Santo Domingo

Scritto da , il 2020-02-19, genere sentimentali

“Brave ragazze. Sono veramente delle brave ragazze!”.
Così pensava Federica mentre osservava Eleonora e Laura in coda alla dogana di ingresso a Santo Domingo. Le sue figlie si erano laureate nello stesso mese e meritavano ampiamente una sontuosa vacanza ai Caraibi. Eleonora aveva conseguito la specialistica, mentre Laura aveva concluso la triennale. Era orgogliosa di loro: alte, slanciate, fisici asciutti e torniti e sicuramente attraenti. Gli occhiali da sole le permettevano di osservare dove posavano gli occhi degli altri passeggeri appena sbarcati dall’aereo. E i fianchi sembravano calamitare gli sguardi degli uomini e anche di qualche donna, sicuramente invidiosa per le beltà che le due ragazze mostravano tramite pantaloni attillati.

L’arrivo al Jaragua Hotel suscitò gridolini di entusiasmo nelle tre donne. La struttura era moderna, collocata a poche decine di metri dal mare e vicino al parco nazionale. “Il massimo che può volere per chi ama la natura ma non vuole rinunciare alla comodità” rifletté Federica.
La camera era all’ultimo piano. Un letto matrimoniale e uno singolo era la dotazione. Sul lato opposto della parete, era ricavato l’angolo relax. Schermo appeso alla parete e un divano a tre posti, collocato tra i letti e il mobile su cui incombevano i quarantasei pollici del video. I colori scelti dall’arredatore erano moderni: ovunque primeggiava la tinta sacco, Sahara e savana, con sfumature più o meno marcate verso il grigio e marrone. La vista esterna era paradisiaca. Palme e sole e sabbia e fiori tropicali e mare turchese e un bosco verde su un lato dell’hotel. Gli occhi si potevano ubriacare per la bellezza del circondario e lasciare la mente in uno stato di ebbrezza per tutti i quindici giorni di vacanza.
Dopo essersi ambientate, le tre donne decisero di non perdere tempo. Il primo giorno si recarono in spiaggia già a metà mattina. Gli ombrelloni erano occupati per metà. Federica sospirò di piacere nel constatare che non aveva famiglie con bambini in un largo raggio. Qualche coppia, gruppi di amici, qualche anziano e pochi single, sia maschi che femmine erano i vicini più prossimi al suo lettino. Spalmò la crema solare sulla schiena di Laura, mentre quest’ultima si occupò della sorella ed Eleonora invece fece altrettanto con la mamma.
Federica prese un libro dalla borsa e si sdraiò per leggere. Con la coda dell’occhio notò che un signore che stava a due file a sinistra, la osservò forse per carpire il titolo del suo libro. Anch’egli stava leggendo un tomo ed evitò di fissarla a lungo per non creare imbarazzo. Un quarto d’ora dopo, l’uomo si alzò e si avvicinò al trio di donne.
“Vado al bar a prendere una bibita fresca. Posso portarvi qualcosa, deliziose vicine di ombrellone?”
Federica sorrise e assunse un’espressione assorta. Le due ragazze invece rifiutarono con un rapido “No, grazie. Adesso entriamo in acqua: più tardi, magari…”
“Sì, grazie. Mi piacerebbe assaggiare qualcosa di analcolico. Mi affido alla sua esperienza” rispose invece Federica.
“Provvedo subito” confermò l’uomo, allontanandosi verso la capannina del bar, mentre le ragazze presero la direzione del mare.
Federica abbassò gli occhiali, si girò di tre quarti e seguì con lo sguardo il vicino. Era alto, atletico, sui cinquant’anni, pochi capelli in testa, rasati quasi a zero, abbronzato, ma non bruciato, sedere ancora sodo e gambe tutto sommato ancora muscolose e lontane dalle zampe di merlo che contraddistinguono i maschi panciuti e poco avvezzi alla pratica sportiva quando superano il mezzo secolo.
“Ecco un cocktail di succhi di frutta. Io ho preso una granita al lime. Vuole assaggiare? Ho portato due cannucce” disse l’uomo, tornato sotto l’ombrellone di Federica.
“Mmhh, sì, grazie! Sono curiosa di assaggiare il frutto dei Caraibi più famoso in Italia. Permette? Io sono Federica”.
“Piacere mio, sono Matteo, ma tutti mi chiamano Teo”.
La giornata passò piacevolmente e le ragazze si sentirono a loro agio con il nuovo amico. Anche a pranzo, al bar in spiaggia, non mancarono momenti di piacevolezza e leggerezza. Teo sapeva tenere alto il livello della conversazione senza mai eccedere nelle domande personali. Federica apprezzò il fatto che insegnasse matematica finanziaria all’università di Pavia e che avesse hobby interessanti e utili come la lettura, il teatro, la bicicletta e il nuoto. Seppe che viveva in un bungalow nel villaggio accanto, ma che preferiva la spiaggia dell’hotel e che poteva usufruirne perché i proprietari delle due strutture erano gli stessi. Il villaggio aveva un’animazione troppo chiassosa, l’arenile dell’albergo era molto più rilassante.
“Che bello!” esclamarono all’unisono Laura ed Eleonora “vuoi dire che possiamo spostarci alla spiaggia del villaggio, se vogliamo?”
“Ragazze: siete maleducate! Non è carino che diate del ‘tu’ a Teo senza chiedergli il permesso” intervenne Federica.
“Oh, mamma! Sei antica” s’intromise Eleonora “chiedigli quanto è dispiaciuto a sentirsi trattato da nostro pari!”
“Teo, che mi dice?”
“Dico che potresti darmi del tu, come giustamente hanno già fatto quelle due bellissime birbe che hai come figlie”, rispose l’uomo ridendo di gusto.
Le giornate che seguirono rafforzarono l’impressione positiva che Teo aveva fatto nelle tre donne. Federica si trovava molto a suo agio e le due brillantissime ragazze lo consideravano una specie di fratello maggiore, al punto da chiedergli spudoratamente alcuni particolari sulle sue avventure sessuali avute in quella stagione.
Teo stette al loro gioco e non ebbe remore a confessare che aveva avuto una storia con una turista americana, ma che era iniziata a finita con una serata danzante e con un bacio.
Federica si sentì sollevata: non avrebbe gradito la compagnia di un uomo che si concedeva alle turiste come un’ape che vola di fiore in fiore.

Il terzo giorno il trio fu invitato a cena al bungalow. Teo accolse le tre splendide donne vestito in pantaloni cachi e camicia bianca, mentre il bungalow era illuminato da candele. La cena fu a base di insalate di verdure e pesce e si concluse con una enorme coppa di macedonia di frutta tropicale. Al termine, le ragazze si congedarono per raggiungere i ragazzi dell’animazione. Teo e Federica si guardarono a lungo, in silenzio. Era evidente che si era stabilita fra loro una comunicazione muta, ma densa di empatia. Teo prese la mano della donna e la invitò a passeggiare sul bagnasciuga, dove l’acqua dell’oceano si infrangeva in mille baluginii argentei. Quando un palmeto divenne l’unico sfondo alle spalle, Teo si fermò, fece volgere Federica verso di sé e avvicinò le labbra alle sue. Il bacio bruciò la bocca ad entrambi per la snervante attesa che entrambi avevano consentito avvenisse. Le lingue guizzarono, inarrestabili, mentre il respiro si mozzò a entrambi.
Federica sentì la virilità dell’uomo premerle sul ventre e poi la sua mano venne afferrata dalla sua e la trascinò verso il bungalow.
Giunsero ansanti alla porta della casetta, accompagnati dalle dorate luci ballerine delle candele. Entrarono in camera come una furia e per entrambi la svestizione fu una dura prova di autocontrollo per evitare di rompere bottoni o strappare cerniere. Quando furono nudi, Federica gettò le braccia al collo di Teo e lo baciò con ardore. L’uomo la strinse forte contro di sé e piano piano si avvicinò al letto. Quando le gambe della donna si bloccarono contro il materasso, Teo la spinse delicatamente sopra il lenzuolo. La baciò sui lobi, lungo il collo, sulle spalle verso l’omero e poi con la punta della lingua ritornò indietro per scendere lungo il petto. Succhiò con tenerezza un capezzolo e poi l’altro, mentre Federica ansava e mugolava. Il desiderio era incontrollabile per entrambi. Le mani accarezzavano, stringevano, sfioravano, premevano, cercavano i punti più sensibili per dare piacere al partner.
Teo riprese la discesa con baci e slinguatine lungo il ventre, superò l’ombelico e scese ancora. Il bacino della donna si contraeva spasmodicamente e si bloccò come colpito a morte quando la bocca dell’uomo attorniò l clitoride e lo stimolò con la punta della lingua. Il cervello di Federica esplose in un turbinio di stelle e luci e gridò senza freni il suo piacere verso il soffitto, mentre il bacino veniva serrato tra le mani forti dell’uomo.
Quest’ultimo rallentò il ritmo delle slinguatine al bocciolo rosa, ma non smise del tutto. Quando l’amante riuscì a biascicare un “smettila, ti prego”, Teo ubbidì, ma poi le alzò le gambe per penetrarla.
Il membro si fece largo senza difficoltà tra le labbra roride di umori di Federica e i suoi occhi strabuzzarono quando il glande arrivò fino al culmine. Le ondate di piacere non avevano mai smesso di oscillare tra basso ventre e cervello. Per la donna si trattava dell’esperienza più incredibile che avesse mai provato nella sua vita. Quell’uomo le era entrato dentro prima nell’anima e solo ora nel corpo. Teo la possedette con energia, ma senza essere brutale. La passione con cui l’aveva accolto l’amante gli aveva acceso i sensi, ma la sua sensibilità lo indusse a comportarsi da uomo e non da animale.
Federica percepì questo atteggiamento possessivo, ma non autoritario nell’uomo che aveva accolto in grembo e si emozionò. Un paio di lacrime scesero dagli occhi mentre Teo aumentava il ritmo e l’’intensità dei suoi respiri. Federica gemette quando il secondo orgasmo la avvolse, benefico e confortante. Teo non riuscì a trattenersi: si sfilò da lei e la spruzzò sui seni e sul ventre, poi ti adagiò al suo fianco destro.
“Che sortilegio mi hai fatto?” farfugliò la donna volgendo il capo verso l’amante.
“Capisco che potrei aver chiesto un filtro d’amore o un rito voodoo per farmi accettare da te: il posto dove abbiamo scelto di fare la vacanza è quello giusto, ma ti assicuro che è nato tutto in totale spontaneità”.
“Non mi sono mai sentita così, prima di stasera. Eppure credo di aver amato profondamente mio marito nei primi anni di matrimonio e poi anche nei successivi, anche se con un amore meno intenso, come capita a tutti”.
Teo attese che Federica proseguisse, ma invece fu lei ad aspettare un suo commento.
“Credo che il merito sia dei nostri comuni interessi. Abbiamo molte cose che piacciono ad entrambi ed era quasi inevitabile quello che è successo stasera. Abbiamo solo unito dei corpi che però racchiudono anime che già si erano unite. Questa fusione totale, spirito e carne, è un’esperienza nuova anche per me. E ti confesso che la ricorderò al momento di chiudere gli occhi per l’ultima volta, come la risposta alla domanda che mi farò, come tutti si fanno in quell’istante: ‘ho vissuto appieno la mia vita?’ Ripenserò a questa sera e risponderò a me stesso ‘Sì!’”.
Federica si girò sul fianco destro e lo baciò teneramente sulle labbra, sugli occhi, sulle guance.

Laura ed Eleonora si annoiarono presto: gli animatori non persero tempo a fare loro apprezzamenti e proposte affatto velate di concludere la serata sulle loro brande.
Le due sorelle mollarono il gruppo e tornarono al bungalow. “Recuperiamo mamma e torniamo in camera. Sono stufa” pensò a voce alta la maggiore. Si tolsero le scarpe e camminarono a piedi scalzi sulla sabbia e poi sul vialetto di accesso. Le candele erano in parte ancora accese e accolsero le ragazze con la loro luce calda e traballante.
Laura chiuse le dita in un pugno e si apprestò a bussare. Una illuminazione la fermò a pochi centimetri dal legno.
“Ma siamo sicure di quello che stiamo facendo?” chiese alla sorella maggiore.
“Perché? Cosa stiamo facendo? Pensi che…” Eleonora bloccò la frase a metà e sorrise. “Sarebbe una sorpresona, se fosse come pensi tu!”, aggiunse.
“Diamo un’occhiata in camera. Dietro la porta c’è la cucina e non si sente niente”.
Le due sorelle girarono l’angolo e si accucciarono sotto la finestra della camera. Non c’erano tende e dietro di loro c’era il buio assoluto. Si alzarono lentamente ai lati della cornice e una luce fioca proveniente da una abat jour mostrava una scena che fece loro spalancare gli occhi.
Teo era disteso sul lato del letto vicino alla finestra mentre la loro madre stava baciando e leccando con voluttà il fallo eretto dell’uomo. Avendo spostato il bacino verso il cuscino, l’uomo stava sicuramente accarezzando il sesso della donna. Le due sorelle rimasero senza fiato per l’imbarazzo, ma allo stesso tempo, incapaci di sottrarsi a quella che sembrava una reale scena di amore e non di puro sesso. Non si potevano giustificare altrimenti le frasi sussurrate languidamente dai due amanti. Una coppia che si incontra per puro divertimento fisico non si perderebbe in inutili orpelli vocali, ma si incoraggerebbe a darsi da fare per raggiungere velocemente e con voluttà l’ennesimo orgasmo.
Loro due no: tubavano come tortorelle innamorate. Laura sorrise a Eleonora e la sorella rispose allo stesso modo. Erano belli da vedere, ma quel membro che spariva nella bocca della loro mamma fece pulsare forte il cuore alle due sorelle. Di fronte a certe immagini, non c’è romanticismo che possa soffocare un aumento degli ormoni nel sangue. Laura si alzò in piedi, si slacciò i pantaloni e scostò gli slip. Eleonora sgranò gli occhi, scrollò la testa in segno di disapprovazione, ma dopo qualche minuto convenne che la scelta della sorella era azzeccata. Mentre la lingua di Federica si spostò sullo scroto di Teo, i medi delle ragazze si infilarono nella vagina umida. Quando poi la donna decise di cavalcare il suo amante, le ragazze stavano colando umori lungo le cosce. Le loro dita mulinavano veloci mentre le mani di Teo saggiano i seni e percorrevano schiena e fianchi di Federica. Costei decise poi di prendersi egoisticamente il proprio piacere: appoggiò le mani sulle spalle di Teo, le strinse forte e iniziò a sbattersi con vigore. L’uomo rovesciò la testa indietro e lasciò che la furia che aveva preso possesso della dolce Federica si quietasse con un repentino orgasmo.
Così fu: la donna scarmigliata gettò la testa indietro e mugolò il proprio soddisfacimento verso il soffitto. Le ragazze erano allibite. Mai avrebbero pensato di poter assistere a una tale trasformazione di una persona che avevano sempre visto pudica e molto signorile nel comportamento e nel linguaggio.
Le due ragazze smisero di toccarsi in attesa di vedere cosa avrebbe fatto Teo.
Federica si mise carponi a fianco dell’uomo, le mani sulla testiera e gli sussurrò “tocca a te: è tutta tua!”.
Teo sorrise e si inginocchiò dietro di lei. Armeggiò qualche secondo per infilare il suo sesso dentro l’accogliente vagina e iniziò un lento andirivieni.
Eleonora tuffò nuovamente il dito tra le sue labbra, mentre Laura decise di imitare la sensazione provata dalla madre infilando due dita nella vagina. Emise un sonoro sospiro che fece girare la sorella. Il suo sguardo tradiva il rimprovero che non poteva dire a voce. Laura ammiccò e disse “due” articolando la parola con la bocca. La sorella fece una smorfia, sfilò il medio e si penetrò con medio e indice. Laura vide che la sua bocca si aprì e gli occhi si chiusero. Sorrise.
Intanto Teo stava possedendo con forza la loro mamma, brancicata per i fianchi come un flipper.
Udirono i grugniti dell’uomo che divennero una sequenza di “o” modulate in altezza e intensità finché sfilò il sesso e spruzzò lo sperma sulla schiena di Federica.
Eleonora venne e Laura la imitò dopo pochi secondi. Il loro respiro ansimante era ben udibile, così decisero di allontanarsi dalla finestra per riprendere il controllo.
“Non avrei mai immaginato di fare una cosa simile” confessò Eleonora con il fiato mozzato.
“Neppure io avrei pensato di vedere una cosa simile che mi avrebbe spinto a fare una cosa simile” disse Laura.
“Come ti senti?” riprese la sorella maggiore.
“Svuotata di energia. È stata un’esperienza abbastanza choccante, ma stimolante. E tu?”
“Mi vergogno a dirlo, ma mi sono eccitata da matti”
“Ho visto, porcellona di una sorellona” la canzonò Laura “che facciamo adesso? Bussiamo?”
“Diamogli il tempo di vestirsi. Spero non vogliano fare un’altra scopata!”
“E se volessero trasgredire?” ammiccò Laura.
“Non penso proprio! Ti vedi la mamma mentre si fa…mi imbarazza solo pensarlo!”
“Oh, dopo quello che abbiamo visto, credo possa anche succedere, ma magari non stasera. Sai che facciamo? Ci allontaniamo di venti metri e cominciamo a fare casino. Quando arriviamo alla veranda parliamo ad alta voce delle candele e così diamo loro il tempo di tornare con i piedi per terra”
Eleonora accolse il suggerimento della sorella minore, si sistemò i pantaloni e fecero quanto progettato.
Quando bussarono, attesero un paio di minuti prima che Teo le accogliesse con un sorriso leggermente imbarazzato.
“Sono i tuoi gioielli, Cornelia” declamò ad alta voce, mentre Federica usava lo sciacquone in bagno.
“Avete bevuto tanto stasera? Mamma non è tipo da usare i bagni altrui se non in caso di estrema necessità”.
“Oh, a dire il vero, non molto. Abbiamo mangiato tanta frutta, questo sì! Vostra mamma ci ha dato dentro con…l’anguria…il melone…e anche le banane!”
“Ah, beh ne sono sicura” intervenne Eleonora “mia mamma è ghiotta di banane!”
Laura non riuscì a trattenere una risata per l’evidente doppio senso che la frase della sorella aveva così platealmente esternato.
Teo non volle approfondire il motivo della risata e poco dopo Federica uscì dal bagno in condizioni decisamente migliori di come era qualche minuto prima.
“Ciao, ragazze. Vi siete divertite?” chiese loro.
“Oh, moltissimo, mamma. Non immaginerai mai quanto!” rispose Laura.
Eleonora si sforzò a sorridere e a non dare un calcio alla sorella.
“Sono contenta per voi. Anch’io ho passato una bella serata con Matteo. Abbiamo finito di cenare, abbiamo passeggiato, parlato molto, abbiamo scoperto molte cose di noi”
“Ah, ne sono sicura!” sospirò teatralmente Eleonora “è raro vederti così radiosa, se non avessi scoperto cose molto personali dei tuoi amici…”
“…che ti fanno sentire unica per loro! Buonanotte, Matteo!” aggiunse Laura per evitare un pericoloso interrogatorio sul perché di quella osservazione, ma calcando volutamente sul nome proprio dell’uomo.
“Buonanotte a voi e grazie per la splendida serata!” disse l’uomo, domandandosi se le due birbanti subodoravano qualcosa.
“Buonanotte, Matteo. Riposa bene. Ho passato una serata indimenticabile” concluse Federica, e si allontanò di qualche metro prima di girarsi nuovamente per un fugace bacio inviato con la mano.

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