Haank Lindsay.

Scritto da , il 2020-09-30, genere pulp


Quella sera, la vigilia di Natale, si svolse una riunione del personale dirigente dell'immenso cantiere, fu una lunga seduta formale, con la presenza anche del Gran Capo Carter che fece il bel regalo di rampognare duramente i suoi sottoposti a causa del ritardo sui lavori.
La scena fu bella e anche leggermente comica, Carter che guardava direttamente negli occhi il numero Due, il Capo Operativo, facendogli capire che lo riteneva il maggior responsabile dell'accaduto e lui, in risposta, gli mostrava uno sguardo tenero e umiliato da cane fedele trasformandolo poi in cattivo rivolgendolo ai numero Tre, Quattro e Cinque, con crescente intensità dei lampi di fuoco negli occhi. Il comico? Anche questi, a loro volta, riportavano lo sguardo cagnesco ai sottostanti numeri.
Ah... il gioco dello “scarica barile”!
Io non c'entravo con i lavori del cantiere, il mio compito era quello del "cane da guardia", gestivo la sicurezza interna, il prevenire dei furti e danneggiamenti che senza un controllo ferreo potevano diventare una vera piaga. Ero a capo di un centinaio di guardiani, tutti di colore, e pur di far rispettare le regole, usavamo anche delle maniere un po' rudi, lo riconosco apertamente, ma in questo modo riuscivo a mantenere i problemi entro i limiti di una percentuale accettabile.
Un lavoro il mio? Mah... Più che altro un ripiego, dovevo pur mangiare e poi che potevo trovare di meglio io, un colonnello delle Forze Speciali Sud Africane, Ex membro dell'EO, Esecutive Outcomers? Questa era divenuta una struttura scomoda, qualcosa da nascondere, disconoscere, ripudiare da parte dell'allora classe politica, noi eravamo sulla lista nera dopo aver fatto opera di pulizia in tutta l'Africa Australe!
Quindi accettai di buon grado quel lavoro, inutile pensarci.
Dopo la riunione era prevista la solita festa natalizia nella grande sala di rappresentanza, ma con una particolarità niente affatto trascurabile, infatti per la prima volta in assoluto, alla festa era prevista anche la presenza delle mogli dei pezzi grossi!
Quindi tutto fu più curato del solito, un immenso albero di Natale venne fatto pervenire da chissà dove, i tavoli erano riccamente imbanditi, ma l'atmosfera? Nient'altro che gioiosa! Anzi, sembrava più una commemorazione funebre! Oltre ai grandi capi c'erano le decine e decine di tecnici intermedi e come ho detto, le rispettive signore dei boss. Da una parte della sala, facendo gruppo fra loro, c'erano pure i funzionari indiani del reparto amministrativo.
Nell'isolamento assoluto dove lavoravamo, oltre il cantiere che riguardava la costruzione dell'enorme diga idroelettrica, non esisteva nulla. Non vedevamo proprio delle donne bianche, se non solo saltuariamente e raramente. Alla festa c'erano invece proprio le mogli dei grandi capi, quelle che vivevano nelle villette prefabbricate sulla rampa della montagna con tanto di aria condizionata, piscina personale e servitù, era un mondo a loro riservato e a noi escluso.
Noi lavoratori, noi mortali insomma, stavamo invece a stretto contatto con il mondo degli operai locali e ogni giorno avevamo mille difficoltà da risolvere. Vivevamo in baracche che formavano una fila immensa di elementi abitativi per gli oltre quattromila lavoratori. Lì in quell'agglomerato spartano c'era tutto, le mense, i dormitori, i locali sanitari, le docce e i vari accessori. Era una piccola vera città che dovevo gestire con polso di ferro.
Ritornando a quella sera, fra le signore una spiccava tra tutte, sia per presenza che per bellezza... era Gloria Carter, la moglie del Gran Capo, una donna tanto bella quanto glaciale. Bionda, alta, possedeva ogni caratteristica della dea baciata dalla fortuna e correva voce che fosse proprio lei ad avere la maggior parte del capitale di famiglia, ereditato da un genitore ancora più avido, crudele e pescecane di lei.
Io me ne stavo per i fatti miei, appoggiato al tavolo bevande e andavo di birra locale, la Tusker. Mi colse di sorpresa il gesto di richiesta d'attenzione di Carter che stava parlando con la Dea.
Mi avvicinai con il pensiero che magari volesse darmi una gratifica natalizia, ma era strano, perché come noto, le gratifiche erano riservate a loro, ai capi.
-Ecco cara... È lui l'uomo di cui ti parlavo, Haank Lindsay.
La Dea mi rivolse una lunga occhiata scrutatrice, ma pur non sapendo a cosa era dovuta la nostra presentazione, ebbi l'idea di aver superato l'esame di Gloria, almeno questo capii dalla sua espressione.
Prima di congedarmi, Carter mi disse di andare nel suo ufficio la mattina seguente.
Fu nel suo ufficio che rimasi davvero sorpreso. 
-Si sieda, Lindsay...-
-Se permette, preferisco restare in piedi, signore.-
-Oh... militare tutto di un pezzo, eh? Ok. Arrivo subito al dunque, sia io che mia moglie abbiamo ricevuto delle minacce di morte ultimamente, minacce che riteniamo fondate... tanto che mia moglie, preferisce passare qui i giorni nei quali io sarò assente per impegni non rimandabili. Gloria a Malindi non si sente sicura, qui... di più. Il motivo per cui le ho chiesto di vederci, è che voglio sia lei a farle da guardia del corpo per le prossime due settimane, non dovrà perderla d'occhio mai, quindi vivrà con lei, nella nostra villetta.-
-Signore... con tutto il rispetto, non è fra i miei compiti.-
-Gratifica di diecimila dollari. In busta paga.-
-Ok. Signore. Meglio sterline... diecimila e più tremila per il mio vice Mgabuwa, visto che dovrà sostituirmi ventiquattro ore su ventiquattro qui nel villaggio.-
-Va bene, darò subito disposizione. Il suo lavoro inizia oggi pomeriggio... io parto dopo pranzo...-
Perché rinunciare a diecimila sterline? Poi che sarà mai vivere per un po' nelle gelide, fredde atmosfere della Dea di Ghiaccio? 
Fu di Carter l'ultima battuta... 
-Vedrà che mia moglie può essere una buona compagnia...-
Mi chiesi cosa realmente intendesse dire.
Rientrato in ufficio mandai a chiamare Mgabuwa, ex sergente maggiore dei Rangers, quelli “cattivi”, quelli chiamati Reggers, Brigata speciale per le operazioni “sporche”, quelle di ricerca e sterminio del nemico nei territori ostili. Era un omone enorme, spietato quanto e forse più di quanto facesse supporre il suo aspetto brutale.
-Mgabuwa, ordini del capo... mi devo assentare per due settimane dall'ufficio, cioè sarò nel Campo ma non propriamente presente, quindi mi sostituirai, porterai qui la tua roba e qui dormirai. Staremo in contatto con il cellulare e mi informerai di ogni cosa, d'accordo?-
-D'accordo... se devo. E il grande bwana bianco... intanto che farà? O è un segreto?-
-Non per te, temono un attentato o verso Carter stesso o verso la moglie... e mi ha chiesto di farle da guardia del corpo mentre lui è via per affari.-
-Due settimane con la Dea vichinga? Ma perché le fortune capitano tutte al bell'uomo bianco e mai al povero “negro”? Al “negro” solo Lavoro, lavoro... lavoro!!-
-Mgabuwa? Non rompere... tremila sterline di premio in busta, allora?-
-Allora si!-
-Aumenta il numero dei controlli esterni e metti in funzione il servizio informazioni, sistema degli uomini nelle villette non occupate vicino a quella di Carter, ogni chiacchiera potrebbe essere importante, e tienimi al corrente.-
-Va bene capo, buona fortuna...-
-Ad ambedue... -
Le voci che giravano a livello dirigenziale nel cantiere, erano che ci si trovava in ritardo e in difficoltà, che mancava anche liquidità... ed era proprio quella che Carter avrebbe voluto dalla moglie, piena di miliardi, ma lei? A quanto pareva non sentiva ragioni, si rifiutava. Lei era mille volte più cinica del marito, e soprattutto, meno sprovveduta di lui.
A peggiorare la situazione c'era la cordata degli imprenditori indiani, che alla fine faceva capo alla D-Company, la potente mafia indiana di Mumbay, quella comandata da Dawood Ibrahim.
Che fossero loro dietro alla minaccia? Oppure volevano veramente eliminare la moglie di Carter per avere i suoi soldi?
Non portai molto con me per recarmi alla villa di Carter, un borsone, biancheria, una mitraglietta israeliana Uzi, una automatica Sig 210, una Walther calibro 22 e uno stiletto da mettere nel suo fodero speciale da avambraccio. Avere di più non serviva, ora avevo bisogno di fortuna e improvvisazione, o meglio... capacità di intuire e precedere il pericolo.
Quando suonai alla porta della villa fu la domestica a ricevermi, ma era solo lei o esistevano altri servitori? Non tardai a scoprirlo... 
-La signora è in piscina, mi ha detto di... mostrarle prima la sua stanza, e poi di accompagnarla...-
La stanza naturalmente era lussuosa, un sistema di aria condizionata la manteneva fresca e vivibile, non so se avevo visto di meglio, ma certamente... Avevo visto di peggio.
I primi tempi del mio servizio militare mi portarono a svolgere le medesime cose che avrebbe fatto poi Mgabuwa, cioè raid e uccisioni, raid e rapimenti, raid e torture.
Poi ci fu il passaggio alla fase più elaborata, le operazioni speciali. Le missioni nel mio caso riguardarono principalmente il settore occidentale, Europa e USA, incarichi spesso da gestire autonomamente o a volte, sotto falso incarico diplomatico.
Ne uccisi di persone. Più volte. Senza mai chiedermi se era giusto o no, era il mio lavoro e io, volontariamente e in coscienza, l'avevo accettato, ma... ingenuo no, non lo ero mai stato. Avevo una cassetta di sicurezza a Ginevra, una a Londra e infine un'altra a Kimberley. Una piccola scorta di passaporti assolutamente validi, del denaro e qualcosa della mia particolare debolezza, una piccola quantità di diamanti grezzi da un carato. Smerciabili facilmente quasi come denaro contante. Ecco... avevo pensato al mio interesse e al mio futuro e l'avevo fatto a ragione, visto come mi cacciarono, finito di utilizzarmi!
Questo pensavo mentre sotto la doccia mi toglievo l'odore di sudore, poi... raggiunsi la Carter in piscina. Lei era completamente nuda, distesa su di un lettino, bella come nessuna... ma veramente. Senza modifiche di genere chirurgico, era bella naturalmente, come era intelligente, senza scrupoli e ricchissima.
-Senta Lindsay! Non voglio cambiare abitudini anche con un estraneo per casa, intendo rimanere nuda tutto il giorno e stare qui in piscina! Lei si arrangi, parli con i domestici per i pasti e per le sue altre necessità, poi... se vuole farmi compagnia è benvenuto. Se vuole da bere là c'è il frigo bar...-
-Una birra... visto che dovremo convivere per due settimane, meglio andare d'accordo...-
-Perfetto! Per me un un gin tonic. Leggero. E niente Mrs Carter, chiamami semplicemente Gloria... e tu? Non ricordo il tuo nome di battesimo... -
-Haank...-
-Bene Haank! Un brindisi? A noi... che si possa essere ancora vivi quando il porco di mio marito tornerà dal suo finto viaggio d'affari.-
-Finto? Gloria...?-
-Oh si... giusto per non esserci quando cercheranno di ucciderci, non sei ingenuo Haank, l'ho capito subito, lui è un manovrato, un burattino, ed è al limite, dietro ci sono gli indiani, la mafia, ma io? Non mollo... e tu rappresenti la dimostrazione che mio marito, ha fatto il possibile per proteggermi! Sperando, invece, che tutto vada secondo i suoi intendimenti... -
Tutto chiaro. Ma non mi andava certo di essere usato! No, dovevo mettere in atto qualche cosa di idoneo a prevenire l'attentato, ma cosa potevano fare? Un'aggressione forse, magari di finto genere sessuale con la violenza e morte di Gloria? Probabile. E io chi dovevo essere? Il coraggioso difensore perito nella sua difesa?
Dovevo pensare... dovevo pensare!
Intanto la guardavo. Non aveva, giustamente, nessun senso di pudore. Se ne stava a gambe leggermente aperte mostrando la sua fica perfettamente depilata, un taglio netto, leggermente aperto, da ammirare... Come la forma del corpo e del seno, che per una trentacinquenne, erano magnifici.
Insomma... mi beavo la vista. Perché no? Si vive poco e male, quando si può, meglio togliersi qualche soddisfazione, se non altro visiva.
-Che vuoi mangiare stasera Haank? Abbiamo aragosta del Capo, oppure ci possono grigliare una lombata di antilope alcina. Scegli tu e dai ordini in cucina. E prego un altro gin tonic... leggero.-
In cucina trovai il cuoco e la sua squadra, chiesi di questa antilope e il vecchio mi confermò la sua assoluta prelibatezza.
Dopo cena lui e il resto della servitù lasciarono la casa, restò solo Cecily, la cameriera personale che mi aveva aperto all'arrivo, passai per un controllo alle porte e finestre corazzate, tutte tipo Chubb ad alta sicurezza. Ma si sa... cosa può resistere a una carica d'alto esplosivo?
Ottima la cena e lei affabile, poi mi ritirai nella mia stanza, chiedendole di lasciare la porta della sua aperta e mi sdraiai sul letto, mi chiedevo come avrei organizzato io l'attentato, quali sarebbero state le mosse, chi usare... presi in esame diverse situazioni. Ma una fra tutte mi sembrò la più fattibile, l'attentato doveva avvenire dall'interno del cantiere, da chi? Quella era una cosa da studiare ancora. 
Passò forse una mezz'ora, io ero nudo sul letto, quando Gloria... apparve sulla soglia.
-Ho voglia di un uomo...-
Che avesse voglia me lo dimostrò in pieno, che fosse brava nel sesso pure, ma brava d'esperienza, dimostrava che era un esercizio che praticava con una certa frequenza e capii la battuta del marito sulla piacevole compagnia.
Ma c'era, in tutto questo, una freddezza particolare, difficilmente riscontrabile... ma c'era. Godeva, urlava sotto orgasmo, si bagnava, ma dava comunque l'impressione di essere sempre sotto controllo, di non perdere mai l'attenzione, in questo eravamo simili... accidenti a noi! Chissà cosa altro ci faceva diventare così eguali? Io pure... a cazzo duro la scopavo, volevo tutto di lei e tutto mi dava, ma mancava quell'abbandono senza pensieri della vera passione. Insomma eravamo... falsi amanti, eravamo lì per godere ma in realtà eravamo  quasi degli attori sulla scena teatrale.
Alla fine... quando io esausto, lei se ne andò dandomi un bacio.
-Buona notte Haank, è stato molto piacevole... lo rifaremo... e intendo ogni notte.-
Prima di dormire ripresi a pensare. Si... il giorno successivo avrei fatto visita al capo del personale, un indiano, il dott. Chandra. Uomo di mafia? Senz'altro legato ad essa, ma se fosse anche operativo, era da vedere, in ogni caso delle risposte doveva darmele e me le avrebbe date.
Già di prima mattina fui da lui. Pochi convenevoli e già lo stavo maltrattando.
-Chandra! Ho delle gravi rimostranze da farle! Mi risulta che non mi ha aggiornato sullo stato e sul numero del personale del cantiere!!! Mi manca quello relativo all'ultimo periodo!!! Chi è stato assunto? Che le succede? Vuole che vada da Carter a lamentarmi di lei? Ora... si metta a strapazzare quel cazzo di computer e mi faccia subito una lista degli assunti dell'ultimo mese, voglio data, nomi e luogo di provenienza di ognuno. Subito!-
-Ma... ma... sono sicuro che sia poca cosa...-
-Che cazzo centra? Io sono il Capo del Servizio di Sicurezza! Io decido cosa è importante, non uno sbriga pratiche come lei! Forza... o le faccio passare dei guai!
L'ometto... piccolo, smilzo e pelato si mise a tormentare la tastiera del computer e in breve avevo quanto volevo, nomi... veri o falsi che fossero, la data di assunzione e il luogo d'origine.
Lasciai l'ufficio certo che Chandra non fosse coinvolto nell'organizzazione dell'attentato. Meglio per lui, in caso contrario di certo avrebbe fatto un brutto incontro in una delle prossime notti.
Ecco!
Ancora una volta il mio intuito aveva avuto ragione.
Dodici nomi. Quattro da escludere subito, provenienze diverse, date diverse, ma otto?
Tombola!
Stesso giorno d'assunzione, stesso luogo di dimora... Nairobi. Anche il numero era indicativo... due squadre di quattro uomini ciascuna. Erano loro... o potevano esserlo.
Ora toccava a me accertarmene.
Volevo una cattura rapida e possibilmente non troppo evidente. Mi rivolsi a Mganuwa. 
-Mgabuwa... voglio questi uomini, metti in servizio tutto il personale alla loro ricerca, nessun problema se ci lasciano la pelle, ma li voglio, li metterai in celle separate, bendati e legati, niente acqua, niente cibo, stanotte verrò a interrogarli. Tu rimani in servizio, pensa a una cosa... se sono loro avremmo un premio anche dalla Signora Carter. Ma il caso lo tratto io. Su datti da fare... li voglio tutti per stanotte!-
La giornata? Non spiacevole... raccontai qualcosa a Gloria che promise senz'indugio un ulteriore premio.
Facemmo sesso? Si. Nel pomeriggio e poi a notte. Ora c'era meno risparmio e più passione, ma restava sempre un sesso viziato da qualcosa di cinico. Ma godeva... godeva lei e godevo io, quello volevamo. 
Quando verso le due della notte lasciai casa, la vidi dormire nel suo letto, a me invece, attendeva una lunga e crudele notte. Ma quello era il mio lavoro, quello mi aveva insegnato la vita. Per sopravvivere devi essere necessariamente più sveglio e cattivo degli altri.
Non sto a raccontare le ore trascorse e torturarli, preferii subito usare la corrente elettrica, un morsetto ai coglioni e uno su un capezzolo e via di scariche!
Non erano certo abituati a questo trattamento, cedettero... oh si! E chiarirono il programma, mi raccontarono come era prevista la cosa insomma. Era come avevo immaginato... alla fine doveva sembrare un'aggressione sessuale alla bella signora bianca, con la sua conseguente morte.
Dopo la confessione non mi servivano più. Passai alle loro spalle, il braccio intorno al loro collo e crack... un colpo secco e sentii il fratturarsi delle vertebre cervicali. Poi... Mgabuwa si occupò di portare i corpi in una cella vuota, da lì, avrebbe poi pensato a farli trasferire al cimitero nei giorni seguenti, morti in servizio.
Otto morti per quella notte. Gli ultimi due? Un po' di nausea la provai. Quando li interrogai, l'ordine di attaccare non era ancora stato previsto, era lasciato all'iniziativa dei capi squadra degli attentatori.
Era mattina inoltrata quando rientrai. Sonno? No. Fame... Tanta. Feci colazione con la regina di casa, accennai qualcosa, al momento quello che avevo debellato, il pericolo più imminente.
Ah... donna di principi e di parola. Premio in contanti e generoso. Immediato.
Poi però arrivò... la domanda.
-Chi c'è dietro? Veramente?-
-Non lo sapevano certo, erano manovali del crimine, ci potrebbe essere la D-Company, la mafia di Mumbay e Dawood, probabile. Oppure...-
-Oppure?-
-Ti rispondi da sola...-
-Mio marito! Ma si... logico. Lui. Nel contratto di matrimonio abbiamo previsto un forte lascito al coniuge, un lascito miliardario in caso di morte di uno di noi... Ma sono io quella ricca, lui soldi non ne ha.-
-Se è lui non desisterà, stavolta siamo stati, anzi, sono stato fortunato... ma nel futuro? Imprevedibile quanto potranno organizzarsi di nuovo.-
-Haank... vieni con me, là dietro la siepe della piscina, meglio essere sicuri che non ci siano microfoni...-
-Voglio liberarmi di quest'uomo. Voglio che muoia, e voglio sapere se tu puoi farlo... in maniera che nessun sospetto possa sfiorarmi, ti pagherei molto ma molto bene... allora Haank?-
Dubbi? Esitazione? No! La mia mente già correva in avanti, i soldi mi allettavano, ma non ci doveva essere nessun tipo di passaggio di denaro, troppo pericoloso. Tutto era possibile, tutto era fattibile, già la mia mente stava organizzando... e poi c'era una cosa che mi tentava in maniera quasi ossessiva... i diamanti!
-Di che cifra stiamo parlando?-
-Milioni... ma fai tu...-
-Voglio dodici milioni di dollari. Nessun passaggio di denaro, tutto avverrà tramite finanziarie e banche. Niente nomi e mai e poi mai alcun tipo di contatto.-
-Mi dirai i particolari in seguito... Adesso?-
-Dai ordine subito di costituire una finanziaria a Panama, una che durerà pochi giorni, senza particolari, poi ti dirò meglio... e dalle i mezzi per operare... poi... sparirà.-
-Sai già come fare? Con Carter?-
-Si... ma di certo non te lo dirò. Tu ti fermerai qui alcuni giorni ancora e poi lascerai il cantiere. Avrai tutte le istruzioni del caso, appena avrò conferma procederò. Ovunque andrai mai più nessuna telefonata o incontro, ok?-
Dopo il colloquio facemmo sesso e fu delirante, avevamo ormai passato il limite che esisteva e che poi era sparito! Ora si donava! E io la godevo. Ma a fine orgasmo ci fu sempre la volontà di potere e voler gestire il presente ed il futuro, da parte di ambedue.
I giorni passarono così, i corpi dei morti vennero portati al cimitero e affossati senza problemi.
Mgabuwa fu ovviamente contento dei cinquemila dollari di ulteriore premio! Ma d'ora in poi poteva diventare scomodo e nient'affatto da ignorare, dovevo lasciarlo fuori e dovevo pensare a lui come a una possibile forma di pericolo... mai lasciare qualcosa o qualcuno dietro di sé che possa rappresentare una minaccia.
Come farlo? Già stavo pensando a un piano di massima, ancora da curare nei particolari sí, ma la risposta stava nella mia vecchia cassetta di metallo da militare, ben nascosta.
Un RPG-7, razzo a spalla anticarro e antiuomo, smontato in pezzi, ricordo di incursioni in Mozambico, con le relative munizioni. In particolare la spoletta OG-7V, a frammentazione poteva eliminare ogni cosa nell'ambito di una decina di metri e... far esplodere un aereo. L'aereo in questione naturalmente era quello di Carter, da far saltare appena fermo dopo l'atterraggio. Dovevo solo trovare il posto giusto in cui prepararmi, al limite della pista a una distanza di tre o quattrocento metri e avere il tempo poi di defilarmi. Come giustificare l'attentato? Non aveva forse ricevuto minacce varie al riguardo? Tutto rientrava in quell'ambito.
Iniziai dal giorno dopo la ricerca del luogo adatto all'agguato, doveva essere necessariamente dalla parte dell'uscita dell'aereo, aprivano la porta? E il razzo demolitore partiva. E tutto finiva in un rogo.
Fattibile. L'arrivo mi sarebbe stato comunicato senza dubbio, vista la mia posizione di Capo dei servizi di sicurezza e nei miei programmi, sarei stato lì ad aspettarlo.
Rimaneva da definire la parte del pagamento. Lei... la Carter, senza mai apparire, doveva far costituire la finanziaria in un paradiso fiscale qualsiasi, questa società doveva poi prendere contatto con la banca Standard di Kimberley trasferendoci i dodici milioni di dollari, denaro da mettere a disposizione di persona in possesso di una password prestabilita. I soldi sarebbero serviti per l'acquisto di una partita di diamanti grezzi dello stesso valore, prendendo contatto con la Diamond Mining. I diamanti sarebbero stati scelti dall'incaricato, il quale poi, avrebbe comunicato alla banca il codice di sblocco del denaro per il trasferimento alla Diamond Mining in cambio dei diamanti. Mai nessun nome, mai nessuna traccia di denaro, solo operazioni bancarie.
Altri passaggi non occorrevano, solo il tempo della scelta dei diamanti da un carato o poco più, senza difetti, poi... La comunicazione del codice, il trasferimento del denaro e l'incaricato se ne poteva andare via con i diamanti. Finita la vicenda.
L'incaricato? Evidente che sarei stato io!
Haank Lindsay!
E che avrei portato in varie riprese i diamanti a Ginevra e a Londra nelle cassette di sicurezza già esistenti.
Occorreva ovvio il cambio delle generalità, usando i passaporti di cui già disponevo, avrei dovuto muovermi di continuo. Vivere con la vendita man man dei diamanti. Insomma una nuova vita che comunque andava condotta con la massima prudenza, senza mai distrarsi, ma questo era nel mio essere usuale, era normale per me.
Ora comunque bisognava completare il piano. Primo: concludere la questione dell'omicidio. Secondo: il problema Mgabuwa, l'uomo era un bestione ma non era ottuso, andava eliminato. Infine c'era un terzo problema... ma da affrontare successivamente perché la soluzione per adesso, poteva essere rimandata.
Tutto avvenne come da programma, ero in attesa dell'Lear LCM di Carter e accarezzavo il legno lucido del calcio da appoggiare alla spalla del lanciarazzi, l'RPG-7. Io amavo e amo le armi, sono sempre state loro le vere compagne della mia vita.
Controllai la pista, l'attesa non mi innervosiva, faceva parte del tutto.
Gloria Carter era partita due giorni prima con un volo privato, destinazione incognita, gli accordi erano... “mai più contatti”, Naturalmente avevo avuto modo di controllare che avesse versato la somma prevista dal patto e avevo pensato alla password successsiva.
Eccolo.
Stava rullando sulla pista in terra battuta, rimasi in attesa che si arrestasse fissandolo nel reticolo dell'arma, mancava solo l'apertura del portellone.
Venne aperto... E quando anche la scaletta d'accesso si abbassò, io premetti la leva che metteva in funzione il dispositivo di lancio, in quell'attimo? Vidi nella mia mente le piccole ali del proiettile girare vorticosamente per mantenere la linea di tiro.
Poi arrivò l'esplosione! E la successiva frammentazione del contenuto con la morte che seminava a una decina di metri. No... impossibile che qualcuno potesse sopravvivere. Ricaricai l'arma con un Heat, alto esplosivo, volevo che l'aereo prendesse fuoco e esplodesse con il carburante ancora a bordo. Così fu. 
Tutto fatto. Dovevo assolutamente recarmi in ufficio e da lì, accorrere alla pista, per vedere l'accaduto. Ero o no il capo della sicurezza? 
Nascosi l'arma con l'intento di sbarazzarmene in tempi successivi.
Tutto andò come previsto.
L'attentato fece notizia, vennero alla luce le minacce e le difficoltà di gestione del grande cantiere, il Governo dovette intervenire per far continuare i lavori, la mafia indiana necessariamente giocò di rimessa, mettendosi meno in mostra.
Io, Haank Lindsay? Aspettai ben tre mesi prima di lasciare l'incarico. Facevo regolarmente i miei viaggi a Kimberley. Sceglievo i diamanti. Aspettavo.
Purtroppo in quel periodo ci fu una grave perdita umana. Oh... si! Mi addolorò proprio.
Il povero Mgabuwa! Il mio vice, Una notte... di ritorno da una piccola festa, avevamo bevuto alquanto, il mio stiletto trovo perfettamente la strada per raggiungere il suo fegato.
-Mi spiace Mgabuwa... mi spiace davvero...-
Lui fece ancora a tempo, mentre crollava, a sospirare due parole.
-Perché... Lindsay...?-
-Perché? Semplice, sei un potenziale pericolo, caro amico mio.-
Ecco la storia.
Haank Lindsay sparì dalla circolazione, non esattamente in maniera repentina, ma iniziò il cambiamento con la trasformazione ora in un Roberts, ora in un più comune Jones, e via via altri uomini anonimi, insomma tutto in base ai passaporti di cui potevo disporre. Giravo il mondo non restando nello stesso posto più di qualche tempo, ogni tanto tornavo a Londra o in Olanda per vendere qualche diamante, mai nulla di troppo appariscente, insomma mi godevo la vita, come mi sembrava giusto fare.
Ma rimaneva in sospeso il terzo problema... cosa era?
Ovviamente lei, Gloria Carter, non potevo immaginare che lasciasse dietro di sé la potenziale minaccia di essere accusata di uxoricidio o la possibilità di ricatti! Ero convinto che avesse messo una taglia sulla mia testa e che mi volesse morto, lei faceva quello che avrei fatto io! Eravamo simili, no? Entrambi portati a prevenire, per quando possibile, ogni pericolo che riguardasse la nostra esistenza.
Non potevo certo combatterla. L'unica cosa fattibile era fidarmi del mio intuito, fiutare il pericolo osservando i particolari, essere sempre pronto o alla difesa o alla fuga.
Ma anche questo... faceva parte del mio “vivere” e lo trovavo quasi naturale.
La paura è qualcosa di utile. La giusta paura intendo... e io quella avevo.
In questo momento mi trovo su una barca a vela. Una crociera solitaria.
Se sono felice? No di certo! La felicità non esiste, esiste un suo surrogato però, che si chiama...
Denaro!

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