Alla corte del Duca - capitolo 2
di
Davesun71
genere
dominazione
Il giorno fatidico era arrivato. Le ragazze vennero a una a una fatte uscire dalle proprie celle, e accompagnate sopra a un nuovo carro, molto più grande di quello che le aveva condotte li, e furono ciascuna fissata per la caviglia.
Elena finalmente aveva potuto vedere Sabrina e Giulia. La prima aveva i capelli corvini, gli occhi neri e intensi, la corporatura era più massiccia della sua, ma ci voleva anche poco! Giulia era l’esatto contrario: i capelli biondo cenere contornavano un viso dolce, da cui però risaltavano due occhi di un azzurro glaciale. La corporatura era simile a quella di Elena: magra e slanciata.
Il carro procedette per le vie ricoperte dai sampietrini della città, su di cui rimbombava lo zoccolio dei cavalli, fino a fermarsi davanti ad un caseggiato un po’ lugubre. Elena non lo sapeva, ma in altre occasioni durante l’anno quello era il mercato del bestiame.
Furono fatte scendere e accompagnate in un locale abbastanza angusto. Le ragazze, pigiate le une contro le altre, cominciarono ad avere paura e ad agitarsi, proprio come succede con gli animali quando vengono instradati verso il macello. Alcune tremavano, altre piangevano, qualcuna pregava.
L’omino, lo stesso che l’aveva portata via sembrava ormai un secolo fa da casa sua, entrò all’interno della stanza
-Ragazze, silenzio! Ora tocca a voi! Cercate di comportarvi bene, vedrete che faremo in fretta! Tu – disse indicando Sabrina – tu sarai la prima. Vieni!
Prese per il braccio la ragazza spaventatissima, che con lo sguardo supplichevole cercava le amiche, e la trascinò verso una scala che c’era al fondo della stanza. I due scomparvero dietro la porta, e nello stesso momento si sentì il vociare delle persone dall’altra parte, acuito dal forte silenzio in cui erano piombate le ragazze.
Elena fu la quinta.
Guardava nuda, tra le lacrime, le file di sedie, solo in minima parte occupate. La voce dell’omino la sentiva distante, come se provenisse da un altro mondo:
-Ragazza vergine. Mai avuto a che fare con gli uomini, lo garantisco personalmente. La base d’asta è 10000 denari. Signori, l’asta è aperta!!!
Udì una voce dal pubblico:
-falla vedere bene!
L’uomo sorrise divertito
-Avete ragione signori! Allora come vedete – e nel frattempo apriva la bocca della giovane donna – i denti sono bianchi e sanissimi.
Poi la fece voltare, commentando anche il suo sedere.
Dal pubblico si sentì una voce
-Undicimila!
-Bene, chi offre di più? Undicimila e uno, undic….
-Dodicimila!
Elena, lo sguardo basso, stava ad ascoltare l’ascesa dei numeri che indicavano quanto il suo corpo valesse.
-Ventimila!
Erano già arrivati a una cifra che stava mandando in brodo di giuggiole l’omino che stava accanto a lei.
-Ventimila e uno, ventimila e due….
-Trentamila!
La voce proveniva da una delle file più lontane.
-Il signor Duca ha offerto trentamila denari! Qualcun altro vuole offrire di più? Trentamila uno, trentamila due, trentamila tre!!!! Aggiudicata al Duca!
Nel momento in cui finiva la frase, dalla sedia di fianco al Duca si era alzato un uomo, anonimo nel suo vestito nero, e si era avvicinato al palco su cui stava la ragazza nuda in bella vista. L’aveva quindi presa in consegna, avvolgendole intorno alle spalle un grosso mantello che la copriva fino alle caviglie, e l’aveva accompagnata a sedersi di fianco a lui, dove notò che c’erano già altre due ragazze sedute che non conosceva.
Elena vide il proseguo dell’asta, le altre cinque ragazze messe in vendita. Fu felice quando il Duca comprò anche Giulia, si sentiva meno sola in quella nuova avventura. Alla fine le cinque ragazze tutte coperte da un mantello si avviarono insieme all’uomo chiamato Gerardo verso la carrozza che le portava verso la loro nuova casa. Lui si sedette lì con loro, e per tutta la durata del viaggio, praticamente un giorno intero, non rivolse mai loro la parola.
La mattina dopo videro, in lontananza, il castello. Era sopra una collina, le mura spesse che lo racchiudevano e lo proteggevano; al di sotto, come una radice di un albero, era cresciuta la città, le case dei contadini e degli artigiani, in una parola le case dei sudditi che lavoravano tutti quanti per il Duca.
Le ragazze vennero accompagnati da servitori tra i corridoi del castello, fino a raggiungere una sala da loro definita da bagno. Li vennero fatte lavare e spalmare con uno strano unguento profumato, che rendeva la pelle morbida e liscia al tatto. Venne loro persino accorciato e ordinato il pelo che avevano tra le cosce, e con una specie di cera venne rimosso quello che qualcuna di loro aveva sulle gambe.
Tutto era sfarzoso e pulito, e loro pensavano di essere in paradiso. Mentre facevano il bagno insieme nella grande vasca era forte il loro vociare, mentre si schizzavano addosso spruzzi di acqua tiepida. I servitori le osservavano seri ed inespressivi, mentre i loro giovani corpi nudi si divertivano.
Venne poi assegnato ad ognuna di loro un semplice vestitino di stoffa, la gonna che arrivava al di sotto del ginocchio, le maniche corte e appena scollato. La particolarità era che ciascuna di loro aveva un colore diverso. Ad Elena toccò il giallo, e vide che anche le mutande erano dello stesso colore, gialle.
Furono quindi accompagnate in una grande sala, al cui centro campeggiava una grande tavola completamente imbandita di frutta di ogni genere, che rendeva tutto un’esplosione di colori. Le ragazze si accomodarono e cominciarono a mangiare con avidità cose a cui non erano più abituate da tempo. Elena guardava la sua amica Giulia, e i loro occhi erano felici e complici: mai avrebbero pensato di finire in un posto così, dove il cibo non mancava, dove tutto era bello e pulito, dove si potevano spalmare addosso unguenti profumati, dove quel vestito colorato sembrava un vestito da sera, da quanto era bello e da quanto loro non erano abituate a queste cose.
Mentre erano alla fine di quel lauto pasto, entrò all’interno della sala una cameriera, o almeno così si sarebbe detto a giudicare dal suo vestito nero, su cui compariva un piccolo grembiulino bianco tutto decorato e dalla coroncina della stessa fattura che aveva sul capo.
-Ragazze, per favore, sedete e fate silenzio!
Le ragazze si sedettero composte, ognuna al suo posto, e si prepararono ad ascoltare ciò che la signora aveva di dire.
-Io sono la persona che si occuperà di voi. Mi chiamo M argherita e sono la cameriera personale del Duca. Tra poco vi porterò da lui e lo conoscerete. Vi spiegherà tutto lui, ci tiene personalmente a farlo, e per ciò che non capite chiederete dopo a me e sarò felice di spiegarvelo. Io sarò anche quella che vi darà i lavori da eseguire durante la giornata. Solo una cosa, veramente importante: quando sarete dal Duca, comportatevi bene e fate tutto ciò che lui vi dice di fare. Siate educate e obbedienti. Ora seguitemi, possiamo andare!
Le ragazze si alzarono dai loro posti, in un silenzio generale rotto solo dallo spostarsi delle sedie sul pavimento. In fila indiana seguirono all’interno del castello Margherita, che si muoveva spedita e sicura tra corridoi e stanze bellissime. Ad un certo punto si trovarono di fronte a una porta enorme a doppio battente, finemente intarsiata a raffigurare due cavalli impennati uno di fronte all’altro, e rifinita con cordature dorate.
-Siamo arrivate! Ora comportatevi bene, e quando sarete davanti a lui fate l’inchino e salutate con un “buongiorno signore”. Tutto chiaro?
Sul volto delle cinque ragazze si leggeva l’agitazione e la tensione per questo incontro. Tutte annuirono, senza dire parola.
-Allora andiamo!
Margherita bussò tre volte muovendo il grosso anello in ottone che era posizionato sulla porta, segnalando la sua presenza. La porta si aprì, accompagnata da due servitori in livrea.
Il Duca era seduto su una specie di trono dall’altra parte della stanza, al di sopra di una scalinata di 5 gradini di marmo. Era un uomo di circa quarant’anni, alto col fisico asciutto, i capelli neri imperlati un po’ di grigio, e gli occhi scuri profondi e indagatori, di quegli occhi che mettono, in chi li guarda, soggezione.
Le ragazze entrarono seguendo Margherita fino alla base della scalinata, sotto lo sguardo attento del Duca, e si posizionarono in fila di fronte a lui.
-Signore, ecco le ragazze!
Annunciò con serietà la cameriera al suo padrone.
-Bene, tu puoi andare. Dopo ti manderò a chiamare
La donna fece un leggero inchino, poi velocemente si avviò verso l’uscita.
-Anche voi potete aspettare fuori!
Disse ancora il Duca, rivolgendosi agli uscieri.
La porta si chiuse dolcemente dietro di loro, lasciando lui e le ragazze semiterrorizzate da soli.
-Bene, vi spiegherò brevemente le regole che dovrete rispettare per andare d’accordo con me e poter continuare a vivere qui. Prima di tutto io vi ho comprate, al mercato, ed ora voi appartenete completamente a me, che posso anche decidere se farvi vivere o morire, se mi va!
Sentendo queste ultime parole le ragazze rabbrividirono, e si guardarono impaurite negli occhi.
-Quindi ogni cosa che io voglio che voi facciate, va fatta senza discutere. Se le cose che vi chiedo non vengono fatte o vengono altresì fatte in maniera a me non gradita, verrete punite. C’è una stanza, dentro il castello, adibita proprio a questo scopo, e dopo ve la mostrerò, ma auguratevi di non visitarla più!
Sorrise, vedendo il pallore aumentare sui giovani volti che aveva di fronte.
-Io sono e sarò, a meno che non veniate vendute o per mia stessa diversa volontà, l’unica persona a cui offrirete le vostre attenzioni sessuali. La pena per chi trasgredisce a questa regola è la morte, inflitta con grande, grandissimo dolore. I vostri ulteriori compiti vi verranno illustrati da Margherita più tardi. C’è qualche domanda che volete farmi?
Nessuna delle ragazze ebbe il coraggio di alzare la mano o intervenire.
Il Duca era estasiato dal vedere la bellezza delle giovani donne che aveva di fronte, e il fatto che fossero sessualmente inesperte lo eccitava ancora di più. I loro seni appuntiti si intravedevano da sotto i loro vestitini colorati. Decise di cominciare a togliersi qualche sfizio.
-Blu, vieni qui vicino!
La scelta dei vestiti colorati era stata una sua idea, in modo da poterle distinguere senza dover imparare o chiedere i loro nomi, almeno all’inizio.
La ragazza col vestito blu ebbe un attimo di esitazione, proprio come a controllare che fosse proprio lei quella che era stata chiamata. Lo sguardo interrogativo che rivolse al Duca, mentre tutte le sue compagne si voltavano a guardarla, confermò il suo pensiero.
-Si tu, forza, vieni qui!
Valentina, così si chiamava, cominciò a salire i gradini che la separavano dal suo signore, arrestandosi solo quando fu davanti a lui, a circa un metro di distanza. Lui allungò la mano, prendendo la sua, e la tirò vicino a sé, di lato al trono e rivolta verso le altre, che la guardavano attonite. Il duca cominciò ad accarezzarle il dietro del gamba, il polpaccio, il ginocchio, per poi risalire lungo la coscia, con la ragazza che stava immobile fissando le altre con uno sguardo che chiedeva aiuto. Poi la prese per i fianchi, facendola sedere su una delle sue cosce muscolose.
-Allora, come ti chiami?
-V-V-Valentina
Era molto bella, con i suoi capelli neri e lisci che incorniciavano un volto dai lineamenti abbastanza marcati. Il seno era pronunciato, oggi diremmo che era una terza, e le labbra rosse come il fuoco.
-Valentina, ti piace essere accarezzata da me?
-La ragazza impietrita rispose con un lieve cenno della testa.
-Qualcuno ti ha mai toccata così?
Aggiunse il Duca, mentre le solleticava la fichetta da sopra le mutandine. Lui sapeva benissimo che non era mai successo, glielo aveva garantito Osvaldo, l’omino viscido che gliele aveva vendute.
La ragazza, mentre avvampava di vergogna, scosse la testa in modo negativo.
-Spogliati, voglio vederti nuda!
Disse mentre rialzava in piedi la ragazza, accompagnandola con una forte presa sui fianchi. Una volta in piedi, lei con mani tremanti cominciò a sfilarsi il vestito. Il seno rigoglioso, con i capezzoli puntati verso l’alto, fece la sua apparizione. Le areole erano grandi e violacee, mentre il capezzolo piccolino occhieggiava al centro, eretto. Il Duca le prese le mutandine, e gliele abbassò alle caviglie.
-Allora, come trovate la vostra compagna? E’ bella secondo voi?
Disse rivolgendosi alle altre ragazze che guardavano la scena come fossero in tranche. Un flebile coro di si si alzò dalla base della scalinata.
-Non mi sembrate convinte….Tu, gialla – disse guardando Elena – ti piace Valentina?
-Si è molto bella!
-E tu come sei? Pensi di essere bella?
-Io…io non lo so, signore….
-Vieni su anche tu!
Elena percorse, come aveva fatto poco tempo prima la sua compagna, la scalinata che la separava dal Duca.
-Spogliati, vediamo come sei fatta!
Mentre si spogliava, lui rimase colpito da quegli occhi verdi, del colore degli abeti, che risaltavano ancora di più sul volto cinereo della ragazza. Le sue tettine erano decisamente più piccole di quelle di Valentina, e la sua carnagione bianca le faceva sembrare di panna. Il piccolo capezzolo rosa puntava dritto nell’aria, mentre la fichetta era contornata da un bel ciuffetto di peli rosseggianti, lasciato li dalla donna che le aveva depilate. La mano del Duca arrivò subito a sfiorare il clitoride di Elena
-Hai una bella fica, la sento calda….
Poi, rivolgendosi a Valentina
-Secondo te ha una bella fica?
-Si, signore!
-Perché non vieni e gliela guardi più da vicino?
La ragazza si avvicinò a Elena con passo incerto
-Dai, inginocchiati e guardala bene!
La ragazza eseguì l’ordine, posizionandosi col volto di fronte alla vulva di Elena.
-Allora?
-Si signore, è bella!
-Davvero? E allora non ti dispiacerà baciargliela un po’!
Il Duca si divertiva da morire, mentre guardava le facce allibite delle giovani che aveva davanti.
-Cosa stai aspettando?
Valentina fece uno sforzo, e cominciò a dare piccoli baci sul monte di venere di Elena. Il Duca si mise a ridere di gusto, vedendo la goffaggine delle due ragazze: una baciava a ripetizione i peli di quella che restava in piedi, rigidissima, con le gambe serrate e le mani piegate all’altezza della pancia, pronta inconsciamente a difendersi da quei baci. Le lasciò proseguire per un altro minuto, poi intervenne:
-mmmm, non mi sembra il modo giusto di darle piacere! Vieni tu, come ti chiami?
Disse rivolgendosi a Elena
-Elena!
-Vieni Elena, siedi qui sull’ultimo gradino e allarga bene le gambe!
La prese per mano e la posizionò così come voleva lui, aprendole le cosce con le mani finché non ritenne che fosse sufficiente. Poi prese per mano la sua amica, che era rimasta ancora in ginocchio, e la condusse a posizionarsi sul gradino inferiore, proprio di fronte alla fessura aperta di Elena.
-Ecco, ora baciala tra le gambe, magari sarebbe meglio se ogni tanto, oltre ai baci, le dessi anche qualche leccatina!
La ragazza si armò di tutto il suo coraggio, e avvicinò la bocca all’apertura del sesso della sua amica, cominciando a baciarlo dolcemente
-Leccala forza!
Valentina estrasse la lingua e percorse la spaccatura dall’alto al basso, con un moto istintivo.
-Bene, bravissima continua così….
Elena sentiva qualcosa nella sua pancia, delle specie di rane, e aveva la sensazione che la sua patata pulsasse e si bagnasse.
-Rossa vieni anche tu
Giulia, che fino ad allora aveva assistito con lo sguardo a ciò che le amiche erano state costrette a fare, salì la scalinata passando di fianco alle due, che continuavano a eseguire i loro ordini.
-Hai mai visto il cazzo di un uomo?
La domanda la colse come un pugno nello stomaco
-N..n…n…no
-Ora vedrai il mio, e sappiatelo tutte, per un bel po’ di tempo sarà il solo che avrete l’onore di guardare!
Dicendo questo aveva estratto il suo arnese dai pantaloni. Era grosso e duro, con la cappella lucida e le vene che lo percorrevano per tutta la lunghezza.
-Tu sarai la prima che avrà il privilegio di toccarlo e succhiarlo! Vieni, inginocchiati qui davanti!
La ragazza eseguì prontamente. Lui le prese la mano, e la accompagnò ad avvolgere con le dita il membro; poi la aiutò con il ritmo della mano a fare su e giù, a dargli piacere.
-Su, ora prendilo in bocca!
La ragazza avvicinò le labbra a quel coso che aveva davanti, ma al momento di imboccarlo non ce la fece, girando la testa di lato e chiudendo gli occhi. Un sonoro sberlone la colpì sulla guancia, facendola cadere di lato, e la sua mano corse subito sul viso, a coprire il punto in cui era stata colpita e dove sentiva avvampare la pelle.
-Se ti do un ordine, e questo valga per tutte, va eseguito. Forza, tirati su, rimettiti qui davanti e comincia a succhiarlo!
Questa volta Giulia si mise la cappella nella bocca, e fece ciò che le era stato ordinato.
Il Duca, con lo sguardo fisso sulle due ragazze sugli scalini, alla bocca di Valentina incollata alla fichetta di Elena, si alzò in piedi, e cominciò a spingere a fondo il membro nella gola di Giulia, scopandola in bocca. La ragazza cercava disperatamente di resistere, le lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi arrossati dalla sensazione di soffocamento e dai conati di vomito. Finalmente lui estrasse il cazzo dalla bocca dolorante della ragazza, glielo puntò verso il viso e sotto gli sguardi attoniti delle ragazze cominciò urlando a eruttare un liquido bianco e denso sul viso di Giulia, negli occhi, sul naso e nei capelli. Appena ebbe cessato di spruzzare, prese i capelli di Giulia e li usò come fossero uno straccio, pulendosi dai rimasugli di sperma.
-Bene, ora potete rivestirvi e andare!
Lo disse mentre scuoteva un campanellino, che teneva di fianco al trono. Un secondo dopo la grande porta si apriva, lasciando entrare i due uscieri e la solerte Margherita, che come al solito appena entrata si inchinò.
Stasera – disse il Duca guardando Giulia – tu verrai nel mio letto, e diventerai donna. La tua amica gialla ti terrà compagnia in questo momento così importante!
E poi, rivolgendosi alla sua cameriera:
-Che tutto sia a posto per stasera! Puoi portarle nelle loro stanze.
La donna fece un altro inchino, poi intimò alle ragazze di seguirla. Percorsero un grande corridoio e una scalinata che pareva infinita, e finalmente giunsero dove avrebbero vissuto per un bel po’ di tempo.
Elena finalmente aveva potuto vedere Sabrina e Giulia. La prima aveva i capelli corvini, gli occhi neri e intensi, la corporatura era più massiccia della sua, ma ci voleva anche poco! Giulia era l’esatto contrario: i capelli biondo cenere contornavano un viso dolce, da cui però risaltavano due occhi di un azzurro glaciale. La corporatura era simile a quella di Elena: magra e slanciata.
Il carro procedette per le vie ricoperte dai sampietrini della città, su di cui rimbombava lo zoccolio dei cavalli, fino a fermarsi davanti ad un caseggiato un po’ lugubre. Elena non lo sapeva, ma in altre occasioni durante l’anno quello era il mercato del bestiame.
Furono fatte scendere e accompagnate in un locale abbastanza angusto. Le ragazze, pigiate le une contro le altre, cominciarono ad avere paura e ad agitarsi, proprio come succede con gli animali quando vengono instradati verso il macello. Alcune tremavano, altre piangevano, qualcuna pregava.
L’omino, lo stesso che l’aveva portata via sembrava ormai un secolo fa da casa sua, entrò all’interno della stanza
-Ragazze, silenzio! Ora tocca a voi! Cercate di comportarvi bene, vedrete che faremo in fretta! Tu – disse indicando Sabrina – tu sarai la prima. Vieni!
Prese per il braccio la ragazza spaventatissima, che con lo sguardo supplichevole cercava le amiche, e la trascinò verso una scala che c’era al fondo della stanza. I due scomparvero dietro la porta, e nello stesso momento si sentì il vociare delle persone dall’altra parte, acuito dal forte silenzio in cui erano piombate le ragazze.
Elena fu la quinta.
Guardava nuda, tra le lacrime, le file di sedie, solo in minima parte occupate. La voce dell’omino la sentiva distante, come se provenisse da un altro mondo:
-Ragazza vergine. Mai avuto a che fare con gli uomini, lo garantisco personalmente. La base d’asta è 10000 denari. Signori, l’asta è aperta!!!
Udì una voce dal pubblico:
-falla vedere bene!
L’uomo sorrise divertito
-Avete ragione signori! Allora come vedete – e nel frattempo apriva la bocca della giovane donna – i denti sono bianchi e sanissimi.
Poi la fece voltare, commentando anche il suo sedere.
Dal pubblico si sentì una voce
-Undicimila!
-Bene, chi offre di più? Undicimila e uno, undic….
-Dodicimila!
Elena, lo sguardo basso, stava ad ascoltare l’ascesa dei numeri che indicavano quanto il suo corpo valesse.
-Ventimila!
Erano già arrivati a una cifra che stava mandando in brodo di giuggiole l’omino che stava accanto a lei.
-Ventimila e uno, ventimila e due….
-Trentamila!
La voce proveniva da una delle file più lontane.
-Il signor Duca ha offerto trentamila denari! Qualcun altro vuole offrire di più? Trentamila uno, trentamila due, trentamila tre!!!! Aggiudicata al Duca!
Nel momento in cui finiva la frase, dalla sedia di fianco al Duca si era alzato un uomo, anonimo nel suo vestito nero, e si era avvicinato al palco su cui stava la ragazza nuda in bella vista. L’aveva quindi presa in consegna, avvolgendole intorno alle spalle un grosso mantello che la copriva fino alle caviglie, e l’aveva accompagnata a sedersi di fianco a lui, dove notò che c’erano già altre due ragazze sedute che non conosceva.
Elena vide il proseguo dell’asta, le altre cinque ragazze messe in vendita. Fu felice quando il Duca comprò anche Giulia, si sentiva meno sola in quella nuova avventura. Alla fine le cinque ragazze tutte coperte da un mantello si avviarono insieme all’uomo chiamato Gerardo verso la carrozza che le portava verso la loro nuova casa. Lui si sedette lì con loro, e per tutta la durata del viaggio, praticamente un giorno intero, non rivolse mai loro la parola.
La mattina dopo videro, in lontananza, il castello. Era sopra una collina, le mura spesse che lo racchiudevano e lo proteggevano; al di sotto, come una radice di un albero, era cresciuta la città, le case dei contadini e degli artigiani, in una parola le case dei sudditi che lavoravano tutti quanti per il Duca.
Le ragazze vennero accompagnati da servitori tra i corridoi del castello, fino a raggiungere una sala da loro definita da bagno. Li vennero fatte lavare e spalmare con uno strano unguento profumato, che rendeva la pelle morbida e liscia al tatto. Venne loro persino accorciato e ordinato il pelo che avevano tra le cosce, e con una specie di cera venne rimosso quello che qualcuna di loro aveva sulle gambe.
Tutto era sfarzoso e pulito, e loro pensavano di essere in paradiso. Mentre facevano il bagno insieme nella grande vasca era forte il loro vociare, mentre si schizzavano addosso spruzzi di acqua tiepida. I servitori le osservavano seri ed inespressivi, mentre i loro giovani corpi nudi si divertivano.
Venne poi assegnato ad ognuna di loro un semplice vestitino di stoffa, la gonna che arrivava al di sotto del ginocchio, le maniche corte e appena scollato. La particolarità era che ciascuna di loro aveva un colore diverso. Ad Elena toccò il giallo, e vide che anche le mutande erano dello stesso colore, gialle.
Furono quindi accompagnate in una grande sala, al cui centro campeggiava una grande tavola completamente imbandita di frutta di ogni genere, che rendeva tutto un’esplosione di colori. Le ragazze si accomodarono e cominciarono a mangiare con avidità cose a cui non erano più abituate da tempo. Elena guardava la sua amica Giulia, e i loro occhi erano felici e complici: mai avrebbero pensato di finire in un posto così, dove il cibo non mancava, dove tutto era bello e pulito, dove si potevano spalmare addosso unguenti profumati, dove quel vestito colorato sembrava un vestito da sera, da quanto era bello e da quanto loro non erano abituate a queste cose.
Mentre erano alla fine di quel lauto pasto, entrò all’interno della sala una cameriera, o almeno così si sarebbe detto a giudicare dal suo vestito nero, su cui compariva un piccolo grembiulino bianco tutto decorato e dalla coroncina della stessa fattura che aveva sul capo.
-Ragazze, per favore, sedete e fate silenzio!
Le ragazze si sedettero composte, ognuna al suo posto, e si prepararono ad ascoltare ciò che la signora aveva di dire.
-Io sono la persona che si occuperà di voi. Mi chiamo M argherita e sono la cameriera personale del Duca. Tra poco vi porterò da lui e lo conoscerete. Vi spiegherà tutto lui, ci tiene personalmente a farlo, e per ciò che non capite chiederete dopo a me e sarò felice di spiegarvelo. Io sarò anche quella che vi darà i lavori da eseguire durante la giornata. Solo una cosa, veramente importante: quando sarete dal Duca, comportatevi bene e fate tutto ciò che lui vi dice di fare. Siate educate e obbedienti. Ora seguitemi, possiamo andare!
Le ragazze si alzarono dai loro posti, in un silenzio generale rotto solo dallo spostarsi delle sedie sul pavimento. In fila indiana seguirono all’interno del castello Margherita, che si muoveva spedita e sicura tra corridoi e stanze bellissime. Ad un certo punto si trovarono di fronte a una porta enorme a doppio battente, finemente intarsiata a raffigurare due cavalli impennati uno di fronte all’altro, e rifinita con cordature dorate.
-Siamo arrivate! Ora comportatevi bene, e quando sarete davanti a lui fate l’inchino e salutate con un “buongiorno signore”. Tutto chiaro?
Sul volto delle cinque ragazze si leggeva l’agitazione e la tensione per questo incontro. Tutte annuirono, senza dire parola.
-Allora andiamo!
Margherita bussò tre volte muovendo il grosso anello in ottone che era posizionato sulla porta, segnalando la sua presenza. La porta si aprì, accompagnata da due servitori in livrea.
Il Duca era seduto su una specie di trono dall’altra parte della stanza, al di sopra di una scalinata di 5 gradini di marmo. Era un uomo di circa quarant’anni, alto col fisico asciutto, i capelli neri imperlati un po’ di grigio, e gli occhi scuri profondi e indagatori, di quegli occhi che mettono, in chi li guarda, soggezione.
Le ragazze entrarono seguendo Margherita fino alla base della scalinata, sotto lo sguardo attento del Duca, e si posizionarono in fila di fronte a lui.
-Signore, ecco le ragazze!
Annunciò con serietà la cameriera al suo padrone.
-Bene, tu puoi andare. Dopo ti manderò a chiamare
La donna fece un leggero inchino, poi velocemente si avviò verso l’uscita.
-Anche voi potete aspettare fuori!
Disse ancora il Duca, rivolgendosi agli uscieri.
La porta si chiuse dolcemente dietro di loro, lasciando lui e le ragazze semiterrorizzate da soli.
-Bene, vi spiegherò brevemente le regole che dovrete rispettare per andare d’accordo con me e poter continuare a vivere qui. Prima di tutto io vi ho comprate, al mercato, ed ora voi appartenete completamente a me, che posso anche decidere se farvi vivere o morire, se mi va!
Sentendo queste ultime parole le ragazze rabbrividirono, e si guardarono impaurite negli occhi.
-Quindi ogni cosa che io voglio che voi facciate, va fatta senza discutere. Se le cose che vi chiedo non vengono fatte o vengono altresì fatte in maniera a me non gradita, verrete punite. C’è una stanza, dentro il castello, adibita proprio a questo scopo, e dopo ve la mostrerò, ma auguratevi di non visitarla più!
Sorrise, vedendo il pallore aumentare sui giovani volti che aveva di fronte.
-Io sono e sarò, a meno che non veniate vendute o per mia stessa diversa volontà, l’unica persona a cui offrirete le vostre attenzioni sessuali. La pena per chi trasgredisce a questa regola è la morte, inflitta con grande, grandissimo dolore. I vostri ulteriori compiti vi verranno illustrati da Margherita più tardi. C’è qualche domanda che volete farmi?
Nessuna delle ragazze ebbe il coraggio di alzare la mano o intervenire.
Il Duca era estasiato dal vedere la bellezza delle giovani donne che aveva di fronte, e il fatto che fossero sessualmente inesperte lo eccitava ancora di più. I loro seni appuntiti si intravedevano da sotto i loro vestitini colorati. Decise di cominciare a togliersi qualche sfizio.
-Blu, vieni qui vicino!
La scelta dei vestiti colorati era stata una sua idea, in modo da poterle distinguere senza dover imparare o chiedere i loro nomi, almeno all’inizio.
La ragazza col vestito blu ebbe un attimo di esitazione, proprio come a controllare che fosse proprio lei quella che era stata chiamata. Lo sguardo interrogativo che rivolse al Duca, mentre tutte le sue compagne si voltavano a guardarla, confermò il suo pensiero.
-Si tu, forza, vieni qui!
Valentina, così si chiamava, cominciò a salire i gradini che la separavano dal suo signore, arrestandosi solo quando fu davanti a lui, a circa un metro di distanza. Lui allungò la mano, prendendo la sua, e la tirò vicino a sé, di lato al trono e rivolta verso le altre, che la guardavano attonite. Il duca cominciò ad accarezzarle il dietro del gamba, il polpaccio, il ginocchio, per poi risalire lungo la coscia, con la ragazza che stava immobile fissando le altre con uno sguardo che chiedeva aiuto. Poi la prese per i fianchi, facendola sedere su una delle sue cosce muscolose.
-Allora, come ti chiami?
-V-V-Valentina
Era molto bella, con i suoi capelli neri e lisci che incorniciavano un volto dai lineamenti abbastanza marcati. Il seno era pronunciato, oggi diremmo che era una terza, e le labbra rosse come il fuoco.
-Valentina, ti piace essere accarezzata da me?
-La ragazza impietrita rispose con un lieve cenno della testa.
-Qualcuno ti ha mai toccata così?
Aggiunse il Duca, mentre le solleticava la fichetta da sopra le mutandine. Lui sapeva benissimo che non era mai successo, glielo aveva garantito Osvaldo, l’omino viscido che gliele aveva vendute.
La ragazza, mentre avvampava di vergogna, scosse la testa in modo negativo.
-Spogliati, voglio vederti nuda!
Disse mentre rialzava in piedi la ragazza, accompagnandola con una forte presa sui fianchi. Una volta in piedi, lei con mani tremanti cominciò a sfilarsi il vestito. Il seno rigoglioso, con i capezzoli puntati verso l’alto, fece la sua apparizione. Le areole erano grandi e violacee, mentre il capezzolo piccolino occhieggiava al centro, eretto. Il Duca le prese le mutandine, e gliele abbassò alle caviglie.
-Allora, come trovate la vostra compagna? E’ bella secondo voi?
Disse rivolgendosi alle altre ragazze che guardavano la scena come fossero in tranche. Un flebile coro di si si alzò dalla base della scalinata.
-Non mi sembrate convinte….Tu, gialla – disse guardando Elena – ti piace Valentina?
-Si è molto bella!
-E tu come sei? Pensi di essere bella?
-Io…io non lo so, signore….
-Vieni su anche tu!
Elena percorse, come aveva fatto poco tempo prima la sua compagna, la scalinata che la separava dal Duca.
-Spogliati, vediamo come sei fatta!
Mentre si spogliava, lui rimase colpito da quegli occhi verdi, del colore degli abeti, che risaltavano ancora di più sul volto cinereo della ragazza. Le sue tettine erano decisamente più piccole di quelle di Valentina, e la sua carnagione bianca le faceva sembrare di panna. Il piccolo capezzolo rosa puntava dritto nell’aria, mentre la fichetta era contornata da un bel ciuffetto di peli rosseggianti, lasciato li dalla donna che le aveva depilate. La mano del Duca arrivò subito a sfiorare il clitoride di Elena
-Hai una bella fica, la sento calda….
Poi, rivolgendosi a Valentina
-Secondo te ha una bella fica?
-Si, signore!
-Perché non vieni e gliela guardi più da vicino?
La ragazza si avvicinò a Elena con passo incerto
-Dai, inginocchiati e guardala bene!
La ragazza eseguì l’ordine, posizionandosi col volto di fronte alla vulva di Elena.
-Allora?
-Si signore, è bella!
-Davvero? E allora non ti dispiacerà baciargliela un po’!
Il Duca si divertiva da morire, mentre guardava le facce allibite delle giovani che aveva davanti.
-Cosa stai aspettando?
Valentina fece uno sforzo, e cominciò a dare piccoli baci sul monte di venere di Elena. Il Duca si mise a ridere di gusto, vedendo la goffaggine delle due ragazze: una baciava a ripetizione i peli di quella che restava in piedi, rigidissima, con le gambe serrate e le mani piegate all’altezza della pancia, pronta inconsciamente a difendersi da quei baci. Le lasciò proseguire per un altro minuto, poi intervenne:
-mmmm, non mi sembra il modo giusto di darle piacere! Vieni tu, come ti chiami?
Disse rivolgendosi a Elena
-Elena!
-Vieni Elena, siedi qui sull’ultimo gradino e allarga bene le gambe!
La prese per mano e la posizionò così come voleva lui, aprendole le cosce con le mani finché non ritenne che fosse sufficiente. Poi prese per mano la sua amica, che era rimasta ancora in ginocchio, e la condusse a posizionarsi sul gradino inferiore, proprio di fronte alla fessura aperta di Elena.
-Ecco, ora baciala tra le gambe, magari sarebbe meglio se ogni tanto, oltre ai baci, le dessi anche qualche leccatina!
La ragazza si armò di tutto il suo coraggio, e avvicinò la bocca all’apertura del sesso della sua amica, cominciando a baciarlo dolcemente
-Leccala forza!
Valentina estrasse la lingua e percorse la spaccatura dall’alto al basso, con un moto istintivo.
-Bene, bravissima continua così….
Elena sentiva qualcosa nella sua pancia, delle specie di rane, e aveva la sensazione che la sua patata pulsasse e si bagnasse.
-Rossa vieni anche tu
Giulia, che fino ad allora aveva assistito con lo sguardo a ciò che le amiche erano state costrette a fare, salì la scalinata passando di fianco alle due, che continuavano a eseguire i loro ordini.
-Hai mai visto il cazzo di un uomo?
La domanda la colse come un pugno nello stomaco
-N..n…n…no
-Ora vedrai il mio, e sappiatelo tutte, per un bel po’ di tempo sarà il solo che avrete l’onore di guardare!
Dicendo questo aveva estratto il suo arnese dai pantaloni. Era grosso e duro, con la cappella lucida e le vene che lo percorrevano per tutta la lunghezza.
-Tu sarai la prima che avrà il privilegio di toccarlo e succhiarlo! Vieni, inginocchiati qui davanti!
La ragazza eseguì prontamente. Lui le prese la mano, e la accompagnò ad avvolgere con le dita il membro; poi la aiutò con il ritmo della mano a fare su e giù, a dargli piacere.
-Su, ora prendilo in bocca!
La ragazza avvicinò le labbra a quel coso che aveva davanti, ma al momento di imboccarlo non ce la fece, girando la testa di lato e chiudendo gli occhi. Un sonoro sberlone la colpì sulla guancia, facendola cadere di lato, e la sua mano corse subito sul viso, a coprire il punto in cui era stata colpita e dove sentiva avvampare la pelle.
-Se ti do un ordine, e questo valga per tutte, va eseguito. Forza, tirati su, rimettiti qui davanti e comincia a succhiarlo!
Questa volta Giulia si mise la cappella nella bocca, e fece ciò che le era stato ordinato.
Il Duca, con lo sguardo fisso sulle due ragazze sugli scalini, alla bocca di Valentina incollata alla fichetta di Elena, si alzò in piedi, e cominciò a spingere a fondo il membro nella gola di Giulia, scopandola in bocca. La ragazza cercava disperatamente di resistere, le lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi arrossati dalla sensazione di soffocamento e dai conati di vomito. Finalmente lui estrasse il cazzo dalla bocca dolorante della ragazza, glielo puntò verso il viso e sotto gli sguardi attoniti delle ragazze cominciò urlando a eruttare un liquido bianco e denso sul viso di Giulia, negli occhi, sul naso e nei capelli. Appena ebbe cessato di spruzzare, prese i capelli di Giulia e li usò come fossero uno straccio, pulendosi dai rimasugli di sperma.
-Bene, ora potete rivestirvi e andare!
Lo disse mentre scuoteva un campanellino, che teneva di fianco al trono. Un secondo dopo la grande porta si apriva, lasciando entrare i due uscieri e la solerte Margherita, che come al solito appena entrata si inchinò.
Stasera – disse il Duca guardando Giulia – tu verrai nel mio letto, e diventerai donna. La tua amica gialla ti terrà compagnia in questo momento così importante!
E poi, rivolgendosi alla sua cameriera:
-Che tutto sia a posto per stasera! Puoi portarle nelle loro stanze.
La donna fece un altro inchino, poi intimò alle ragazze di seguirla. Percorsero un grande corridoio e una scalinata che pareva infinita, e finalmente giunsero dove avrebbero vissuto per un bel po’ di tempo.
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