Sabella noir 2 - Post sbornia

Scritto da , il 2020-08-13, genere pulp

Post sbornia
Mi risveglio con un gran mal di testa e un dolore alla schiena. Il sole entra tra gli scuri, attraverso le tende e mi fa svegliare di soprassalto. Sono in boxer, con l’uccello di fuori e una bottiglia di whiskey abbandonata sul pavimento “Wow”
La porta del bagno si apre e la Marisa mi viene incontro con un’aria da zombie. Ha i capelli ondulati, quasi ricci e neri, occhiali tondi,viso affilato simile ad un’orientale, pur non essendola. Nuda. Ha solo un dito di pancetta, tette piccole e morbide con capezzoli grand quanto ribes, un culo che sembra una pesca e un ciuffetto di peli scuri attorno alla fica. Indossa solo una giacchetta rossa, come quella dei croupier ma, non ricordo del perché la indossi e da dove diavolo salta fuori
La Marisa barcolla fuori dal bagno, biascica un ‘ciao’ alzando la mano e si lascia cadere a pancia in sotto sul mio letto. Pronto per essere inculata. Non appena mi sarò ricomposto e avrò capito cosa cazzo è successo la sera prima
Bagno. Doccia. Denti. Uccello, lavato e smerigliato. Lo stomaco brontola. Guardo l’ora: sono le 6 di sera. Ma quanto cazzo abbiamo dormito? Ma soprattutto, quando siamo andati a dormire? E cosa abbiamo fatto?
Giorno libero della Marisa, almeno questo lo ricordo. Torno in camera da letto. Odore di alcool, sperma e polvere. Nudo vado a sdraiarmi accanto alla Marisa che apre un solo occhio “Mi sento uno schifo” biascica
“Abbiamo scopato?”
“Di brutto” dice lei “Hai bevuto come una spugna e ti sei fatto una canna”
“Uh”
“Me la sono fatta anche io. Se lo scoprono i colleghi..”
“Beh, almeno io non ho di questi problemi” languorino “Fame”
“Sonno” dice lei
“Compromesso? Sesso?”
“mmm.. se riesci fai tu.. Io non riesco a muovermi”
“Ma tu ti ricordi cos’abbiamo fatto ieri sera?”
“Sesso selvaggio.. Classico sesso, droga e rock n roll”
“Avevo l’uccello di fuori”
“Mi sono addormentata con la testa tra le tue gambe. Mi sono svegliata, ho visto il tuo uccello davanti bello dritto e, ho approfittato della situazione. Ma non ti sei svegliato”
“Diavolo, sarei dovuto svegliarmi. I tuoi pompini fanno risorgere i moribondi”
“Scemo” e ride
La sculaccio un po’, facendo vibrare i suoi glutei. Marisa è una scopamica eccezionale. Quando hai bisogno di sfogarti, chiami lei e, la notte non diventa noiosa.
Il telefono squilla mentre sto per riaddormentarmi “Echecazz!” mi alzo e mi guardo intorno in cerca del cellulare. Lo trovo sotto il reggiseno di Marisa. Sul display appare STEP. La mia matrigna “Cazzo vuole?”
Squilla anche il cellulare della Marisa. Lei lo trova prima, avendolo appoggiato al comodino “Sì..come? Zoccola bastarda! E’ il mio giorno libero.. Occupatevene voi.. Io ho un post sbornia da smaltire.. Come? Oh che cazzo di rompicoglioni che siete..”
Rispondo a Step.. Sta per Stephmother, la mia matrigna. Non faccio in tempo a dire pronto che lei si mette a piangere. Una crisi isterica. Alla fine riesco a calmarla e farmi spiegare cosa è successo “E’ Sabella” piange lei “E’ Sabella”
Mi giro verso Marisa, che è in piedi e sta cercando di ritrovare i suoi indumenti “Devo andare”
“Anche io. MA non è il to giorno di riposo?”
“Sì ma, siamo sotto organico e questo sembra un’urgenza che richiede la mia presenza”
“Uh”
“Tu?”
“La mia matrigna. In ospedale. Qualcuno ha messo sotto la mia sorellastra poche ore fa. Forse un pirata della strada”
“Ah, Sabella Masseri?”
“Sì” la guardo stupito

All’ospedale un sacco di curiosi. Arrivo con gli abiti meno sgualciti che sono riuscito a trovare.
Due Caramba stanno cercando di respingere la gente “Solo chi ha bisogno del pronto soccorso” diceva uno
“Giornalisti fuori” diceva l’altro “Fuori!” mi blocca con una mano e con l’altra mi fa cenno di andarmene
“Io passo” dico con autorità
“No, lei non passa” dice il Carabiniere con aria ostile “Niente giornalisti, nemmeno se hanno la delibera del Papa”
Gli piazzo il tesserino sotto il naso “Ispettore Mauro Torrisi. Sono qui per Sabella che è anche mia sorella. Sorellastra, per essere precisi”
“Oh” fa il milite
“Lui può passare” la Marisa si manifesta al mio fianco, in alta divisa d’ordinanza, le mostrine da ufficiale in bella mostra sulle spalline
I Caramba scattano sull’attenti e si fanno da parte. Noi entriamo in ascensore “Mi fai sangue con quella divisa” commento
“Stamattina mi ispiravi di più. Dovresti stirarteli i vestiti, ogni tanto”
“Attendo una brava donna che lo faccia per me”
“Schiavista”
“Mi è venuto in mente ieri sera che, l’idea della schiava non ti dispiaceva”
Sta per ribattere ma, le porte dell’ascensore si aprono e noi ci troviamo in un atrio, con sala d’attesa e angolo merende. La mia Step mi vede e mi corre incontro, con le lacrime che scorrono a fiumi “Sabella, Sabella” un mantra straziante
La Marisa raggiunge un giovane carabiniere messo fuori da una porta, forse dove sta Sabella.
“Vieni” dico alla matrigna “E spiegami cosa è successo”
Riesco ad unire i puntini nelle frase smozzicate e i pianti. Sabella stava pedalando sulla strada ad ovest del paese quando è stata investita. Non si sa se per incidente o intenzionale, fatto sta che, l’auto l’ha urtata e fatta volare per venti metri, giù lungo la riva della strada. Un automobilista di passaggio ha visto un vecchio maggiolone arrugginito giallo fermo sulla strada e un uomo nell’atto di scendere la riva. Ma è tornato in fetta sull’auto ed è scappato via quando ha visto lui che arrivava.
Se si è comportato così, la parola che mi viene in mente è: Intenzionale. Chi mi viene in mente con un maggiolino scassato qui in città?
Abbraccio la matrigna inconsolabile che non smette di piangere. Sabella è in coma e non si sa come farla venire fuori. “Signora Masseri?” la Marisa è di fronte a noi. La matrigna alza lo sguardo “Se se la sente, vorrei farle qualche domanda”
“Si può vederla?”
“Penso che tu possa” mi concede Marisa
Il piantone di guardia mi conosce e mi fa cenno di passare. Io entro, guanti e mascherina, il dottore che si raccomanda di non rimanere troppo.
Mi siedo accanto al suo letto, un sacco di tubi che le entrano nel naso e nella bocca. Bende ovunque. Sospiro. Sabella, la mia piccola sorellastra dalla forma di bambola. Disinibita, audace, desiderata. Lo confesso, ho dormito con lei parecchie volte. Non solo dormito.
Una sera che si era fermata a casa mia, lei si era infilata nel mio letto durante la notte, completamente nuda e, senza dire niente, aveva cominciato a strusciarsi contro di me. Avrei potuto dire che non era il caso, che eravamo fratelli anche solo per metà, che non si facevano certe cose. Ma la lasciai fare, soprattutto quando le sue manine da bambola mi avevano afferrato l’uccello e avevano cominciato a sfregarlo. L’avevo lasciata fare per un po’. Poi mi ero girato verso di lei ed ero entrato dentro di lei. Non aveva protestato e si era lasciata scopare come se fosse una cosa normale. Di certo non era vergine. Come avevo sospettato già da tempo, la sua fichetta aveva già provato diversi cazzi.
Ora, la mia domanda sorge spontanea: uno di questi uccelli si è sentito in qualche modo minacciato di qualcosa e ha cercato di ucciderla?




Mi piace la Marisa quando mi volta le spalle. Il suo culo forma un disegno perfetto appoggiato al basso muretto della sua cucina. Mi piace arrivare alle sue spalle e affondare l’uccello tra le sue chiappe, morbido come velluto. Lei inarca la schiena, sporge il petto, alza le mani sopra la testa, cerca la mia bocca da baciare. Io le strizzo le tette, gioco con i suoi capezzoli e sfrego l’uccello tra le sue chiappe. La Marina non le piace essere inculata, troppo volgare per i suoi gusti. Sesso orale sì, scopata anche ma, le inculate no, a meno che non siano come quelle occasioni, di sfregarle il cazzo sotto l’ano o tra i suoi glutei.
Giochiamo un po’. Poi lei si alza e si lascia prendere in braccio, finiamo sul tavolo e scopiamo come forsennati. All’orgasmo si lascia cadere all’indietro, i gomiti poggiati sul ripiano, le gocce di sperma che fuoriescono dalla sua vagina e formano una pozza sul pavimento. Rimane così, a fissarmi. Rimango così, con l’uccello infilato nella sua fica, a guardarla. “Notizie da tuo marito?”
“Torna tra una settimana” risponde lei “Per una settimana. Poi via per un altro mese”
“E’ un bene che lavori su una piattaforma” commento
“E’ un bene avere un’amante che non mi faccia annoiare troppo” ride “Te la scopavi?”
Ci metto due secondi per capire a chi si riferisce “Di sua iniziativa”
“Per sua madre è una Santa pronta alla beatificazione”
“Per molti lo è qui in Paese. Una benefattrice”
“E tu sai quali tra questi benefattori potrebbe avercela con lei a tal punto..”
“No, ma la lista è lunga”
“Dovresti cominciare a compilare quella lista”
“Lo farò, dopo” le strizzo le tette, continuo a muovere il bacino avanti e indietro tra le sue chiappe. La voglia arriva. Ci alziamo e me la faccio lì, sul pavimento, le unghie che entrano nelle carni, mi graffiano e lei urla con fare animalesco. Orgasmo!

Notte fonda. Ci siamo spostati nel suo letto. I miei pensieri sono sogni liquidi fatti di irrealtà. Sabella distesa sotto di me che mi incita a scoparla più forte. Io, le braccia puntate, i fianchi contratti, che la stantuffo come una locomotiva. Lei è tipa da sei scopate a notte. Energia allo stato puro. “Pensa se ci scoprisse mamma”
“Ci mancherebbe anche questo” avevo risposto lasciandomi cadere sul letto, spossato e distrutto “Non ci vedremo più per un po’. Mi hanno accettato all’Accademia di Polizia”
“Diventerei uno sbirro. Darai la caccia ai cattivi”
“Sì, come ai pedofili”
“Tranquillo” era scivolata di nuovo sopra di me “Il nostro segreto rimane tale”

Mi sveglia l’odore di caffè. La Marisa arriva con una tazza fumante stile americano e me la porge. Questa volta indossa solo un paio di mutandine anonime color bianco crema: “Grazie” la saluta strizzandole una tetta
Bevo il caffè. Bello forte e bollente. L’uccello è diritto e voglioso di annidarsi in un nido accogliente. La Marisa sorride e coglie il suggerimento. Si sfila le mutandine e s’impala su di me, cavalcandomi come un puledro selvaggio.

Più tardi. In soggiorno. Scrivo al PC una lista di probabili sospetti che consegno a Marisa. Dieci nomi. Lei aggrotta le sopracciglia “Pensavo peggio”
“Potrebbe essercene di più. Questi sono quelli più in fissa con Sabella”
“Qualcuno lo conosco. Sai se hanno un maggiolone giallo?”
“Sei tu il Carabiniere che ha accesso alla motorizzazione. Io sono un quasi ex sbirro, alla gogna per condotta indecorosa”
“Sei in sospensione. In teoria non dovresti nemmeno andare in giro a mostrare il tuo tesserino da sbirro”
“In teoria posso accompagnare il capitano dei Carabinieri e collaborare alle indagini”
“Allora vestiti, consulente. Da chi suggerisci di iniziare?”


=Seconda parte=

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