Sabella noir 1- Bici

Scritto da , il 2020-08-13, genere pulp

Sabella noir
Bici
Sabella la monella esce di casa avvolta nel suo abito fiorito blu e azzurro. Ha un capello di paglia calcato in testa, adornato con fiori di garofano e sandaletti neri con calzette bianche. Saltella giù dalle scale, la gonna che si apre ad ombrello ogni volta che si fa uno scalino. Sabella è una ragazza carina, dalla faccia sfacciata, maliziosa e anche giocosa.
Salta sulla bicicletta e comincia a pedalare per le vie del paese, la gonna che si alza ad ogni pedalata. La gente si ferma per strada e la osserva, alcuni indignati, altri ammirati, altri ancora incuriositi. Girà lungo la via principale, saluta le persone con aria gioviale, arriva in piazza e si ferma davanti al bar di Lino, dove fanno il gelato più buono del paese.
E Lino dietro il banco(Ma Lino non è il suo vero nome) che la saluta con un sorriso a tutto denti, che sembra il Joker in procinto di fare qualche casino.
Sabella si siede al tavolino vicino alla vetrina che da sulla piazza, il cappello tolto e posato vicino alla sedia. I capelli ondulati e neri le ricadono sulle spalle. Sorride a bocca chiusa, con il nasino all’insù e quell’aria insolente che non riesce a smettere di usare. Sabella ordina un gelato alla panna con granelle di cioccolato.
Il cucchiaio affonda nel gelato e viene portato alla bocca. Lentamente l’assapora, la lingua che si lecca le labbra e i clienti che la osservano.
Lino, dietro al bancone, si fa i suoi film mentali. Immagina quel corpicino interamente coperto di panna e scaglie di cioccolato. Ha sentito dire che Sabella ha un difetto genetico che le rallenta la crescita. Sembra un’adolescente ma, in realtà, veleggia per i 25.
Eppure, quel suo corpicino da bambola, quell’aria sfrontata.. “Lino” la voce della sorella Ines che lo riscuote dal sogno e lo fa precipitare nella realtà “Non fare l’idiota” arcigna quanto un’arpia, posa le vaschette del gelato nella vetrina frigo del bancone “Sei sull’orlo del reato”
“Non dire scemenze. Pensare di fare cose non è reato”
“Ma smettila e vergognati. Fare fantasie su una bambina..”
“Non è una bambina, ha 25 anni”
“Tzè.. Contane un’altra. Trovati una donna e sfogati con quella. Basta che non sia una ragazzina”
“Anche tu dovresti trovarti qualcuno” . Sì, culo grosso, tette quasi flaccide, faccia perennemente incazzata. Neanche al buio con un sacco di tela in testa. Si gira a guardare Sabella, la gonna tirata su fin sopra il ginocchio e ancora più su, fino a mostrare che sotto non ha le mutandine.

“Hai visto? C’è Sabella la monella” dice Mario dando di gomito all’amico Luc
“Quella è ben più di una monella” commenta Luc “Se ne va in giro che sembra una bimbetta e invece..”
“Invece?”
“Invece non lo è”
“Dici? Beh, dimostra massimo quattordici anni”
“Ne ha 25”
Mario spalanca gli occhi stupito “Ma dai”
“Sì, è così. Non so dirti la dicitura giusta ma, è una specie di malformazione genetica. Non cresce più di tanto. Resta così, bambina a vita” spiega Luc “Mi sembri si chiamino lillipuziani”
“E’ per questo che attira molti vecchi attorno a sé?”
MA di vecchi proprio ce n’era solo uno che le girava attorno. Il conte Santino Salisi, un uomo alto e segaligno, sempre vestito con abiti ottocenteschi, il mantello stile Dracula, il cappello a cilindro, il monocolo, il bastone… Si diceva, il conte, che era sempre gentile con Sabella, le faceva regali e, si diceva in giro, che s’intrattenesse con lei per altri motivi
A Sabella piaceva farsi vedere. Quella sua aria da ragazzina, il corpo appena abbozzato, quella sua aria sbarazzina. Monella come in quel film, dove una giovane ragazza girava in bici nuda sotto la gonna corta a fiori.
“Se ne ha 25” fa Mario dondolando la testa
“Non ci contare”
“Guardala. Se ne va in giro incitando la violenza”
“Fidati Mario. E’ meglio starle alla larga. Quella porta solo guai”

E Sabella la monella riprende il suo giro. Le piace pedalare nei vicoli stretti del paese, arrivare alla balconata che da sul fiume. Si appoggia tirandosi su coi gomiti a guardare in giù e fa in modo che le gambe si vedano. La finestra di una casa che da sulla balconata è del signor Alfieri. Ha quasi quarant’anni e passa il suo tempo a guardare fuori, nella valle. E da un po’ di tempo a questa parte, ci si sofferma più del dovuto, con Sabella che guarda in giù, mostrando il suo bel culetto che, anche se coperto dalla gonna, gli fa vibrare i pantaloni.
E poi c’è Gualtiero, il giovane sagrestano che, quando vede la bici di Sabella appoggiata al muro, nel vicoletto dietro la canonica, si mette lì ad annusare la sella, dove lei ha appoggiato la sua fessurina umida e fresca. Già, come in quel film
E nella canonica, seduta nel confessionale, a confessare i suoi peccati, che fanno inorridire don Pasquale ma eccitare don Ernesto, il giovane della curia che si è preso una cotta per la giovane Sabella. E quando Sabella entra in chiesa e si siede nel confessionale, mentre gli confessa i più sordidi peccati, il giovane parroco si trova a toccarsi, pregando e chiedendo perdono per quello che stava facendo.
E Sabella dall’aria da monella, in una giornata riceveva le attenzioni di molti uomini, li circuiva, ci faceva l’amore
“Gualtiero, cos’hai sul naso?” la perpetua lo squadra con i pugni piantati sui fianchi e l’occhio critico, stile gendarme alla frontiera
Gualtiero si porta la mano sul naso e sente che è umido. Si vergogna e balbetta un “Acqua, è solo acqua”
“Hai bevuto ancora dal calice?”
“No, no”
“Non me la conti giusta” e si avvicina minacciosa, inspirando rumorosamente in cerca di quell’odore tipico del vino “Uh, che cosa?”
Gualtiero si sottrae al fiuto della perpetua e corre in bagno a sciacquarsi e a levarsi dal naso l’odore di fica della Sabella.
Poi Sabella esce dalla chiesa lasciando don Ernesto a pregare e chiedere perdono, con il pensiero di Sabella, così bella e innocente che..

Sabella la monella sta tornando a casa passando dalla strada ovest. Boschi, campagne aperte, qualche cascina. Se ne è andata a trovare l’amico Giulio, che ha la sua età e si eccita leccandole la passerina. A Sabella piace, ha un che di tenerezza ogni volta che se la fa leccare. E le piace vedere quel timido rossore ogni volta che se lo tira fuori e se lo fa segare.
Poi rimangono lì un po’, nudi nel fieno, a stuzzicarsi, toccarsi, baciarsi “E se ce ne andassimo?” aveva chiesto lui “Via da questo buco di campagna”
“Per andare dove?”
“Ovunque tu vorrai”
“Non so. Qui ci vivo da sempre. Andarmene da un’altra parte per cominciare daccapo”
“Vorrei sposarti”
Lei si era messa a ridere ma, guardandolo, lui era serio, quasi offeso. Lo aveva accarezzato ad una guancia “Non avere fretta” lo aveva baciato, poi si era rivestita e se n’era andata via.
Non avere fretta. Giuli era rimasto lì, seduto nel fieno, pensieroso. Sabella, un corpo da adolescente ma, nella realtà, aveva 25 anni. Lui, uomo sulla soglia dei 35, contadino sull’orlo del fallimento. Maledetta mucca pazza che gli aveva decimato la sua mandria. Vuole andarsene, fuggire via da tutto e da tutti. Vuole un’altra vita insieme a Sabella.
Un’ombra si materializza davanti a lui. Si accorge di essere nudo e cerca di coprirsi alla bell’è meglio “Che diavolo vuoi? Non potevi chiamare?”
L’uomo ha in mano un bastone e lo usa per colpire Giulio. Poi, afferrato una corda, gliela stringe attorno al collo e comincia a tirare

Sabella stava pedalando senza pensieri quando il maggiolino le arrivò dietro e la colpì con violenza. Colta di sorpresa, si è trovare a viaggiare in aria, cadere sull’asfalto e rimbalzare giù dalla riva. La bici fracassata finì sull’asfalto, venti metri più avanti.
L’autista dell’auto era sceso e si era avvicinato alla riva, guardando verso il basso. Sabella la monella giaceva scomposta tre metri più in basso, in mezzo all’erba, il volto rigato di sangue, la gonna tirata su a scoprire la sua farfallina. “E’ morta?” si era chiesta la figura scesa dall’auto. Stava per muoversi e sincerarsi che fosse veramente così, quando un’altra auto sopraggiungeva. Allora, la figura scesa, risalì in auto e fuggì via…
Non fosse stato per quell’auto.. Giulio era un problema in meno. Sabella, sperò che la ragazza fosse morta.
Riportò il maggiolino al fienile e lo coprì con un telo. Lanciò un’ultima occhiata al corpo penzolante di Giulio e poi uscì. Percorse un centinaio di metri prima di raggiungere la sua auto e tornare al paese


=prima parte=

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