Sabato pemeriggio 5 -Il rumore dei pensieri

scritto il 2026-11-07 tempo di lettura 20 min

di
genere
Saffico
cura
A

Quando entrai in casa, il silenzio mi sembrò quasi innaturale.
Posai la borsa sul mobile dell'ingresso, mi tolsi le scarpe e rimasi per qualche istante immobile, senza una ragione precisa. Avevo ancora addosso qualcosa di quel pomeriggio, qualcosa che non riuscivo a scrollarmi di dosso insieme alla stanchezza. Non era soltanto una sensazione fisica. Era come se una parte di me fosse rimasta in quella stanza, insieme a Janet, Flavia e Claudia, e non avesse ancora deciso se tornare.
Mi sfilai lentamente i vestiti, li lasciai sulla sedia della camera e raggiunsi il bagno. Avevo bisogno di una doccia. Di acqua calda, di qualche minuto di tranquillità, forse anche di ritrovare un po' di ordine nei pensieri.
Quando aprii il rubinetto, il rumore dell'acqua riempì la stanza. Mi raccolsi i capelli e mi infilai sotto il getto, lasciando che l'acqua mi scivolasse sulle spalle, lungo la schiena, come se potesse portare via quella strana inquietudine.
Ma non funzionò.
Anzi, fu proprio in quel momento, quando finalmente non avevo più nulla da fare e nessuno davanti a cui fingere disinvoltura, che i ricordi cominciarono a riaffiorare.
Era iniziato tutto in modo quasi innocente. Ero arrivata lì con la curiosità di chi vuole esplorare un territorio sconosciuto, senza sapere bene cosa aspettarsi e, soprattutto, senza avere la minima idea di quanto avrebbe potuto lasciarsi coinvolgere. Pensavo di poter osservare, sperimentare, magari divertirmi un po'. Credevo di conoscere abbastanza bene me stessa da sapere dove si trovassero i miei limiti.
Mi ero sbagliata.
Janet aveva quella capacità particolare di capire quando ero curiosa, quando ero titubante e quando, invece, stavo semplicemente cercando una scusa per non ammettere quanto fossi coinvolta. Flavia, con il suo modo diverso di avvicinarsi alle situazioni, aveva contribuito a rendere tutto ancora più imprevedibile. E poi c'era Claudia.
Claudia.
Il suo viso mi tornò in mente con una nitidezza quasi fastidiosa. Era bellissima, di una bellezza delicata, fragile. Aveva qualcosa negli occhi che mi aveva incuriosita fin dal primo momento: una combinazione di dolcezza, consapevolezza e abbandono che non riuscivo a spiegarmi. Avevo osservato il suo modo di stare con le altre, il suo linguaggio silenzioso, quella fiducia che sembrava affidare a chi conduceva il gioco.
E io, che ero sempre stata convinta di sapere esattamente cosa mi piacesse, mi ero ritrovata a guardarla con un interesse che andava ben oltre la semplice curiosità.
Mi passai le mani sul viso, lasciando che l'acqua mi coprisse gli occhi.
Il pomeriggio era stato intenso. Molto più intenso di quanto avessi immaginato. C'erano stati momenti in cui avevo sentito il piacere crescere fino a diventare quasi insostenibile, per poi vedermelo sottrarre proprio quando pensavo di poter finalmente abbandonarmi. E ancora, altre attese, altre sensazioni, altre interruzioni. Una specie di altalena emotiva e fisica che mi aveva lasciata, alla fine, completamente disorientata.
Non ero abituata a questo.
Nella mia vita sentimentale e sessuale avevo sempre avuto un rapporto piuttosto semplice con il desiderio. Ero lesbica, sapevo cosa mi piaceva, conoscevo il mio corpo e non avevo mai avuto particolare difficoltà ad assecondare le mie inclinazioni. Ma quello era stato diverso. Non era soltanto una questione di attrazione o di piacere. Era stato il coinvolgimento psicologico, l'attesa, la perdita momentanea del controllo, il sapere che qualcun altro stava decidendo il ritmo delle mie sensazioni.
E, cosa forse ancora più difficile da ammettere, mi era piaciuto.
Mi era piaciuto davvero.
Fu proprio questo pensiero a provocarmi una specie di disagio.
Abbassai lo sguardo e mi insaponai lentamente, quasi con una cura eccessiva. Mi sentivo sporca. Non nel senso letterale, naturalmente. Era qualcosa di più sottile, un giudizio che avevo cominciato a rivolgere a me stessa appena uscita da quella stanza.
Che cosa mi era successo?
Ero una donna adulta, avevo una vita, un lavoro, delle responsabilità. Non ero certo una ragazzina alle prese con le prime scoperte. Eppure mi ero lasciata trascinare in un gioco che, fino a poche ore prima, avrei probabilmente considerato lontanissimo da me.
Per un momento mi venne persino da pensare di essere stata una troia. Una donna malata di sesso, incapace di fermarsi davanti a qualcosa che evidentemente la eccitava.
Ma era davvero così?
Mi fermai, con le mani appoggiate alle piastrelle.
Non ricordavo di essermi sentita obbligata a fare qualcosa. Non ricordavo di aver desiderato andarmene. Avevo avuto esitazioni, certo, momenti di imbarazzo e persino qualche istante in cui mi ero chiesta che cosa stessi facendo. Ma ero rimasta. Avevo partecipato. Avevo scelto.
E soprattutto, non avevo mai smesso di essere curiosa.
Forse era proprio questo a mettermi maggiormente in difficoltà: scoprire che dentro di me esisteva una parte che non conoscevo, o che avevo semplicemente preferito non ascoltare.
Chiusi il rubinetto e rimasi qualche secondo immobile, avvolta dal vapore. Poi presi l'accappatoio e mi asciugai lentamente.
Il telefono, lasciato sul mobile della camera, attirò la mia attenzione quando tornai a prenderlo.
C'era un messaggio.
Lo sbloccai e lessi il nome di Claudia.
Mi fermai.
Era stato uno scambio di numeri apparentemente semplice, quasi naturale, prima di salutarci. Non avevo dato particolare importanza a quel gesto, almeno così mi ero raccontata. Eppure adesso vedere il suo nome sullo schermo mi provocò una sensazione curiosa, una piccola contrazione allo stomaco.
Aprii la conversazione.
Rilessi il messaggio una volta, poi un'altra. Mi ritrovai a sorridere senza volerlo.
Avrei potuto rispondere subito. Avrei potuto anche lasciar perdere, mettere il telefono sul comodino e convincermi che quel pomeriggio fosse stato soltanto un episodio isolato, una parentesi di cui non avevo bisogno di parlare con nessuno.
Invece rimasi lì, con il pollice sospeso sulla tastiera.
Mi chiesi se Janet e Flavia si aspettassero di rivedermi. Mi chiesi se Claudia avesse pensato a me dopo essere tornata a casa. E soprattutto mi domandai se, ripensando a tutto quello che era successo, avrei provato ancora quella stessa curiosità.
Non avevo una risposta.
Una parte di me avrebbe voluto archiviare tutto, magari con un pizzico di vergogna e la promessa di non ripetere l'esperienza. Un'altra, decisamente meno ragionevole, continuava a tornare con la mente a quei momenti, cercando di riviverli, di capire perché mi avessero coinvolta così profondamente.
Forse non ero ancora pronta a dare un nome a quello che avevo scoperto.
E forse non era nemmeno necessario farlo quella sera.
Mi sedetti sul bordo del letto, il telefono ancora in mano. Guardai nuovamente il messaggio di Claudia e, dopo qualche secondo di esitazione, cominciai a scrivere.
La domenica mattina arrivò prima di quanto mi aspettassi.
Il messaggio di Claudia era arrivato la sera precedente, proprio quando stavo cominciando a convincermi che forse sarebbe stato meglio lasciare decantare le emozioni di quel pomeriggio. Mi proponeva di incontrarci per fare colazione, in un locale del centro, senza particolari programmi. Soltanto un caffè, qualcosa di dolce e un po' di tempo per parlare, conoscersi meglio, magari scoprire qualcosa l'una dell'altra al di fuori di quella particolare situazione in cui ci eravamo incontrate.
Avevo letto il messaggio almeno tre volte prima di rispondere. Non perché avessi dubbi, ma perché mi aveva fatto un piacere sincero. Claudia mi piaceva. Mi aveva colpita la sua bellezza, naturalmente, ma soprattutto quella particolare combinazione di dolcezza e carattere che avevo intravisto in lei. Ero curiosa di scoprire chi fosse davvero, senza il contesto, le dinamiche e i ruoli del pomeriggio precedente.
Avevo accettato quasi subito.
La mattina mi preparai con una cura che, a ripensarci, mi fece sorridere. Scelsi un vestito elegante, femminile, che mi cadeva bene sulla figura, e un cappotto corto che completava l'insieme senza renderlo troppo formale. Mi sistemai i capelli, un trucco leggero, un tocco di rossetto e qualche goccia del mio profumo preferito.
Mi guardai allo specchio. Ero soddisfatta.
Non volevo dare l'impressione di essermi preparata per un appuntamento galante, anche se, a essere sincera, non ero del tutto sicura che non lo fosse. Mi piaceva semplicemente l'idea di incontrare Claudia in un contesto diverso, di poterla guardare negli occhi senza avere intorno tutto ciò che aveva caratterizzato la nostra prima conoscenza.
La pasticceria era in una delle vie più eleganti del centro, un locale luminoso, con grandi vetrate, tavolini di marmo chiaro e il profumo irresistibile dei croissant appena sfornati. Arrivai con qualche minuto di anticipo e scelsi un tavolino vicino alla finestra.
Ordinai un cappuccino e cominciai a guardare distrattamente le persone che passavano sul marciapiede.
Poi la vidi.
Claudia stava arrivando dall'altro lato della strada. Era biondissima, con quei capelli chiari che sembravano catturare la luce del mattino. Indossava una gonna elegante, una camicetta ed un piccolo giubbino azzurro che le conferiva un'aria particolarmente raffinata, senza essere eccessiva. Camminava con passo leggero, guardandosi intorno alla ricerca del locale.
Quando i nostri sguardi si incontrarono, sorrise.
Mi alzai istintivamente.
“Laura!”
“Claudia!”
Ci salutammo con un bacio sulle guance, accompagnato da un abbraccio spontaneo, forse un po' più caloroso di quanto avessi previsto.
“Sei bellissima”, mi disse, osservandomi con un sorriso.
“Grazie. Anche tu non scherzi affatto.”
E non era una frase di circostanza. Claudia era davvero splendida. La sua figura minuta, i capelli biondissimi, il viso delicato e quegli occhi così espressivi le davano un'eleganza naturale. Anche il suo abbigliamento sembrava scelto con attenzione, ma senza quella rigidità di chi vuole necessariamente fare colpo.
Ci sedemmo.
Per qualche istante ci fu una piccola esitazione, quella tipica di due persone che si sono conosciute in circostanze decisamente particolari e che adesso devono trovare un modo diverso per cominciare una conversazione.
Fu Claudia a rompere il ghiaccio.
“Sai che ieri sera, tornando a casa, ho pensato che mi sarebbe piaciuto rivederti?”
Sorrisi, abbassando per un momento gli occhi sulla tazza.
“Davvero?”
“Sì. Mi sei sembrata una persona interessante. E poi…” Si fermò, con un'espressione divertita. “Beh, mi sembrava un peccato conoscerti soltanto in quel modo”
Scoppiai a ridere.
“Devo confessarti che ho pensato esattamente la stessa cosa”
Arrivò la cameriera e Claudia ordinò un cappuccino e un cornetto alla crema. Quando fummo nuovamente sole, la osservai mentre sistemava il tovagliolino sulle gambe.
Era strano. Il giorno precedente avevo conosciuto una Claudia completamente diversa, o almeno una Claudia inserita in una situazione nella quale tutto sembrava assumere significati particolari. Adesso avevo davanti una giovane donna che faceva colazione, sorrideva, si preoccupava di non sporcarsi con la crema del cornetto e sembrava perfettamente a suo agio.
Mi piaceva questa normalità.
“Posso farti una domanda?” le chiesi.
“Certo”
“Tu sei sempre così tranquilla?”
Claudia inclinò leggermente la testa.
“In che senso?”
“Nel senso che ieri mi sei sembrata molto sicura di te. Oggi, invece, sembri una ragazza che potrebbe passare la mattina a parlare di libri e a lamentarsi del tempo”
Rise, portandosi una mano davanti alla bocca.
“Forse perché sono entrambe le cose”
“Interessante”
“E tu? Sei sempre così elegante e composta?”
“Assolutamente no. Ho anch'io i miei momenti di confusione”
“Immagino”, rispose, sorridendo con una punta di malizia.
Ci guardammo per qualche secondo e finimmo entrambe per ridere.
La conversazione cominciò così, con una leggerezza che non mi aspettavo. Parlammo di lavoro, di interessi, di viaggi, di amicizie e di quelle piccole abitudini quotidiane che, in fondo, raccontano molto più di tante dichiarazioni. Scoprii che Claudia aveva un senso dell'umorismo piacevole, che amava le colazioni lente della domenica e che dietro il suo aspetto delicato si nascondeva una donna decisamente più determinata di quanto avessi immaginato.
E, mentre la ascoltavo, mi accorsi che stavo cominciando a dimenticare il motivo per cui ci eravamo conosciute.
O forse no.
Perché ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano un po' più a lungo del necessario e, in quei brevi momenti, tornava a esserci qualcosa di quel pomeriggio.
Non era imbarazzo. Non era neppure esattamente desiderio.
Era curiosità.
Una curiosità reciproca, ancora tutta da esplorare.
E, per la prima volta da quando avevo lasciato quella stanza il sabato pomeriggio, non mi sentii affatto in colpa per averne voglia.
Mi resi conto abbastanza presto che quella colazione aveva un obiettivo che nessuna delle due sembrava particolarmente intenzionata a dichiarare apertamente. Almeno non subito.
Claudia parlava con naturalezza, raccontandomi alcuni episodi della sua settimana, ma io mi scoprivo sempre più spesso distratta. Non tanto dalle sue parole, quanto dal modo in cui le pronunciava. Aveva labbra bellissime, morbide, disegnate con una delicatezza che attirava continuamente il mio sguardo. Quando sorrideva, tendeva leggermente la testa da un lato e gli occhi le si illuminavano. Mi ritrovavo a seguirne i movimenti, immaginando quanto sarebbe stato piacevole baciarla.
Era una sensazione piuttosto insolita. Non avevo alcuna difficoltà ad ammettere a me stessa di essere attratta dalle donne, ma con Claudia c'era qualcosa di particolare. Mi piaceva la sua femminilità, il suo modo di guardarmi, quella piccola complicità che sembrava crescere tra noi a ogni minuto.
Avrei voluto baciarla. Semplicemente questo. Avvicinarmi, sfiorarle il viso e scoprire se anche lei avesse lo stesso desiderio.
Ma non volevo affrettare le cose. In fondo ci conoscevamo appena e non sapevo ancora quanto di quella complicità fosse legato all'esperienza condivisa il giorno precedente.
“Laura, posso chiederti una cosa?”
La sua voce mi riportò alla conversazione.
“Naturalmente”
Claudia girò lentamente il cucchiaino nella tazzina, poi sollevò gli occhi verso di me.
“Ti sei trovata bene ieri? Voglio dire... davvero bene?”
La domanda mi fece sorridere. Non c'era malizia nella sua espressione, almeno non soltanto quella.
Risposi con un “SI” un pò tirato.
“Ti sei pentita?”
Esitai un istante.
“Non lo so ancora. È stata un'esperienza piuttosto intensa. Ci sono alcune cose che devo ancora mettere a fuoco”
Claudia annuì, come se comprendesse perfettamente.
“Ti capisco. Sai, quando ti ho vista arrivare ieri, avevo pensato che fossi una donna molto diversa da quella che poi ho conosciuto”
“E quale sarebbe la differenza?”
“Non saprei. Forse mi sembravi un po' trattenuta. Molto elegante, molto sicura, ma con una certa prudenza negli occhi”
“E adesso?”
Claudia sorrise.
“Adesso penso che tu abbia parecchie sorprese nascoste”
Risi, scuotendo la testa.
“Non so se prenderlo come un complimento”
“Prendilo come vuoi”
Ci fu una breve pausa. La osservai mentre portava la tazzina alle labbra e, ancora una volta, mi ritrovai a pensare che avrei voluto baciarla. Non avevo più molta voglia di nasconderlo a me stessa.
Fu allora che Claudia posò la tazza, mi guardò con un'espressione leggermente diversa e disse:
“Senti, Laura... io abito qui vicino. Ti andrebbe di venire da me?”
La guardai, sorpresa.
“Adesso?”
“Perché no?” rispose, sorridendo. “Possiamo continuare a chiacchierare con più tranquillità. E poi…”
Si interruppe, lasciando volutamente la frase in sospeso.
“E poi?” domandai.
Claudia abbassò per un momento gli occhi, quasi divertita dalla propria audacia.
“E poi mi piacerebbe baciarti. Ieri non ne abbiamo avuto davvero occasione”
Rimasi a guardarla.
Non era esattamente la proposta che mi aspettavo, o forse era proprio quella che speravo di sentire senza avere il coraggio di formularla.
“Sai che stavo pensando la stessa cosa?” le risposi.
Il suo sorriso si allargò.
“Allora direi che abbiamo un buon motivo per non ordinare un altro cappuccino”
Scoppiammo a ridere.
Pagammo il conto e uscimmo. L'aria della domenica era fresca, ma il sole illuminava le facciate dei palazzi e rendeva piacevole passeggiare. Claudia si infilò il cappotto e mi prese sottobraccio con una naturalezza che mi sorprese piacevolmente.
Durante il breve tragitto parlammo poco. Non perché mancassero gli argomenti, ma perché entrambe sembravamo avvertire che qualcosa stava cambiando. Ogni tanto Claudia si voltava verso di me, sorridendo, e io ricambiavo quello sguardo.
Quando arrivammo davanti al suo portone, si fermò e cercò le chiavi nella borsa.
“Spero che casa mia ti piaccia”
“Sono sicura che mi troverò benissimo”
Lei mi guardò divertita.
“Non sai ancora com'è”
“Non parlavo propriamente dell'arredamento”
Claudia rise, poi aprì il portone.
Salimmo le scale e, arrivati davanti alla porta del suo appartamento, lei si voltò ancora una volta verso di me.
Per un istante restammo semplicemente a guardarci.
Poi Claudia si avvicinò, mi posò una mano sul braccio e sorrise.
“Credo che adesso possiamo smettere di fingere che siamo venute a fare soltanto colazione”
Non ebbi bisogno di rispondere.
Quando le sue labbra incontrarono le mie, capii che quella domenica aveva preso una direzione decisamente più interessante di quanto avessi immaginato
La porta si era appena richiusa alle nostre spalle quando Claudia si voltò verso di me. Non disse nulla. Mi guardò soltanto, con quel sorriso appena accennato che avevo imparato a riconoscere durante la colazione.
Fui io a fare il primo passo, ma lei mi venne incontro con altrettanta decisione.
Le nostre labbra si incontrarono in un bacio che, fin dall'inizio, ebbe ben poco di timido. Le posai una mano sulla guancia, mentre l'altra cercava la sua vita, attirandola delicatamente verso di me. Claudia mi circondò le spalle e si sollevò appena sulle punte per raggiungermi meglio.
Fu un bacio lungo, profondo, appassionato. All'inizio ci sfiorammo lentamente, quasi volessimo assaporare il piacere di quel primo contatto, poi le nostre labbra cominciarono a cercarsi con maggiore insistenza. Schiudemmo appena le bocche e le nostre lingue si incontrarono, dapprima con una delicatezza curiosa, poi con una confidenza crescente. Sentivo il suo respiro cambiare, interrompersi per qualche istante e tornare a mescolarsi al mio quando ci concedevamo una breve pausa.
Claudia aveva un modo di baciare che mi piaceva moltissimo. Non era frettolosa, ma nemmeno esitante. Alternava piccoli baci leggeri a momenti in cui sembrava non voler più separare le proprie labbra dalle mie. Ogni volta che mi allontanavo appena, tornava a cercarmi, come se quel piccolo intervallo fosse già troppo lungo.
“Vieni”, mormorò a un certo punto, senza allontanarsi davvero.
Mi prese per mano e mi guidò verso il soggiorno. Riuscimmo a liberarci dei cappotti e del suo giubbino quasi distrattamente, appoggiandoli dove capitava. Poi Claudia si lasciò cadere sul divano e mi attirò a sé.
Mi sedetti accanto a lei, ma durò poco. Ci ritrovammo nuovamente vicine, i corpi rivolti l'una verso l'altra, le mani che si cercavano con una naturalezza sorprendente.
La baciai ancora.
Questa volta fu un bacio più lento, più consapevole. Potevo sentire il profumo dei suoi capelli, la morbidezza delle sue guance sotto le dita e il calore del suo viso così vicino al mio. Le passai una mano dietro la nuca, accarezzandole i capelli biondissimi, mentre lei mi sfiorava il collo e poi la guancia.
Quando le nostre lingue si incontrarono nuovamente, chiusi gli occhi. Mi sembrava di poter riconoscere ogni piccola variazione del suo modo di baciarmi: la pressione delle labbra, il ritmo, il modo in cui si fermava per guardarmi prima di tornare a cercarmi.
A un certo punto ci staccammo appena.
Claudia aveva gli occhi socchiusi e un sorriso luminoso.
“Sai che avevo voglia di farlo da ieri?”
Le accarezzai una ciocca di capelli che le era caduta sulla fronte.
“Pensa che io ho aspettato tutta la colazione”
“Davvero?”
“Credo di aver guardato le tue labbra più del cappuccino”
Rise, appoggiando la fronte alla mia.
“Allora la prossima volta ordiniamo soltanto un caffè. Così perdiamo meno tempo”
La baciai nuovamente, ridendo insieme a lei.
E in quel momento mi accorsi che tutta la confusione del giorno precedente, i dubbi e persino quel senso di colpa che mi aveva accompagnata sotto la doccia sembravano essersi allontanati.
Non c'erano ruoli, regole o aspettative.
C'eravamo soltanto noi due, su quel divano, con tutta la domenica ancora davanti.
Claudia interruppe per un momento il bacio e lasciò scivolare una mano lungo il mio fianco, fino a raggiungere la coscia. Il suo tocco era leggero, quasi esplorativo. Cominciò ad accarezzarmi lentamente, risalendo appena lungo la gamba, mentre con l'altra mano continuava a giocare con i miei capelli.
Sentii un brivido attraversarmi la schiena.
Quando le sue dita raggiunsero il bordo del vestito, mi guardò per un istante, come per cercare una conferma nei miei occhi. Non avevo alcuna intenzione di nasconderle quanto desiderassi quel contatto. Mi staccai dalle sue labbra soltanto per sorriderle, poi mi lasciai andare contro lo schienale del divano, abbandonando la testa su un cuscino.
“Mi sa che avevi ragione”, mormorai.
“Su cosa?”
“Che non eravamo venute qui soltanto per fare colazione”
Claudia rise piano. Si avvicinò, sistemandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio, e riprese a baciarmi. Le sue mani continuarono a percorrermi con dolcezza, indugiando sulle gambe e risalendo lungo il vestito, mentre io le accarezzavo la schiena.
Mi piaceva il suo modo di prendere l'iniziativa. Non c'era fretta nei suoi gesti, ma una sicurezza che contrastava piacevolmente con il suo aspetto delicato. La guardai per qualche istante: i capelli biondissimi che le ricadevano sulle spalle, il viso vicino al mio, quel sorriso complice.
Mi sentivo desiderata e, soprattutto, libera di desiderarla a mia volta.
Le presi delicatamente il viso tra le mani e la attirai nuovamente verso di me.
“Claudia…”
“Dimmi.”
“Non hai idea di quanto mi piaci.”
Lei non rispose subito. Mi baciò, questa volta con una tenerezza che mi sorprese, e rimase vicina al mio viso.
“Credo di cominciare ad avere un'idea”, sussurrò.
Distesa sul divano, la schiena affondata nei cuscini, le gambe leggermente divaricate. Il vestito mi aderisce ancora al corpo, la stoffa leggera sollevata fino alle cosce. Sento l’aria fresca della stanza sulla pelle nuda sotto la gonna, e il respiro di Claudia che si china su di me.
Le sue dita scivolano lungo l’interno della mia coscia, lente, deliberate. Chiudo gli occhi quando quelle dita raggiungono il bordo delle mutandine e le spostano di lato con un gesto preciso, quasi delicato. Il tessuto si tende, poi cede, e il contatto della sua pelle sulla mia è improvviso, caldo, intimo.
Mi accarezza con la punta di un dito, tracciando il contorno delle labbra già umide. Un brivido mi attraversa la schiena. La premo un poco più forte contro il divano, le anche che cercano istintivamente il suo tocco. Claudia non ha fretta. Circola, preme, scivola su e giù con una lentezza quasi crudele, finché non trova il punto esatto e ci resta, massaggiando in piccoli cerchi.
Il piacere sale a ondate. Sento il cuore battermi nelle orecchie, il respiro farsi corto. Le sue dita si muovono con più decisione adesso, una che continua a stimolare il clitoride mentre un’altra scivola più in basso e penetra, lenta, fino a inarcarsi contro quel punto che mi fa trattenere il fiato.
“Claudia…” sussurro, la voce rotta.
Lei non risponde a parole. Accelera solo un poco, il ritmo preciso, le dita che entrano e escono mentre il pollice continua a premere e strofinare. La gonna raccolta in un ammasso disordinato sulle anche, le mutandine tirate di lato che lasciano tutto esposto al suo tocco.
Il calore si concentra, si fa più intenso, quasi doloroso nella sua dolcezza. Le cosce mi tremano. Stringo i denti, poi li apro in un gemito quando l’orgasmo mi prende. Arriva a ondate successive, il corpo che si contrae intorno alle sue dita, il piacere che mi scuote dal basso ventre fino alla gola. Continua a muovere le dita mentre vengo, prolungando ogni contrazione, finché non resto ansimante, le gambe molli, la testa reclinata all’indietro contro i cuscini.
Sento ancora le sue dita dentro di me, ferme adesso, mentre il mio corpo continua a pulsare intorno a loro.
185
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Sabato pomeriggio 4

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.