Erotici Racconti

Le disavventure giovanili di Gena. (1)

Scritto da , il 2018-08-09, genere prime esperienze

A quel tempo il viaggio era avventura.

Molti erano i pericoli insiti e molti erano i disagi, per tutti... umili e potenti.
Cambiava solo il modo di viaggiare, a piedi per i poveri, a cavallo magari con scorta per chi poteva, per i nobili, ricchi mercanti, alti prelati e cambiava il luogo dove sostare.
A piedi un viaggiatore poteva percorrere oltre 25 km al giorno, ma spesso era condizionato dal luogo dove fermarsi per la notte, dalla lunghezza della luce nella giornata, dal tempo, dal valico di passi montani, dall'attraversamento di fiumi, e dalla salute, dalla fortuna o dalla iattura, da eventuali guerre e da altre mille cose...

Mastro Bernardo è un filatore di seta, ha perso la moglie da poco, ha una unica figlia, una giovinetta e quando il suo padrone gli propone di recarsi a Bruges per impiantare una nuova filanda, accetta per il consistente premio in denaro e la spartizione degli utili che gli viene promessa e ciò nonostante sia un viaggio lungo e pericoloso, dovrà infatti raggiungere Aosta, passare il passo del Gran San Bernardo e poi Ginevra, Besancon, Nancy, Bruxelles, Gand e infine Bruges...
E' preoccupato per la figlia.
E' bella Gena, bionda, i capelli serici che scendono sulle spalle, il viso regolare, gli occhi colore del cielo sereno e un bel corpo, snello ma con un seno puntuto pienamente formato che spinge contro la stoffa del vestito e un sedere tondo, sodo.
Pensa Bernardo al rischio che correrà la figlia, è risaputo che per le donne i pericoli sono ancora maggiori, violenze, rapimenti e chissà cosa ancora.
Pensa e crede di aver trovato la soluzione, la chiama a sé....
La vestirà da ragazzo, le taglierà i suoi bei capelli, celerà il suo seno con una stretta bendatura e si affiderà alla loro buona sorte e alla provvidenza.
Prevede di fermarsi a dormire nelle chiese, nei monasteri, conventi, ospizi vari, questi ultimi sono sorti con il precipuo scopo di alloggiare i pellegrini e i viandanti in apposite foresterie, non è da molto che è stato stabilito che ogni 25 anni avvenga un giubileo, con il conseguente pellegrinaggio a Roma ed è stata approntata una rete di alloggi abbastanza consistente.
Le locande invece sono locali poco raccomandabili, luoghi di prostituzione, di gioco d'azzardo, spesso infestate da malfattori...

La prima disavventura di Gena, la perdita della verginità...

Non che sia una gran perdita, è tempo che Gena soffre delle pene della mancanza della soddisfazione sessuale che può dare un rapporto completo, si tocca Gena, gode di sé stessa, immagina Gena... immagina di innamorarsi, di sposarsi... di coricarsi con il suo amato e gioire del congiungimento, è innocente, semplice nei suoi desideri.
E' vestita da un paio di calzonacci larghi, sformati, sopra una blusa chiusa da legacci al collo, poi un mantello che le servirà anche da coperta, un copricapo, infine ha una bisaccia e un bastone.
Durante la prime giornate di cammino trovano altri viaggiatori, è consigliabile davvero proseguire in compagnia, si riducono i rischi.
I primi compagni che trovano sono due frati, dei benedettini, anzi per la precisione dell'ordine dei Cistercensi, uno anziano e uno giovane, camminano sgranando il loro rosario fatto di una cordicella annodata e biascicando preghiere, vengono da Chiaravalle nel milanese e sono diretti alla Abbazia di Aulps in Alta Savoia e poi un tarchiato carrettiere, volgare e sboccato che va a prendere dei carriaggi.
Da subito il carrettiere si avvicina a Gena e inizia a tormentarla, le racconta delle sue avventure sessuali con particolari sempre più scurrili, delle mogli di contadini che conosce e che scopa e di quanto sono calde e di come sono una scopata sicura durante i suoi viaggi e ancora delle puttane delle varie locande, le dice della sua potenza sessuale, di quanto è grosso il suo cazzo... e quanto dura nell'atto, nonostante la volgarità dell'individuo, grossolano e gretto, Gena si ritrova eccitata, si sente bagnare e gonfiare poi... cosciente del fatto, cerca di evitarlo, si avvicina ai due religiosi mentre il carrettiere lo prende pesantemente in giro, lo chiama sbarbatello, verginello, mezza donnetta.
Appena il sole cala cercano un rifugio per la notte, questa volta trovano sul loro cammino un ospizio, c'è un locale comune dove pernottare, della paglia che servirà loro da giaciglio.
Viene servito loro una ciotola di zuppa calda con dei pezzi di verdura e poco altro, non manca un tocco di pane e una misura di vino aspro addolcito appena con miele, poi il magro pasto viene rafforzato con qualche cibaria che ognuno ha con se, del formaggio o della carne di maiale salata o della frutta secca.
C'è naturalmente una parte destinata alle donne, un angolo a parte ma è deserto, non sono molte quelle che viaggiano in questo periodo.
Non ci si lava molto in quei tempi, l'igiene è relativa e per i bisogni corporali c''è un secchio di legno in un angolo, oppure un cacatoio all'esterno, ma di notte vengono chiuse le porte.
Gli uomini si avvicinano, si calano i calzoni, prendono in mano il loro pene e ci pisciano dentro, se il bisogno è di defecare ci siedono sopra, a Gena urge ma non può fare come loro, per poter liberare la sua vescica si deve almeno abbassare i calzoni, piegarsi... e aprire le gambe.
Finge... e si siede sul secchio sperando che non notino la sua natura di femmina, sente lo sguardo del carrettiere su di se, lo sente pesante quello sguardo... insistente.
Poi nella penombra si coricano, la notte è buia e lunga e inizia con il primo calare delle tenebre e dura fino alle prime luci, si stendono sulla paglia, Gena vicino al padre Bernardo che cade subito in un torpore dovuto alla stanchezza e alle due misure di vino che ha bevuto, il carrettiere si stende dalla sua parte, dall'altra parte del padre i due religiosi, Gena non ha scelta, avrebbe preferito avere i due religiosi accanto.
Sente il russare degli uomini, si assopisce, poi qualcosa la fa svegliare di soprassalto, è il corpo del carrettiere appoggiato pesantemente al suo, il suo fiato orribile sul collo... la sua voce appena udibile che le dice...

-Ti piaccio... vero? Ho capito che sei un ragazzino che preferisce un buon cazzo a una fica di donna, l'ho capito subito nel vederti così effeminato, da come cammini, dai... toccamelo... prendimi il cazzo in mano...-.

E' senza calzoni l'uomo e ha un cazzo davvero poderoso, grosso... tozzo come lui e glielo strofina addosso, cerca di prenderle le mani per costringerla a menarlo.
E' troppo forte e ci riesce, le costringe la mano sulla sua asta dura e un turbamento prende Gena, vorrebbe ribellarsi, vorrebbe urlare ma si trattiene, rivelerebbe la sua natura e il padre Bernardo potrebbe infuriarsi con impreviste conseguenze, ha il sonno pesante il padre causato anche dal troppo vino, e... e... Gena suo malgrado si ritrova eccitata e la sua mano stringe quella grossa verga, sente la grossa nervatura, le grosse vene in rilievo, non vuole ma lo stringe e prende a menarlo, fa scorrere la pelle del prepuzio sulla corona e gli libera completamente la cappella, sente il respiro dell'uomo farsi affannoso.
Spera Gena, spera e teme nello stesso momento, spera che l'uomo si accontenti della masturbazione e teme che non sia così... e che voglia di più, e così è infatti...
Sente la sua voce...

-Succhiamelo... femminella... dai puttanello... dai succhiami il cazzo... apri quella bocca da femminuccia che hai... e fammi un bel pompino... dai... so che ti piace... che ti fa morire...-.

La grossa mano la costringe a chinarsi sul pilastro di carne, sente sul viso la cappella dura, liscia e si lascia andare, la bagna di saliva, la prende in bocca, si sente riempire e inizia un maldestro pompino, mentre l'uomo si spinge forte nella sua bocca e Gena sente un languore sconosciuto prenderla mentre passa le labbra lungo quell'asta di carne fremente, mentre con le dita accarezza e prende in mano il grosso scroto e inizia a sfregarsi le cosce, stringe e le rilascia, è piegata ora sul corpo dell'uomo, si sente languida, morbida, si sente bagnare, la sua natura si prepara per essere visitata dal maschio, si gonfia... si allarga, si inumidisce, sente scorrere i suoi umori, umori che trasbordano fuori dalle labbra della vagina.
Mentre è intenta a succhiare sente la mano dell'uomo palparle brutalmente il sedere, contrae le cosce, la mano le allarga la cinta e entra sotto, sente le dita sui glutei, le sente spingere... pizzicare, forzare le natiche tenute strette a forza, non vuole Gena ma la mano è prepotente, allarga e arriva al suo buchino, lo tocca... struscia il dito, vuole entrare, violentarlo...
Sente la sua voce... alterata...

"Che culo di femmina hai...! Dai femminello... dammi il culo... dai... che ti faccio godere... come una femmina vera...".

Gena non vuole che la mano indaghi oltre, non troverebbe al suo posto un qualcosa di determinante e si ribella.

"No... ora la smetti subito e ti accontenti o urlo e ti faccio bruciare come sodomita...".

E' infoiato il carrettiere... e quanto vorrebbe violare quel bel culo che sta accarezzando ma la minaccia è reale e il rischio grosso, troppo grosso anche per un cinghiale stupido come lui.
Accarezza solo il culo di Gena ora e si lascia andare, si lascia andare al piacere che la bocca e le sue mani gli danno e gode... spruzza come una fontana, addosso e sul viso di Gena, poi... soddisfatto... stanco, si alza... va a pisciare e poi si stende e inizia a russare, è una bestia a due zampe.

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