Erotici Racconti

Non è detto che chi cerca, trovi ciò che vuole

Scritto da , il 2016-05-24, genere pulp

oggi ho deciso di prendermi una giornata di pausa dal lavoro. La giornata è meravigliosa: cielo terso, aria primaverile...
Indosso un vestitino a sottoveste, sandali con tacco vertiginoso e niente più. Girare senza biancheria mi eccita da morire!
Prendo la macchina e parto.
Lungo il litorale mi godo il paesaggio, felice della mia decisione; solo una cosa mi manca: il sesso. La voglia di godere è immensa, voglio un uomo!
Mi fermo in una piazzola dell'autostrada, apro il cofano e chinandomi sopra mostro il mio fondoschiena alle macchine che sfrecciano. Tanti strombazzano, alcuni rallentano urlando oscenità, purtroppo però nessuno si ferma. Insoddisfatta risalgo in macchina e riparto.
Poco dopo mi fermo in autogrill, giusto un caffè prima di ripartire.
Quando ritorno dalla macchina però tre uomini sono lì appoggiati, chiedo cortesemente di spostarsi ma sembrano non sentire nemmeno. Lo spazio per passare tra loro è esiguo e il mio corpo è costretto a sfiorarli.
- ciao bella figa, se ti strofini ancora un po', ti scopiamo all'istante - esclama il più intrepido.
- ah, davvero? Non sono nemmeno sicura che riuscireste a soddisfarmi! - dico sicura.
Salgo in auto e accendo il motore incurante che loro siano ancora appoggiati alla macchina.
Appena parto, quello che mi ha parlato, quasi cade.
Innesto la prima allontanandomi da loro, che ora sembrano parecchio nervosi. Mentre guido ricomincio a fantasticare sul sesso, non faccio caso al furgone che mi si avvicina pericolosamente al paraurti fino a quando mi tampona.
L'auto sbanda, spaventata cerco di mantenere il controllo riuscendo a fermarmi in una piazzola. Appena scendo, ancora agitata e confusa per l'accaduto, vengo strattonata e fatta salire sul retro del furgone. Mi rendo subito conto di essere in un bel guaio, i tre uomini dell'autogrill sembrano determinati.
Mentre due mi tengono ferma, quello che avevo quasi fatto cadere si avvicina, mi colpisce il viso con una sberla - brutta stronza, per poco non mi facevi cadere. Ora ti insegno le buone maniere! - un'altra sberla, ancora più forte, mi strappa un gemito. Lo vedo armeggiare con i pantaloni per liberare il suo uccello duro.
- mettetela in ginocchio -
Mi ritrovo il viso all'altezza del suo sesso, mi strattona per i capelli - succhia, Troia! Datti da fare e vedi di non mordere, potresti non avere una seconda possibilità! -
Il suo cazzo mi arriva in gola, mi fotte senza sosta, quasi non respiro...
Mi sento legare le mani dietro la schiena e poco dopo uno degli altri due complici mi penetra senza pietà. Il dolore è devastante, ma non posso fare nulla.
Li sento incitarsi a vicenda, i loro membri straziarmi, piango ma senza provocare in loro il minimo rimorso. Non ancora sazi mi fanno sdraiare, stavolta mi prendono tutti e tre insieme. Ogni orifizio è pieno, i colpi violenti, gli insulti, le minacce sembrano eccitarli sempre più. Non so per quanto tempo siano andati avanti, sono in balia delle loro voglie. Sento colare le loro godute calde sulla pelle, ma io ho la mente altrove.
Quando finalmente si saziano di me, senza tanti complimenti, mi trascinano giù dal furgone e lasciandomi inginocchiata sull'asfalto, mi masturbano con violenza. Nonostante io non voglia, il mio corpo risponde. Gemo e quando sto per godere cominciano a pisciarmi addosso a turno. Mi obbligano a berne il più possibile, ridendo di quell'umiliazione.
Poco dopo ripartono lasciandomi riversa ed esausta in quella piazzola solitaria.
sono senza forze, non riesco nemmeno a salire in auto. Poco dopo una macchina si ferma, è la pattuglia della polizia.
Mi aiutano a rimettermi in piedi, facendomi mille domande.
Ancora confusa cerco di raccontare ciò che mi è successo, mi soffermo sui particolari e non mi rendo conto che si scambiano occhiate complici sussurrando tra loro.
Si offrono di accompagnarmi all'uscita più vicina, acconsento, inconsapevole di ciò che sarebbe accaduto dopo.
Questa però è un'altra storia....

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