmi di averlo accompagnato mi porge una canna già fatta. "E' l'ultima, per questo devo andare in macchina". Gli rido addosso senza motivo, come una cretina. Diciamo che al venti per cento lo faccio apposta ma che per il restante ottanta sono un po' partita. Se ci voglia provare o meno, sinceramente, non saprei. Un po' lo sospetto, un po' lo spero e un po' non ci penso nemmeno tanto. Ma quando mi prende per mano mi lascio trascinare con allegria verso la sua auto. E la mano non la mollo.

Dallo sportelletto davanti al posto del passeggero tira fuori un pacchetto di sigarette. Dentro è pieno di roba chiusa nella carta stagnola, sembra un mattoncino. Io sono seduta a quel posto, ancora un po' ansimante perché gli ultimi cinquanta metri ce li siamo fatti di corsa con lui che ripeteva corri-corri-corri e io che gli stavo dietro ridendo. "Cazzo, così fai sballare l'intero condominio!", gli dico prima di mettermi proprio a sghignazzare. A me la quantità di fumo sembra enorme. Lui però risponde "ma mica è tanta, sa'?". Chiede "te ne fai un'altra?" e io gli dico "no, dai" abbandonandomi completamente sul sedile. Mi aspetto che faccia l'esatto contrario. E infatti... Lo osservo mentre la rolla e penso che sarebbe bello se mi baciasse dopo essersela accesa. Lui al contrario pensa che è meglio farla accendere a me e poi, solo dopo che gliel'ho passata, baciarmi. Non è che avessi molti dubbi in proposito, ormai, ma almeno è la conferma che non è il tipo di ragazzo che viene alle feste solo per sballarsi.

Il suo bacio, in più, mi piace. Forse per l'alcol, forse perché abbiamo appena fumato. Forse perché mi piacerebbe comunque o perché mi va di consegnarmi a lui. E infatti me ne lascio subito dare un altro, accompagnato dalla sua mano che prima risale un po' su una coscia e poi va a sbottonarmi la camicetta. Mi piacciono anche i suoi modi diretti, la sua voglia esplicita ma non volgare come quello di prima. Ci siamo fatti un paio di canne, ci stiamo baciando, che voglia allungare un po' le mani è il minimo. Che io faccia un po' di scena, tutto sommato, anche. Ciò che non mi aspetto è quella specie di allegra arroganza che esibisce subito dopo. Gli dico "dai, siamo in mezzo alla strada..." proprio mentre mi infila la mano dentro il reggiseno. La coppa va giù e resto con una tetta scoperta, in balìa delle sue dita. E ci sa pure fare. Ci baciamo a lungo, gli mugolo in bocca il piacere. Sono indecisa se allungare la mano sul suo pacco o attendere che mi tocchi lui. Un ditalino non mi dispiacerebbe per niente, adesso. Non credo che mi lascerò scopare, è ancora troppo presto e forse non è il tipo giusto. Ma di sicuro è a tanto così dal beccarsi un pompino, peccato che qui l'illuminazione stradale sia ancora troppo forte.

Ancora una volta però mi anticipa. E, soprattutto, mi fa capire che una idea in testa ce l'aveva probabilmente sin dal primo momento. In fin dei conti a prendere il fumo in macchina poteva venirci da solo, no? Sinceramente non so se le cose stiano proprio così. Tuttavia, il solo pensiero che sia così mi fa partire molto più della sua mano che sta facendo divertire la mia tetta.

- Bionda, ora mi fai un pompino, vero? - mi sussurra all'orecchio dopo averne appena ritratto la lingua.

- E' per questo che mi hai chiesto di accompagnarti? - riesco a miagolare con una certa ironia.

L'ironia ce la metto perché sarebbe del tutto fuori luogo se facessi finta di essere scandalizzata. Però devo difendermi, perché il tipo mi ha fatta sbroccare un po' troppo persino per i miei standard. Perché per un attimo mi vedo distesa sul sedile abbassato mentre mi mangia una tetta, gioca con il capezzolo dell'altra, mi fotte con un dito o due. Perché la sua lingua che mi passa ora sul collo amplifica il potere di questa immagine. Perché la mia fica ha cominciato a piangere e implorare a modo suo. Perché se mi facesse una cosa del genere gli piagnucolerei "fammi godere e poi fammi tutto quello che vuoi". Ecco perché devo difendermi con l'ironia. Un attimo fa prendevo in considerazione l'idea di fargli un pompino, adesso che mi ha chiesto di farglielo sarei disposta a lasciarmi sbattere alla luce di un lampione. Sono bastate le sue parole. E' bastato che mi rendesse esplicito cosa pensa di me.

Johnny deve essere però uno di quelli che ti cucinano a fuoco lento. Oppure uno di quelli talmente sicuri di se stessi che ti prendono e ti mollano quando vogliono loro, come il gatto con la sua preda. Tanto sono certi che tu sia già bella in trappola.

- No, davvero, non te l'ho chiesto per quello - risponde senza smettere di giocare con il mio capezzolo - non ci pensavo nemmeno...

- E cosa pensavi? - domando istintivamente, ma me ne pento subito. Non sono per niente convinta che mi stia dicendo la verità, d'accordo, ma in questo momento anche chissenefrega della verità.

Non mi risponde, mi molla, si allunga ancora una volta verso lo sportelletto davanti al mio posto, lo apre, ci fruga un po' dentro e ne tira fuori una boccettina. Avete presente i campioncini che vi danno in profumeria? Uno di quelli, solo che sembra pieno di roba bianca, polvere. Sono incuriosita, anche se una mezza idea comincio a farmela.

- Che ne dici? Mai provata? - mi fa tenendo il flaconcino tra due dita.

- Un paio di volte - rispondo. Non so cosa cazzo pensare, perché si è fermato?

Lo osservo mentre stende un paio di striscette sulla custodia di plastica blu dove tiene, immagino, il libretto della macchina. Mi chiedo perché abbia deciso di farsela adesso, non ha senso. Sono un tumulto e ho di nuovo voglia di allungare la mano, toccargli il pacco in mezzo alle gambe. E vorrei che mi toccasse lui in mezzo alle gambe. Se non mi muovo è solo perché ho paura di far cadere tutto, ma starsene immobili in queste condizioni è una tortura. Mi porge il primo tiro, con una cannuccia che sembra l'anima di una penna tagliata a metà ma che è, evidentemente, qualcos'altro. Poi se la spara lui mentre io combatto ancora con il mio naso che pizzica. Si china ancora per rimettere tutto a posto e, quando risale, mi morde il capezzolo che sporge dalla trasparenza nera della camicetta. Morde forte, io strillo. Quando finisco di strillare finisce anche di rimbalzarmi dentro quella specie di scossa elettrica che mi attraversa. Il cuore non è più l'unica cosa che mi pulsa dentro.

- Quando ti ho chiesto di accompagnarmi l'ho fatto perché mi piaci - dice rispondendo alla mia domanda di almeno cinque minuti prima - ma ora mi piaci anche di più...

- Perché?

- Perché mi piacciono le ragazze un po' zoccole, come te...

- Pensi che sia un po' zoccola? - gli domando.

- Sì.

- Lo prendo come un complimento?

- Non offenderei mai una ragazza chiamandola zoccola...

Allunga la mano tra le mie gambe e mi bacia. Non so se è meglio o peggio, perché stavo giusto per piagnucolargli "e allora fattela questa zoccola". Forse prima, quando mi dicevo che era ancora troppo presto per scopare e che non era il tipo giusto, mi dicevo una cazzata. Lui intanto tiene la mano lì, sopra le mutandine, ma non può non accorgersi del lago che sono diventata - che mi ha fatta diventare - né che il mio corpo ha cominciato a reagire per conto suo, senza aspettare gli ordini della mia volontà: gemo, apro le cosce, spingo il bacino in avanti. Gli sta dicendo prendila, è tua. Johnny invece mi dice "ma tu diventi sempre così?".

Tuttavia si deve essere messo in testa una cosa già da un po' e vuole quella. Sposta la mano dal ventre alla tetta e mi sussurra "fammi vedere come succhi il cazzo... zoccola". Bum, la testa mi esplode, non capisco più nulla. Gli sussurro a mia volta "no, dai, qui non si può", ma molto più affannata e con un tono che dice l'esatto contrario. Come se essere la sua zoccola e assecondare le sue richieste fosse molto più importante di tutto il resto, compreso essere scopata. La sua risposta si articola in una strizzatina sul capezzolo e in una mano sulla nuca. Il suo "dai che va anche a te..." arriva quando sono mezzo ripiegata sul suo ventre ed ho già capito che non posso né voglio oppormi. Il mio "ma noooo..." lo ridacchio perché questa risatina nervosa del cazzo mi appartiene e spunta fuori tutte le volte che mi forzano fisicamente. Non posso farci nulla. Ma se dovessi dire che non mi va perché siamo in mezzo alla strada mentirei. Sono fuori di testa e al fatto che qualcuno ci possa vedere proprio non penso. Penso solo a fare quello che dice lui. Che è' deciso, ma non violento. Che è uno che ha capito il mio gioco e ci si è pure divertito, credo. "Dai bionda..." sono le ultime parole che sento prima che se lo tiri fuori dalla zip già un po' gonfio. Posto che abbia ancora delle resistenze, il suo odore mi fa perdere ogni ritegno. Prima me lo fa prendere in bocca poi si apre di più i pantaloni e si abbassa un po' i boxer attillati. Va molto meglio, sia per lui che per me. Soprattutto per lui, soprattutto per lui, perché mi produco in un pompino spettacolare. Labbra, lingua, gola, risucchi. Il suo cazzo si gode tutto il campionario. E io mi godo il suo cazzo. E' assolutamente nella norma ma è caldo, sufficientemente duro e ha un buon sapore. Se lo merita quello che gli sto facendo, se lo merita di esplodermi in bocca. E io ho un incredibile desiderio che lo faccia. Mi fermo solo quando esala un "porca troia" di assoluta sorpresa. Gli pianto gli occhi negli occhi. Mi piacerebbe farlo mentre glielo succhio, ma capirete bene che la posizione non me lo consente. Però in questo momento di pausa lo voglio guardare bene, voglio essere sfacciata. "Parli sempre di me?", domando prima di dargli una succhiata alla cappella con lo schiocco. La sua reazione è un impaziente "dai" mentre mi spinge giù la testa un'altra volta.

E' lui che dà il ritmo, ora, è lui che mi scopa la bocca. E' fantastico ma anche terribile. Perché la mia fica supplica impazzita, vuole assaggiare anche lei il calore e la durezza del maschio. Ma proprio quando sto per risollevarmi, quando sto per cambiare posizione e salirgli sopra, quando ho deciso di dirgli "dai, mettimelo dentro", il suo momento arriva. Non mi dà tempo di dire né fare nulla e le spinte sulla mia nuca diventano forsennate. Mi chiede "ingoi, vero?" ma ho la netta impressione che della mia risposta non gliene freghi niente. Vorrei tanto potergli dire che, da sola, la sua strafottenza potrebbe regalarmi un orgasmo. E vorrei dirgli, anche, tu schizza tutto quello che hai e poi vediamo.

Due grugniti due, che accompagnano i primi due spruzzi. La mia apnea, il piccolo conato e le lacrime agli occhi. La sensazione del liquido che raggiunge direttamente l'esofago. Mugolo con le labbra e il naso spiaccicati sul suo ventre, con le sue mani che mi tengono bloccata lì la testa. E quando allenta un po' la presa posso godermi meglio i due ultimi getti. Gode in questo modo di me, che sono la sua zoccola, il suo buco. Mi ha usata così e a me sta benissimo, sono pronta a essere usata ancora. Perché posso essere anche più zoccola di così, sai Johnny? Per esempio dopo avere preso un po' di fiato posso ripulire tutto, farti fremere con la lingua sul frenulo, farti imprecare ancora di piacere.

Rialzandomi gli lancio uno sguardo tipo "e adesso che mi fai?", tenendo ostentatamente la mano sul suo cazzo e altrettanto ostentatamente rifiutandomi di rimetterglielo nelle mutande. Onestamente in questo momento la voglia di continuare prevale su quella di tornare su a fare l'oca. Vorrei che mi portasse da qualche parte e che mi desse una regolata. O anche qui, in macchina. Vorrei però che lo facesse con la stessa allegra arroganza con cui mi ha trattata finora.

Lui però, ancora una volta, mi sorprende. Mi fa "dai, andiamo", fregandosene ampiamente del mio sguardo osceno. Scende dalla macchina che non si è ancora tirato su la zip. A me non resta che seguirlo, ma se negassi di esserci rimasta come un’idiota mentirei.

Ovviamente non mi è bastato, ovviamente voglio molto di più, ovviamente sono abbastanza incazzata. Se ne accorge, perché proprio una volta entrati nel portone mi piazza una mano sul culo e mi dice "tieniti pronta per il secondo round". Ma non lo so mica se mi va di tenermi pronta per lui. Tra l'altro giurerei che l'additivo che mi ha fatto aspirare in macchina stia già cominciando a farsi vivo, me ne sento addosso la tipica frenesia. Gli rispondo "magari l'unica chance che hai per il secondo round è quella di violentarmi nell'ascensore". E mi rendo conto che lo dico ridendo ma un po' acida. Che vorrei che lo facesse davvero ma che vorrei anche trovare qualcuno meno stronzo. E soprattutto mi rendo conto che avevo già fantasticato di fare sesso nell'ascensore già quando sono salita su la prima volta, con Lollo. Chissà che cazzo mi fa quest’ascensore e chissà che fine ha fatto quel coglione. Adesso lo vado a cercare e lo strappo via da quella puttana, mi dico.

Quando ci vengono ad aprire la porta, però, cambia tutto. Non me ne frega più un cazzo di nulla né di Lollo né della sua puttana né di Johnny. E nemmeno delle mie strategie da bionda stupida. Vedo solo un sacco di gente che si diverte, ragazzi e ragazze che si lanciano sguardi, che cercano il contatto, che sprizzano desiderio da ogni poro. O forse sono io che decodifico tutto così. Ma chi se ne frega. Adesso voglio proprio mettermi a giocare come so fare io.


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