Alpeggio Cap.: VI

Scritto da , il 2020-07-16, genere etero


“Luigi, … Luigi!”
L’anima del ragazzino non riusciva a capire da dove arrivasse quella voce. Vedeva tante scie luminose come la sua, ma quella voce che l’aveva chiamato: sembrava provenire da dinanzi, ma non era vero; da dietro, ma non vide nessuno che poteva impersonarla; anche ai suoi lati non scorse spirito che poteva averlo chiamato.
“Papà, mamma, zio … mi avete chiamato voi?”
“No!” gli risposero arruffandogli, scompigliandogli i capelli dorati; … e allora?
“Chi mi ha chiamato?”
“Luigi, … Luigi, … Luigi, … sono io, … lo Spirito della Montagna!”
“Ohhpsss!” … e l’essere immateriale del giovinetto si prostrò consegnandosi a quella voce.
“Luigi, … Luigi … non hai ascoltato la mamma e fregandotene del suo consiglio sei salito, ridendo, su quel masso. Luigi, … Luigi cosa hai voluto dimostrare?”
“… ma, io scherzavo. Ero felice di stare con mamma, … felice di averla presa e lei, … di farsi possedere per rimanere gravida di me. Bramavo di stare nel suo lettone, … di … Era un gioco, … che poi …”
“Lo so. Per questo ti ho perdonato e amando il tuo peccato … ho voluto trasformarti e anche lei e i tuoi in un platano a lentissima crescita, avente le tue e loro sembianze, mentre ti disseti alla fonte della vita di tua madre. Quelle essenze siete voi e rimarranno per tanto tempo con le vostre forme. Ti piace la sorpresa?”
“Sì, … ma stavo meglio prima; poiché potevo giocare con papà, lo zio e con la mamma. Sai, … quando papà Tulio o lo zio Antonio mi fottevano ghermendomi, stringendomi o mi mettevano allo spiedo, … per il piacere che provavo nel ricevere i loro membri salivo, in alto, fra le nubi, perdendo la percezione dello spazio e del tempo, … e come con la mamma.”
“Non temere di aver perso quei momenti. Vedrai tu stesso, dopo che avrai fatto quello per cui sei qui. Vuoi aiutarmi?
“Sì, con tutto me stesso!”
“Conoscevo la tua risposta, ma la volevo sentire. Là, in terra, tanti non sono felici; … sono zeppi di problematiche e poi … guardali dove perdono tempo: i cani hanno sostituito i mariti e i figli; i telefonini hanno rimpiazzato gli amanti e la curiosità, anzi sono diventati dei mostri che sono penetrati, allignati ai corpi. Hanno perso il desiderio, per cui non sanno più amare. Sono tristi, affranti, abulici, freddi, spenti, storditi, svampiti, sessualmente insensibili. Ho fatto loro un regalo con quelle piante-sculture, ma vedo che iniziano a deturparle, inzozzarle, ferendole … e non contenti, se vedono una serpe, messa lì a custodia di quel monumento, cercano di ucciderla. Questa è una grave offesa che mi procurano, ma non hanno colpe. Li ho perdonati, come li ho scusati per aver cancellato, rovinato alcune incisioni rupestri, esaltanti la vita. Ecco, ritorna con lo spirito fra loro, conduci con te anche i tuoi cari e con la fantasia, che ti ritrovi, inventati delle soluzioni aventi per fine il far sorgere in loro il desiderio, come aveva insegnato tua nonna a tua madre. Non preoccuparti: vi trasformerò in lucciole, insetti amati e venerati dai bambini.”
“Mamma, … papà, … zio …”
“Piccolo nostro fiore, cosa facevi steso bocconi e con chi parlavi? Stai bene, … ti manca qualcosa?”
“Oh, io sto bene e non manco di nulla, perché ho lo Spirito della Montagna con me. Mi ha parlato; ero bocconi per non rimanere offeso alla vista, per la luce che spandeva. Era una luce che non potevo reggere, affrontare.”
“… ma noi non abbiamo visto niente, se non il vederti in quella postura e percepire soffi che sembravano parole, senza comprendere!”
“Sono suo!”
“Oh, … di questo siamo contenti: significa che i nostri insegnamenti erano conformi alla sua volontà! … ma che ti ha detto?”
“Desidera che noi si ritorni fra i viventi con le sembianze di lucciole. Ha chiesto che diffondiamo la venerazione per La Montagna con strumenti che la nostra fantasia ci consiglierà, perché troppe persone non La rispettano e non La amano. Ha accennato a immagini educative, a chierichetti, a nascituri, ad amare anche con il corpo i nostri vicini, chi ci viene a trovare o i più bisognosi di affetto.”
“ .. e come, … se siamo spiriti e … per di più lucciole? Quando abbiamo abbandonato le nostre vesti, abbiamo voluto segnare dei pensieri su alcuni massi che delimitano quella strada sconnessa, che conduce alla baita; ora, sono ricoperti di licheni, di rovi, di ortiche e deturpati con altri segni. Dovremmo riportarli all’origine: belli, puliti, mondati e … ma ho un’idea!” e Dalia con piccoli soffi ed intermittenze luminose espose alle altre tre lucciole l’intuizione, tutta femminile.
“Hai ragione, mamma! Su andiamo a sbirciare nelle casere della valle per rintracciare, incrociare qualche giovane volenteroso, generoso, forte che, debitamente da noi spronato e sollecitato, si muova per fare una pulizia della via dei misteri della Montagna. Lui o loro ci metteranno la forza e noi la malizia. Partiamo: io con lo zio e la mamma con papà. Ci ritroveremo all’inizio della stradina, prima della mezzanotte per valutare le candidature.” Partirono, per ritrovarsi dopo un po’, felici e contenti di essere intervenuti a difesa dei riti e dello Spirito della Montagna. Dopo una attenta osservazione e valutazione delle proposte, di comune accordo, scelsero un padre con il figlio, due fratelli e una giovane postulante di un collegio di suore con la madre, in vacanza dai suoi. Su questi ritornarono assieme, per alitare loro il desiderio di pulire quel sito e di renderlo fruibile e godibile a tutti coloro che sarebbero saliti dalla pianura per delle vacanze.
I prescelti, a loro insaputa, si ritrovarono all’imboccatura della stradina tortuosa, umida, sassosa, ricoperta spesso di cartacce, di avanzi alimentari, di plastiche e altro rifiuto abbandonato da persone incivili. Sodisfatti, appagati e felici per il lavoro svolto, dopo un gioviale colorato spuntino sul prato antistante la baita, presero la via del ritorno. Cantando, saltando, scherzando … arrivarono a valle e là ... sì fermarono disorientati, confusi, sbigottiti. Le nostre lucciole con i loro poteri avevano dato a quel viottolo di monte un tocco di magia, rendendolo meraviglioso, suggestivo, incantato, stregato; tanto che i cinque si meravigliarono, si sorpresero. Si erano presentati, ripromettendosi di rifare le pulizie, anche delle sterpaglie e delle ortiche che avevano invaso il luogo, per loro, supposto santo; e ora … il padre Ennio con il figlio Giovanni, i fratelli Remo e Romolo, la giovine vestale Margherita con la mamma Lucia erano pietrificate, allibite, ammutolite nell’osservare quel capolavoro di recupero, e …
- “Signor Ennio, … guardi là, … si muove. Quel disegno … mi chiama, … ci chiama, … cambia, … si modifica, … Ohfnn … signor Ennio, … sto … mi sorregga mentre mi siedo … su quella. Mi sta attirando a sé! Sono … le sue mani, signor Ennio! Le sue mani, … le sue mani, … le …”
- “Margherita, … piccola innocente, generosa ragazza che ti succede, che ti capita? … mi chiami, … mi chiedi, … mi supplichi. Ansimi e arrossisci, … forse è la stanchezza, … un malore, ma tu vuoi le mie mani, … vuoi che ti stringa e gemi, mentre contemplo il tuo volto. Hai il volto straordinariamente lucido, luminoso, liscio e tanto profumato … di donna. Sono avvinto, attirato verso di te. Ti guardo in controluce, mentre le mie mani scivolano, frusciano sul tuo corpo. Ti sento sospesa nel nulla, mentre mio figlio ci osserva. Il prodigio del richiamo fluisce nella mia carne. Vedo i tuoi occhi azzurri che si muovono appena dietro le palpebre abbassate ad inseguire pensieri e sensazioni, con le mie mani che restano immobili ad ascoltare ogni tuo movimento, ogni tuo respiro. Ora, in questo momento comunichiamo così. Le parole passano attraverso le mie dita e il desiderio si trasmette al nostro contatto.
Shhhhhh, … non parlare, piccola. Abbandonati alle mani e ai baci; e pensare che sino a pochi istanti fa, stavamo lavorando fianco a fianco, … e ora il desiderio sta crescendo, guidato dai tocchi affettuosi delle mani. Esse danzano, ti sfiorano, ti accarezzano. Sorridi reclinando la testa, mentre una mano ti sfila un indumento. Cerchi. Ti guardo negli occhi e il tuo è stato solo un cenno.”
“Papà Tulio, zio Tonio, Gigi, … abbiamo fatto un buon lavoro. Mi sembra di assistere alla mia prima volta con papy. Bollivo, tesa come la corda di uno Stradivari, … guardavo papà nel profondo degli occhi per indovinare il momento che bramavo, … che volevo; e mentre i soffi seguivano una loro logica, il pensiero vagava oltre, lungo altri sentieri per scorgere l’attimo da te voluto. … e invece no. Non ancora. Le tue dita, papà, scivolavano lentamente lungo il mio corpo, … il seno, il ventre, il bacino; le tue mani separavano per seguire il profilo delle cosce, aumentando lievemente la pressione nel costeggiare il pube e la mia reazione era quasi impercettibile, ma esponenziale. Avvertivo i polpastrelli: terminali nervosi … Sensi all’erta.
Guardate, ora, la piccola Marghy. E’ nuda, mentre Ennio, ancora semi vestito, baciandole, succhiandole i capezzolini, irti come chiodi, inizia con un dito il viaggio verso il luogo del piacere. Compie giravolte sul Monte di Venere, scende lungo le labbra, rasenta l’ingresso della vagina, che ancora non ha dischiuso il suo segreto. I loro compagni di lavoro osservano avvinti, ammaliati, emozionati; e … cosa succede: la madre Lucia collabora svestendo, del resto, l’uomo per ghermirgli l’asta turgida, dilatata, violacea, grondante secrezioni, accostandola al puro, verginale, liliale ninfeo, ora … caldo, fremente, ansioso di essere aperto, lacerato, strappato. Si ferma, scosta un po’ la carne appoggiandovi la lingua; lecca dal basso all’alto, da una parte all’altra e rilecca, ritorna; separa con la punta le piccole labbra sino a scorgere la rosea, umida, palpitante, lacrimante gola e, allora, rimette quello, dopo aver asportato e gustato le sue stille trasparenti; come quella volta”
- “Nei tuoi occhi, piccola, è custodito il tuo segreto. Sulle tue labbra, Margherita, leggo parole che vorresti dire. Tra le pieghe del tuo sesso profumato e velato di nero scorgo il piacere che hai intenzione di donarmi.
Sono eccitato a causa della tua carne turbata, arrossata, stimolata. Godo del tuo piacere, ancora così contenuto e trattenuto, ma sento l’impeto dell’erezione che chiede appagamento. Ma voglio lasciarlo così, ancora là, a far da termometro in questo viaggio nel tuo corpo.”
- “Signor Ennio, … Ennio, ti prego … per la Montagna, … brucio, … entri, … sìììììììì, … Ennnn … sono la nuova suora, … la nuova vestale, … la nuova puttana”.
- “Ora sì, … è il momento. Ti sfioro con il polpastrello e subito, alzi, … inarchi il bacino, stringi le cosce. Le mie mani si muovono sicure, esperte, decise, … su di te, … Marghy! Cresce il ritmo delle mie carezze mentre un dito si fa strada in te per accompagnare dall’interno il movimento esterno.
I tuoi gemiti sono ora più forti; hai il respiro accelerato.
Potrei penetrarti; ma non voglio perdere il contatto delle mie mani con il tuo corpo. Attraverso di loro, tu ti stai rivelando a me e, ora, ascolto con il corpo parole che non ho mai udito con le orecchie; e forse mai ascolterò. Ecco irrompo, … varco la tua soglia e mi addentro in te. La tua bocca si apre e rimane fissa nella sorpresa.”
“La sta penetrando, … la sta montando, papà; … forse la Montagna la vuole gravida, incinta, colma come allora, e spinge introducendosi, immergendo il membro nel caldo, assettato, stretto, vergine guanto. Butta le braccia indietro, con le gambe sulle spalle dell’uomo si consegna totalmente alla danza del dentro e fuori, lento e veloce, forte e leggero. Ansima, boccheggia, pigola. Il suo ventre va incontro alla lama. Piange, … gode, … ohhh!” Da sotto il suo sedere, adagiato sul sasso, scola pigro un rivolo rosso. “Osserva Tulio come Ennio la sbatte, la mescola violentemente, la cavalca per coprirla, … fecondarla; alterna pause a riprese brutali, rabbiose e … gronda sudore; … e lei, con gli occhi chiusi e lingua fuori per umidire le labbra, trascina, spinge le mani sull’addome per premerlo, schiacciarlo come ad imprigionare, chiudere, sprangare, bloccare dentro di sé quel fallo che in lei ha trovato riparo, nido e forse …”
- “Vengo, … vengo! Ohhhhhh, … ecco ti copro, t’impregno. La Montagna ti ha chiamato, ti ha preso, ti ha fatta sua. Il mio seme ... altri spruzzi violenti contro il tuo utero. Ohh sìììììììììììì vacca, sgualdrina, puttana!”
“Padre Tulio, vedo un piccolo girino forare, bucare una parete, un ovulo e sparire inghiottito, fagocitato; altri che cozzano e non riescono; … e quel piccolo rosso ovetto freme, trema, sussulta, s’ingrossa. Ohh papà, ora che sono una lucciola, figlia di questa montagna, posso vedere quello che mi è successo tempo fa con te.”
- “Sì, … sì Ennio! Sììììììììììì, … coprimi, … riempimi, … sono una vacca da monta, … una suora consacrata per dar piacere, … una fattrice, … una incubatrice per far nascere un seme, … una sgualdrina da sbattere, … una puttana per i figli della Montagna! Mi sento pregna, piena, zeppa! Ohhhhhhhhh, felice giorno che mi hai chiamato, … sono, sarò sempre tua. Il mio volto splende di te e nei miei occhi chiusi nascono mille scintille. Il mio corpo ondula, s’inarca, sussulta, trema, si scuote per assestare la semenza. Ohhh Ennio, … ohhhhh mia dolce, santa Montagna eccomi! Godo, … esulto e …” … e la piccola andò con il fibrillare delle lucciole su, in alto a salutare Colui che l’aveva scelta.


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