Olga - 1

Scritto da , il 2010-07-18, genere incesti

OLGA





Il mio nome è Olga. Sono nata a Bologna, ed ho trascorso la vita sempre in mezzo all’amore e al godimento. Da quando per la prima volta conobbi i piaceri della carne, non sono più riuscita a liberarmene, anzi, in verità, ho sempre fatto il possibile per cercare in ogni luogo il piacere, la lussuria, la voluttà.



Ovviamente è impossibile narrare tutti i rapporti sessuali che ho avuto nella mia vita.

Racconterò solo quelli più trasgressivi, quelli che lasciano un marchio e un ricordo indelebile nella vita sessuale di una persona... ma forse è meglio iniziare dal principio.





1 - MIA MADRE





Mia madre è sempre stata una donna bellissima e piena di libidine.

Poiché mio padre, molto occupato con il lavoro, non era mai in casa, lei, nonostante la mia presenza, approfittava di ogni momento libero per prodigare carezze al suo stupendo corpo, per ammirarsi allo specchio e godere...godere...



Spesso si sdraiava sul letto e, mentre mi diceva di andare a giocare in giardino, per liberarsi della mia presenza, vedevo le sue mani che percorrevano la sua carne fino a fermarsi tra le gambe, e qui le vedevo muoversi convulsamente, ma non riuscivo a capire il significato di tali carezze, data la mia tenera età.



Ma il tempo passava e facevo del tutto per spiare mia madre perché cominciavo a intravedere in quelle sue lunghe soste sul letto un mondo di piacere indescrivibile.

Bastava guardare il suo viso durante quei momenti: assumeva espressioni di estasi mentre il suo corpo si muoveva e tremava sconvolto da lunghi fremiti.



A quell’epoca ero assolutamente ignara del sesso. Capii tutto quando mamma mi mandò in Collegio: le confidenze con le mie amiche che ne sapevano più di me mi aprirono un mondo sconosciuto.



I movimenti di mia madre non mi erano più ignari: lei si masturbava e le strane espressioni erano dovute al suo orgasmo.



Anche io scoprii i segreti del piacere: avevo imparato a godere titillandomi il clitoride, seguendo gli insegnamenti delle mie amiche, e mentre lo facevo di notte nel segreto della mia stanza, vedevo davanti ai miei occhi mia madre mentre godeva e mentre mi masturbavo sussurravo:



“Mi sto toccando la fica come fa mamma… come fa mamma…”



Quando tornavo a casa dal College nei brevi periodi di festa trascorrevo gran parte del tempo a pensare a come potevo fare per saperne di più da mia madre.



Un giorno come al solito stava sul letto con la mano tra le gambe.



Ormai sapevo, ma nel vederla in pose così oscene la mia eccitazione non aveva più freno per cui, ardita ed incosciente, entrai nella camera da letto e mi avvicinai a lei.



Ella mi sentì, si rivolse verso di me, ma, prima ancora che potesse parlare, le dissi:



“Mamma, cosa fai?”



Lei mi guardò sorridendo.



“Niente, amore mio, sto solo riposando; ma tu va a studiare, ti prego.”



“Ho già studiato, voglio stare qui con te.”



E guardando la mano che aveva tra le gambe le dissi:



“Mamma… cosa fai con quella mano…”



Mia madre sorrise di nuovo e sfilando lentamente la mano mi disse di nuovo:



“Niente, amore, ti prego, lasciami sola!”



Ma prima che potesse accorgersi di me, allungai la mano e la infilai tra le sue cosce dicendo:



“Lo so cosa stai facendo… te la stai toccando… falla sentire anche a me…”



Appena toccai la sua carne mia madre ebbe un brivido che la fece tremare: anch’io fui percorsa da un lungo brivido nel sentire i suoi morbidi peli il cui contatto mi dava una sensazione strana e stupenda nello stesso tempo.



Mia madre, eccitata dalla mia intraprendenza e decisa a godere, mi prese la mano e se la portò sul clitoride, particolarmente umido e duro: nel toccarlo diventai rossa senza sapere il perché.



“Amore… se lo desideri toccala pure… se vuoi starmi vicino muovi le dita… stuzzicami il grilletto… dai amore mio...non vedi che la tua mammina sta male ed ha bisogno di te?”



Io cominciai a muovere la mia mano inesperta, ma forse era proprio per questo che mia madre provava ancora più piacere, e me lo dimostrava con continui lamenti di godimento.

Io ero sempre più eccitata da questo gioco e seguitavo a muovere sempre più veloce, mentre con gli occhi sbarrati fissavo mia madre che, succhiandosi i capezzolo, si contorceva sotto la mia carezza.



Ad un certo punto la vidi inarcarsi sui reni e spingere il ventre in avanti: dopo qualche secondo gettò un grido, mentre spingeva la mia mano contro il suo ventre che si dimenava furioso coadiuvando in tal modo il movimento delle mie dita.



“Brava, tesoro della mamma... muovi li... sul mio clitoride... dai... mi fai tanto bene... senti come mi fai bagnare... ho bisogno della tua carezza... non ti fermare... ti prego... ancora... ancora... più veloce... daiiiiiiii... vengooooooooooo... figlia mia... vengoooooo...!”



Sentii la mia mano inondata da un liquido denso. La tolsi, mentre mia madre era esausta sul letto, e la portai davanti al viso guardandola: era letteralmente piena di un liquido biancastro.



Dopo un attimo di incertezza, mi alzai le vesti e, portando la mia mano tra le gambe, cominciai a spalmare le mie intimità con quel succo.

Quando fu tutto bagnato, mi sedetti sul folto tappeto che era nella stanza e cominciai a toccarmi la fica tenendo le cosce completamente allargate: cominciai a sfregarmi il grilletto… volevo venire anche io… come aveva goduto mamma…



Ella intanto, aperti gli occhi, e vedendo che mi stavo masturbando, assunse un’espressione fortemente libidinosa: vedere sua figlia masturbarsi la fica davanti a lei la fece eccitare.



“Olga, cosa fai? Anche tu vuoi godere? Bambina mia… come sei bella…”



Io la guardavo in silenzio mentre seguitavo a strofinarmi la fica...

Mia madre, che vedendomi a cosce larghe si stava di nuovo eccitando, mi venne vicino, si sdraiò sul tappeto accanto a me e cominciò ad accarezzarmi.



“Ti prego, figlia mia, fermati!” mi diceva senza troppa convinzione –



“Voglio provare quello che hai provato tu!” le risposi lentamente, sperando nel mio intimo che intervenisse con le sue carezze e con la sua esperienza.



Lei mi guardò fissa per un po’, quindi mi prese in braccio e mi portò sul letto.

Io la guardavo con gli occhi trasognati mentre si toglieva gli ultimi indumenti che aveva, rimanendo completamente nuda, con solo le calze a rete indosso.



Chiusi gli occhi, alzai la mia gonna fino alla vita e spalancai più che potevo le mie cosce, attendendomi qualcosa di stupendo che non tardò a venire.



Sentii mia madre leccarmi le mammelle, già abbastanza sviluppate per la mia età.

La sua lingua percorse tutto il mio ventre fino a poggiarsi sulla mia fica.

Cominciò a leccarmi dolcemente, facendo penetrare la punta della lingua dentro la mia stretta vagina.



Io stavo impazzendo: sentivo un piacere sconosciuto invadermi le membra e, senza neppure accorgermene, cominciai a sussurrare frasi di incitamento:



“Mammina, dai! È bello!... bellissimo... ti prego non smettere... non smettere... seguita... fai quello che vuoi, ma seguita... aaah!... aaah! che gusto...”



Mia madre aumentò i colpi di lingua, arrivando persino ad arrivare a leccare le mie chiappette con il buchino del culo.

Ad ogni momento aumentava il mio godimento: mi venne spontaneo incrociare le mie mani dietro la sua nuca e spingere il suo viso sulla mia fica, mentre ondeggiavo il ventre come le odalische.



Mia madre approvò allungando entrambe le mani verso i miei seni e stringendo dolcemente i capezzoli.



“Hai visto come imparo presto? È bello godere!... Sei brava, mammina... mi stai facendo godere immensamente...”



“Ed ora godrai ancora di più!” rispose lei mentre, sollevandosi, si sdraio’ supina sul letto.



“Ora vienimi sopra, amore mio... no così... mettimi la fica sulla bocca... brava... così... a cavalcioni sul mio viso... ora metti il tuo viso tra le mie cosce... così... sei bravissima amore... impari presto... che donna diventerai... farai impazzire gli uomini... e anche le donne... ora fai quello che faccio io... imitami... dai!...”



Mi gettai sopra di lei nella posizione che poi seppi chiamarsi “69”.



Circondando il suo culo con le mie braccia, la strinsi e cominciai a leccarle la fica, i peli, il ventre, imitando il più possibile ciò che faceva lei: quando infilò il suo indice nel mio culetto, anch’io feci altrettanto con il suo, quando cominciò a muoverlo in su e giù, io feci altrettanto.



Eravamo entrambe pazze: ci leccavamo, ci succhiavamo, ci accarezzavamo come due cagne in calore.

Ad un certo punto mia madre mormorò:



“Senti, amore... sto per venire... sto per godere... quel liquido che tra poco ti schizzerò in bocca è la mia sborra... il mio sperma... lo stesso che ti ha bagnato la mano prima... ingoialo, cara... bevilo tutto... sentirai quanto è bello!...”



Non terminò di parlare che mi sentii in bocca una quantità enorme di liquido dolciastro che io bevvi con avidità e mentre seguitavo a leccare sentii arrivare l’orgasmo… il mio ventre si irrigidì’ e strinsi le cosce come se dovessi fare pipì, ma non potei trattenermi, poichè la lingua di mia madre, capendo che era arrivato il momento del godimento, aumentò i colpi di lingua e mi mandò in paradiso.



Fui presa da tremiti convulsi, il mio corpo sobbalzava da ogni parte mentre sentivo che pisciavo in bocca a mia madre che beveva tutto con foga, emettendo dei lamenti di approvazione.



“Brava amore di mamma... anche tu hai sborrato... hai dimostrato di essere una donna... hai goduto... vedo che il College ti ha maturato… ormai sei maggiorenne ed io da oggi ti tratterò da donna... godremo insieme... e ti insegnerò tutte le arti del vero piacere...!”



Con queste parole cademmo sfiniti, abbracciate una all’altra, sopra il letto di mia madre.





Da quel giorno io e mia madre diventammo amanti.

Approfittavamo di ogni momento libero per toccarci, baciarci, accarezzarci.



Mio padre, come ho già detto, era sempre molto occupato con il suo lavoro, essendo padrone di una grande ditta immobiliare. Per questo non era mai in casa, per cui nessuno disturbava i nostri giochi amorosi, ne’ di giorno, ne’ di notte.



Mia madre mi insegnò tutto sul sesso: come leccare la fica, sul clitoride, tra le labbra, dentro la vagina; godere nel bere il liquido che esce da una fica eccitata; come masturbarsi e masturbare un’altra donna; come muovere le dita nella fica e nel culo, ecc.



Inoltre, aveva una collezione di cazzi finti di lattice, di varie fogge e dimensioni, con vibratori incorporati o che potevano legarsi alla vita.

Con tutti questi cazzi mia madre mi aveva anche insegnato come far godere un uomo: come accarezzare e masturbare un cazzo, come leccarlo e succhiarlo e come ingoiarlo completamente fino in gola: la cosa mi piaceva molto e non vedevo l’ora di spompinare un cazzo vero di carne.



Lei amava molto i suoi cazzi finti: dopo esserci baciate, accarezzate e leccate la fica voleva sempre che la chiavassi o che la inculassi.



Mi fissavo alla vita uno dei suoi cazzi e la scopavo in varie posizioni, fino a farla gridare dal piacere.

Provavo una strana sensazione: godevo nel vedere quanto la facessi godere, più lei urlava dal piacere, più io ficcavo con foga il cazzo nella fica.



“Figlia mia adorata, chiavami... fottimi... ho bisogno di te... sei la compagna dei miei piaceri, ed io dei tuoi... tuo padre mi trascura per il suo lavoro... ed anche perché scopa con altre donne... lo so... quando facciamo l’amore me lo dice... mi racconta le sue avventure... mi eccita molto... non mi frega un cazzo se chiava anche altre donne... sono una porca... la cosa mi eccita... ma se scopa con le altre poi è normale che scopi poco con me... prima ne soffrivo... poiché a me piace godere... ma ora ci sei tu, amore, a farmi godere... sei la mia donna e il mio uomo... chiavami forte... ficcamelo tutto dentro... non aver paura di farmi male... questi colpi di cazzo mi danno la vita...”



Incitata dalle sue parole la chiavavo con foga: le infilavo lentamente il cazzo di lattice nella fica e quando era quasi tutto dentro davo un colpo secco con il mio ventre contro il suo, così da farle sentire la punta del cazzo sbatterle contro l’utero.



Godeva come una troia: ad ogni colpo emetteva o un sospiro o un rantolo o un grido.



“Così, così, bambina mia, chiavami forte... mi piacciono questi colpi... fammi sentire il tuo ventre contro il mio... il cazzo finto nella fica mi ha sempre fatto godere moltissimo... è più grosso e più lungo di quello degli uomini... e poi è sempre duro... mi fa sborrare in continuazione... ah... ah... ma il mio maggior godimento è che sei tu, mia figlia, a chiavarmi con questo cazzo... è questo che mi fa impazzire... la figlia che chiava sua madre... e che la fa godere... continua ti prego... figlia mia... tra le tue braccia ho un orgasmo continuo...”



Queste parole mi inorgoglivano e mi spronavano ancor di più a farla godere.



“Ti piace, vero mamma, quando ti sbatto come una troia... il cazzo scivola dentro la tua fica che è una bellezza a vedersi... il liquido che esce dalla tua fregna lo rende viscido e ti entra sempre più dentro... la tua fica sembra non aver fondo... dall’espressione del tuo viso vedo che stai godendo immensamente...”



“Si, bambina mia, sto godendo immensamente... sentirai quanto è bello avere un cazzo nella fica,... anche se è un cazzo di gomma... ti fa godere da matti... prima un uomo ti sverginerà... ti romperà la tua fichetta... dopo anche tu proverai il piacere nel sentirti un paletto di carne che ti penetra nel corpo... che ti riempie la fica... e ti chiava fino a farti sborrare l’anima... e non dimenticherai mai l’uomo che, togliendoti la verginità, ti darà la possibilità di godere come e con chi vuoi...”



“No, mamma, non voglio che sia un uomo a sverginarmi... voglio che sia tu... devi essere tu... mi hai fatto provare tanti piaceri... voglio che sia tu a prendere la mia verginità... poi prenderò tutti i cazzi che voglio ... ma la prima devi essere tu... non ti piacerebbe?... pensa... la madre che rompe la fica alla figlia... non godi già al solo pensiero...”



Mi strinse forte a se, al colmo della felicità: non avrebbe mai creduto che fossi arrivata a questo punto.

Mi infilò la lingua in bocca e mi strinse forte in segno di riconoscenza.

Ci slinguammo ancora per un po’ mentre seguitavo a chiavarla, poi mi disse:



“Fermati, amore, fammi riposare un po’ fino a questa sera, quando ti sverginerò...!”





Finalmente arrivò la sera.

Cenammo una accanto all’altra: senza mutandine, a cosce aperte, mangiavamo e ci accarezzavamo reciprocamente le fiche, le cosce, il seno.



Doveva essere una serata indimenticabile e mia madre non aveva trascurato alcun particolare per aumentare il piacere: luce in penombra a lume di candela, calze nere con la giarrettiera, profumi afrodisiaci, champagne secco e gelato in tavola.

Tutto contribuiva a portarci al colmo dell’eccitazione.



Alla fine della cena ci mettemmo a ballare: trascorremmo quasi un’ora a strofinarci i corpi una contro l’altra al suono di una musica dolce ed erotica.

Ci slinguavamo, fica contro fica, oppure, ognuna con la coscia tra le gambe dell’altra, muovevamo il ventre al ritmo della musica sfregandoci le fiche sulle cosce.

Oppure, a turno, una si metteva alle spalle dell’altra, l’abbracciava afferrando e carezzando il seno e le strofinava la fica sul culo.



Questa, piegandosi leggermente in avanti, allargava al massimo le natiche con le mani per sentire bene lo sfregamento del pelo, delle labbra della fica, del clitoride della sua amante sul buchetto del culo.

Poi arrivò il momento.



Andammo sul letto, ci mettemmo in ginocchio a cosce larghe una di fronte all’altra, seno contro seno, capezzolo contro capezzolo, e cominciammo a slinguarci oscenamente, leccandoci il viso come due cagne, mentre con una mano ci masturbavamo reciprocamente le fiche e con l’altra ci accarezzavamo tutto il corpo.



“Mammina, ti prego, non ce la faccio più... mi stai facendo sentire male... fammi godere... fammi tua...”



Mi stese supina.

Mi scosciai, aprendomi tutta, in attesa di quello che stava per accadere.

Cominciò a leccarmi come sapeva fare lei: sul ciccio, tra le labbra, dentro la vagina.

Poi si alzò.



“Piccola mia, non dimenticare mai questi momenti... guarda tutto... memorizza tutto nella tua mente... dovranno essere ricordi indelebili...”



Con gesti lenti da un cassetto prese un doppio cazzo di lattice.



“Vedi tesoro questo doppio cazzo... ho sempre aspettato per poterlo usare insieme a te... quando non saresti stata più vergine... ecco... sarà proprio con questo che ti romperò la fica... godremo insieme... madre e figlia... con lo stesso cazzo nella fica...”



Cominciò a leccare tutto il cazzo, poi se lo strofinò tra le labbra della sua fregna fradicia di godimento, infine cominciò ad introdurselo dentro.



“Ecco, amore... prima me lo infilo dentro io, completamente in fondo... così non uscirà dalla fica... già sto godendo... uhm... si... l’ho infilato tutto... ora comincerò ad infilarlo a te... ma non voglio che tu soffra... desidero solo farti godere... te lo infilo dentro fino a toccarti l’imene... quando sentirai dolore non lo spingerò più... comincerò a chiavarti su e giù fino a quel punto... tu intanto ti masturberai... il piacere sarà immenso... nel momento in cui starai venendo e l’orgasmo ti prenderà tutto il corpo spingerò in fondo il cazzo sverginandoti... il dolore della rottura dell’imene sarà attenuato dal piacere che starai provando con l’orgasmo... farò in modo che anche io goda insieme a te... dai, comincia a masturbarti che te lo infilo...”



Mi allargai le labbra della fica con le due mani e con gli indici presi a masturbarmi il grilletto.

Mammina mi strofinò un po’ la punta del cazzo tra le labbra della fica, poi lentamente cominciò ad infilarmelo: sentii le pareti della vagina allargarsi al massimo per ricevere il cazzo, mi sentivo il ventre pieno, una sensazione stupenda.



Mammina seguitò a spingere finché non arrivò all’ostacolo dell’imene.

Sentii una fitta dolorosa.

Si fermò.

Cominciò lentamente a chiavarmi fermandosi all’imene.

Lo sfregamento del cazzo sulle pareti vaginali cominciava a farmi godere, a farmi conoscere il piacere che si prova nel farsi infilare un cazzo nella fica.



Erano momenti celestiali.

I nostri sguardi si fissavano: io vedevo lei, inginocchiata davanti a me, con il cazzo che le usciva dalla fica, che mi stava sverginando, lei vedeva me, che mi masturbavo con la fica aperta, con il suo cazzo nella mia fica.



La mamma che chiava la figlia: una situazione da far impazzire dal piacere.



Più lei mi sfregava il cazzo dentro più sentivo il godimento aumentare, ed anche lei godeva: ogni colpo nella mia fica si ripercuoteva nella sua fica.



“Chiavami, mammina... fammi sentire donna completa... dammi il cazzo nella fica... su e giù... mi fa un po’ male, ma sento un grande piacere... ed è solo l’inizio della mia fica ad avere il cazzo... quando mi riempirai tutta, quando mi darai tutto il cazzo fino in fondo credo che svenirò dal piacere... sto per venire... sto per sborrare... ah... ah... cazzo... anche io muovo il ventre verso il cazzo... ah... sbatte sull’imene... sento dolore, ma non mi importa... dai amore... mamma mia adorata... spingilo che sto sborrando... ah... aaah... vengo... spingi... sverginami... spaccami... aaaah... dentro... dentro... ah... mi fa male, ma spingilo tutto dentro il corpo... ti amo... mammina... ti amo... mi hai sverginatoooooo!!!!!!!!...!”



Sentii qualcosa lacerarsi nel mio ventre, ma strinsi i denti.

Mammina seguitava a chiavarmi come impazzita.



“Vengo anche io... uhm... sto sborrando... ah... piccola mia... ti ho sverginato... pensa... la madre che svergina la figlia... oh... che meravigliosa libidine... tesoro... abbiamo sborrato insieme, con lo stesso cazzo nelle fiche... ah... quanto potremo divertirci in futuro ora che potrò infilarti nella fica tutti i cazzi che ho... tesoro... adesso spingi pure te il cazzo nella mia fica... il peggio è passato... non sentirai più dolore ma solo piacere... dai... chiaviamoci... la mamma chiava la figlia... la figlia chiava la madre... ah... aaah... dai fotti...”



Cominciammo a chiavarci come forsennate, baciandoci oscenamente come due troie.

Ognuna, spingendo il ventre, ficcava il cazzo nella fica dell’altra, ma contemporaneamente se lo spingeva dentro il proprio ventre.

Sentivo la fica bruciarmi, ma godevo immensamente.

Ci leccavamo il viso come due cagna.

Stavo di nuovo venendo.

Afferrai le natiche di mia madre, le allargai e la attirai verso di me con forza: il cazzo mi sbatté sull’utero e fu la scintilla.



Sentii l’orgasmo arrivare: con le natiche aperte ficcai un dito nel culo di mia madre attirandola ancora di più a me.

Sborrammo insieme con le labbra incollate una all’altra.





Ormai la strada era fatta: la mia fichetta era pronta ad esaudire tutti i desideri di libidine miei e di mia madre.

Mammina mi insegnava tutte le posizioni per prendere il cazzo nella fica e godeva come una pazza nel vedermi godere.



I suoi cazzi li avevamo provati tutti, ma quello che ci dava maggior godimento era senz’altro il doppio cazzo: ce lo infilavamo nella fica e ci fottevamo come pazze.

Ognuna chiavava l’altra e contemporaneamente si autochiavava, il tutto condito da leccate, lingua in bocca, baci appassionati.



Quando facevamo l’amore mammina sbrodava come una cagna: godeva, godeva.



Un pomeriggio, come al solito, ci stavamo chiavando.

Mammina si era messa in ginocchio, con il culo in aria, seno appoggiato sul letto e le cosce aperte.

Era questa una delle posizioni che gradiva di più: si sentiva ancora più troia prenderlo in fregna come se fosse stata una cagna.



Io, in ginocchio dietro lei, sempre con il doppio cazzo, la chiavavo con dolcezza e violenza.

Per aumentare il suo godimento le avevo infilato due dita nel buco del culo: la chiavavo e l’inculavo contemporaneamente.



“Figlia mia, quanto mi fai godere... spingi... fammelo arrivare allo stomaco... da quando faccio l’amore con te mi sento veramente soddisfatta... quando raggiungo l’orgasmo mi sento svuotare... il tuo corpo mi da tanto piacere... dai... muovi anche le dita nel culo... fammi godere in tutti i buchi... amante mia... ti amo... fammi sborrare...”



“Mammina, dimmi, godi più con me o quando chiavi con papà... non sono gelosa... voglio solo sapere con chi godi di più...”



“Amore, sono piaceri differenti... con te godo moltissimo... sei la mia porcellina, la mia amante... non ti cambierei con nessuna... appena mi tocchi sento la fica bagnarsi... ah... dai... seguita a chiavarmi... ma con tuo padre posso provare dei piaceri che purtroppo con te non posso provare... anche lui è un porcone... mi piace farmi fottere e inculare dal suo cazzo... ha un bel cazzo... grosso e duro... caldo... ma potrei anche farne a meno... anche tu, figlia mia, mi chiavi da Dio... come adesso... ma tuo padre può darmi un piacere che purtroppo tu non puoi darmi... la sua sborra... il suo cazzo nella mia bocca... amo moltissimo prendere il cazzo in bocca, fare i pompini... è un piacere indescrivibile... che poi proverai anche tu... a farmi sborrare in bocca... hum... dovresti sentire Olga... gustare questo liquido denso, acre, che ti schizza sul palato, che ti riempie la bocca... e lo ingoi... lo bevi tutto... oppure lo risputi sul cazzo... ci giochi... ah... quanto è osceno... è un sapore diverso dal liquido che bevo dalla tua fica... imparerai anche tu a godere a farti schizzare in bocca... ora seguita a chiavarmi... sto per venire...”



“Mammina, queste parole mi hanno fatto ancora di più eccitare... mi piacerebbe vederti mentre godi con papà... la cosa mi ecciterebbe molto... vederti mentre ti ficca il cazzo nella fica... mentre ti chiava... come sto facendo adesso io... e vederti mentre lo spompini... e bevi la sua sborra... credo che anche a te piacerebbe... dai... mammina... fammi vedere mentre godi con papà...”



“Tesoro, hai ragione... dovrebbe essere eccitantissimo... godere con tuo padre mentre tu mi guardi di nascosto... e magari ti masturbi mentre mi vedi a cosce larghe ricevere in fregna il cazzo di tuo padre... si amore... sabato prossimo tuo padre torna a casa... chiaveremo... tu di nascosto ci spierai... ah... il solo pensiero mi fa sborrare... dai... Cristo... chiavami che sborro... ah... aaaah... vieni anche tu... insieme... vengoooo... vengoooo... amante mia... vengooo...”



Aumentai i colpi del cazzo, spinsi le dita nel culo ed anche io venni come una troia, cadendo addosso a mia madre: l’abbracciai, strofinando i miei seni sulla sua schiena, mentre sentivo i suoi lamenti di godimento:



“Figlia mia... ho goduto... ho sborrato... ti amo... mi hai fatto godere come una porca.....”





Sono molto graditi commenti, proposte e ovviamente critiche per migliorare i racconti. Attendo anche scambi di opinioni sul genere. Vi attendo alla mia e-mail pussycock09@email.it

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